«Oggetti smarriti» e altri racconti del…

del Trofeo RILL e dintorni

db illustra (e loda) l’annuale antologia che offre il miglior “fantastico” italiano

«In medias res» (aho, mi ricordo un po’ di latino) con i racconti e poi faremo un saltino indietro.

«Lavoriamo su tutto ciò che è stato perso» così dice Angelo – dell’Ufficio Oggetti Smarriti – all’ingegner Bucchi. Ma perduto in che senso? E… tutto-tutto? Leggere per credere: «Oggetti smarriti» del bolognese Valentino Poppi è il vincitore del XXVI Trofeo Rill (*) ovvero “Riflessi di luce lunare”.

C’è un tatuaggio miracoloso in «Horimono» di Arthur “Boo” Radley, bolognese anche lui e secondo classificato.

Terza classificata è la romana Laura Silvestri con l’originale, ottimo «Chiari di luna e male parole» (**): come dice un proverbio ciociaro «Tre so’ le grà pputenze: le Papa, l’arrè e chi non te’ niente». Imperdibile per chi si diverte con le tre civette sul comò, la più misteriosa tra le filastrocche.

Non giudicano e per questo “Lassù” li hanno soprannominati «Angeli della reputazione dell’ultimo minuto»: li incontrerete nello choccante «La polvere sotto il tappeto» del carpigiano Saverio Catellani, quarto classificato.

Quinto classificato è «Nibani» del romano Gianluca Vici Torregiani: i vecchi dèi abitano nelle antiche astronavi e forse ci aiuteranno.

Un saltino indietro. Questi 5 racconti aprono «Oggetti smarriti e altri racconti del trofeo RILL e dintorni» – con la bella copertina di Valeria De Caterini – edita da Acheron: 176 pagine per 10 euri. Sono i vincitori, scelti fra 430 racconti a opera di 360 fra autori e autrici della ventiseiesima edizione, e compongono la prima parte del libro.

Nella seconda sezione ci sono «i gemellaggi internazionali» ovvero un racconto ripreso dall’australiano AHWA (Flash Fiction & Short-Story Competition), uno dal sudafricano Nova Short-Story Competition e due dallo spagnolo premio Visiones.

L’universo? Forse è pieno di morti. Lo scopriremo in «Il vuoto» di Benjamin Keyworth.

«Dobbiamo sbrigarci» è l’imperativo del racconto (circolare) di Stuart Olver.

«Ci sono cose che non si dicono» ed è un “bene” (o no?) per la collettività che si trasformino in «sbuffi di luce dorata»: così in «Il dicibile» – secondo me il più originale racconto di questa seconda sezione – dello spagnolo (ma ora si è trasferito in Mongolia) Andrés Bigorra Mir.

Si sa che «rispettabili ed efficienti cittadini» sono capaci di raggiungere ragionevoli intese però forse non sono in grado di comprendere cosa sta accadendo a Zenone, il quale è poco più – direbbe qualcuno – di «un cumulo di rottami robotici». Assai brava la spagnola Amparo Montejano in «Il poeta di ferro» a ridare linfa (e qualche pizzico di tenerezza) all’abusato tema del rapporto fra il biologico e l’artificiale.

La terza parte di questo libro è «La sfida», un concorso parallelo al Trofeo RILL e riservato a chi è giunto in finale nel concorso. Ogni anno la “sfida” contempla un tema e un vincolo (o più): quest’anno il tema era «La parola magica» e il vincolo la presenza nel testo di una filastrocca. Fra i 23 racconti ne sono stati pubblicati quattro, vincitori ex aequo.

Il primo è «Chi c’è dietro di te» della romana Laura Silvestri (**): ancora lei, in gran forma.

«Che fine ha fatto il tuo corpo?» è la domanda che attraversa «Il senzamente», cioè il secondo racconto, opera del vercellese Maurizio Ferrero.

Bellissimo il finale di «Cose strabilianti» della brianzola Michela Lazzaroni. Di lei penso ogni bene da quando ho letto il suo racconto «Un patto equo», uno dei tre finalisti al premio Urania Short 2020. Una curiosità: se vi capita di comprare «La lettura» – è l’inserto culturale (a volte eccellente, talaltra “marchettaro”) de Il corriere della sera – obbligatoriamente avrete notato le complesse, interessanti infografiche; sono sue cioè di Michela Lazzaroni.

Infine «Vitasassipallaruote» – non fatevi spaventar: sono 4 parole ma da leggere tutte d’un fiato – del bresciano Marco Cesari. A lui il merito della frase con il “forse” (due a esser precisi) più interessante in questa antologia: «Forse noi uomini dobbiamo imparare qualcosa che le donne conoscono già. Forse perchè noi sappiamo solo togliere la vita, mentre loro sono in grado di crearla».

(*) Qualche parola in più sul tenace gruppo di RILL – Riflessi di Luce Lunare – che merita ogni lode. Da oltre un decennio ogni anno fra dicembre e gennaio recensisco l’antologia annuale di RILL (con i migliori racconti) e dal 2011 anche un volume della collana “Memorie del futuro” per lanciare il meglio di un pulcino (o una pulcina) fra autori/autrici degli ultimi concorsi. Per me è una bella occasione – anzi due – di confermare il buon (qualche anno ottimo) bilancio sullo stato del “fantastico” italiano e di ripetere il mio plauso a chi coltiva l’arte del bel racconto breve nel nooooooioso tempo degli obbligatoriamente lunghi romanzoni-pipponi. Altre notizie qui: https://rill.it/ (vi conviene iscrivervi alla newsletter) e se vi dilettate a scrivere… occhio alla scadenza – 20 marzo – del XXVII trofeo Rill per «il miglior racconto fantastico».

(**) qui in “bottega” cfr «La Luna e l’Eden»

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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