Messico: la parola come resistenza

Le chiamano ribelli, oppure oppositrici allo sviluppo, e dicono che quello che stanno facendo, comunque, non servirà a nulla. Sono le Zapotecas gubiñas, un gruppo di donne dello Stato di Oaxaca, Messico del sud-ovest, che hanno deciso di utilizzare per la prima volta la parola come forma di resistenza per difendere il loro territorio dal saccheggio che comporta un mega-progetto promosso dalla transanzionale Eólica de Oaxaca, filiale di Electricité de France.

di Diana Manzo (*)

                                  Foto tratta da Desinformemonos

Quando l’orologio batte le 5 del pomeriggio comincia l’incontro, e non si tratta di una riunione qualsiasi o di un incontro casuale. Non sono formiche e nemmeno api. Sono donne che hanno deciso di organizzarsi, unirsi e usare la “parola” per difendersi e resistere di fronte all’imposizione di un nuovo parco eolico nella loro comunità. Questa località, di origine zapoteca (1), é conosciuta come la “terra delle belle donne”, ma queste donne ora preferiscono essere riconosciute come “donne che difendono la vita e il territorio”, perché il loro desiderio più grande é quello di recuperare la pace dell’infanzia, quando potevano godersi i fiumi puliti, i terreni coltivati a mais, i fiori endemici curativi e gli animali che i loro padri cacciavano.

Si sono unite alle riunioni informative che i comuneros e i membri del Consiglio di anziani e anziane presiedono per far conoscere in cosa consiste il nuovo progetto eolico promosso dalla transnazionale “Eólica de Oaxaca, filiale di Electricité de France (EDF)” assieme alle autorità federali di Oaxaca e di Unión Hidalgo senza che ci sia stata una consultazione previa, libera e informata. Il progetto di origine francese a cui si oppongono si chiama “Parque eólico Gunaa Sicarú” e prevede l’installazione di 96 aerogeneratori con una capacità di 2.625 megawatt ciascuno. Andranno a generare un totale di 252 megawatt, con una produzione annuale stimata di 825,7 gigawatt/ora per un periodo di trent’anni.

Non é la prima volta che le donne a Union Hidalgo si organizzano, alle zapotecas viene naturale, ma é la prima volta che si uniscono usando “la parola” per difendere la vita e il territorio. In questo poco tempo che hanno trascorso insieme, hanno saputo camminare, organizzarsi e condividere i loro saperi. Alcuni le chiamano ribelli e altri “oppositrici allo sviluppo”,  hanno anche detto che quello che stanno facendo non servirà a nulla, che non devono sprecare il loro tempo in distrazioni. Nonostante tutto questo, loro continuano.

Lupita e Rosario sono le pioniere, hanno camminato molte ore, bussando alle porte per farsi ascoltare sul diritto alla consultazione indigena, la difesa della vita e il saccheggio da parte delle imprese eoliche. In queste visite a domicilio hanno trovato alleate, che danno motivazione alla loro lotta e rinforzano il loro collettivo, che chiamano “donne gubiñas in difesa della vita”. Rosario é una maestra in pensione e Lupita é commerciante, il loro incontro non é stato casuale, perché fin da bambine hanno trascorso la vita in campagna. Poi sono cresciute e ognuna di loro ha preso una strada differente, ma si sono reincontrate dopo vari anni per resistere di fronte all’arrivo di un pericolo francese, che é l’Eolica di Oaxaca, una filiale di Electricité de France.

Mentre Rosario aiuta a posizionare le sedie, spiega che questa idea di informare le persone della comunità viene dal fatto che 12 anni fa, quando arrivò l’impresa Desarrollos Eólicos Mexicanos (Demex), nessuno chiese se volevano un parco eolico sulle loro terre, ma ora che il francese vuole entrare (si riferiscono a Electricité de France) usano la parola come arma principale per difendersi dal saccheggio delle loro terre.

Lupita  otto anni fa ha avuto una brutta esperienza con l’impresa Demex, che la fa ora resistere contro il saccheggio, l’inganno e la disinformazione. Senza essere informata previamente, né consultata, ha infatti consegnato i titoli di proprietà a questa impresa di origine spagnola affinché installasse il primo parco eolico di Union Hidalgo. A quell’epoca ha applaudito lo “sviluppo”, dopo alcuni anni, però, si é resa conto che si trattava di un saccheggio. Suo marito Juan Regalado, assieme ad alcuni avvocati del Proyecto de Derechos Económicos Sociales y Culturales (ProDesc), si é accorto che il contratto con Demex non era affatto favorevole per loro, i locatari, perciò hanno chiesto all’impresa di interrompere il contratto, pensando fosse facile. L’odissea é durata più di cinque anni con una serie di denunce, manifestazioni, persino diffamazioni.

Lupita respira affannosamente e il suo colore cambia, le sudano le mani, perché i ricordi di quello che é successo con Demex non sono affatto piacevoli. Questo é uno dei motivi per cui ha deciso di intraprendere una campagna informativa affinché la sua gente, i suoi compaesani, le sue donne e tutti i pobladores di Union Hidalgo sappiano cosa significa avere un parco eolico nel proprio territorio. Dato che é una imprenditrice nel paese, alcuni l’hanno attaccata, insinuando che stia cercando benefici col fatto di esigere una consultazione o che stia ricevendo denaro, ma Lupita semplicemente non si ferma e va avanti. Senza titubare, prende la parola ed espone le ragioni per cui si oppone al megaprogetto francese, tanto nella sua lingua madre come in spagnolo. Ha deciso di cambiare la sua vita, non per se stessa o per i suoi figli, ma per le future generazioni.

