Maria Margotti e Vittorio Veronesi

17 maggio 1949 e 17 maggio 1950: il piombo delle forze dell’ordine

17 maggio 1949.

« “Su alzati, Maria. Andiamo a casa.”
Maria non si alza, resta lì abbracciata alla terra, dove l’istinto l’avrebbe comunque spinta a gettarsi per sfuggire a quella raffica di mitraglia che ricorda la guerra….
Sono venute in tante stamattina in bicicletta, pedalando allegre.
Si sono aspettate sul ponte sul Reno e insieme hanno gettato gli sguardi verso la terra di Romagna, la pianura con le sue ondulazioni a pelo dell’acqua, la sua rugiada, i suoi canali.
Sembra un tappeto srotolato all’aperto questa terra, piatta come una carezza docile e larga, se ne sta sdraiata a maritarsi col cielo.
Hanno respirato forte tutte insieme l’aria del giorno poi sono corse giù fino a Molinella, costeggiando leggere i campi di fieno, impregnandosi di quel profumo selvatico che sa di sole macerato…
Anche tu ti sei alzata all’alba.
Era il secondo giorno di sciopero. Non eri mai stata a una manifestazione.
Ti convincemmo noi a venire ci avevi risposto “lo faccio solo per le mie bambine”. Con quell’espressione triste sul viso che ora ci aiuta a ricordarti più dolce…»
(1)

Uccisa da una raffica d’odio

Da Filo d’Argenta, un piccolo paese disperso nella «bassa» ferrarese, Maria Margotti partì insieme ad altri lavoratori, la mattina del 17 maggio, in bicicletta.
La meta era Molinella, dove gli agrari, accordatisi con alcuni dirigenti saragattiani, avevano inviato nei campi un certo numero di crumiri.
Indossava un vestito scuro, di cotonina. I capelli erano raccolti nel bianco fazzoletto delle mondine. Lungo la strada cantava le vecchie e nuove «Cante» della risaia, tramandate di madre in figlia, o nate dalle più recenti lotte per la libertà e il lavoro.
Ma a Molinella nuclei di polizia, colonne di carabinieri «caricavano» i lavoratori che cercavano di avvicinare i crumiri, sparando all’impazzata raffiche di mitra, colpendo i braccianti coi calci dei mitra e coi caricatori, fracassando le loro biciclette con brutalità.
Un carabiniere motociclista, sulla strada di Marmorta, sorpassato il paese, nella tenuta Lenzi, aveva sparato su un gruppo di lavoratori, ferendo una vecchia di 62 anni.
Più avanti, in vista di Ponte Stoppino il battistrada dei carabinieri comandati dal cap. Lugli, s’incontrò con i lavoratori della zona di Argenta.
Alle minacce del mitra, giostrato dall’agente, essi si sparsero ai lati della strada, attraverso i campi.
Maria Margotti nello stesso istante, assieme ad una decina di mondine e di braccianti, attraversò la passerella che sostituisce il ponte in via di ricostruzione e giunse sull’argine opposto.
La Margotti, cercò allora di ritornare sui suoi passi, riattraversando di corsa la passerella per risalire l’argine e ritornare sulla strada che porta ad Argenta.
Ma il motociclista, giunto sul ciglio della strada fece partire una raffica di 2-3 colpi in direzione del gruppo dei braccianti. Si udì un urlo: «Oh, mamma, muoio!».
Maria Margotti cadeva a terra mentre un rivolo di sangue le usciva dall’angolo della bocca.
I compagni le sono attorno, la sollevano per portarla dietro l’argine, al sicuro.
I lavoratori addetti ai lavori di ricostruzione del nuovo ponte assistono sbigottiti alla scena. Più tardi, mentre viene condotta all’ospedale di Molinella, Maria Margotti esala l’ultimo respiro all’età di 34 anni. (2)

17 maggio 1950.

È il 17 di maggio. Più giù, verso Molinella, gruppi di mondine e braccianti oggi portano i fiori a Ponte Stoppino per ricordare Maria Margotti.
Il dolore che provano in questo primo anniversario è ancora quello fresco del primo giorno.
Nel mantovano si sciopera di nuovo. La canaglia non l’hanno più presa lo scorso anno e ora è di nuovo in movimento.
Vittorio e l’amico Nerino sono partiti nel cuore della notte.
Pedalano a tratti, in altri per prudenza devono scendere e proseguire cauti, il buio è fitto, non si distinguono nemmeno le ombre. E quelle che incontri potrebbero essere persone vere, armate…»
(3)

Il luogo: la corte Schiarino Previdi a Sant’Antonio di Porto Mantovano.
Le persone: Paolo Grazioli, fittavolo della Schiarino; Luigi Maffezioni, Livio Zuffo e un Gasparini, braccianti che non scioperavano e infatti stavano andando a mungere le vacche nella stalla del Grazioli; Vittorio Veronesi, capolega di Marmirolo con i braccianti Nerino Balduini e Angelo Montagnoli.
E poi la sparatoria, perché “almeno due avevano sparato, lasciando a terra bossoli di calibro 7,65 e 9”.
Balduini veniva trovato ad un centinaio di metri, gravemente ferito, con accanto la bicicletta.
Soltanto un’ora dopo il ritrovamento di Vittorio Veronesi, ormai cadavere, a 500 metri, al di lá di un fosso profondo, che non poteva aver attraversato da solo. Montagnoli, ferito leggermente al collo era sfuggito al peggio gettandosi in un fosso.
Aveva sparato Grazioli colpendo Veronesi, mentre Casali Magnani aggiunge che “il suo compagno veniva raggiunto da due proiettili sparati dal Gasparini”.
La versione ufficiale, diffusa dall’Ansa, parlava di Grazioli e dei Crumiri che avevano reagito perché “aggrediti da un gruppo di individui armati di bastoni” e veniva contestata alla Camera dal deputato socialista mantovano Eugenio Dugoni e dal movimento sindacale.
Il funerale di Vittorio Veronesi richiamava il 19 maggio decine di migliaia di persone da tutta l’alta Italia.
Il fratello minore Renzo, partigiano combattente, era stato fucilato dai fascisti a Bologna nell’aprile 1944. Il fratello maggiore Dino, non è mai più tornato dalla campagna di Russia.

19 maggio 1950. Mantova, funerali di Vittorio Veronesi.

Note:

(1) Tullio Bugari, L’erba dagli zoccoli. L’altra resistenza: racconti di una lotta contadina, Vydia Editore, 2016.

(2) La Voce di Molinella, 9 ottobre 1949.

(3) Tullio Bugari, Op. Cit.

(4) Giuseppe Magnani Casali, Per non dimenticare: Le lotte bracciantili dal 1949 al 1950 : A sessant’anni dall’assassinio di Vittorio Veronesi, 2010, p. 102.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.
Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.
La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

alexik

Un commento

  • Vivo vicino a Molinella.Leggere di Maria Margotti mi fa venire la pelle d’oca; i vecchi che hanno vissuto quell’epoca di lotte ne parlano ancora, ma ho paura che i ragazzi ne sappiano poco; un libro che a me fu utile quando venni a stare da queste parte è Storia di un birocciaio di Molinella

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