Non solo Aloha

Una recensione – in gran ritardo – a «Lettere dalle Hawaii» di Mark Twain e un invito a riscoprire le opere meno note del grande Samuel Langhorn Clemens (*)

bandieraUsa

Tutte/i vi ricordate di Samuel Langhorn Clemens, vero? Mi è parso di sentire volare alcuni “no”… Eppure lo avete letto da piccole/i; e forse da grandi. Ah, lo conoscete come Mark Twain? In effetti era il suo pseudonimo. Prima di parlarvi di suo un libro molto interessante – «Lettere dalle Hawaii» – tradotto in italiano, qualche notizia su di lui e un po’ dei suoi meravigliosi aforismi.

Qui in “bottega” amiamo molto Clemens-Twain. Addirittura in «Chi siamo» Santa si presenta citandolo: «Ci sono due momenti importanti nella vita: quando nasci e quando capisci perché». Io indosso spesso-spesso una maglietta (devo scrivere t-shirt?) con questa sua frase: «Quando ti trovi d’accordo con la maggioranza è il momento di fermarti a riflettere» (se vi piace potete ordinarla qui: www.immaginiecinema.com).

Twain-Clemens fu anche (con Oscar Wilde e G. B. Shaw) uno dei più grandi autori di aforismi. Eccone qualcuno.

«Si dovrebbe credere che questo stesso Dio senza scrupoli, questo minorato morale, fu nominato insegnante di bontà, dei costumi, della clemenza, della legalità, della purezza? Sembra impossibile e folle».

«L’umorismo è una gran cosa, è quello che ci salva. Non appena spunta, tutte le nostre irritazioni, tutti i nostri risentimenti scivolano via, e al posto loro sorge uno spirito solare».

«Il banchiere è un uomo che ti presta l’ombrello quando c’è il sole e se lo riprende quando inizia a piovere».

«La civiltà è un illimitato moltiplicarsi di necessità non necessarie».

«Quando ci ricordiamo di essere tutti folli, i misteri scompaiono e la vita trova una spiegazione».

«Un uomo con una nuova idea è un pazzo fintanto che la sua idea non ha successo».

«Ricordate quel venerabile proverbio: i bambini e gli sciocchi dicono sempre la verità? La conseguenza logica è ovvia: gli adulti e i saggi mai la dicono».

«Il letto è il posto più pericoloso del mondo. L’ottanta per cento della gente vi muore».

«Fai sempre la cosa giusta; gratificherai alcune persone e stupirai le altre».

«Se raccogliete un cane affamato e gli date da mangiare, potete star sicuri che non vi morderà. Questa è la principale differenza fra l’uomo e il cane».

«E’ più facile ingannare la gente piuttosto che convincerla di essere stata ingannata».

«Tutte le scoperte della medicina si possono ricondurre alla breve formula : “l’acqua, bevuta moderatamente, non è nociva”».

Fra le sue migliori battute-verità (soprattutto in riferimento al livello pedagogico degli Stati Uniti) c’è questa: «Non ho mai permesso che la scuola interferisse con la mia educazione».

Come ricordava qui in “bottega” Francesco, sempre lui, Clemens/Twain aveva una pessima – e giustificata – opinione sui giornalisti.

«L’opinione pubblica di una nazione è creata da un’orda di sempliciotti ignoranti e compiaciuti che hanno fallito come sterratori e calzolai, e che hanno intrapreso il giornalismo lungo il loro cammino verso l’ospizio per poveri».

«Così divenni un giornalista. Ho odiato farlo ma non ero riuscito a trovare un lavoro onesto».

«Il giornalista è colui che distingue il vero dal falso… e pubblica il falso».

E a proposito di un quotidiano che lo aveva dato per defunto commentò: «La notizia della mia morte era alquanto esagerata».

Sempre in “bottega” Masala ha postato – è qui: Scordata: 21 aprile 1910 un ricordo vergato da Franz (chi mai sarà?) dove si avanza il sospetto che Kurt Vonnegut sia la reincarnazione di Clemens/Twain.

MarkTwain

Clemens scelse lo pseudonimo di Mark Twain probabilmente in riferimento ai suoi trascorsi come battelliere sul Mississippi. Infatti nello slang del fiume la frase «By the mark, twain», ovvero “Dal segno (sono) due” – sottinteso “tese” che sarebbero circa 3 metri e 70 centimetri – indica la profondità alla quale si può navigare in sicurezza.

Ovviamente non solo aforismi: fu uno dei maggiori scrittori statunitensi di ogni tempo. Basterebbe aver scritto «Le avventure di Tom Sawyer» e «Le avventure di Huckleberry Finn» per esserlo. Ma sarà bene non dimenticare (come i perbenisti vorrebbero) il Mark Twain rabbioso del pamphlet «Soliloquio per re Leopoldo» (qui in bottega se n’è parlato) contro gli orrori del Belgio in Congo e di molte altre opere politiche.

