Niwemang (Half moon) – Bahman Ghobadi

(ri-visto da Francesco Masala)

una storia di musicisti curdi in viaggio, in un Kurdistan che esiste,  e di voci di donne che resuscitano i morti.
appassionante e coinvolgente, non sarà perfetto, ma per me è un piccolo grande capolavoro da scoprire.

aggiungo una speciale maledizione per i nazisti che mettono in galera e ammazzano chi canta, chi fa film, chi dipinge.

che il dio dell’Arte faccia scomparire in qualsiasi modo quei nazisti, con loro tutti i modi sono leciti.

intanto buona (anzi ottima) visione, non ve ne pentirete

 

ecco il film completo, con sottotitoli in spagnolo:

 

Nûdem Durak sembra uscire da Niwemang:

da qui

 

da un’intervista con il regista, Bahman Ghobadi:

…Come è nato il suo amore per il cinema?

In realtà non ho mai amato il cinema in quanto tale. Vivevo in una piccola città di confine, dove c’era solo un cinema con un piccolo negozio di panini. Quando mio zio mi portava al cinema c’era una specie di rito: si comprava un panino e poi lo si mangiava in sala. Per molto tempo ho pensato che fosse una specie di cerimonia legata al cinema. Poi ho scoperto che il cinema poteva essere uno strumento per lasciare un segno, un’arma per lottare.

Lei è un regista giovane, che sta formando una generazione di cineasti ancora più giovani di lei. Come è il suo rapporto con questa generazione futura?

In Iran si corre il pericolo che i giovani che hanno talento si perdano in una situazione difficile. Il governo è come un uomo che con una mano tiene la testa dei giovani sott’acqua, impedendo loro di respirare. Ma è anche il paese in cui il 70 % della popolazione è giovane, e con una storia molto antica. Negli ultimi quarant’anni si sono dimenticate cultura e identità, ma spero che i giovani possano recuperare ciò che si è perso.

Chi produce i suoi film?

Li produco da solo, spendendo pochissimo. Ho imparato che devo procurarmi i soldi da solo. Non sono ricco, però sono sempre riuscito a recuperare quanto mi occorre per girare.

Quali autori le piacciono del cinema italiano?

Io amo Bertolucci, l’ho incontrato qualche volta, ho visto quando ero ragazzo Piccolo Buddha e L’ultimo imperatore: per me è un grande artista e una grande persona. Amo il neorealismo italiano, ma per me Bertolucci è sinonimo di perfezione.

Può raccontare qualcosa del nuovo film?

Questo è il mio primo film dopo essere andato via dall’Iran, parla di un uomo di settant’anni iraniano che, appena uscito dal carcere, cerca la sua famiglia, le sue radici e la sua identità. Ci saranno pochi dialoghi, in lingua greca, turca e farsi. Sto ancora lavorando alla sceneggiatura, a metà gennaio inizierò le riprese , ma spesso cambio all’ultimo momento. Per esempio ne I gatti persiani volevo parlare di due sorelle musiciste, ma quando ho conosciuto i due protagonisti ho capito che la storia della loro vita underground doveva essere raccontato e ho cambiato tutto una settimana prima di iniziare a girare.

La sua casa di produzione si chiama Mij Film . In lingua curda significa “nebbia”. Come quella che avvolge il Kurdistan e l’Iran, e che Ghobadi sta cercando, con il suo lavoro, di far dissolvere.

da qui

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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