Marte-dì fra le stelle e nelle gabbie per umani

   Due capolavori ritrovati: Elara pubblica «Cogli una stella cadente» di John Brunner ma soprattutto rende finalmente disponibile «Memorie di massima sicurezza», libro “maledetto” di Mauro Antonio Miglieruolo

yerka-sogni

Molte le novità della bolognese Elara (cfr www.elaralibri.it): le principali sono l’antologia – con 3 romanzi e racconti – «Cronache di un antico avvenire» di Ugo Malaguti, il saggio «Fantasceneggiati» (ovvero «Sci-Fi e giallo magico nelle produzioni Rai 1954-1987» – di Leopoldo Santovincenzo, Carlo Modesti Pauer , Marcello Rossi – con introduzione del regista Ugo Gregoretti, il ripescaggio di «Cogli una stella cadente» (mannaggia l’ho perso nel 27esimo trasloco) dell’inglese John Brunner cioè di un quasi sempre grande, infine «Memorie di massima sicurezza» di Mauro Antonio Miglieruolo. E con tutto il rispetto per gli altri autori, per me è quest’ultima la notizia eccellente perché lo considero molto sopra la media: avevo avuto la fortuna infatti di aver in lettura da Miglieruolo questo suo vecchio libro che, negli anni, molti editori avevano apprezzato ma nessuno osava pubblicare. Sia lode dunque a Elara. Ed ecco come la casa editrice bolognese lo presenta.


Un uomo senza nome viene afferrato dalle lunghe braccia di un Potere che governa ogni cosa in un mondo dove la libertà è perduta. Costretto ad anni nella tecnologica, soffocante, tormentatrice Cella d’Isolamento, si ritrova poi in un Campo di rieducazione, in condizioni tremende, vittima delle angherie di feroci Guardiani. Non sa di quale colpa è accusato, ma il peso di un rimorso forse frutto della sua fantasia lo induce a fuggire lungo strade deviate di immaginazione, dove visioni e ricordi si mescolano, a creare un assurdo Paradiso popolato di zotici giganti e di beffardi dèi. La disgregazione morale e mentale di questo antieroe senza nome continua, quando il Potere decide di rimetterlo in una libertà controllata nei cubicoli di Megalopoli. Là troverà altre domande, visiterà altri mondi e affonderà in un abisso senza fine, dove però il Potere non riuscirà mai completamente a domarlo…
Mauro Antonio Miglieruolo, autore di romanzi come “Assurdo Virtuale”, “Golpe 2000”, “Come ladro di notte” e “L’uccisore di robot”, è tra i grandi della fantascienza italiana quello dotato di maggiore forza contestatrice, scrittore graffiante, iconoclasta, provocatore, eterno nemico del proprio incubo, il Potere.
Questo romanzo è il più ambizioso, sconvolgente, aspro, di tutta la sua straordinaria produzione. Un romanzo di eccessi, scritto con una forza travolgente, un’opera che i tanti estimatori di uno dei pochi veri grandi autori italiani del settore non possono lasciarsi sfuggire.
Ugo Malaguti, al suo ritorno alla direzione delle collane tradizionali di Elara, ha scelto appositamente questo libro
«Per dare – ha dichiarato – un segnale forte sul senso del mio ritorno… per smuovere le acque fangose di una science fiction conformista e senza idee, per ricordare che la qualità letteraria e la forza espressiva continuano a essere le sole armi che chi vuole definirsi scrittore può usare. Un libro che potrete odiare, amare, contestare, adorare, ma che non potrete ignorare».


A me era capitato di scrivere la prefazione per una edizione e-book di «Memorie di massima sicurezza» che purtroppo (di fatto quella piccola casa editrice stava chiudendo) apparve e scomparve come le stelle del 10 agosto. Ve la ripropongo, così come la scrissi 4 anni fa. (db)

 

  Il cuore della bestia ci somiglia? Il dubbio di Miglieruolo

Si finisce in carcere – o in luoghi simili, persino peggiori – perché i giudici decidono (a torto o a ragione) che si è pericolosi per la società. Ma in cella qualcuna/o ci si ritrova per errore: probabilmente non avete sentito nominare Luigino Scricciolo e altri come lui, vittime di “sbagli”. Oppure le indagini azzeccano nome e cognome del reo ma – poffarbacco, come è strana la vita – era un caso di omonimia, come per Fausto Tortora. Da sempre, ma in certi periodi molto di più, la galere straboccano di «politici»; e sino a che punto e come sia lecito ribellarsi è questione mai risolta. Se vuoi farmi capire il tuo Paese, così Voltaire, non parlarmi di palazzi o ricchezze, portami a vedere le prigioni. Le quali, non a caso, hanno tanti nomi: sotterranei, tombe, lager, gulag o più semplicemente «nel cuore della bestia». E chi sia la bestia decidete voi.

