Marte-mix: Urania d’agosto; affrettarsi per Rill; Trump e una certa fantascienza

1 – «Kiteworld», «Abisso del passato» e «Al di là del futuro»; 2 – è in arrivo «Heroes in Haiku»; 3 -«The Turner Diaries» e dintorni

Urania d’agosto

Dei tre Urania che ho letto a cavallo fra luglio e agosto due sono piacevoli (non capolavori); il terzo è un classico Van Vogt cioè qualche bella idea in uno stagno di complicazioni. Ognuno per 6,90 euri fra le 200 e le 270 pagine circa.

«Kiteworld, il mondo degli aquiloni» (qui nella traduzione di Delio Zinoni) dell’inglese Keith Roberts – noto soprattutto per la storia alternativa di «Pavana» – è del 1966. Di fantascienza c’è giusto la cornice. Quel che interessa all’autore è muoversi fra un incerto «umano» e un ancor più vago «inumano»: almeno 4 storie su 8 si muovono fra amori teneri e dolorosi con una scrittura leggera ma anche appassionata rara a trovarsi.

«Abisso del passato» è in realtà due storie in un solo volume di Urania. Il primo romanzo, del 1941, è «Last Darkness Fall» (qui nella traduzione di Renato Prinzhofer) di L. Sprague de Camp: davvero un classico, neanche troppo invecchiato, sui viaggi nel «tronco dell’albero del tempo». Godibile. Il secondo testo è il racconto lungo «Alba eterna» («To Bring the Light» del 1996, nella traduzione di Gioia Selis) di David Drake ed è invece una schifezzuola; la quarta di copertina lo presenta come un «prequel» – che sarebbe «Racconto o film il cui contenuto intende proporre gli antefatti di una storia facente parte di un ciclo» – ma c’entra un cecio. Nelle poche righe di biografia, in coda al libro, si legge che Drake «ha combattuto in Vietnam e in Cambogia, ricoprendo il ruolo di interrogatore» il che significa – per chiunque conosca un po’ la storia – che torturava i prigionieri. In questo «Alba eterna» Drake spreca l’idea (poteva essere divertente) di far incontrare una inesistente Flavia Herosilla – che vive circa 1000 anni dopo la fondazione di Roma – con i forse esistiti Romolo e Remo (o Remolo: dixit Berlusconi). Illeggibile.

Invece che «Al di là del futuro» il romanzo di Alfred Van Vogt – ovvero «Future Glitter» del 1973, traduzione di Giuseppe Ferrara – si poteva intitolare “Al di là del comprensibile”. So che così scrivendo litigherò con molti vanvogtiani, però a me pare che l’ autore canadese-statunitense abbia alcuni grandi meriti («Slan» e non solo) i quali faticano sulla bilancia a pareggiare una quantità di piccoli demeriti sia letterari (ripetersi e incasinarsi nelle trame) che umani e sociali (per dirne uno l’aver tenuto bordone alla Dianetica di Ron Hubbard). Qui c’è il tipico Van Vogt: buffoni di corte, geni, «l’uomo più pazzo del pianeta», complotti a go-go… Mi ero accostato al libro, senza pregiudizi e la prima pagina mi era sembrata splendida con «la comunicazione ufficiale» in cui il professor Dun Higenroth legge «Lei ha avuto la fortuna e il merito di conseguire la Somma Investitura nel suo campo […] pertanto verrà ucciso per mezzo della decapitazione»; anche – si intende – per non danneggiare i suoi studenti (questa sì che è lotta ai baroni, obietterebbe un cinico). Ma dopo poche pagine il libro si incasina e non si riprende piùùùù.

Per settembre Urania annuncia il ritorno di Greg Egan con «Il razzo a orologeria» e ristampa «Sabbie, tempeste e pietre preziose» di un Cordwainer Smith spesso geniale (alla domanda che mi son fatto “ricordo male o sono racconti?” la mia memoria a gruviera non dà segni di vita).

«Heroes in Haiku»

AAA-aaa-affrettatevi. C’è tempo solo fino al 5 settembre per partecipare a «Heroes in Haiku»; 3 -Vi ricordate «The Turner Diaries»? 4- mi appresto a recuperareHEROES IN HAIKU, concorso gratuito organizzato dall’associazione RiLL (Riflessi di Luce Lunare) in collaborazione con il festival internazionale Lucca Comics & Games.

HEROES IN HAIKU mischia insieme fotografia, poesia e immaginario fantastico, ed è particolarmente (ma non esclusivamente) rivolto al grande mondo del cosplay.
Possono partecipare al concorso tutte le composizioni formate dall’insieme di una fotografia e di un componimento poetico di ispirazione giapponese (l’haiku, appunto: un semplice componimento poetico di tre versi). In pratica, l’haiku va inserito all’interno o all’esterno della fotografia, come corredo/ commento/ didascalia alla fotografia.

Il tema di ogni composizione (foto+haiku) deve essere “Heroes”, in linea col tema dell’edizione 2017 del festival di Lucca. Più specificamente, il tema “Heroes” va inteso nel senso di:
A) eroi dell’immaginario fantastico (personaggi di fumetti, libri, film, giochi di ruolo o di carte, videogiochi etc.);
B) chi contribuisce a dare vita a Lucca Comics & Games (visitatori, ospiti, autori, membri di community partecipanti al festival etc).