Se non lo facciamo ora, domani sarà troppo tardi, sottolinea, mentre continua il suo discorso dove fa anche conoscere gli effetti legali, ambientali ed economici che implica l’installazione di un nuovo parco eolico senza consultazione previa. Recentemente il governatore di Oaxaca, Alejandro Murat, ha annunciato che questo progetto francese che sta arrivando a  Unión Hidalgo, é uno dei più importanti del suo governo, dato che porterà un beneficio economico di 600 milioni di dollari a questa località, che é una delle più povere del paese.

I megaprogetti eolici

Chi sono le Donne gubiñas in difesa della vita

Ci sono casalinghe, maestre, studentesse, antropologhe, commercianti, cuoche tradizionali e anche quelle che amano flora e fauna attraverso la medicina alternativa. Tutte espongono con la “parola” il loro modo di sentire perché considerano che le imprese eoliche e le autorità non hanno fatto bene il loro lavoro di informare. Alcune hanno 22 anni, come Andrea M. Matus e altre superano il mezzo secolo di età, alcune si vestono con gli abiti tradizionali e altre no, ma tutte sono impegnate nella difesa della vita e del territorio.

“Dodici anni fa é arrivata a Union Hidalgo un’impresa eolica, la Demex, e in quel momento nessuno ci ha consultato, non ci hanno chiesto se volevamo che quelle gigantesche torri eoliche invadessero le coltivazioni. I proprietari delle terre sono quelli che hanno deciso, ma in questa occasione non vogliamo che succeda la stessa cosa”, spiega Andrea Manzo Matus, studentessa di antropologia sociale.

Hanno lasciato i loro lavori quotidiani per andare ad informare la loro gente: “Molte donne ci dicono che stiamo solo perdendo tempo, altre ridono quando ci vedono parlare, ma non ci badiamo, al contrario le invitiamo a unirsi a noi, perché assieme formiamo una forza di donne e questa alleanza che siamo riuscite a costruire é forte.”

Gabina é un’altra delle donne in resistenza, é commerciante, la mattina vende snacks al mercato della stazione 7 novembre e il pomeriggio partecipa alle riunioni. Si é unita al gruppo perché non vuole che ci sia altro rumore delle turbine, le manca la pace e la tranquillità che poteva godere dal cortile di casa sua e che ora ha perso.

“Non si sentono più i canti degli uccelli, non c’é la pace che avevamo all’alba, non vogliamo sentire il ronzio delle pale ogni volta che girano, vogliamo pace nella mente e nelle nostre case, per questo vogliamo fermare questa nuova ondata di turbine che vogliono installare, chiediamo che le nostre voci vengano realmente ascoltate.”

La voce di un esperto

Nel 2014 l’ingegnere elettrico Jesús Aquino Toledo, originario di Unión Hidalgo, ha realizzato uno studio con un’equipe specializzata, utilizzando un sonometro tipo II della marca Quest per studiare la velocità del vento nei terreni della zona orientale e settentrionale della periferia.

Nella relazione dello specialista si informa che gli aerogeneratori installati da Demex in questa zona, per un totale di 65 turbine, producono un rumore pari a 65 decibel, quando la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale  della Sanità é di 50db.

Gli aerogeneratori a Unión Hidalgo violano le norme ufficiali sanitarie e nessuno dice niente, noi ci siamo opposti al fatto che Demex continui a installare generatori, ma le autorità fanno poco e ora si sta avvicinando una nuova installazione, mentre la consultazione previa non é stata realizzata”

Le Zone Economiche Speciali promuovono l’estrattivismo: ONG

Il parco eolico EDF che si sta cercando di installare a Unión Hidalgo fa parte del progetto di collocare 19 parchi eolici previsti nella zona dell’Istmo de Tehuantepec che, a sua volta, fa parte delle Zone Economiche Speciali (ZEE), hanno spiegato varie organizzazioni sociali nell’incontro “Estrattivismo o vita”, organizzato dalla Red Mexicana de Afectados por la Mineria (Rema) e altre 19 organizzazioni.

Poche persone sanno che i parchi eolici che saranno installati nella zona forniranno energia elettrica alle imprese straniere che saranno attive nel corridoio dell’Istmo, imprese che il governo federale e quello di Oaxaca cercano di attirare per “creare economia”, senza sapere che si tratta di un saccheggio e della fine della vita. Non si tratta solo dei parchi eolici, ma anche dello sfruttamento minerario, progetti di trasporto di merci e molte maquiladoras”, ha spiegato Rubén Valencia, difensore della vita e membro del Comité Ixtepecano Vida y Territorio.

(1) Gli Zapotechi erano una civiltà precolombiana che fiorì nella Valle di Oaxaca, nella parte meridionale della Mesoamerica[1]. Alcuni reperti archeologici dimostrano che la loro origine risale ad almeno 2600 anni fa. Molte testimonianze del loro passato sono state rinvenute nell’antica città di Monte Albán sotto forma di costruzioni, campi per il gioco della palla, magnifiche tombe ed ornamenti funebri, compresi gioielli in oro lavorati finemente. Monte Albán fu la capitale dell’area governata dai Zapotechi, quasi corrispondente all’attuale stato messicano di Oaxaca. Intorno al XV secolo, gli Zapotechi vennero conquistati dagli Aztechi, che però non riuscirono a sottometterli completamente

(*) Diana Manzo scrive per Agencia de Noticias Istmopress, questo articolo è stato pubblicato anche su Desinformemonos

Traduzione per Comune-info: Michela Giovannini

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