Ancora: le prigioni si possono riempire di condannate/i in regolari processi ma per leggi idiote (in Italia la Fini-Giovanardi o la Bossi-Fini per dirne due) e soprattutto criminogene, cioè che creano delinquenti, criminalizzando comportamenti che invece – per discutibili o sbagliati che siano – non dovrebbero essere reati. Più in generale bisogna chiedersi, usando una vecchia “battuta” purtroppo sempre buona, se siano le carceri a essere sovraffollate o la popolazione a essere sovra-imprigionata: e il discorso non vale solo per dittature ma anche per molte democrazie (gli Usa hanno battuto tutti i record).

Innocenti o colpevoli, politici o “comuni” che siano, quasi tutti i coatti, i rinchiusi mirano a evadere. Così lo Stato (o i “privati” che gestiscono alcune galere, a esempio negli Stati Uniti) si attrezza per impedire le fughe. E’ suo diritto/dovere farlo ma spesso avviene violando le leggi e violentando la dignità delle persone: se accade in modo sistematico, questo toglie (lo ha ribadito anche la Corte Costituzionale tedesca) legittimità all’azione dello Stato.

Comunque sia, politici o no (da Gramsci al protagonista del film «Nick, mano fredda») sono in molti che lanciano una sfida ai carcerieri (o a i loro manovratori): il mio corpo è chiuso qui ma non potete impedire alla mia mente di essere libera.

Ed ecco il libro di Miglieruolo, ultimo (o penultimo?) passo di una strada che può condurre verso la liberazione o sprofondarci nell’abisso. Perché i carcerieri molto spesso temono la libertà di pensare più che quella dell’agire. In questa orrenda logica occorre ingabbiare le menti cioè piegare la volontà di detenuti e detenute, ucciderne le speranze, umiliarli e disumanizzarli. O convincerli che sono colpevoli di tutto, magari che la prigione è una loro allucinazione, oppure che si trovano lì per libera scelta e/o per auto-punizione. Si fa leva sull’idea (in una certa percentuale presente in persone di ogni tipo?) che ognuna/o è il nemico di sé, il suo giudice, carceriere, boia, torturatore…

Qui mi fermo perché non voglio rivelare dove porta – proprio all’interno di questa logica – «Memorie di massima sicurezza».

Miglieruolo è un autore poliedrico: fantascienza e non, alterna storie divertenti e altre drammatiche. A seconda del contesto la sua scrittura cambia: gelida o invece calda, razionale o “fuor di testa”, feconda o volutamente sterile. Se il linguaggio si aggroviglia o si frantuma dipende dalla vicenda; se la trama a volte si illumina e altre si oscura è per scelta. Questo a esempio è un romanzo di fantascienza eppure non lo è: come ha insegnato Philip Dick, la migliore science fiction si sposta solo di un passo avanti o di lato rispetto al cosiddetto mondo reale. La «massima sicurezza» di questo libro è tutta concreta o è anche (addirittura per intero) mentale? Memorie vere o costruite? Fino all’ultimo – e forse anche oltre – chi legge resterà in dubbio. Perché ognuna/o può avere la sua prigione e può temere (o vedere) che il carceriere assomiglia incredibilmente a una parte di sé. Ma forse quella è la pena: parafrasando Aldous Huxley, le nostre prigioni potrebbero essere l’inferno di un altro mondo, di un’altra specie. Ammesso che sia possibile, da cosa dobbiamo evadere? E in questo libro – duro ma necessario – Miglieruolo avrà lasciato, qui e là, qualche attrezzo (una corda o una lima, magari un’arma) o qualche appunto (sotto la fogna del reparto Z scorre un fiume che porta fuori dalla città-galera?) per aiutarci nella fuga? “Non mi riguarda, io sono libera/o” obietterà chi legge. Davvero? E sino a quando?

 

L’ILLUSTRAZIONE è di JACEK YERKA (db)

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Mi era sfuggito questa presentazione, per la quale ti ringrazio. Il romanzo purtroppo non ha ancora visto la luce.
    Quando te ne avevo dato notizia mi avevi consigliato prudenza. Avevi ragione. Ugo Malaguti non ha ancora provveduto a stamparlo. Nè riesco a ottenere chiare indicazioni su cosa intende fare. Magari è in stampa e io non ne so nulla. Credo che aspetti un congruo numero di prenotazioni prima di farlo.
    Da parte mia intendo aspettare la fine di gennaio 2017, quando tornerò, spero ricaricato, da un viaggio in Messico. Al mio ritorno, se non è stampato, cercherò altri editori. Si accettano suggerimenti.
    Ps. È davvero un buon libro. Anzi ottimo. Nessuno però che si azzardo a leggerlo. Capirei stroncature, non capisco perché in così pochi vogliano infilarci il naso dentro. Che sia il titolo a respingere?

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