Mary Shelley, i licantropi e “la vita felice”

db scopre una piccola casa editrice attenta (anche) al fantastico

Non avessi abbastanza libri da leggere vado a sbirciare una fiera della piccola editoria e mi riempio la sacca di volumi (e la tasca di debitucci?). Fra questi incauti acquisti, i primi due che ho letto – e dei quali martedianamente vado a parlarvi – sono pubblicati da «La vita felice», piccola casa editrice che non conoscevo. Un bel catalogo, ricco di classici, sia antichi che moderni, a prezzi contenuti.

Nella collana «La coda di paglia» una ventina di titoli: stranezze interessanti da «Le profezie di Malachia» a «La donazione di Costantino» allo pseudoscientifico «Gli anarchici» di Cesare Lombroso fino a «Discorso sulla licantropia (o della trasformazione degli uomini in lupi» del quale poi vi parlerò

Nella collana «Il piacere di leggere» intravedo Jane Austen, Anatole France, Montaigne, Robert Musil, Poe, Marcel Proust, Stendhal, David Thoreau, Oscar Wilde, Zola e molti altri fra cui due libri di Charlotte Perkins Gilman (che meritano un “ripescaggio” anche qui in “bottega”) e «Metamorfosi (e altre storie gotiche)» cioè il secondo dei libri che ho comprato.

Da tempo avevo un gran voglia di leggere (*) qualcosa di Mary Shelley che non fosse l’ennesima traduzione del suo «Frankenstein». Così ho preso «Metamorfosi» (tre racconti) curati da Franco Venturi ed editi nel 2015, con testo inglese a fronte: 192 pagine per 11,50 euri.

Il primo dei tre racconti ovvero«Metamorfosi» è una classica storia gotica: con gli occhi di oggi un po’ invecchiato ma comunque una piacevole lettura. «Il mortale immortale», il secondo racconto, mi è parso il migliore del terzetto: inizia il 16 luglio 1833, «anniversario memorabile, oggi completo il mio 323 anno». Il più fiacco del trittico è, secondo me, «Il malocchio» dove segnalo «una tradizionale esclamazione greca: “benvenuta questa disgrazia, purchè venga da sola».

Insomma… deluso no però non ho trovato il graffio che cercavo.

Ancora più indietro nel tempo (1599) con «Discorso sulla licantropia (o della trasformazione degli uomini in lupi)» – 112 pagine per 10,50 euri – di Jean Beauvoys de Chauvincourt che viene ripubblicato, con testo francese a fronte, per la cura di Laura Nicotra.

Siamo dentro una interessantissima e antica ossessione collettiva al punto che nella «cronologia XVI-XVIII», in coda al volume, si legge: «1520-1630: circa 30mila “lupi mannari” sono giustiziati in Francia». Bum. E allora perchè non 100mila? Non sono un esperto però l’intera cronologia mi pare non stia in piedi neanche con lo sputo (per dirla alla romana). Si parla di un Jacques Roller bruciato vivo per licantropia nel 1578 e poi di un Jacques Roulet condannato alla prigione nel 1598; una specie di omonimia…sospetta. E ancora: nel 1603 un Jean Garnier viene condannato per pretesa licantropia ma il nome somiglia assai al più famoso Gilles Garnier bruciato vivo nel 1573. A proposito di quasi omonimie mi rivolgo dunque a Luca Barbieri (**) per chiedergli lumi.

Nell’insieme il libro è, come prevedibile, un susseguirsi di «si dice», «ho sentito raccontare», «pare». L’autore sembra interessato soprattutto ad argomentare che tutte queste trasformazioni orrende di umani in lupacci si possono spiegare solo con il demonio. Ma essendo figlio del suo tempo (cioè “beghino”) lui stesso obietta: ma solo Dio può creare e allora come spiegarsi questo potere di Satana? La risposta è una classica arrampicata sugli specchi. Di-de cioè divertente-demente. Interessante la storia, attribuita a Gerolamo Cardano, di Casale nel 1536 perchè costituisce un “canovaccio” su cui verranno costruite decine di vicende. E poi il Circeo: da dove viene questo nome? Ci siete o devo suggerirvi di quella tal maga…? Porci e non lupi, in effetti però il dottir Freud chissà cosa ci ricamerebbe. Il testo a fronte è utile anche per verificare quanto il francese scritto sia mutato in 4 secoli.

Nella «presentazione» Laura Nicotra scrive che questa “ossessione collettiva” ci ricorda a quante trasformazioni noi umani siamo soggetti e scrive: «un tempo si azzannava, oggi si colpisce per sopravvivere. L’economia è l’ultimo ambito in cui si vedono i lupi mannari? Leggendo Chauvincourt è possibile scoprire la risposta che la finanza non rivela esplicitamente con le sue cifre e lo spread». io sono perfettamente d’accordo con lei.

(*) “voglia” aumentata dopo la lettura del post Duecento anni dopo F e poi del libro «Lady Frankenstein e l’orrenda progenie» (che ho recensito qui: Oggi la creatura di Frankenstein è ovunque

(**) cfr Luca Barbieri: “Storia dei licantropi” ma comunque di “mal di luna” e uomini lupo in “bottega” si è parlato più volte – e non solo di Marte/dì – perciò se il tema vi intriga fate un bel “cerca”… e stupitevi.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • .. si tratta quasi sicuramente della stessa persona il cui nome è stato trascritto sbagliato. Come sai, all’epoca in pochi sapevano scrivere, non tanto nel senso di mettere una parola dopo l’altra, ma nel sapere QUALE parola mettere, visto che si andava a”orecchio” e non c’erano anagrafi da consultare.

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