Statue, lapidi, schifezze fasciste e noi

Qualche notizia da Brescia, un appello su Affile e una proposta per molte città  

 

Accade a Brescia. Il Consiglio comunale prima decide di ricollocare in bella vista – a piazza Vittoria – una statua intitolata all’Era fascista; poi respinge la petizione (2 mila firme) contro questa vigliacca operazione. Siccome in ogni mascalzonata c’è quasi sempre anche un aspetto ridicolo, la Lega Nord ha spiegato che non c’è alcuna finalità politica ma «l’intento è quello di una restituzione filologica della piazza all’originario aspetto»; conoscendo il livello culturale della Lega Nord è chiaro che per arrivare a una frase come «restituzione filologica» hanno dovuto convocare un congresso delle «migliori menti» della Padania.

Così la statua fascista, appena ultimato il restauro, potrebbe essere ricollocata. Non è il primo caso, anzi: in molte città della brutta Italia d’oggi è tutta una gara a intitolare strade e piazze a Giorgio Almirante (razzista e fucilatore di partigiani) o simili. E c’è lo scandalo di Affile – qui in blog se n’è parlato spesso – contro cui persino i partiti che si dicono antifascisti continuano a tacere. Queste brutte novità si aggiungono a monumenti e lapidi dell’epoca mussoliniana – si disse un impero millenario ma durò 20 anni – che in certe città (persino Imola, in prima fila nella Resistenza, e mai nel dopoguerra amministrata dalle destre) nessuno ha toccato.

Le proteste a Brescia giustamente non si placano, anzi. Fra l’altro l‘ex sindaco della città, Cesare Trebeschi, ha proposto di porre in piazza questa “contro-lapide”.

Non levare il tuo sguardo, cittadino bresciano

a questo emblema dell’arroganza fascista

qui riesumato dalla Giunta Paroli-Rolfi.

Inciampi piuttosto la tua memoria

nella piccola pietra ai suoi piedi

ricordo del giovane ebreo

ALBERTO DALLA VOLTA

trascinato ad Auschwitz con sei milioni di ebrei

e tanti concittadini tuoi e del mondo vittime

del nazifascismo e della tua indifferenza.

Per saperne di più su questa vicenda bresciana (ma anche su altre simili) rimando alla lista «R-esistiamo»: circa 1000 iscritti, da maggio 2006 luogo di dibattiti, diffusione o ricerca di notizie di associazioni che tutelano la memoria, centri culturali o istituzionali, persone interessate a argomenti storici o battaglie civili. Chiunque può inviare idee, notizie, iscriversi, segnalare interessati all’iscrizione. Moderatrice unica a titolo personale e gratuito: Primarosa Pia. Visita questo gruppo all’indirizzo http://groups.google.com/group/deportatimaipiu?hl=it.

Evidentemente il caso Affile è più grave. Riprendo dunque (e sottoscrivo) questa proposta.

Lo scorso anno ad Affile, in provincia di Roma, è stato inaugurato un “sacrario” militare al gerarca fascista Rodolfo Graziani. Costruito con 130mila euro erogati della Regione Lazio, il monumento è dedicato ad uno tra i più feroci gerarchi che il fascismo abbia mai avuto. Si macchiò di crimini di guerra inenarrabili in Cirenaica ed Etiopia; basta ricordare la strage di diaconi di Debra Libanos e l’uso indiscriminato durante la guerra coloniale del ’36 di gas proibiti dalle convenzioni internazionali. La United Nation War Crime collocò Graziani al primo posto nella lista dei criminali di guerra.

Questo monumento è un paradosso tragico, una macchia per la nostra democrazia, un’offesa per la nostra Costituzione nata dalla lotta antifascista.

In questi ultimi giorni, i neoparlamentari Kyenge, Ghizzoni e Beni hanno depositano un’interpellanza affinché il governo si pronunci sulla questione di Affile.

Io in qualche modo legandomi alla loro iniziativa chiedo a lei, presidente Zingaretti una presa di posizione concreta su questo monumento della vergogna. Non solo parole, ma fatti che possono far risplendere un sole di democrazia in questa Italia che si sta avviando a celebrare il 68° anniversario del 25 aprile.

Mi chiamo Igiaba Scego, sono una scrittrice, figlia di somali e nata in Italia. Mio nonno è stato interprete di Graziani negli anni ’30, era suddito coloniale, subalterno, costretto a tradurre, suo malgrado, l’orrore.

Ora chiedo a lei, Presidente Zingaretti un impegno concreto su questa questione cruciale di democrazia e in occasione del 25 aprile una chiara dichiarazione d’intenti contro questo monumento della vergogna. 

Grazie, Igiaba Scego via Change.org

Cos’altro si può fare? Mi ronza in testa un’idea di maggior respiro, da discutere in questi giorni che precedono il 25 aprile e subito dopo da costruire organizzativamente.

E’ necessario a mio avviso mappare prima e contestare poi le schifezze fasciste, vecchie e nuove. Per “contestare” intendo una mobilitazione collettiva in tre passaggi, all’insegna della nonviolenza. La prima azione è la denuncia pubblica del perché quei monumenti, quelle lapidi, quei nome sui cartelli stradali sono aperta violazione dei princìpi di una Costituzione democratica. La seconda tappa è il confronto ravvicinato e incalzante con le istituzioni che, nei diversi contesti, hanno la “responsabilità” di decidere su piazze e strade delle città. La terza tappa – laddove i rappresentanti delle istituzioni si mostrino sordi o lascino passare troppo tempo per rispondere – è l’azione diretta nonviolenta: armati solo di scale e scalpelli iniziamo a smantellare queste vergogne; ci denunceranno per… cosa?

Se volete riprendere (e far circolare) questa idea firmatela per ora con il mio nome, cioè Daniele Barbieri; ma io spero che diventi presto una proposta collettiva.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).