Morte nel pomeriggio: Marilyn Monroe e…

… e il Phenergan

di Fabio Troncarelli

Il 5 marzo 1994 morì Eunice Murray, la donna che scoprì il corpo di Marilyn Monroe. Morì e portò con sé tutti i suoi segreti.

La Murray era una specie di governante dell’attrice, con funzioni di cameriera, accompagnatrice, arredatrice e infermiera. Oltre a lei, a fianco di Marilyn, c’era costantemente Pat Newcomb, ufficialmente addetta ai rapporti con la stampa, ma a sua volta accompagnatrice e segretaria tuttofare.

Sulla Murray e sulle sue confuse e controverse testimonianze a proposito della morte della diva è stato scritto tutto e il contrario di tutto. Del resto altrettanto è accaduto sulla fine angosciosa e sconvolgente di Marylin: il numero dei libri supera certamente il migliaio. Che dire di questa valanga di carta stampata, a cui si aggiungono documentari, interviste, foto e documenti riservati che spuntano da ogni parte con cadenza periodica? La prima reazione di fronte a una simile overdose di presunte informazioni è certamente la sensazione di un totale smarrimento, unita a quella di una specie di nausea. Questo stordimento è purtroppo un effetto collaterale inevitabile nell’epoca del trionfo delle comunicazioni di massa: ma è necessario reagire a simili sbornie mediatiche, invece di esserne vittime, come accade alla maggioranza di chi legge le informazioni e, purtroppo, spesso anche a chi tali informazioni raccoglie. Per evitare di correre questo rischio ci sembra opportuno rimanere incollati ai documenti sicuri e al metodo della verifica rigorosa delle testimonianze, rifiutando per partito preso la gran massa di notizie incontrollate, dichiarazioni sensazionali, scoperte mozzafiato, che non possono essere accettate senza riscontri..

Proviamo a orientarci. Prendiamo come punto di partenza il referto ufficiale della polizia di Los Angeles, conservato, come tutto il dossier che riguarda Marylin, nell’Archivio della Contea di Los Angeles (County of Los Angeles Registrar-Recorder, 4716 E. Cesar E. Chavez Avenue, Los Angeles CA 90022).

In base a questo documento, firmato dal tenente Robert Byron che condusse le indagini, verso le 3,30 della notte tra il 4 e il 5 agosto 1962, la Murray telefonò a Ralph Greenson, lo psicoanalista di Marilyn, avvisandolo che non riusciva ad entrare nella stanza dove l’attrice dormiva, chiusa a chiave dall’interno, con la luce accesa. Greenson esortò la Murray a guardare dalla finestra del giardino e la donna vide il corpo di Marilyn riverso sul letto a pancia in sotto, con il telefono in mano. La Murray chiamò di nuovo Greenson alle 3, 35 e il dottore si precipitò nella villetta al 12305 di Fifht Helena Drive, in un quartiere grazioso e accogliente, vicino all’Università di Los Angeles (la UCLA) con i suoi caffè e ristoranti adatti a studenti e adolescenti, ma di solito poco frequentato dai divi del cinema. Greenson arrivò nella casa alle 3,40, ruppe il vetro della finestra e la aprì: entrato nella stanza rovesciò il corpo dell’attrice, le tolse il telefono di mano e si accorse della sua morte. Poco dopo, alle 3, 50, chiamato dalla Murray su consiglio di Greenson, venne il dottor Hyman Engelberger, che collaborava con lui nell’assistenza medica dell’attrice. Engelberger confermò il decesso: il corpo, che non presentava ferite, era già nella prima fase del cosiddetto rigor mortis, la prima rigidità muscolare tra le 6 e le 8 ore dal trapasso (circostanza confermata dagli agenti delle pompe funebri Allan Abbott e Ron Haste, intervenuti più tardi1). I due dottori si consultarono e cercarono di capire che cosa era successo. E’ verosimile che fossero confusi e disorientati: in assenza di ferite non restava che l’ipotesi di una overdose di barbiturici, un evento già sperimentato da Maylin pochi giorni prima, a cusa di un eccesso di alcool e droghe fornite da altri. Ma una cosa simile non sarebbe mai dovuta succedere nell’abitazione dell’attrice, rigorosamente sorvegliata dalla Murray per conto di Greenson, che cercava, d’intesa con Engelberger di impedire a Marilyn di assumere troppi sedativi e soprattutto sedativi troppo forti, un piano definito “parzialmente efficace” dal Coroner che fece l’autopsia. In ogni caso questa nuova intossicazione andava interpretata come un incidente o piuttosto come un “probabile suicidio”, come scrisse in seguito il Coroner?

