Olimpia Kutuzova, rivoluzionaria senza frontiere

recensione di Jean Radek a “Le cospiratrici” di Martina Guerrini

Non si può combattere il fuoco e la spada solo con la logica e la giustizia dei propri ideali.

(Anonimo russo)

Per molto tempo, l’unico libro in cui si parlava di Olimpia Kutuzova, la rivoluzionaria russa divenuta moglie del noto internazionalista anarchico Carlo Cafiero, è stato il romanzo «Il diavolo a Pontelungo» di Riccardo Bacchelli, dove Michail A. Bakunin viene descritto come una figura grottesca di idealista inconcludente con «lo sguardo azzurro come l’illusione e trasparente come la logica assurda». La prima edizione del libro risale al 1927, in pieno regime fascista, ed è allusivamente “dedicato” dall’autore a Mussolini che, da parte sua, non mancò di apprezzare l’opera.

All’epoca, a protestare per la ricostruzione calunniosa fu Luigi Bakunin, nipote del rivoluzionario russo, che dalle pagine della rivista argentina «Nosotros» e dalle colonne del quotidiano britannico «The Times» ne difese gli ideali rivoluzionari d’emancipazione, contestando la faziosa e artefatta ricostruzione storica di Bacchelli.

Nel mirino denigratorio dello scrittore e drammaturgo bolognese, oltre a Bakunin, finirono anche Carlo Cafiero, Andrea Costa e Olimpia Kutuzova, oltre all’ambiente anarchico de La Baronata di Locarno e il tentato moto insurrezionale in Emilia Romagna del 1874, costato numerosi arresti fra i principali esponenti sovversivi, compreso Errico Malatesta.

Per avvalorare storicamente la sua narrazione fatta di dicerie, pettegolezzi e discutibili rivelazioni, Bacchelli inserì nel testo due presunte lettere di Olimpia, evidentemente apocrife, dato che di queste non esiste traccia neppure presso l’archivio della Fondazione Bacchelli.

Nonostante l’evidente intento politico – in sintonia col regime fascista – di tale romanzo, questo fu in qualche modo accolto da parte dal Partito comunista in chiave anti-anarchica; lo stesso Gramsci, pur non stimando affatto Bacchelli per il suo moralismo («Quaderno del carcere», n. 23) in una lettera privata dette un giudizio positivo del libro, in quanto confermava la propria avversione nei confronti di Bakunin.

Finalmente, attraverso una lunga e documentata ricerca, il libro recentemente pubblicato dalla BFS, «Le Cospiratrici» ci offre un ritratto biografico e militante di Olimpiada Evgrafovna Kutuzova, per troppo tempo rimasta anche per i libertari soltanto “la moglie di Cafiero”, nonostante gli importanti contributi storiografici di Pier Carlo Masini e Bruna Bianchi che l’avevano fatta uscire dal li«»mbo della memoria.

Inoltre, l’autrice e curatrice del lavoro, Martina Guerrini, prima di farci incontrare Lipa – questo era il diminutivo della rivoluzionaria di Larino – ci introduce nel complesso ed esplosivo “sottosuolo” russo, dentro cui si muovevano nichiliste, populiste e anarchiche, in opposizione – anche armata – al feroce regime zarista, alle quali in Italia era stato dedicato solo un piccolo libro, «Memorie di donne terroriste» risalente alla fine degli anni Settanta e riedito recentemente.

Fra queste militò attivamente nella cosiddetta “Andata al popolo” anche Anna Kuliscioff, in seguito passata al socialismo riformista. Il loro percorso e le loro scelte pericolose, oltre che contro i poteri costituiti (zar, padronato agrario, Stato, Chiesa) incarnarono anche una rivolta contro i ruoli e gli stereotipi femminili imposti dal patriarcato, sin dentro lo stesso movimento rivoluzionario, tanto da coincidere con una profonda trasformazione culturale ed esistenziale.

Da prima che la Russia divenisse la patria della rivoluzione e del socialismo, proprie queste donne rappresentarono all’estero ed anche in Italia la sfida della sovversione, la vendetta del popolo e la possibilità di abbattere il potere degli oppressori.

Ad esempio, a Follonica, un attivo circolo socialista/sindacalista rivoluzionario venne intitolato a Marija Aleksandrovna Spiridonova, socialista rivoluzionaria russa, che nel 1906 aveva eliminato l’ispettore generale della polizia di Tambov. La sua figura venne ricordata, in chiave anti-interventista, pure sul giornale del Gruppo femminile di Pontremoli, «L’Alba Libertaria», del 15 febbraio 1915, mentre l‘anarchico piombinese Augusto Ricucci, emigrato all’estero durante il fascismo, avrebbe dato nome alle due figlie Baconina e Spiridonova.

Martina Guerrini [con postfazione di Antonello Venturi]
«LE COSPIRATRICI. Rivoluzionarie russe di fine Ottocento. Lettere e memorie di Olimpia Kutuzova Cafiero»

Pisa, BFS edizioni, 2016, pagine 136 con foto, € 14

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