Migranti: economici, politici e boh

Domande di Angelo Maddalena per Enzo Barnabà… ma un po’ per tutte/i noi che vogliamo cambiare l’orrendo presente

Ciao Enzo, volevo farti alcune domande dopo i discorsi informali e ufficiali che ti ho sentito fare recentemente.

La prima domanda concerne la questione dei migranti cosiddetti “economici” e richiedenti asilo: tu dici sia meglio distinguere, per respingere i primi e accogliere i secondi, come propone (anzi impone) il decreto Minniti da poco approvato. Uno degli aspetti discussi del decreto suddetto è appunto che dovrebbe velocizzare le pratiche per i respingimenti, abbreviando il processo per dichiarare “l’illegalità” dei migranti, degradandoli dal punto di vista giuridico: cioè non potranno avere diritto a un ulteriore grado di giudizio come invece per i cittadini italiani (e fino a prima del decreto Minniti anche per gli stranieri in suolo italiano). Credo sia uno degli aspetti che potrebbe far diventare “incostituzionale” il decreto Minniti; ci stanno lavorando alcuni avvocati italiani.

Altre domande che vorrei farti: come hai maturato queste tue posizioni, dopo aver vissuto molti anni come addetto culturale in Africa, in Costa d’Avorio se non sbaglio? Te lo chiedo perché ti conosco e mi piacerebbe allargare questo discorso che tu hai esplicitato anche pubblicamente. Parlando fra di noi mi hai detto alcune cose – forse per sfogo, forse per provocazione – che mi sono sembrate “forti” e significative per approfondire quei discorsi che spesso rimangono “superficiali” (a livello mediatico e di opinione pubblica).

Un’altra cosa mi viene da chiederti è: come si fa a irrigidirsi su posizioni del tipo “ne vengono troppi, dobbiamo ridurre gli arrivi”? E’ quello che dici tu, facendo anche proposte concrete: riconoscere i migranti economici all’arrivo; se vengono da Paesi dove non c’è guerra devono tornare indietro, devono avere il visto, ecc. Però se pagano 4000 euro per venire – come tu stesso hai scritto nel tuo libro «Il ventre del pitone» – vuol dire che i visti non glieli danno o comunque sono in condizioni disperate. Non ti nascondo, caro Enzo, che se queste cose me le dicesse una persona con la quale non ho confidenza né stima, sarei tentato di liquidarlo come un provocatore. Però mi interessa approfondire il discorso, come dicevo prima, anche perché tu sei uno storico e uno scrittore.

Quando io ti dico che anche noi siciliani andavamo per il mondo, e gli italiani in generale, partendo da una situazione disperata, tu mi rispondi che noi “avevamo i visti”. Però io so che molti andavano da clandestini e ti ho citato qualche libro al riguardo.

Andiamo all’oggi. Mi risulta che 40 sudanesi, nell’agosto 2016, sono stati rimpatriati a Khartoum dopo una «superficiale identificazione» (Amnesty International) perché negli hot spot italiani si applica da due anni più o meno quello che tu proponi, se non sbaglio, cioè il riconoscimento di provenienze da Paesi non (ufficialmente) in guerra o sotto dittatura (“Hotspot Italia, le violazioni dei diritti di rifugiati e migranti”; cfr qui www.amnesty.it/rapporto-hotspot-italia/).

Lungi da me esprimere giudizi ma mi tocca che tu – come me proveniente da un centro Sicilia dissanguato dall’emigrazione – hai fatto una battuta infelice su quelli che vengono per rubarci il pane o a “parassitare” il Welfare di noi europei. Sono posizioni che non mi sembrano venire da riflessioni pacate o comunque ad ampio raggio su un fenomeno, quello delle migrazioni, così complesso e ampio.

Quando ho studiato i fenomeni migratori per la mia tesi di laurea sugli emigrati italiani in Belgio, ho letto alcune cose che tengo in mente dopo più di 20 anni e che ritengo sempre attuali. La prima è che le tendenze demografiche e i flussi migratori dei prossimi decenni inevitabilmente porteranno nel 2050 a una popolazione europea per metà araba.