Alle 4,25 Greenson e Engelberger decisero di chiamare la polizia che venne subito. Era passata mezz’ora dalla scoperta del corpo e questo ha scatenato le fantasie di molte, troppe persone. In ogni caso, il piccolo ritardo non stupì il tenente Byron che interrogò due volte sia Engelberger, sia Greenson. Evidentemente non c’era nulla di strano e di sospetto nell’aver preso un po’ di respiro dopo uno choc simile ed essersi ricomposti prima di scatenare il caos chiamando i poliziotti.

Ci siamo soffermati a lungo sul rapporto ufficiale della polizia: infatti se cercate nel mucchio dei libri dedicati alla morte della diva troverete una girandola di versioni alternative dei fatti, da parte di persone in qualche modo implicate nella vicenda. Nessuna di queste testimonianze può essere accettata così com’è.

Secondo il feroce anticomunista Jack Clemmons, primo poliziotto a entrare nella casa, in quelle stanze frequentate da medici ebrei e da donne senza marito doveva essere successo per forza qualcosa di losco. La Murray si sarebbe comportata in modo assai sospetto lavando le lenzuola di Marilyn e riassettando la stanza dov’era morta. Quanto a Greenson e Engelberger, noti comunisti, avrebbero spostato il corpo della Monroe alterando la scena del crimine, fingendo di entrare dalla finestra (i cui vetri rotti erano caduti nel giardino e non all’interno) e aspettando troppo tempo prima di chiamare la polizia solo per eliminare le prove del delitto.

Se quello che dice Clemmons fosse vero non si capisce perché il poliziotto avrebbe dovuto rivelarlo, in interviste a pagamento, moltissimo tempo dopo gli eventi invece di dirlo subito. Non si capisce neppure come mai abbia tollerato (grazie a regali, di cui i fotografi si sono vantati) che si facessero foto al corpo di Marilyn e al suo comodino, invece di sigillare la stanza. Fra l’altro quelle foto non avrebbero avuto senso se il corpo fosse stato spostato da un’altra stanza come Clemmons credeva. Non si capisce neppure quale sia il senso delle sue affermazioni: l’atto di lavare le lenzuola che cosa avrebbe dovuto cancellare? Tracce di sangue? Ma non fu trovata alcuna ferita sul corpo di Marilyn e se ci fosse stato il sangue del suo aggressore se ne sarebbe trovata qualche minima traccia in altre parti della stanza. Quanto alle impronte digitali di un presunto aggressore, che dovrebbero essere innanzi tutto sul corpo della vittima, in che modo possono essere cancellate riassettando una stanza e lavando le lenzuola? A parte questo: se fosse stata tutta una simulazione non è strano che non ci fosse un bicchiere vuoto sul comodino? Può essere vero che non c’era un bicchiere (come del resto si vede nelle foto, scatatte comunque dopo che la scena del delitto sarebbe stata già manipolata) ma non dimostra affatto che sia stata allestita una messinscena. Piuttosto dimostra il contrario.