Naturalmente c’è la massima libertà nel soggetto della foto: oltre che persone (in costume o no, singoli o gruppi), si possono fotografare oggetti, animali, statue, paesaggi… quel che ogni fotografo preferisce, insomma!
Si può partecipare a HEROES IN HAIKU con una o più composizioni, sia in forma individuale (autore singolo) sia in forma collettiva (es. un autore per la fotografia, un autore per l’haiku).

La selezione delle composizioni finaliste sarà svolta da RiLL.
I giurati del concorso valuteranno tutte le opere partecipanti in forma anonima (cioè senza conoscere il nome degli autori).
RiLL assegnerà a una fra le composizioni finaliste il premio speciale della giuria, pari a 200 euro.

Inoltre, tutte le opere finaliste
A) saranno pubblicate (senza alcun costo per i rispettivi autori) nell’antologia 2017 della collana “Mondi Incantati – Racconti fantastici dal Trofeo RiLL e dintorni” (ed. Wild Boar), curata da RiLL, che sarà presentata in occasione del festival internazionale Lucca Comics & Games 2017;
B) saranno esposte al pubblico di Lucca Comics & Games 2017. I visitatori della manifestazione potranno votare le opere finaliste, determinando così i risultati del concorso.

La cerimonia di premiazione di HEROES IN HAIKU si svolgerà a Lucca Comics & Games 2017 (1-5 novembre).

Per maggiori informazioni su HEROES IN HAIKU si rimanda al bando di concorso e al sito di RiLL, che ospita una sezione ad hoc.

Per contattare lo staff di RiLL:
www.rill.it
fotohaiku@rill.it

 

Che c’entra Trump con «The Turner Diaries»?

In un interessante articolo (sul quotidiano “il manifesto” del 19 agosto) intitolato “Il filo nero che unisce il Klan a Donald Trump” Fabrizio Tonello incontra una certa fantascienza. Ecco il brano che qui interessa.

Il secondo momento in cui il fiume carsico dell’antisemitismo americano ritrova una direzione è il 1978, quando viene pubblicato «The Turner Diaries», un libro che non è un’opera filosofica, né un saggio politico, né un manuale di guerriglia: è un romanzo di fantascienza. Si ispirava a un racconto degli anni Cinquanta, «John Franklin Letters», in cui veniva descritta un’America «sovietizzata» dove ispettori jugoslavi erano autorizzati a entrare senza mandato in ogni casa per controllare che l’acqua contenesse effettivamente le quantità di fluoro richieste per istupidire le masse.

I CINEFILI RICORDERANNO che nel «Dottor Stranamore» il generale Jack D. Ripper beveva soltanto acqua piovana perché considerava l’aggiunta di fluoro nell’acqua potabile un tentativo di «corrompere la purezza dei fluidi vitali».

«The Turner Diaries» narra di una rivoluzione in cui un gruppo clandestino di militanti ariani che si fa chiamare «Ordine» si batte contro un governo dominato dagli ebrei e dagli afroamericani.

Il protagonista, Earl Turner, guida una ribellione contro il Governo di Occupazione Sionista che regna in America dopo la promulgazione della «Legge Cohen» (un comune nome ebraico) che vieta ai cittadini il possesso di qualsiasi arma. Una sentenza della Corte Suprema che annulla le leggi antistupro provoca un’ondata di violenze sessuali contro le donne di razza bianca da parte dei neri.

SOLO A QUESTO PUNTO i «veri americani» si ribellano. Questo passaggio spiega perché: «Il liberalismo è una visione del mondo sostanzialmente donnesca, sottomessa. Forse una migliore definizione sarebbe ‘infantile’. È la visione del mondo di uomini che non possiedono la durezza morale, la forza spirituale di rialzare la schiena e affrontare la vita, uomini che non riescono ad accettare la realtà che il mondo non è un immenso asilo infantile dipinto a strisce rosa e celesti in cui i leoni si riposano assieme agli agnelli e ognuno vive felice e contento. Questa è una visione della vita straniera, essenzialmente orientale, la visione del mondo di schiavi anziché quella di uomini liberi dell’Ovest».

Come si legge, gli interlocutori del libro sono gli stessi che 38 anni dopo avrebbero votato Trump: quei maschi bianchi privi di istruzione universitaria la cui visione del mondo è stata scossa dal Vietnam, dall’immigrazione, dalle rivolte nei ghetti neri, dal femminismo.

A QUESTE PAURE largamente diffuse l’autore, William Pierce, ne aggiungeva altre, in particolare quella degli ebrei: «Siamo in una guerra mortale con l’Ebreo, che si sente così vicino alla vittoria finale da lasciar cadere la maschera e trattare i suoi nemici come bestiame, secondo i precetti della sua religione».
Il romanzo prosegue con un’escalation di violenza: Earl Turner e i suoi rapinano negozi ebrei, incendiano sex-shop, producono dollari falsi per creare il caos economico, fanno saltare il quartier generale dell’Fbi a Washington con un’autobomba, attaccano il Congresso a colpi di mortaio. «The Turner Diaries» diventerà, malgrado la distribuzione semiclandestina, un bestseller.

Questo il riassunto di Fabrizio Tonello. Discorso da approfondire. Anche perché Rizzoli ha tradotto – uscirà il 12 ottobre, data simbolica anzichenò – «American War», romanzo di Omar El Akkad (è un canadese di origini egiziane) che immagina una nuova guerra di “secessione” negli Usa dalle parti del 2075. Fra coloro che “passano di qui” c’è qualcuna/o che ha letto – io no – ‘sto malsano bestseller di William Luther Pierce (lo pubblicò sotto lo pseudonimo di Andrew Mcdonald) e/o che vuole affrontare il fanta-tema?

redazione bottega
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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