Oggi sto con i sauri intelligenti e …

… e domani calcolo Dio: Fabrizio Melodia alle prese con «Progetto Quintaglio» di Robert Sawyer

Ogni tanto – o spesso? così insinua qualche malalingua – bazzico per biblioteche, edicole e librerie alla caccia di qualcosa che possa placare la mia fame (finirà come per il mitologico greco Erisittone?) di letture.

Mi accade persino di trovare, nella biblioteca comunale di Mira, un Urania da poco uscito nelle edicole: evviva. Sto parlando di «Progetto Quintaglio» del ragazzaccio canadese Robert James Sawyer.

Chi è? Artista assai poliedrico, liberal di sinistra (pure troppo dicono i benpensanti) e molto amato qui in “bottega”anche per la prosa chiara e asciutta, che ricorda quella del buon Asimov, ma tutt’altro che banale, sempre assai personale.

«Progetto Quintaglio» è arrivato – nella traduzione di Annarita Guarnieri – in edicola ad aprile (*): 264 pagine per i soliti 6,90 eurini. Pubblicato nel 1993 con il titolo «Fossil Hunter» viene tradotto da Urania con “soli” 26 anni di ritardo. E’ il secondo della trilogia “The Quintaglio Ascension”, iniziata con «Occhi nello spazio» (**). Qui troviamo il palentologo Toroca, il protagonista, nel tentativo appassionato di difendere la sua ardita teoria dell’evoluzione. Si ritrova fra le mani una situazione assai complessa e l’ipotesi sull’origine della sua gente – i Quintaglio – sembra sfuggirgli di mano. Infatti si scopre il relitto di un’antica astronave del popolo alieno che si prese la briga di portare i dinosauri terrestri nel loro sistema solare, mettendo in discussione qualsiasi teoria evolutiva. Ma di più non posso dirvi. Posso solo accennare che le grandi domande sono due: l’evoluzione c’è stata? E “serve” ancora?

Sawyer, in questo secondo capitolo, mette in luce la sua grande passione per la paleontologia, oltrechè per la fantascienza più ardita in cui ricorrono tematiche metafisiche e forti critiche sociali-politiche. Nei dialoghi scorre spesso una vena “divertita” che mette alla berlina i pregiudizi, il sessismo, il fanatismo religioso e le ingiustizie sociali. Del resto in tutte le opere di Sawyer assistiamo spesso a uno scontro duro – ma a volte l’ironia prende il sopravvento – fra razionalismo e misticismo, con vittorie risicate del primo rispetto al secondo.

Vorrei ancora ricordare il suo romanzo «L’equazione di Dio» e la trilogia dei Neanderthal – «La genesi della specie» (Hominids), «Fuga dal paese degli umani» (Humans) e «Origine dell’ibrido» (Hybrids) – ma aggiungendo anche il racconto «The Abdication of Pope Mary III» (L’abdicazione di papa Maria III) pubblicato originariamente, il 6 luglio 2000, sulla rivista Nature .

In «L’equazione di Dio» troviamo come protagonista Hollus, un ragno intelligente venuto dallo spazio, che invade a modo suo il nostro pianeta, entrando al museo di Toronto, dove discuterà con il paleontologo Thomas Jericho, dando importanti informazioni sulle origini della vita. Alla fine il ragnetto alieno farà una proposta “indecente” ovvero che tutta l’umanità si unisca a lui e ad altre razze per creare una task force di menti pensanti impegnate nel rispondere a domande fondamentali: perché Dio ci ha creati? E soprattutto che intenzione ha Dio con la sua creazione? In caso di referendum sulla “task force”… voi votereste sì o no?

Nella trilogia neaderthaliana, assai succosa, Sawyer propone un mondo alternativo dove a evolversi sono stati i neanderthal al posto degli homo sapiens. Balza all’occhio meglio di una rana toro quanto lo scrittore canadese ami situazioni e personaggi al limite del paradossale, oltre al gusto di infarcire con citazioni super-nerd (come «Star Trek» o «Il pianeta delle scimmie») la sua opera.

Vi invito dunque a recuperare questo libricino, aspettando che Urania completi la traduzione della trilogia dei Quintaglio: Foreigner è del 1994, dunque 26 anni possono ben bastare.

Vi lascio con un dialogo-riflessione del sopracitato filosofo ragno alieno:

«Non riesco ad immaginare un motivo per cui la storia dell’evoluzione debba essere simile su vari pianeti».

«Un motivo è evidente — disse Hollus. — Così è stato perché così Dio ha voluto». 

(*) ma a quanto pare in molte edicole di Imola non è arrivato, come sa chi conosce db e ha dovuto ascoltare i suoi “alti” lamenti.

(**) cfr Anche fra i sauri non è facile esser Galileo

L'astrofilosofo
Fabrizio Melodia,
Laureato in filosofia a Cà Foscari con una tesi di laurea su Star Trek, si dice che abbia perso qualche rotella nel teletrasporto ma non si ricorda in quale. Scrive poesie, racconti, articoli e chi più ne ha più ne metta. Ha il cervello bacato del Dottor Who e la saggezza filosofica di Spock. E' il solo, unico, brevettato, Astrofilosofo di quartiere periferico extragalattico, per gli amici... Fabry.

2 commenti

  • Daniele Barbieri

    Confermo quanto scrive «l’astrofilosofo»: qui a Imola il romanzo era introvabile (mannaggia) e solo adesso l’ho recuperato. Mi accingo a leggerlo con grande curiosità, anche per aver raccolto pareri assai diversi. Questo positivo di Fabrizio e all’opposto un’amica secondo cui «dire brutto no, però uno dei Sawyer meno belli». In mezzo si colloca Claudio che mi ha scritto così: «Non so che dire. Ha un suo perché. Il “combattimento” verso il finale, capirai, è super. L’essere supremo – che “semina” per gli universi con la tecnologia di una razza che si distrugge lasciando il lavoro a metà – è super. Ma sembra tutto slegato. Come un libro la cui rilegatura è a pezzi e tu devi sempre stare attento che le pagine siano in fila e non stai leggendo qualcosa avanti o indietro. Cattiva traduzione?». In altri tempi avrei risposto a Claudio che le traduzioni approssimative (o peggio: interi capitoli tagliati via… ai tempi di fruttero&lucentini accadde anche questo) erano purtroppo probabili ma oggi tenderei a escluderlo. La mia curiosità cresce.
    PS: viva le biblioteche pubbliche che hanno anche gli Urania.

  • Fabrizio Melodia

    Non mi capacito a volte come sia possibile che una città come Imola, assai viva e vivace a livello sociale e culturale, in una terra cosi accogliente e cosmopolita come l’ Emilia-Romagna, possano non arrivare in edicola gli Urania. Ti parlo con cognizione di causa, in quanto, in quel di Mira, di tre edicole, in ognuna avresti trovato l’ultimo Urania e, in alcuni casi assai felici, qualche succoso arretrato. Ricordo le mie scorribande al mercato estivo di Porto Garibaldi, con banchetti a perdita d’occhio, molti dei quali ricolmi d’invitanti libri usati (molti Urania orfanelli sembravano chiamarmi a gran voce, li ho dovuti lasciare al banco solo dietro aperte minacce della mia consorte e del buon Andrea)…. Cattiva gestione delle edicole? Poca sensibilità verso la SF? O a Imola, solo Dibbì legge ormai fantascienza? Vexata quaestio…

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