Noi, «vertebrati sognanti»

Ancora per qualche giorno in edicola «Il divoratore di mondi» di Gregory Benford; a seguire un PS per “martediane/i” voraci e una propostina

«L’astronomia somiglia molto a un giallo in cui gli indizi vengono rivelati subito e il cadavere si trova solo più tardi, se mai lo si trova». Bella riflessione. Come pure quella, quasi 100 pagine dopo: «Gli astronomi si erano ben presto rivelati i Peter Pan della specie umana» con poi un affettuoso rimando a Carl Sagan. Interessante anche questo scambio di battute: «In astronomia il nuovo è una delizia, una rivelazione»; «in politica è un problema». Molti eccetera. Per finire con il pensoso Post Scriptum, dunque all’ultima pagina, che però… non vi dirò.

L’astronomia domina le pagine del romanzo «Il divoratore di mondi» di Gregory Benford uscito nel 2000 con il titolo «Eater» e ora ristampato in Urania Collezione (280 pag per 6,90 euri) nella traduzione di Vittorio Curtoni; è in edicola ancora per pochi giorni. E merita.

Sarebbe un delitto svelarvi la trama, molto ben costruita anche nei punti avvicenti e “difficili” con tre personaggi in primo piano, quattro contando l’alieno. Domina una indimenticabile Channing.

Chi ha incrociato «La nuvola nera» (del 1957) di Fred Hoyle – chi non lo conosce vada subbbbbito a leggerlo – noterà molte somiglianze nell’impianto di partenza (e anche nell’irrompere della musica). Però, nel bene e nel male, Benford non ha fatto una variazione ma ha audacemente re-inventato il tema. Chapeau si dice in Francia. Anche se il romanzo di Hoyle resta una spanna sopra.

Frasi citabili? «I due elementi più comuni nell’universo sono l’idrogeno e l’idiozia» e loro (cioè i servizi segreti) «hanno grandi dosi di entrambi».

«La curiosità globale era rara e diventava sempre più rara».

«A meno che un alieno non ci assomigli molto, non possiamo imparare un granchè da lui». Modestia esclusa (aggiungo io).

«Il mondo era talmente plasmato dai media, talmente prigioniero di chi mirava a catturare spettatori anziché trasmettere informazioni, che gli avvenimenti venivano percepiti come um film ,uno show». E i giornalisti nel romanzo parlano sempre «con una sicurezza pari solo alla loro ignoranza».

E ancora: «Com’è quel modo di dire? “Politici e pannolini andrebbero cambiati spesso e per le stesse ragioni”. Soprattutto quelli armati».

Due fra i protagonisti sono consapevoli esponenti «dell’ultima generazione a ritenere che gli eventi fossero più reali se osservati di persona piuttosto che sugli schermi tv con la loro simulazione di realtà».

«Il pensiero istituzionale seguiva il modello dell’istrice…» mentre Kingsley (uno dei protagonisti) «preferiva il modello della volpe».

L’alieno ci definisce «vertebrati sognanti». Perchè no?

Discontinuo ma sempre almeno un filino sopra la “media” lo statunitense Benford – è fisico di mestiere e si sente – qui è al suo meglio, almeno per quel che ho letto io (*). Come suggeriva Riccardo Mancini, il mio socio di scrittura e fantascienza, «non esiste una fantascienza hard e una soft… dev’essere sempre hard, anche quando è dolce».

POST SCRIPTUM per “MARTEDIANE” e “MARTEDIANI” VORACI

Ho ricevuto due messaggi (privati) interessanti che vi sottopongo. Nel primo si “teme” che i post su fantascienza e dintorni stiano passando da 3 a 2 per Marte-dì: beh, non è detto. Dipenderà dal mondo detto reale ma anche da chi collabora. Oggi a esempio avevo tre post “martediani” ma quello di Fabrizio Melodia slitterà di 7 giorni perchè urgeva dell’altro. Nel secondo messaggio ho trovato: «visto che tu sei appassionato di fantascienza ma anche di jazz, quando ci proporrai i 10 romanzi o racconti di science fiction più jazzistici?». Poffarbacco, bella idea: però su due piedi mi vengono in mete solo un paio di titoli e un altro paio di “forse”. Da un primo controllo in rete – digitando cioè jazz e fantascienza – trovo un sacco di roba interessante (confesso che la metà non era nelle mie conoscenze)… però non una lista di 10 titoli. Ed ecco la mia propostina: chi la vuol fare? Intanto qui sotto vi faccio un link “al contrario” cioè un brano del grande Ornette Coleman intitolato alla fantascienza. Buon ascollto. Sia detto per la cronaca mentre scrivevo stavo ascoltando John Coltrane però mi sposto anche io su Ornette (ho amato tutto di lui… tranne le sue cravatte).

5:02

Ornette Coleman
Science Fiction
1971

andrujon

YouTube – 13 nov 2010

(*) cfr «Se le stelle fossero dèi» di Gregory Benford e Gordon Eklund , ristampato nel gennaio 2017

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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