Nascere a Palermo il 5 marzo…

sotto il segno dei Pesci e chiamarsi Letizia

Lella Di Marco la rincorre dagli astri all’empatia passando per fotografie, sogni e la mafia (che non è più quella di una volta)

Non si scappa al destino, agli astri, agli Dei. E se poi ci metti “del tuo” la vita è veramente un’avventura continua. Un nuotare anche controcorrente. Voler esserci con la voglia di superare ogni limite, ogni gabbia … per sentirsi in empatia con gli altri / le altre ma anche contribuire a cambiare quello che non ritieni giusto nella società. Bisogna però guardare bene e “vedere” oltre il visibile. Letizia Battaglia è la donna che ha saputo e sa vedere. Ne scrivo – e le scrivo – per augurarle buon compleanno: mille e mille scatti ancora.

Letizia oggi è famosa. Riconosciuta come grande fotografa in molte parti del mondo e come una delle poche donne che ha saputo entrare nella storia degli ultimi 100 anni. Pluri-premiata e soprattutto stimata, richiesta come esperta e per mille consulenze (mostre, centri artistici, accademie…). Concede interviste a testate internazionali, RAI 3 le dedica speciali ed è stata all’ultima mostra del cinema a Venezia con una sua mostra antologica di fotografie ma anche come coprotagonista in un film-documentario. Lei parla della sua vita, delle trasgressioni e delle lotte politico-sociali senza inibizioni. Dando in pasto al grande pubblico, particolari “molto intimi ” ritenendoli non suoi soltanto, ma fondamentalmente politici, e sui quali ritiene urgente intervenire per un cambiamento repentino che sarà utile a donne e a uomini tutti, senza distinzioni. Non c’è mistero in lei, soltanto determinazione e chiarezza. Bisogno di liberazione.

Fin qui la Letizia Battaglia che ho cominciato a conoscere a Palermo negli anni 60, che la videro protagonista nelle cronache rosa-nere quando il marito, un famoso imprenditore siciliano, trovandola a letto con un uomo le sparò, non colpendola. Ricordo che allora appresi, quasi in tempo reale, l’accaduto perché mio padre nel tornare a casa dal lavoro si era imbattuto nella folla di curiosi e polizia che circondavano la casa dove era stato commesso “l’adulterio” e vide qualcuno scappare sui tetti… Mentre lui ci raccontava l’accaduto, mia madre visibilmente turbata commentò «viri chi fiura chi ci fici fari a so’ maritu» (vedi che figura ha fatto fare a suo marito) e non disse altro..

Era proprio l’onore del marito, che Letizia stava cominciando a contestare. Pagando di persona prezzi molto alti. Questo non è un altro discorso … è dentro la strategia di vita di Letizia. Se oggi lei stessa afferma che a Palermo la mafia non è più quella di una volta, con la stessa consapevolezza si può dire che, anche il modo di pensare della non mafia non è più quello di una volta.

Chi a suo tempo, era preoccupato/a per l’onore perduto del marito oggi l’applaude e le riconosce tutti i meriti.

Al cambiamento nella mentalità dei palermitani e delle palermitane Letizia ha contribuito notevolmente. Dopo aver lasciato il marito ed essere andata via con le sue tre figlie senza chiedere alimenti o beni materiali, ha sempre gestito in piena autonomia il suo tempo, le sue relazioni e scelte, l’educazione e cura della prole, aumentando anche la portata del suo impegno sociale.

Resta famosa per i suoi scatti fotografici e anche per quelli che si è rifiutata di fare. Foto che ritraevano storie di mafia, degrado, violenza, repressione, sfruttamento di donne e bambini… Si afferma anche per altre iniziative come la casa editrice le edizioni della Battaglia e la rivista femminista «Mezzocielo». Tutto in funzione politica, e così negli anni ’70 si trova immersa in quella che è stata chiamata la primavera siciliana. Stagione fervida di idee, speranze di cambiamento, relazioni interpersonali nuove, pregiudizi scomparsi. Periodo d’oro. Mitico ancora nei suoi ricordi, a parlarne si esalta ancora. A quel punto entra a pieno titolo nella politica in Consiglio Regionale, poi consigliera del sindaco Leoluca Orlando e assessora alla viabilità al Comune di Palermo. Si ritrova nel grande movimento pacifista di quegli anni in cui confluivano ambientalisti e femminismo… Ne parla, ancora con passione, in una intervista recente (*) assieme a Leoluca Orlando.

