Nei labirinti della mente

Urania ripropone «Il telepate», uno dei romanzi più belli di John Brunner

«Il mondo sicuro e tranquillo di poche settimane prima si era spaccato, frantumato e questo lo chiamavano “crisi”, un termine che non spiegava niente. Per la maggior parte della gente non significava nulla quella parola». Gerald nasce in quel momento, da una donna che non lo vuole e non lo amerà. Il padre, un terrorista, è morto. Intorno «la popolazione, in un colpo, trasformata in una combinazione di criminali e mendicanti». L’Inghilterra assiste ad «azioni di pacificazione» ma stavolta a casa sua, anziché «in Paesi lontani, pieni di giungle e deserti» dove «colpivano gente dalla pelle nera». Non è facile per un ragazzino crescere in questa situazione prima e poi nel faticoso dopoguerra. Tanto più che Gerry è fisicamente menomato.

Nella prima parte, scritta con grande maestria e che dunque cattura subito chi legge, John Brunner butta la parola «telepati» di sfuggita. Lettori e lettrici sanno che il romanzo si intitola «Il telepate» (in inglese il titolo era «The Whole Man») e dunque non si stupiscono quando Gerald capisce che può leggere la mente altrui.

Nella fantascienza per lungo tempo i telepatici sono stati relegati al ruolo di spie e/o cattivi. Finalmente con Brunner ci incamminiamo su altre strade, piene di scoperte e dolore, di sciacallaggio e di altruismo, della fatica necessaria per rispondere ad alcuni «perché?». Mai una banalità, un deja vu, qualche comodo stereotipo. Come di consueto non svelerò la trama – sto dicendo meno della “quarta di copertina” – perché mi pare giusto così; ma garantisco che arriverete all’ultima pagina con godimento letterario, intellettuale, emotivo. O almeno: a me è capitato così anche in questa seconda lettura. In particolare consiglio a chi ama la musica, e le sue infinite possibilità, il capitolo 28.

Il romanzo era già uscito come «Il telepatico» dall’Editrice Nord e prima come «Sogna superuomo» in Galassia.

Altre volte ho accennato in “bottega” che l’inglese Brunner ha sfornato di tutto: un po’ di romanzi e racconti da dimenticare, molti di piacevole lettura e una cinquina di capolavori. Ed è in questo piccolo gruppo che si colloca «Il telepate» con «La scacchiera» (ripubblicato da Urania due anni fa), «Tutti a Zanzibar», «Il gregge alza la testa» e un paio di storie più brevi. Per tutto febbraio lo trovate in edicola (traduzione di Ugo Malaguti) nella Collezione Urania: 220 pagine per 6,90 euri. Ve lo consiglio di cuore e di testa; anche se mentre scrivo ho un febbrone, e dunque chissà che infili qualche strafalcione, fidatevi.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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