In realtà dicendo che non c’erano bicchieri Clemmons suggeriva che Marilyn fosse stata uccisa con un’iniezione, cosa che nel corso del tempo è stata sostenuta da molti. E tuttavia, facendo l’autopsia del corpo, il dottor Noguchi non trovò alcuna tracce di iniezioni, nonostante le cercasse accanitamente, come scrisse esplicitamente più tardi.

Francamente le interviste a pagamento di Clemmons non sembrano del tutto attendibili.

Lo stesso si può dire di quelle di James Hall. Nel 1996, l’infermiere Hall rilasciò una serie di interviste (a pagamento) affermando che verso le 23 di sabato 4 agosto aveva ricevuto una chiamata d’emergenza ed era arrivato al numero 12305 di Fifth Helena Drive, incontrando Pat Newcomb, in preda a una crisi isterica (circostanza che la Newcomb smentì con tutte le forze).

Hall e il collega Murray Liebowitz entrarono nella casa e videro Marilyn distesa di traverso sul letto a pancia in su, completamente nuda. La diva respirava a fatica e Hall la intubò ma, mentre stava per caricarla sulla barella, entrò un uomo coi baffi (che solo più tardi Hall identificò con Greenson) il quale estrasse dalla sua borsa una siringa carica con un liquido color ambra e le fece brutalmente un’iniezione direttamente nel cuore, spezzandole una costola. L’iniezione uccise immediatamente l’attrice ma l’ambulanza, chissà perchè, fu mandata via senza una spiegazione e la polizia fu chiamata solo molte ore dopo, alle 4,25.

Hall ripetè la storia decine di volte ma l’autopsia non rivelò nessuna costola rotta e, come si è già detto, nessun segno di iniezione. L’autopsia durò cinque ore e fu fatta alla presenza di altre persone: se fosse stato trovato qualcosa di irregolare, nessuno avrebbe potuto mascherarlo, come infatti avvenne a proposito di una strana ecchimosi sulla schiena di Marilyn, all’altezza del fianco sinistro, che fu diligentemente descritta nel referto, anche se giudicata “inspiegabile”.

Potremmo continuare con simili testimonianze, ricordando la dichiarazione scritta di un presunto agente della Cia, che avrebbe rivelato su letto di morte di aver assassinato Marilyn, pur non essendo mai esistito, come si è scoperto in seguito. Oppure ricordare le parole di Chuck Giancana, nipote del boss mafioso Sam Giancana, che ha descritto per filo e per segno la morte violenta ed efferata di Marilyn, commissionata dallo zio per vendicarsi degli uomini politici che proteggevano l’attrice. Chuck ha fatto nome e cognome dei due sicari2, ma è stato drasticamente smentito dalla figlia di Sam Giancana. In ogni caso la morte violenta di Marilyn avrebbe dovuto lasciare lividi e graffi sul corpo dell’attrice, ma simili tracce non sono mai state trovate e non risultano nelle foto del corpo della diva prese dopo la morte.

Se volessimo continuare con le affermazioni inverosimili non potremmo dimenticare il libello di Frank Capell che tuona contro la congiura comunista che ha eliminato la diva simbolo del capitalismo: un delitto attribuito a Greenson, agente del KGB3. Le sue accuse sono simmetriche a quelle di chi sostiene che Marilyn è stata eliminata dalla CIA perché era comunista e partecipava a riunioni segrete dei “rossi”, spifferando i segreti di Hollywood e del governo americano, compresi quelli relativi agli UFO4.

