Ogni futuro sarà «Guerre senza pace»?

La prefazione di Gian Filippo Pizzo a una fant’antologia in uscita

Che cosa si può scrivere sulla guerra che non sia già stato scritto nel corso della Storia, e in particolare negli ultimi Settanta anni, dopo la fine della più grande di tutte? Che è una brutta cosa? Che è inumana? Che è un lavoro sporco ma qualcuno lo deve pur fare?

Personalmente sono convinto che nemmeno Filippo Tommaso Marinetti al giorno d’oggi potrebbe sostenere che sia “la sola igiene del mondo”. Troppi sono ormai gli effetti collaterali che, aldilà di morte e distruzione, colpiscono l’umanità, in termini economici, sociali, psicologici, sanitari eccetera. Effetti negativi che superano quelli che pure una volta potevano essere dei risvolti positivi, ad esempio l’innovazione tecnologica e la ricerca sanitaria che partendo dalla situazione bellica si sono poi riversate nella vita quotidiana.

Eppure…
Eppure i fatti tormentati del nuovo millennio e soprattutto l’evoluzione di un terrorismo prima clandestino ora approdato a una sorta di ufficialità con la creazione di un vero e proprio Stato (per quanto non riconosciuto) mettono a dura prova chi ha sempre creduto nell’articolo 11 della Costituzione italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […]”.
Cosa pensare, dunque? Non lo so.

Non lo so e perciò lascio la parola agli scrittori che si sono cimentati con questo difficile argomento in questa antologia, trasformando in situazioni narrative – dunque immaginarie, ma con solide basi nella realtà che ci circonda – le loro idee e le loro paure.
Credo che la condanna della violenza sia unanime, ma la sensibilità degli autori si estrinseca con approcci molto diversi, da chi nutre speranza a chi è rassegnato, da chi si ribella a chi si limita a constatare quello che succede, da chi ha uno sguardo per così dire globale a chi osserva da vicino la reazione dell’individuo.

Visioni differenti che hanno portato gli scrittori a utilizzare scenari differenti, dalla Prima Guerra Mondiale ma con intromissioni dal Futuro (Carducci e Fambrini) al Nazismo e alla Battaglia di Stalingrado (Fabre); da una riconoscibile Roma (Miglieruolo) alla Palestina e al Medio Oriente (Introna); dal presente rivisitato in chiave fantatecnologica (Tonani, Ricciardiello) al futuro dietro l’angolo (Abbate, Tevini); da un futuro più lontano (Piccolino, Pizzo) a quello più remoto e spaziale (Grasso); fino alle ambientazioni più indeterminate di Bonera, Drago e Catani.
E naturalmente toni molto differenti, dalla satira feroce a quella più bonaria e quasi umoristica, dal dramma esistenziale alla tragedia sociale, dalla visione disincantata e distaccata a quella più coinvolta ed emozionale… Tanti tasselli che compongono un quadro che dovrebbe far riflettere.

Perché alla fine resta una domanda: va bene la guerra, ma chi è il vero nemico?

GLI AUTORI – E DUE SOLE AUTRICI – DI «SARA’ SEMPRE GUERRA»: Vittorio Catani, Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Michel Fabre, Dario Tonani, Franco Ricciardiello, Stefano Tevini, Vito Introna, Irene Drago, Michele Piccolino, Giulia Abbate, Gian Filippo Pizzo, Mauro Antonio Migliaruolo, Italo Bonera, Francesco Grasso,

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