LetteredalleHawaii

E veniamo alla traduzione di «Lettere dalle Hawaii» – 302 pagine per 17 euri – uscito da Cavallo di ferro edizioni (www.cavallodiferroeditore.it) nell’agosto 2013, nella traduzione di Virna Conti e a cura di Alessandro Gebbia e di Virna Conti.

In copertina si legge: «Un assaggio del genio di Twain e al tempo stesso il miglior racconto di viaggio sulle Hawaii mai letto». Vero ma sono anche “prove d’autore” del Twain successivo. Si intravede «l’inventore del giornalismo americano», di quello migliore perlomeno. Anche se in queste lettere/articoli – fra marzo e luglio del 1866 – il trentunenne Mark Twain non rifugge da qualche luogo comune si rivela comunque acuto, controcorrente e capace di passaggi memorabili. Chi leggerà questo libretto rifletterà e/o sghignazzerà sui «cristiani di larghe vedute» (pag 17), sul Pacifico «agitato» (pag 35), sulle «notizie economiche» dell’epoca (pag 44 e altrove), sul «rispetto per i morti» (82), sul carcere (96-97), sull’industria delle balene (100 e seguenti), sul lungo resoconto di un naufragio, sui funerali (196), sulla parafrasi dell’«Amleto» (208), ricordando la morte del capitano Cook, sul «romantico Dio Lono», sull’«innato altruismo dei nativi» e sull’analisi di costi e lavorazione dello zucchero che era poi (come spiegato nell’introduzione) il motivo iniziale del suo reportage.

Nel paragrafo intitolato «Un’ingiuria completa», Clemens/Twain scrive: «Il livello intellettuale dell’Assemblea Legislativa è all’altezza della media delle altre istituzioni nel mondo; e lo considero un complimento, anche se mi resta difficile farlo».

Assai interessante la «Guida alla lettura» di Virna Conti con notizie significative su storia e religione delle isole: a proposito il famoso Aloha (rivolto ai visitatori) deriva da uno dei 4 dèi della religione hawaiana; gli altri tre sono Kane, Kanaloa e il su citato Lono.

Ah, quando vi parlano degli “antamericani” che offendono la grabde denocrazia statunitense ricordatevi di Twain/Clemens. Nelle pagine di «Storia popolare dell’impero americano» – che non mi stanco di consigliare a “fumettari” e non – l’io narrante, cioè Howard Zinn, il commento sull’invasione delle Filippine, a inizio ‘900, proprio a Mark Twain, il quale dopo aver visto l’imperialismo all’opera suggerì di adottare «una nuova bandiera con le strisce bianche dipinte di nero e le stelle sostituite dai teschi con le tibie incrociate». E fu con questa rabbia e consapevolezza che «pubblicai alcuni dei miei scritti più accesi fra cui “La persona che siede nelle tenebre” e “La preghiera della guerra”. Fui criticato per non essere divertente». Ecco un altro Twain, da riscoprire non meno del grande scrittore, del giornalista, dell’inventore di aforismi.

BREVE NOTA SULLE BANDIERE CENSURABILI

Ah, dopo una ricerca abbastanza lunga non ho trovato in rete «una bandiera Usa con strisce nere e teschi al posto delle stelle», come suggerì Clemens/Twain e come tante volte si è visto nei cortei contro l’imperialismo. Censura? Ossessione del «politically correct» anche in spregio alla storia e al minimo diritto di cronaca? In ogni caso ho sostituito quella bandiera con l’altra – trovata in rete – che vedete in apertura di post: la considero la più irriverente (cioè veritiera) fra quelle “non censurate”.

   (*) Questa sorta di recensione va a collocarsi nella rubrica «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita e probabilmente continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3… o da chi si ricorda più); altre volte mi è accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a “morire di vecchiaia”. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto chiedendo venia. Però, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po’ di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo “agostano” quasi quotidiano, così da aggiornare in “un libro al giorno toglie db di torno” quel vecchio detto paramedico sulle mele. D’altronde quando ero piccino-picciò e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda «che farai da grande?» rispondevo «forse l’austriaco (intendevo dire “astronauta” ma spesso sbagliavo la parola) oppure «quello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli». Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; però ogni tanto mi mandano i libri … e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. «Allora fai il recensore?» mi domandano qualche volta. «Re e censore mi sembrano due parolacce» spiego: «quel che faccio è leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perché storia, personaggi e stile mi hanno catturato». Altra domanda: «e se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?». Meditando-meditonto rispondo: «In linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perché perder tempo a sparlare dei brutti?». (db)

 


Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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