Mettiamo da parte queste ipotesi astruse e tutta la paccottiglia di aneddoti, pettegolezzi, maldicenze, pregiudizi e sospetti che si è accumulata intorno alla morte dell’attrice. E arriviamo al sodo: il rapporto coi Kennedy e la possibile presenza di Bob Kennedy nella casa dell’attrice il giorno stesso della sua morte. Su questo tema esiste una bibliografia a parte, nell’ambito della voluminosissima bibliografia su Marilyn. Ed esistono centinaia di insinuazioni, rivelazioni, confessioni, sincere o estorte: da quella dei vicini di casa della diva, come Judy Goodykontz Barnes, che giurò e spergiurò di avere visto Bob Kennedy e l’attore Peter Lawford, marito della sorella di Bob, nella villa di Marilyn il giorno della morte; a quella del poliziotto Lynn Franklin che fermò il 5 agosto alle 12.10, sull’Olympic Boulevard una Lincoln Continental – che procedeva a 80 miglia orarie contro le 35 del limite di velocità cittadino – guidata da Peter Lawford con a bordo Bob Kennedy, che invece ha sempre affermato di essere rimasto a San Francisco il 4 e il 5 agosto nel San Francisco Hotel (peraltro gestito da un suo amico e sostenitore politico, Don London).

Ed esiste molto di più, come ad esempio la confessione all’aggressivo David Heymann5 del riluttante Peter Lawford, che ammise nel 1983 di essere stato da Marilyn con Bob all’ora di pranzo del giorno fatale e ricordava di avere mangiato “guacamole, funghi, polpette di carne piccanti alla messicana”. Di un simile pranzo la polizia era al corrente molto tempo prima, visto che aveva ritrovato lo scontrino delle “Briggs Delicatessen” di 49 dolllari e sette centesimi, circostanza di cui Lawford non sapeva nulla. In ogni caso un indizio del genere non venne preso in considerazione. Tornando a Lawford, l’attore disse che, in pochi secondi, la conversazione amichevole degenerò in una lite furiosa. Bob pretendeva che la diva gli consegnasse documenti compromettenti e Marilyn lo accusava di averla usata e ingannata.

Le affermazioni di Heymann, carpite con spregiudicatezza a Lawford, sono state vivacemente contestate dalla vedova di Lawford e da altri6, ma la possibile presenza di Bob Kennedy a casa di Marilyn è stata confermata da ulteriori testimoni, come la stessa Eunice Murray che, nel 1985, a 82 anni, rivelò nel documentario della BBC Say goodbye to the President, che Bob Kennedy era nella casa di Marylin il giorno della morte e che era stata indotta a mentire per protegggere i Kennedy e se stessa7.

Vi sembrerà strano ma queste ed altre testimonianze dello stesso tenore non bastano da sole per essere sicuri di ciò che è accaduto. Senza dubbio le avventure sentimentali di Marylin con i fratelli Kennedy (che a Hollywood erano il segreto di Pulcinella) permettono di spiegare molte cose, a cominciare dal possibile movente di un eventuale delitto, per sbarazzarsi di una testimone scomoda che aveva raccolto prove contro chi la maltrattava, a cominciare da quelle sui rapporti fra i Kennedy e gangsters come Giancana8. Ma tutto ciò non equivale a una prova schiacciante e può solo alimentare sospetti: fondati ma pur sempre sospetti, non certezze.

Che cosa manca dunque? Manca un riscontro oggettivo a una serie di dichiarazioni credibili, ma non incontrovertibili, raccolte peraltro in modo criticabile.

