Nnedi Okorafor: «Chi teme la morte»

sostiene db: la scrittrice statunitense (di origine nigeriana) è una stella luminosa

«Non c’è nulla che un essere umano debba considerare invisibile, intoccabile o inavvertibile»: con questa bussola affrontate «Chi teme la morte», romanzo d’esordio di Nnedi Okorafor – a esser pignoli Nnedimma Nkemdili Okorafor – e sarete trascinati in quasi ogni luogo e nonluogo.

Fantascienza del deserto magico? Favola nera? Fantasy all’africana? Al solito le etichette lasciano il tempo che trovano. E’ un gran libro «Chi teme la morte» come gli altri due (*) di questa 45enne autrice – nigeriana ma con cittadinanza statunitense – che sono usciti dopo… ma io li ho letti prima e mi sono piaciuti al punto da recuperare questo.

Se pure volessi raccontarvi la trama sarei in gran difficoltà. Si corre da un rito a un mistero, dal ricordo di violenze sessuali alla difficile scoperta dell’amore, dalle «porte nella mente» («d’acciaio e legno e pietra») che vanno aperte a un genocidio da fermare, dalle fughe continue all’impossibile impresa di “guarire” le donne dalle mutilazioni genitali e gli uomini dalla loro violenza…

Vi assalirà un (sano) dubbio: che l’Africa non esista e che le molte Afriche – nel passato e nel futuro – siano un abisso diverse da quelle che l’Occidente ha inventato, travisato, disprezzato.

«Tutto si basa sull’equilibrio». Ci sono quattro punti: Uwa «rappresenta il mondo fisico»; Mmuo «è la regione ignota»; Alusi «rappresenta le forze, le divinità, gli esseri non Uwa»; infine Okike è «il Creatore».

A proposito: «chi l’avrebbe mai detto che un piccolo grupppo di gente sperduta in mezzo al nulla potesse vivere così tanti colpi di scena?».

Segnalo «il Popolo Rosso» che si sposta «all’interno di una giganteca tempesta di polvere». Segnalo «la Regola Aurea dell’Attitudine». E segnalo una parola bellissima – «ifunanya» – da dire alla persona amata; impariamola anche se l’autrice spiega che la può dire solo un maschio… come per rimediare «a tutto lo sporco» di cui troppe volte gli uomini ricoprono le donne. Infine segnalo che il capitolo 61 è solo un piccolo disegno. E che dopo il capitolo 62 c’è il «Capitolo 1 Riscritto».

Scusate se vi dico i “fatti miei” ma ho la controprova che questo libro può inchiodare chiunque. Infatti Tiziana che legge poca letteratura fantastica e pochissima fantascienza mi ha letteralmente rubato il libro e me lo ha ridato solo dopo pagina 463; mancava solo che dicesse «ancora» oppure «dov’è il capitolo 2 riscritto?».

Ah, in vari punti del libro si gioca a warri. Se non lo conoscete… incuriositevi. È uno dei giochi più antichi – semplici e belli – del mondo. E se passate a Imola vi insegno e/o vi sfido. Sono il campione in carica (del condominio, cosa pensavate?).

(*) qui Tris: la giovane Nnedi, il vecchio Jack più… la recensione a «Laguna» e qui «Impara ad aspettarti l’inaspettato» quella a «Binti»

redazione bottega
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Leggere certe recensioni riesce a risollevare le giornate, e questa autrice geniale, l’invito a conoscerla, a leggerla, a perdersi nelle sue trame rende una schifezza di mattina uno splendido pomeriggio. Potere del talento e dell’immaginazione. Grazie dei suggerimenti di lettura.

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