Lunga vita a «Robot»

Il numero 80 della rivista

«Tirare una riga a questo giro di boa e chiudere qui la pubblicazione di Robot». Così scrive Silvio Sosio nelle prime righe dell’editoriale intitolato appunto «Giro di boa». Ma sta scherzando, è un modo per ricordare che la prima serie di Robot (allora mensile ma era “l’epoca d’oro” della fantascienza) toccò quota 40 e adesso la nuova serie (quadrimestrale) ha pareggiato i conti. Chiusura? Se ne riparla con il numero 92 oppure 2001 e infatti la pagina dopo si ricorda che è possibile abbonarsi all’edizione cartacea (per un anno a 33 euro) o digitale (23 euri).

Il numero 80 – 92 pagine per 9,90 euri – si apre con il premiatissimo «Foto di gattini, grazie» di Naomi Kritzer, un’idea originale ma forse non sfruttata sino in fondo: protagonista un’Intelligenza Artificiale benevola che opera nell’ombra per evitare “la sindrome di Frankenstein”.

Assai bello «La rotta verso il margine del tempo» (premio Robot 2017) di Piero Schiavo Campo che è astrofisico di formazione e nel racconto si sente. La frase finale – «Ridevano tra loro e si tenevano per mano» – resterà fra le mie 10 favorite di questo piccolo squarcio di secolo.

Tenerissimo – muovendosi fra il credibile e l’impossibile – «I rossi girasoli di Proxima» di Paolo Aresi. Il grande Vittorio Catani ci porta «Giù, sui fondali» con un racconto cupo e geniale ma brusco nel finale. Alla conquista, o forse no, dello spazio “interno” ci guida Claudio Chillemi con «Il buco in fronte». Coloni, misteri e nemici dove meno te li aspetti in «La grande guerra silente» del duo Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. A chiudere la sezione di narrativa «Banana Boat Song» di Paul Di Filippo, imperdibile per gli amanti di ocarine e di principesse nubiane: bel posto Budino Tom; non inquietatevi se Cuba è una colonia sottomarina e se nella baia di New York la statua più grande è quella di Marianne a seno scoperto.

Nella parte non fiction: un articolo di Peter Weston (morto il 3 gennaio) spiega come “fabbricava” le statuette degli Hugo; il ricordo del Grand Guignol di Paola Ronco; ritroviamo, in vesti di giornalista però, Piero Schiavo Campo con Ludwig Boltzmann e «la morte termica dell’universo»; per il cinema quasi inevitabili i viaggi di Giuseppe Lippi ne «Gli anni di Star Wars» e di Marcello Rossi «Dietro le quinte di Alien». Infine una lunga intervista a Charles Stross: si parte dalla serie «The Laudry Files» (in italiano “La lavanderia”) e dall’idea di un thriller horror umoristico dove «i servizi segreti britannici ci proteggono da Cthulhu, i Grandi Antichi e altri orrori lovecraftiani…».

Nella quarta di copertina una frasetta scritta da Stephen King per l’insediamento del presidente Trump: «Benvenuti nell’era del saccheggio, della violenza e della vuota retorica, in altre parole nell’Era dell’Idiota»

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Grazie della recensione Daniele! Segnalo solo che le pagine sono 192, non 92… se no 9,90 euro sarebbero proprio troppi. Già non sono pochi, anche se a nostro merito credo vada ascritto che il prezzo è lo stesso dal 2003.

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