Questa strada è stata tentata faticosamente, sin dalle prime battute della telenovela su Marylin, ma ha stentato a farsi strada, coperta dalle grida scomposte e dalle reazioni isteriche di tanti pennivendoli prezzolati, sempre in cerca di scoop fasulli e di capri espiatori da offrire alle case editrici e a un pubblico di analfabeti. Lentamente, però, la ricerca di elementi sicuri e di prove e controprove ha imboccato la strada giusta, producendo qualche articolo e qualche libro degno di questo nome. Ne segnalo due che hanno un’apparenza dimessa e “minimalista”, ma sono invece seri e documentati. Il primo è opera di due medici, con una lunga esperienza di processi e autopsie cioè Francesco Mari ed Elisabetta Bertol, autori di L’enigma della morte di Marilyn Monroe. Cursum perficio, (Firenze, Le Lettere, 2012). Forti della loro competenza i due tossicologi sottolineano con vigore la superficialità sospetta dell’autopsia della Monroe, che parecchi altri ricercatori hanno più volte contestato: “Tra tante cose poco chiare, emerge cristallina la volontà del Coroner, Theodore Curphey, di chiudere il caso in fretta, con una diagnosi di probabile suicidio molto discutibile” dice Francesco Mari. Dell’autopsia si occupò direttamente Thomas Noguchi, vicecoroner dello staff di Curphey: “Noguchi nello stomaco non trovò niente di significativo. Eppure … almeno un piccolo residuo sarebbe dovuto restare. Nella nostra esperienza, nei casi di suicidi con barbiturici, c’è sempre un residuo gastrico notevole, perché quando sopravviene la morte, blocca l’assorbimento di queste sostanze. Invece Noguchi trovò solo 20 millilitri di materiale mucoso, privo di residui: l’analisi venne fatta con il microscopio a luce polarizzata, strumento che si usa ancora e consente di individuare tracce anche minime dei cristalli che caratterizzano molecole come quella del Nembutal”.

Una simile lacuna porta i due autori a escludere l’ipotesi di un’ingestione casuale per via orale e di un possibile suicidio: “La concentrazione di barbiturico nel sangue, 4,5 milligrammi su 100 millilitri, in confronto a quanto riscontrato in altri casi di suicidio è così elevata da rendere quasi impossibile l’ipotesi che la Monroe abbia assunto per via orale un quantitativo del genere. Ma nell’autopsia non si è trovata alcuna traccia di iniezione. Si è riscontrata invece una zona infiammata nel colon retto e questo può indicare che l’assorbimento massivo del veleno sia avvenuto lì… Ecco perché possiamo sottolineare la validità scientifica dell’ipotesi [formulata per primo e ribadita più volte dall’avvocato John Milner che dirigeva l’ufficio legale del Coroner di Los Angeles] e cioè che la somministrazione sia avvenuta via clistere”. Una simile operazione sarebbe riuscita molto facile ad Eunice Murray che praticava abitualmente alla Monroe questo genere di terapia contro la stipsi. Tuttavia, secondo gli autori del libro, Eunice – che non poteva procurarsi il cloridrato – non avrebbe commesso un omicidio volontario: la donna sarebbe stata ingannata da qualcun altro in grado di procurarsi il farmaco, che le avrebbe dato una dose di calmante mortale senza che lei lo sapesse.

Di parere non diverso è Eric Jensen che è autore di due studi sulla morte di Marilyn9. Forte di un documento dell’FBI, reso pubblico solo negli anni ’90 e poi ripubblicato nel 201210, Jensen punta il dito su Pat Newcomb. In effetti questa donna insospettabile, che intratteneva una relazione a dir poco ambigua con Marylin e che era, come l’attrice, completamente dipendente da sedativi e altre simili “droghe” ha i requisiti per essere considerata l’autrice di un delitto perfetto.

Analizzando attentamente i medicinali trovati sul comodino di Marylin e nel suo sangue Jensen ha fatto notare che fra essi figura il Phenergan che è sfuggito all’attenzione di tutti fino a oggi. Nel flacone trovato sul comodino ci sarebbero dovute essere 25 pillole di Phenergan, invece ne furono trovate 24, senza che la minima presenza della sostanza contenuta in una sola pillola fosse rilevata nell’autopsia che cercava ben altri sedativi. Non è strano che minimi residui di Phenergan non siano stati trovati: il tossicologo Ralph Abernathy, incaricato dell’esame tossicologico, faticò a trovare perfino le tracce di cinque o sei pasticche di Cloridrato, e fu costretto a un esame supplementare per distinguerlo dalla enorme dose di Nembutal nel sangue dell’attrice. Senza contare che il Phenergan può essere a base di Prometazina Cloridrato, una formula che contiene lo stesso Cloridrato che Marylin ha assunto in forma pura. Le sue tracce minime, in questo caso, si possono confondere con quelle del Cloridrato.

