Marte-dì in Urania minore

1- Simak all’ombra … di Tycho; 1 bis – viva le puzzole; 2 – «Il pianeta dimenticato»

1 – Meglio gli scacchi di Tycho

In un pugno di romanzi e racconti – soprattutto in «City» (o «Anni senza fine» che dir si voglia: cfr qui il mio «City»: un libro i m p e r d i b i l e e poi Ancora su «City» di Simak: per ripensare la fantascienza di Giuliano Spagnul) Clifford Simak è stato un grandissimo. Nella sua produzione minore, comunque interessante, «All’ombra di Tycho» mi pare uno dei peggiori; e non tanto perché la Luna, dopo lo sbarco umano, sia “invecchiata” quanto per debolezza di trama, personaggi e scrittura. Certo uno come Simak mai scrive cose illeggibili e dunque anche qui un paio di guizzi si trovano… a esempio l’intreccio fra “levrieri” e licheni; quanto all’idea che sulla Luna si possano curare meglio certe malattie mentali, mi pare una ironica rivincita sull’idea antica del «mal di Luna» con licantropi annessi. Però davvero non capisco perché Urania con taaaaaaaanto buon Simak in giro abbia deciso di recuperare proprio questo «The Trouble with Tycho» del 1961; a ogni modo lo trovate in edicola – nella traduzione di Roberta Rambelli: 264 pagine per 6,90 euri, perfino la copertina è fuori posto – con il corredo di 6 racconti pure di Simak. Di queste storie 3 sono leggerine e/o tendenti al bruttino. Le altre 3 meritano: «Padre fondatore» per la bell’idea, il curiosissimo «Scena di morte» per la scrittura ma soprattutto l’eccellente «Onorevole avversario». Quest’ultimo è un racconto così semplice e bello che lo capirebbe un bambino ma… temo riuscirebbe incomprensibile al 99 per cento dei militari di professione; particolarmente consigliato agli scacchisti ma anche a chi preferirebbe chiacchierare con una puzzola piuttosto che – per l’appunto – con un generale. E a proposito di puzzole… continuate a leggere.

1 bis – case, imbrogli e puzzole

Chi ama Simak forse ricorderà il suo «Camminavano come noi» (ovvero «They Walked Like Men») del 1962. Minore ma piacevole. Beh, ho scoperto che due delle idee base di quel romanzo sono nei racconti «Operazione Stinky» e «Copia a carbone» nel contorno del suddetto “Tycho”. La morale è semplice: meglio le puzzole delle agenzie immobiliari. Lo sapevate già?

2 – pianeta … da dimenticare

Per aprile Urania annuncia «Senza luce» di C. A. Higgins (che non conosco) e lo stravecchio avventuroso «Il pianeta dimenticato» di Murray Leinster a mio avviso troppo noto in sé, troppissimo deja vu come intreccio e troppo/troppo invecchiato nella (non) psicologia dei personaggi. O almeno io lo ricordo così. Se almeno una/uno di voi mi dà un buon motivo lo rileggo, altrimenti “salto”.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Il pianeta dimenticato: non so se sarò in grado di fornirti gli stimoli necessari per ritornare sul racconto di Leinster, necessario è comunque ritornarci. Per tre motivi, uno dei quali forse poco interessante per chi non abbia interessi specifici per i problemi formali. Sembra infatti che Leinster abbia scritto il romanzo scommettendo sarebbe riuscito a terminarlo senza far ricorso neppure a una riga di dialogo.
    Gli altri due sostanziosi motivi di interesse. Il tentativo di riprodurre il processo di civilizzazione limitando il ricorso alle “robinsonate” d’obbligo in questi casi. Il tema della paura quale limite soggettivo dell’essere umano, l’ostacolo principale che si frappone tra lui e lo sviluppo delle sue facoltà. Il tema della paura intrecciato a quello dell’ignoranza della vera natura dei pericoli, un tema che rimanda all’altro.
    Ma perché non parlare dell’originilatà dell’ambientazione? Alieno è il giardino di casa; aliena la soggezione a un dominio di mostri del quale ci potremmo liberare con uno scrollare di spalle…

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