«Obiettivo Marte»

db ragiona sul bel romanzo di Benford, riproposto da Urania

Andare su Marte: molti elementi concreti e qualche ipotesi nel romanzo «The martian Race» (del 199, tradotto da Maura Dalai) e ora riproposto da Urania Jumbo come «Obiettivo Marte»: 416 pagine per 9,90 euri; lo trovate in edicola ancora per un po’ di giorni.

Merita.

Benford era stato ottimista: prevedeva che nel 2018 quattro bipedi terrestri (seguiti da altri 3) avrebbero raccontato quel he c’è sul pianeta detto rosso, dopo essere arrivati lì «a basso costo e con ausili tecnologici verosimili». Umani dunque e non robot. Vi lascio scoprire se ci sono intrighi politici e “questioni di genere”.

Fra le poche cose che vi anticipo – qui è vietato fare spoiler – il “chi paga”. Sono i privati e vedrete in che modo perfido (dunque geniale) Benford risolve la faccenda e poi la ingarbuglia. Questo mi fa tornare in mente che devo recensire l’interessante saggio «Marte oltre Marte» di Cobol Pongide, uscito l’anno scorso (mannaggia a me, sono sempre in ritardissimo) presso DeriveApprodi.

Ho scritto che «merita» la lettura. Aggiungo: Benford è molto tecnico, a volte sin troppo minuzioso, ma anche capace di passaggi appassionanti. Difetti? Forse il brodo è un po’ allungato, specie all’inizio. Ma ci sono colpi di scena (uno lo chiamerò «starnuto» e scoprirete il perchè) che ripagano l’attesa.

Citabili?

Tante frasi ma, visto il contesto, la mia preferita resta: «Era possibile che la cooperazione – e non la competizione – fosse la carta vincente?». Giorno verrà che impareremo…

Indimenticabile «il martappeto». E occhio a Craig Venter, realmente esistente. Citato anche il vecchio film «L’astronave atomica del dottir Quatermass» (che paura quando lo vidi… ma avevo solo 8 anni).

Una noticina su escrementi e urina: avviso alle persone schifiltose: saltate il paragrafo.

Se a dicembre avete letto il post La ragazza cinese e il suo coniglio arrivano sulla Luna… di Andrea Bernagozzi ricorderete che fra i 17 commenti ve ne erano ben 4 di «Mario M», il quale sostiene che «L’uomo non è mai andato nello spazio, né in orbita attorno alla terra, tantomeno sulla luna» e fra le tante “prove” inserisce  l’impossibilità di riciclare l’orina. Ecco se «Mario M» ripassa di qui io lo invito a leggere il romanzo di Benford che in più punti (valga pagina 187 a esempio) spiega come si fa. Ed elogia il riciclaggio di ogni escremento umano.

Per finire… l’inizio: cioè la copertina. Come potete vedere ci sono “strane tute” – fra bikini e farfalla ? – in questo libro di Benford: ma leggendo il romanzo scoprirete come invece siano ingombranti (e poco sexy) gli abiti spaziali. La protagonista anzi «si sentiva infagottita come l’omino Michelin». E allora la copertina? La spiegazione è seeeeeeeempre quella: a Urania resta il pene-centrismo e dunque ciò che «scatena le fantasie maschili». Chiede la protagonista (ovviamente parlando d’altro): «e quelle femminili non contano?». Risposta: «Non c’è mercato per quelle». Così su Marte (e forse in Mondadori) «si fecero tutti una bella risata, malgrado la punta di amarezza».

ALTRI BENFORD IN “BOTTEGA”

Presentando tempo fa «Il divoratore di mondi» di Benford avevo scritto qualcosa che può valere anche per questo romanzo. E dunque incollo: «L’astronomia somiglia molto a un giallo in cui gli indizi vengono rivelati subito e il cadavere si trova solo più tardi, se mai lo si trova». Bella riflessione. Come pure quella, quasi 100 pagine dopo: «Gli astronomi si erano ben presto rivelati i Peter Pan della specie umana» con poi un affettuoso rimando a Carl Sagan. Interessante anche questo scambio di battute: «In astronomia il nuovo è una delizia, una rivelazione»; «in politica è un problema». Cfr Noi, «vertebrati sognanti»

E potrei ripetere il “giudizio” dato lì: «Discontinuo ma sempre almeno un filino sopra la “media” lo statunitense Benford – è fisico di mestiere e si sente – qui è al suo meglio, almeno per quel che ho letto io. Come suggeriva Riccardo Mancini, il mio socio di fantascritture, “non esiste una fantascienza hard e una soft… dev’essere sempre hard, anche quando è dolce”».

In “bottega” ho recensito (sempre con entusiasmo) anche «Se le stelle fossero dèi» scritto da Benford con Gordon Eklund.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Andrea ET Bernagozzi

    Grazie dibbì che citi quello scambio di commenti. Lo concludevo ricordando (azione importante, ricordare) chi era mancato nel corso delle esplorazioni spaziali e sottolineando il rischio di catalogare come amenità folcloristiche quel genere di affermazioni, indipendentemente da chi le propone. Perché se si lascia aperto uno spiraglio, anche piccolo, all’idea che i morti sono morti per finta, in un ambito apparentemente innocuo come quello di chi sostiene che non siamo mai andati sulla Luna o addirittura nello spazio, be’, ora esagero, si potrebbe finire a vivere in un paese dove il 16,1% ridimensiona la portata della Shoah in termini di vittime e il 15,6% sostiene anzi che la Shoah non sia mai avvenuta. D’altronde, se vale per le missioni spaziali, può valere anche qui sulla Terra, no? Si potrebbe, eh. Esagero, ho scritto. (https://eurispes.eu/news/eurispes-risultati-del-rapporto-italia-2020/)

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