Perchè è importante la presenza minima di Phenergan? Il Phenergan si usa ancora oggi nei casi suicidio assistito e ha la funzione di impedire il vomito e gli spasimi intestinali a chi assume una dose mortale di farmaci. Una simile precauzione la prendono i medici che somministrano il farmaco e cercano di portare a termine il suicidio assistito nel più indolore dei modi. Ma non è certo abitudine di chi decide di suicidarsi pensare di evitare l’eventuale disagio del vomito: chi vuole farla finita non sta lì a pensare a un simile dettaglio.

Una simile prova indurrebbe a credere a un omicidio, piuttosto che un suicidio. Come spiegare però l’assenza di tracce del barbiturico nello stomaco di chi viene ucciso? Secondo Jensen è possibile che sia stato somministrato lentamente, senza che chi viene avvelenato se ne sia accorto e solo all’ultimo si sarebbe aggiunta la goccia che fa traboccare il vaso, la dose fatale. In altri termini, il farmaco principale, il Nembutal, è stato dato a poco e a poco, in modo che lo stomaco lo eliminasse gradualmente e la dose tossica dallo stomaco passasse al fegato, secondo un normale processo di metabolizzazione. In questi casi, infatti, lo stomaco evacua i farmaci, le cui sostanze però passano in parte al fegato per un normale processo di assimilazione di ciò che viene ingerito. In seguito, al primo farmaco si sarebbe aggiunto il Cloridrato che unito al Nembutal sarebbe stato fatale. Marilyn in teoria non avrebbe dovuto averlo, perché il suo dottore si era rifiutato di darglielo, proprio per paura degli effetti combinati di questo farmaco e del Nembutal.

In effetti l’autopsia di Marilyn aveva rivelato che il Nembutal, pur non essendo nello stomaco, era comunque presente nel fegato, oltre che ovviamente nel sangue; e che la piccola percentuale di Cloridrato riscontrata poteva derivare da una piccola dose aggiunta alla fine, un’ultima dose letale. Per questa ragione il gruppo di esperti incaricato di riaprire il caso di Marilyn nel 1982 non aveva voluto procedere, affermando che la mancanza di droghe nello stomaco e la loro presenza nel fegato poteva dipendere dall’assunzione prolungata di farmaci, molto tempo prima di quello che si pensava e da una overdose incontrollata alla fine, che faceva pensare più a un incidente che a un suicidio.

Una simile evenienza è possibile nel caso di cui ci occupiamo. Il Nembutal ha una “emivita” di circa 48 ore: mantiene cioè la sua potenza per un periodo di un paio di giorni E se viene assunto a poco, a poco può penetrare lentamente nell’organismo, provocando una situazione di intossicamento i cui effetti si manifestano dopo molto tempo dalla prima pillola. Il Cloridrato invece ha una “emivita” molto più corta, al massimo di 10/12 ore e fa effetto molto prima del Nembutal: se viene combinato con il Nembutal già presente nel corpo può far precipitare la situazione rapidamente. E’ chiaro che chi prende i farmaci si sente progressivamente sempre più stordito e questo corrisponde alle testimonianze delle ultime persone che hanno parlato con Marilyn al telefono, le quali hanno notato che l’attrice era sempre più confusa e stonata. Tuttavia, una persona come Marilyn, abituata a dosi massicce di sedativi, non si può essere meravigliata di un simile effetto, che le doveva essere familiare.

Bene, direte voi: ma come si fa a essere sicuri che l’avvelenatrice sia stata proprio Pat Newcomb? E perchè proprio lei avrebbe dovuto fare una cosa del genere? Alla seconda domanda è facile rispondere: la Newcomb aveva un rapporto strettissimo con la famiglia Kennedy e in particolare con Bob, al punto che, quando furono celebrati i funerali di John, fece da baby-sitter ai figli di Bob per permettergli di andare alla cerimonia.