Letizia continuava a fotografare. Il clima in città era di grande allegria e perfino i delitti di mafia erano diminuiti. Probabilmente anche la mafia deve essere rimasta disorientata. Da amministratrice ebbe idee geniali come la rigenerazione della Vucciria (**) il famoso mercato del centro di Palermo dipinto da Guttuso. Ispirandosi al modello francese propose di dare altrove una degna dimora ai poveri di quel quartiere e ripopolarlo con intellettuali e artisti, ristrutturando le casupole per trasformarle in studi d’arte e laboratori per la produzione di idee. L’operazione ebbe inizio ma i nuovi abitanti non furono bene accolti. Gli artisti che comprarono gli immobili dovettero sloggiare presto. Ogni volta che si allontanavano da Palermo la loro abitazione veniva saccheggiata da “ignoti”. Intatto rimaneva solo l’appartamento di Letizia perché lei era riconosciuta come una del popolo. Un’artista donna che usava gli strumenti della conoscenza e il suo talento per migliorare le condizioni dei diseredati e restituire dignità soprattutto alle donne e ai bambini.

E’ sempre di quegli anni il suo progetto di ridefinire le aree depresse del territorio, rimpolpandole di verde. L’idea in sé è geniale, ricordo che in quegli anni si guardava alle città del Nord-Europa e qualcuno mitizzava come modello metropolitano la città nel parco. Ma la “ verdizzazione” della Bonagia (***) – terza circoscrizione di Palermo – continua a pagarne le conseguenze, per i danni prodotti e mai rimediati. Adesso molti abitanti di quel quartiere, disperati per la realtà quotidiana, mettono in vendita le loro abitazioni, sorte in un periodo di grande sviluppo dell’edilizia e spesso ad opera di organizzazioni non proprio legali… Infatti la mafia che non è più quella di una volta (ma meglio organizzata con collegamenti internazionali) pensa più in grande.

E’ di questi giorni la grande retata a Palermo che vede arresti dell’impresa mafiosa gestita anche da impiegati, tecnici, assessori del Comune (quindi giunta Orlando) che voleva cementificare ancora la città, costruendo 350 appartamenti in deroga al piano regolatore, in aree del centro storico, per un turismo di lusso. Il tutto nella politica rilanciata, da tempo, dal sindaco Orlando che punta al turismo culturale per un riconoscimento mondiale dei beni artistici della città, con esaltazione del percorso architettonico arabo che è grandioso, immenso e riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità intera. Certo l’arte e il turismo come motore dell’economia è un bel bocconcino anche per la mafia!

Tutto questo dovrebbe aprire seriamente una profonda riflessione sulle organizzazioni mafiose e le loro infiltrazioni nelle istituzioni, nel tessuto sociale e nelle relazioni internazionali.

Perchè a Palermo c’è tutto e il suo contrario: la mafia e l’antimafia con infiltrazioni mafiose.

Una città dove nascono avanguardie letterarie e artistiche notevoli ma subito stroncate dall’arrivo dei “piemontesi”.

Città dove gruppi antagonisti spontanei non si rassegnano.

Città in cui il centro artistico – e della fotografia creato e gestito proprio da Letizia Battaglia ai cantieri Zen aggrega giovani e realizza notevoli iniziative a due passi dai quartieri-ghetto del centro storico dove il degrado è notevole, l’analfabetismo imperante e i bambini non frequentano la scuola.

Palermo però è anche il luogo dove la passione e la positività di Letizia Battaglia contagiano il regista Franco Maresco che utilizza tutti gli scatti e i suoi racconti per realizzare «La mafia non è più quella di una volta» e che quando il film (lo scorso anno) viene proiettato a Venezia commenta: «La mia sensazione, però, è di essermi spinto oltre rispetto al film precedente. In un territorio in cui la distinzione tra bene e male, tra mafia e antimafia, si è azzerata e tutto, ormai, è precipitato in uno spettacolo senza fine e senza alcun senso».

(*) visitare i siti indicati può presentare sorprese piacevoli

(**) Gli alberi da foresta che hanno dissestato il quartiere BONAGIA https://tgs.gds.it/programmi/telegiornale/2020/02/21/marciapiedi-dissestati-a-palermo-le-segnalazioni-2-20290740-5c1d-40f5-bf36-cb9648ce040f/

(***) Roma, “La Vucciria” a Montecitorio: il dipinto capolavoro …

https://roma.repubblica.it/cronaca/2019/11/27/foto/vucciria-242055073/1

(***) Battaglia e Orlando: “L’antimafia non ha bisogno di …

https://lavialibera.libera.it/it-schede-13-intervista_letizia_battaglia_leoluca_orlando

 

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

La Bottega del Barbieri

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