Morti per amianto: il 15 maggio manifestazione…

…. a Roma, davanti alla Cassazione

da  “Medicina Democratica”

 

GIUSTIZIA PER I MORTI DI AMIANTO ALLA EX CENTRALE ENEL DI TURBIGO!

Contro il rischio dell’ennesima “sentenza fotocopia assolutoria” presidio in Cassazione a Roma, il 15 maggio, con i familiari dei lavoratori “uccisi” dall’amianto nella ex Centrale ENEL di Turbigo-Milano. L’allarme lanciato da Medicina Democratica, AIEA- Associazione Italiana Esposti Amianto e il CNA, Comitato Nazionale Amianto, a cui aderiscono ben 23 associazioni.

” Ci troveremo tutti a Roma, il 15 maggio, davanti alla Corte di Cassazione, in Via Cavour, per chiedere giustizia per i lavoratori morti per mesotelioma pleurico alla Centrale ex ENEL di TURBIGO-Milano. C’è il timore fondato che venga emessa l’ennesima “sentenza fotocopia”, come le tante che hanno mandato assolti i responsabili delle aziende, dove sono morti centinaia di lavoratori, a causa dell’amianto e del mancato rispetto delle norme di prevenzione e sicurezza”: è quanto denunciano gli organizzatori della manifestazione Fulvio Aurora, responsabile delle vertenze giudiziarie di Medicina Democratica, Maura Crudeli, presidente nazionale di AIEA-Onlus e Salvatore Nania, presidente nazionale del CNA.
Sono ad oggi ben 300 (?) i “morti senza riposo”, uccisi dall’amianto alla FIBRONIT di Broni- Pavia, alla PIRELLI di Milano, alla ANSALDO FRANCO TOSI di Legnano e alla MONTEDISON di Mantova, e uccisi per la seconda volta da ben 4 sentenze assolutorie, emesse dal 2015 ad oggi dalla IV Sezione della Corte di Cassazione nei confronti dei dirigenti aziendali, imputati del mancato rispetto delle norme di legge, necessarie ad evitare la contaminazione dovuta alla inalazione delle pericolose fibre “killer”. Ma sono oltre 4.000 all’anno i morti per amianto in Italia, di cui 1.500 per mesotelioma e centinaia i morti “in attesa di giudizio” nei vari processi in corso da un capo all’altro del Paese.
Una sequenza drammatica, che peraltro contraddice quanto stabilito da altre sentenze della stessa Corte di Cassazione, come quella emessa dalla III Sezione il 31 gennaio scorso, che ha invece confermato la condanna in Corte d’Appello a Torino dei manager della Centrale ENEL di Chivasso, ritenuti colpevoli della morte di 4 lavoratori. O come quelle del 2012 che confermarono le condanne per i dirigenti di FINCANTIERI a Venezia e Palermo.
Che cosa accadrà martedì 15? Fra i manager imputati c’è n’è uno, Alberto Negroni, condannato al processo Chivasso, ma assolto per la medesima imputazione in Tribunale e in Appello a Milano proprio nel processo per la Centrale Ex ENEL di Turbigo! La Cassazione lo condannerà, come sarebbe logico, o confermerà la sentenza assolutoria della Corte d’Appello di Milano? Una sentenza assurda, che da un lato ha riconosciuto la morte di 8 lavoratori per esposizione all’amianto e al mancato rispetto delle norme di legge, ma dall’altro ha sentenziato che non è dimostrabile il momento della cosiddetta “induzione”, e cioè quando il processo cancerogenetico, per ciascuno dei lavoratori deceduti, è iniziato. Quindi non si può risalire a quali dirigenti doveva essere attribuita la responsabilità della loro morte. Un vero e proprio escamotage, un “machiavello” giuridico, basato su una accezione del tutto discutibile, ritenuta errata dalla letteratura internazionale, nonché da precisi documenti scientifici nazionali, ma che sta diventando il leit motiv di troppe sentenze, come da ultimo per la Olivetti.
“E’ una sorta di ‘schizofrenia’ giudiziaria inaccettabile- denunciano Aurora, Crudeli e Nania- contro cui con l’avvocata Laura Mara abbiamo appunto presentato ricorso in Cassazione. Chiediamo con forza che la Corte di Cassazione si pronunci a sezioni unite: occorre sciogliere una volta per tutte il “pasticcio giuridico” che vede assoluzioni e condanne per gli stessi reati. I nostri morti per l’amianto, morti per il lavoro, meritano rispetto e giustizia”.

AGGIORNAMENTO

Segnaliamo la nota dell’Avv. Laura Mara, difensore di Medicina Democratica Onlus e di AIEA nel processo per le morti e le patologie per l’esposizione all’amianto presso la centrale termoelettrica ex Enel di Turbigo.

Da qui

 

Redazione
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Un commento

  • valerio gennaro

    Offrire Giustizia a morti e malati da patologie a lunghissima latenza (anche 30-60 anni per il mesotelioma maligno), ESCLUSIVAMENTE con strumenti Penali, anziché Civili, mi sembra sia un grave errore che aggiunge la beffa al danno verso le vittime (attuali e future). Di fatto si garantisce l’ impunità dei responsabili di tali inaccettabili reati contro la Salute Pubblica che, infatti, si ripetono (quasi) quotidianamente.

    Come PROPOSTA suggerisco di allargare la Giustizia a 360 gradi e di:
    -utilizzare tutti gli strumenti legali disponibili (come il Codice Civile);
    -considerare tutte le esposizioni ambientali e lavoro-correlate (non solo amianto, ma anche le altre polveri, benzene, idrocarburi, cromo, diossine, radiazioni ionizzanti, CEM, metalli pesanti, ecc.);
    -analizzare TUTTE le PATOLOGIE IN ECCESSO tra gli esposti negli ambienti di vita e lavoro, e non solo le rare patologie prevalentemente mono-causali (come il mesotelioma, l’angiosarcoma, ecc.);
    -ricordare le micidiali INTERAZIONI tra differenti inquinanti che producono patologie ancora ignorate (od attribuibili furbescamente solo ad altro, es. fumo “passivo”) anche a basse concentrazioni;
    -utilizzare la documentazione scientifica (indipendente) già presente (es. su PUBMED);
    -effettuare studi di coorte (anche retrospettivi) sulla popolazione lavorativa e residente in aree a rischio;
    -Effettuare studi caso-controllo;
    -pretendere monitoraggi ambientali (scientificamente verificabili) nell’ambiente di vita e lavoro facendo rispettare la legge;
    -far rispettare il principio di Prevenzione ed il principio di Precauzione;
    -ecc.

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