Messico: il business dell’energia eolica nello Yucatán e altrove

di David Lifodi

I progetti di espansione dell’energia eolica in Messico mettono a nudo  rivelano qual è  la vera matrice della riforma energetica su cui ha scommesso il presidente Enrique Peña Nieto: apertura totale alle imprese private e al capitale straniero, ma nessun aspetto positivo per le comunità locali, mai messe al corrente di progetti i cui effetti peggiori ricadono sui territori dove abitano quotidianamente.

Negli ultimi mesi la frontiera dell’eolico si è propagata dallo stato di Oaxaca allo Yucatán. Gli abitanti della cittadina di Kimbilá, come ha riportato Ipsnoticias, sono riusciti a bloccare l’installazione di un parco eolico in un ejido, la terra pubblica assegnata alla popolazione per un utilizzo di tipo comunitario. Il progetto, a carico dell’impresa spagnola Elecnor, che prevedeva la costruzione di circa cinquanta aerogeneradores (le pale eoliche), è stato reso noto di fronte alla comunità solo all’inizio del 2016. Le assemblee realizzate nell’ejido hanno rifiutato, ad ampia maggioranza, un progetto che avrebbe finito per danneggiare una comunità la cui sopravvivenza è basata sulla piccola agricoltura. Di fronte alle proteste rivolte, anche in maniera ufficiale, nei confronti della Procuradoría Agraria, che aveva preso apertamente le parti dell’impresa, la comunità ha rifiutato la cessione della terra per 25 anni a Elecnor, nonostante la multinazionale le avesse provate tutte, compreso un rimborso tra i 500 e i 970 dollari annuali per ettaro di terra. Tuttavia, il potenziale eolico e solare dello Yucatán lo espone al rischio che il cosiddetto modello Oaxaca venga replicato al più presto. Per il 2018 l’obiettivo dello stato è quello di utilizzare quasi il 10% delle fonti di energia rinnovabile. Fin qui non ci sarebbe nulla di male, se non fosse che le energie rinnovabili in Messico vengono anche definite come “non convenzionali” e, grazie a questa mancata specificazione, sono spacciati per progetti di energia pulita tutti quelli che prevedono anche la generazione di energia proveniente dalle centrali idroelettriche. Attualmente, secondo i dati ufficiali in possesso dell’Asociación Mexicana de Energía Eólica, in Messico sono stati edificati almeno 31 parchi eolici, suddivisi in nove stati. Per il Consejo Regional Indígena y Popular de Xpujil, una località ubicata nello stato del Campeche, il processo di sviluppo energetico adottato dal Messico è caratterizzato da molteplici lacune, a partire dall’aspetto giuridico, oltre che dalla scarsa attenzione posta all’impatto ambientale sui territori da parte dell’energia eolica.

È proprio sfruttando queste enormi lacune che le imprese cercano di impadronirsi delle risorse naturali di cui fino ad ora hanno beneficiato le comunità per spogliarle di qualsiasi diritto e bene. Lo stato del Campeche, ad esempio, si trova nel bel mezzo di una vera e propria fiesta energética, dove la festa, purtroppo, sarà fatta nei confronti delle comunità se andranno in porto i progetti di cinque centrali solari e di altrettanti parchi eolici, già appaltati ad imprese locali e a multinazionali straniere. Entrata in vigore nel 2014, la contestatissima Ley de la Industria Eléctrica  stabilisce che ogni progetto di sviluppo debba obbligatoriamente prevedere una valutazione di impatto sociale che raramente viene realizzata. Inoltre, della maggiore generazione di elettricità non ne beneficeranno certo le comunità indigene, ma i soliti noti, a partire dalle grandi imprese multinazionali. A tutto ciò bisogna aggiungere che la costruzione dei parchi eolici vìola le norme sancite dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocde), la quale evidenzia l’obbligo di rispettare i diritti umani, ambientali, lavorativi e di trasparenza. In ogni caso, le imprese hanno gioco facile nell’aggirare le leggi. Ad esempio la francese Edf Energie Nouvelles ha effettivamente realizzato le consultazioni richieste presso le comunità, ma non ha mai mostrato pubblicamente i permessi che la autorizzano a costruire tre parchi eolici nel paese.

Il cuore del progetto energetico messicano è rappresentato dall’istmo di Tehuantepec, nello stato di Oaxaca, dove proprio Edf Energie Nouvelles ha tra le mani progetti dalla rendita miliardaria, tanto che l’istmo di Tehuantepec è conosciuto anche come l’istmo eolico. Finanziati principalmente dalla Banca interamericana di sviluppo, con il supporto economico proveniente anche da fondi di investimento pubblici olandesi e danesi, secondo il Centro de Recursos Juridicos para los Pueblos Indígenas, i progetti di Edf Energie Nouvelles sono stati contrassegnati dalla totale assenza di garanzie alle comunità loro malgrado coinvolte.

Il timore maggiore delle popolazioni, da Kimbilá all’istmo di Tehuantepec, è che vadano in fumo le coltivazioni, il raccolto e l’allevamento del bestiame, che permette loro di sopravvivere. I progetti energetici messicani sono ufficialmente all’insegna dell’energia pulita, ma risultano in realtà sporchissimi perché violano i diritti ambientali, umani e civili delle popolazioni.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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