Murat Cinar, la polveriera di Ankara e noi

recensione a «Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia»; e per chi domani è a Cagliari l’appuntamento con l’autore è alle 17

Murat-foto

E’ una coincidenza ma il libro di Murat Cinar si apre su un referendum costituzionale, quello del settembre 2010, che il partito al governo (cioè del sultano Erdogan) vinse con il 58 per cento dei voti, fra astensioni, intimidazioni e accuse di brogli. Un punto importante di quella riforma costituzionale era conservare limitatissima l’autonomia dei magistrati – come a suo tempo avevano voluto i militari golpisti – in modo da non “intralciare” lo strapotere che i governi intendono darsi e da coprire la corruzione che dilaga.
«Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia» (264 pagine, 14 euri) è pubblicato dalle Edizioni Simple; su muratcinar.weebly.com/book.html ne t trovate una presentazione.

L’autore ha raccolto in questa «Guida…» alcuni dei suoi migliori articoli. Ne consiglio la lettura per capire i nodi di un Paese complesso che a volte sembra sul punto di intraprendere un cammino di libertà e altre volte appare prossimo all’esplosione “definitiva”. Sullo sfondo i legami della Turchia da una parte con gli Usa e con una ambigua Unione Europea e dall’altra con molte facce del terrorismo detto islamico.

Visto che codesta recensione è partita sul referendum costituzionale, provo a fare un riassunto – come lo deduco dal libro di Murat Cinar, ma ovviamente l’interpretazione è mia – sulle somiglianze e differenze fra Turchia e Italia.

Di certo nei due Paesi sono molto simili le privatizzazioni e i loro effetti perversi (sul sistema sanitario in primis), la speculazione edilizia e le devastazioni ecologiche, le amnistie comode per i potenti di turno… E qualche somiglianza si trova scavando dalle parti di Gladio e dei suoi tentacoli che arrivano fino all’oggi: di quella turca molto racconta Murat Cinar, su quella italiana invece è calato da tempo un comodo e quasi unanime silenzio.

Diverso è, in primo luogo, il quadro storico: in Italia non abbiamo una “infinita” tragedia come quella dei curdi oppressi e neanche l’ombra del genocidio armeno (le cui conseguenze si trascinano ancor oggi, come mostra l’assassinio di Hrant Dink del quale dopo si dirà) o la questione di Cipro. Differente anche – e spiace dirlo – la capacità di rivolta dei più giovani: in Turchia, nonostante la repressione, il movimento (non bisogna pensare solo a Parco Gezi) non molla mentre in Italia sembra, almeno a me, discontinuo e quasi evanescente. Ferocissima la repressione turca contro i giornalisti, più soft in Italia (ma viene il terribile dubbio che da noi non ci sia bisogno di manette o pistole perché nei media tante persone… si imbavagliano da sole). Assai differente anche l’offensiva contro i diritti delle donne: Erdogan sta portando avanti, pur con una forte opposizione, quello che gli ultrà italiani catto-reazionari per ora possono soltanto sognare. Anche la repressione generalizzata non è paragonabile: in Italia non si viene arrestati per “tweet solidali” ma in Turchia accade di frequente. Diversissima la situazione rispetto al terrorismo sedicente islamico, versione Isis: il governo turco in teoria fa parte della “coalizione” contro lo Stato Islamico ma in pratica lo aiuta in ogni modo (e non solo in funzione anti-curda); un crimine simile non si può attribuire ai governi italiani anche se la stretta collaborazione militare con Erdogan – come con l’Arabia Saudita e altri governi reazionari – in qualche modo rende il nostro Paese complice di questi delitti.

E’ chiaro che giocare ai “parallelismi” è interessante quanto difficile. Ma bisogna avere anche buona memoria. A esempio quando Murat Cinar racconta che una tv turca mostra sfocato – cioè censurato – il leonardesco “uomo di Vitruvio”, prima di sdegnarsi proviamo a ricordarci se … cose del genere avvengono anche nell’ipocrita “bel Paese”.

Ovviamente il libro di Murat Cinar è pieno di storie e persone; come insegna il buon giornalismo è da qui che si parte per poi disegnare un quadro complessivo, tentare l’analisi. Impressionanti le storie di due grandi e coraggiosi giornalisti tolti di mezzo dal potere: Hrant Dink, assassinato il 18 gennaio 2012, per la sua tenacia nel riaprire “la questione armena” e Ugur Mumcu eliminato nel 1993. Fra i tanti, impuniti omicidi “di regime” anche quello di Tahir Elci, copresidente dell’Associazione avvocati, freddato durante una conferenza stampa a Diyarbakir nel novembre 2015. Ma c’è anche “il candelotto di Stato” che colpisce il quattordicenne Berkin Elvan, morto dopo 169 giorni di coma.

Fra le belle storie quella del cantautore Ahmet Kaya (*). Ai limiti dell’incredibile la vicenda – poco nota da noi – di Erdem Gunduz, che per protesta è rimasto immobile per ore, diventando un inconsapevole leader.

Ovviamente Murat Cinar racconta le tante facce della Turchia: le destre estreme ma anche i movimenti lgbttqi; la casta ma anche la resistenza; i venti di guerra con Siria e Russia; i curdi e le curde in lotta contro la repressione e le frontiere ma anche contro quel patriarcato… che spesso si affaccia dentro ognuno di noi.

Se guardate le sue auto-presentazioni vedrete che Murat si definisce, senza peli sulla lingua, «un giornalista turco che vive da anni a Torino, conoscitore della realtà del suo Paese di origine, in cui le libertà fondamentali del giornalisti vengono quotidianamente negate». Nella prefazione al libro, Stefano Pacini – a sua volta reporter e redattore di «Maremma libertaria» – preferisce vederlo come uno “strano soldato” di quell’esercito (senza divise o generali) che è composto dai «popoli dolenti in lotta per la libertà».

PER CHI DOMANI E’ A CAGLIARI… E PER CHI VUOLE PRESENTARE Il LIBRO

Venerdì 3 giugno alle 17 nella sede de Su Tzirculu-Default Casteddu in via Molise 62 a Cagliari, il direttore de «il manifesto sardo» Roberto Loddo intervista Murat Cinar su «Una guida per comprendere la storia contemporanea della Turchia»; la presentazione è organizzata da Rete Kurdistan della Sardegna in collaborazione con Su Tzirculu-Default Casteddu e Infoshop Sa Bardana. Per chi invece non è a Cagliari vale ricordare che Murat gira molto volentieri per presentare il suo libro: invitarlo è un’occasione doppiamente preziosa visto anche il silenzio-censura dei “grandi” media italiani sulla Turchia.

LA FOTO in apertura è di Kirby Kaufman per «Poets for Change»

 

(*) Murat Cinar ne ha parlato anche in “bottega”: cfr qui Ahmet Kaya, democratico stanco

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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