Rimane la prima domanda: come sappiamo che è stata lei? Neppure Jensen sa rispondere a questo interrogativo. Io, per quello che posso ci proverò.

Lo sapete chi ha falsificato la firma della ricetta con cui Marylin ha avuto il Phenergan il giorno prima della sua morte? Pat Newcomb. La ricetta era stata fatta dalla segretaria del dottor Engelberger, Eunice Churchill. Ma non era stata firmata dal dottore. Pat falsificò la firma. E la falsificò anche in molti altri casi, scrivendo addirittura intere ricette per ottenere dosi massicce di sedativi molto superiori a quelle prescritte da Engelberger d’accordo con Greeenson. Fra queste ricette, miracolosamente conservate e vendute all’asta dalla casa Julien’s Auction negli utimi anni11, ne figura anche una di Cloridrato, uno dei due farmaci che hanno ucciso Marilyn che Engelberger ha sempre energicamente negato per anni e anni di avere prescritto, ben sapendo che il Cloridrato e il Nembutal insieme sono fatali.

Volete essere sicuri delle mie affermazioni? Date un’occhiata al confonto tra un autografo della Newcomb e una ricetta di medicinali per Marilyn.

L’analisi delle singole lettere conferma l’impressione generale.

In tutte le leggende, in tutte le storie che si raccontano il traditore è colui che è più vicino all’eroe. Marilyn non sembra essere sfuggita a questo destino. Pat Newcomb invece sembra avere evitato il destino di Giuda e di Bruto: ebbe il privilegio di non essere mai interrogata dalla polizia, né da nessun altro; di fare una crociera all’estero; e di essere immediatamente trasferita a Washington in un nuovo e prestigioso lavoro presso l’US Information Agency (USIA) per intervento di Bob Kennedy, che le scrisse in seguito bigliettini teneri e galanti.

Anche ad Eunice Murray non andò proprio nel peggiore dei modi: fece anche lei una crociera in Europa e poi si ritirò in disparte, esercitando saltuariamente la professione di infermiera e sopravvivendo miracolosamente ma dignitosamente, senza un vero e proprio impiego, grazie a soldi venuti chissà da dove.

Chi invece se la passò male fu Greenson, schiacciato per tutta la vita dal senso di colpa e subissato di accuse, tra le quali quella di essere il vero assassino di Marilyn, nonostante sia stato scagionato perfino da documenti dell’FBI, che specificano chiaramente come egli arrivò nella villeta solo “dopo la morte di Marilyn”12. I suoi colleghi psicoanalisti, fedeli al detto “Fratelli coltelli”, non mancarono di tempestarlo di critiche, addebitando la morte di Marilyn, provocata da altri, al fallimento della sua terapia, quella che Mecacci, con una protervia pari solo all’ignoranza, ha definito il “disastro della psicoanalisi”13. Il disastro vero è un altro: è che la gente adori credere alle bufale e alle chiacchiere stupide, purché autoreferenziali, disprezzando l’umile ma utile studio della storia, che secondo Vico ci rende esseri umani e ci differenza dalle bestie, anzi dai “bestioni” abituati, come dice Vico: “a divagare per l’alture dei monti come fanno le fiere” fino a che “a’ primi fulmini … da se stessi atterrandosi per entro le grotte de’ monti, s’assoggettassero a una forza superiore… e quanto erano tutti orgoglio e fierezza, essi si umiliassero14.”.

1 Pardon My Hearse . A Colorful Portrait of Where the Funeral and Entertainment Industries Met in Hollywood, Fresno, Ca, Craven Street books, 2015).

2 Nel 1992, Chuck Giancana, fratellastro di Sam, nel libro Double cross (Doppio gioco), New York, Warner books, 1992, rivelò che a uccidere Marilyn Monroe furono i killer di Chicago, Leonard “neddles” Gianola e James “mugsy” Tortorella.