Continuo a farti – e a farmi – domande.

In un tuo intervento pubblicato da Sanremonews hai detto di aver incontrato una ragazzo africano in Liguria che ti ha detto di essere arrivato in Europa per diventare un “grande campione sportivo” e tu usavi questa testimonianza per dire che questo tipo di scelte andrebbero evitate, rispetto a chi viene per motivi più stringenti e urgenti. Però anche qui gli studiosi dei fenomeni migratori dicono che ci sono “fattori di espulsione” e “fattori di attrazione”, e tra i secondi rientra anche l’immagine mediatica che un Paese dà di sé; per essere chiari: se un ragazzino africano guarda un programma della tv italiana dove “si regalano soldi” (con giochini vari) è portato a pensare: se ne hanno così tanti ci sarà qualcosa anche per me. Per non parlare dei discorsi più generali: senza fare troppa retorica, citerei Konrad Lorenz, il quale negli anni ’60 del secolo scorso diceva: «fra qualche decina d’anni i popoli africani verranno in massa in Europa per riprendersi tutto ciò che è stato loro tolto». E tutt’ora l’Occidente sta rapinando l’Africa. O no?

Per quanto riguarda la politica della Francia al confine: ho visto che più di una volta, giustamente, hai contestato la chiusura momentanea della frontiera francese per il corteo dei noborders nella domenica di Pasqua, però non sei disposto a discutere del fatto che la politica spietata di chiusura delle frontiere francesi sia alla base di tanti nodi e tragedie dei migranti che vogliono andare in Francia passando da Ventimiglia. Dici che gli altri Paesi europei chiudono le frontiere e solo l’Italia non può perché ha il mare, altrimenti le chiuderebbe. Discorsi “realisti” però mi sembrerebbe giusto fare pressioni sulla Francia, come diceva recentemente anche il direttore della Caritas di Ventimiglia.

Quanto alle armi che vendiamo ai Paesi in conflitto o alle dittature non sono retoriche ma fatti concreti. Sui traffici di armi dovremmo fare campagne di informazione e azioni di contrasto. Come dicono Alex Zanotelli e altri: “è un peccato che non si parli e non si agisca per fermare i traffici di armi, cosa che si faceva molto di più fino a qualche anno fa”.

Dobbiamo affrontare quel che succede anche spingendoci verso direzioni “ostinate e contrarie” anziché rassegnarci agli eventi: “rassegnazione è complicità”. Contro il riarmo nel 2005 Turi Vaccaro entrò in una base militare olandese e spaccò i comandi di due cacciabombardieri F16 a testata nucleare: sono discorsi e azioni di altri tempi o invece dovremmo sostenerli? Mentre ci ragioniamo … vediamo se riusciamo a far dichiarare incostituzionale il decreto Minniti e ci rallegriamo per la revoca (dopo decine di fogli di via) dell’ordinanza del sindaco Enrico Ioculano che criminalizza perfino la solidarietà minima cioè dar da mangiare agli affamati.

LE DUE VIGNETTE – scelte dalla “bottega” – sono di MAURO BIANI.

Redazione
La redazione della bottega è composta da Daniele Barbieri e da chi in via del tutto libera, gratuita e volontaria contribuisce con contenuti, informazioni e opinioni.

Un commento

  • angelo maddalena

    grazie a Daniele per la tempestiva pubblicazione, io non ho voluto assolutamente attaccare Barnabà, che è un amico per me, prima di tutto, o comunque una persona che stimo per la sua franchezza e per i libri che ha pubblicato ecc., e mi scuso con lui se in alcune parti del mio scritto si possa pensare in modo riduttivo che le sue parole siano poco meditate o peggio ancora incoerenti con il suo percorso di scrittore di e su storie operaie, ma volevo paradossalmente ringraziarlo per lo stimolo e lo spunto che mi ha dato di approfondire certi discorsi: è certo che le sue posizioni mi interrogano e un pò mi spiazzano, ed è anche questo un modo per scambiare e stimolare le nostre posizioni e punti di vista e visioni del mondo, Angelo

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