3 F A. Capell, The Strange Death of Marilyn Monroe, Staten Island, Herald of Freedom, 1964.

4 M. La Ferla, Compagna Marilyn, Viterbo, Stampa Alternativa, 2007. Marilyn fu effettivmente spiata dalla Cia e dall’Fbi perché frequentava ex-iscritti al partito comunista americano ed ebbe rapporti con famosi “comunisti” come Arthur Miller o Lee Strasberg. Ma tra “spiare” ed “uccidere” c’è una bella differenza.

5 D. Heymann, Una donna chiamata Jackie. Biografia intima di Jacqueline Bouvier Kennedy Onassis, Milano, Sperling & Kupfer, 1989.

6 D. C. Johnston , C. David Heymann lies about JFK, Jackie, Maryilin Monroe and Elizabeth Taylor, in “Newsweek”, 27/08/2014.

7 Incalzata dal giornalista Anthony Summers, la Murray disse: “Perché alla mia età dovrei ancora coprire questa cosa?”. E non si fermò. Alla domanda “Pensa che Bobby Kennedy fosse presente quella sera?”, lei rispose con un “Oh, certo!”, seguito dal racconto di ciò che era successo quel giorno. “Era così su di giri, che le due guardie del corpo di Robert Kennedy dovettero farsi avanti per respingerla”. Perché aveva mentito per tutti quegli anni, dunque? “Perché pensavo fosse la cosa giusta da fare”.

8 Tra le altre un famoso “libretto rosso”, un diario con molti particolari scottanti di cui si è molto favoleggiato: si dice che il 5 agosto, il diario di Marilyn fosse stato ritrovato trovato da Eunice Murray e consegnato alla polizia. Lunedì 6 agosto, il dottor Lionel Grandison, medico legale, lo vide nel cassetto di una scrivania dell’ufficio del coroner. Poi il libricino con la copertina rossa sparì. Nel 1978 l’agente speciale Mike Rothmuller dichiarò di averne vista una copia in un fascicolo dell’archivio top secret dell’Ocid, l’Organized crime investigation division, l’equivalente americano della nostra Dia, la Divisione investigativa antimafia.

9 Il primo è Killed in Camelot: Robert Kennedy, MCA, the Mafia, and the Death of Marilyn Monroe, [s. l.], Independently published 2018. Il secondo è Did Pat Newcomb Kill Marilyn Monroe? [s. l.], Independently published 2019, consultabile online al sito https://normajeane.xyz/e-book/.

10 FBI records: the Vault, Marilyn Monroe main file, Part 2, Re-processed in 2012, pp. 67-69”. Il documento, pubblicato più volte, è consultabile a https://vault.fbi.gov/Marilyn%20Monroe/Marilyn%20Monroe%20Part%201%20of%202/view. E’ stato pubblicato e ripubblicato dall’FBI, che non lo ha mai considerato un falso. Si veda su tutta la questione F. Maher-T. Coates, Marilyn Monroe: The FBI Files ,[ s. l.], Tim Coates Books, 2002.

11 Si veda ad esempio Property from the life and career of Marilyn Monroe, Public Exibition, Julien’s Auction,s, 257 N. Canon Drive; Beverly Hills, Ca 90210, 28 ottobre-1 novembre 2019, Sale n° 3256, [Los Angeles, Julien’s Auction, 2019].

12 FBI records: the Vault, Marilyn Monroe main file, Part 2, Re-processed in 201, p 68: “ The psychiatrist…did not come to see her [Marilyn] until after she was known to be dead”.

13 L. Mecacci, Il caso Marilyn M. e altri disastri della psicoanalisi, Bari-Roma, Laterza, 2002.

14 G. B. Vico, Scienza Nuova (II, Conchiusione) Milano, Società Tipografica dei Classici Italiani, 1826, p. 610.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

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