Omonimie: Jones, Macondo, Profumo, Scalzone ecc

Negli Usa dire Jones è quasi come da noi Rossi o Bianchi. Dunque non è improbabile trovare due “reverendo Jones”. Però è singolare che mentre un reverendo Terry Jones (toh del tutto omonimo all’attore-regista dei Monthy Python) faceva tremare mezzo mondo minacciando di bruciare qualche copia del Corano, quasi nessuno si sia ricordato di un altro reverendo Jones. Eppure il più grande “suicidio di massa” del ‘900 – in Guyana, il 18 novembre 1978 – non è proprio una bazzecola. Quel Jim Jones che convinse 912 persone a uccidersi non sembrava un pazzoide: era stimato, propugnava una sorta di socialismo apostolico e fu assessore all’edilizia di San Francisco sotto il democratico George Moscone; a ricordarci quante maschere indossino la vita e la morte o forse quanto sia esile il confine fra normalità e follia.
Poco prima che un reverendo Jones agitasse un cerino dalle parti dell’11 settembre (provocando qualche incendio in Asia con morti e feriti), nel Golfo del Messico bruciava una piattaforma petrolifera, sempre della Bp: devono essere abbonati. Scorrendo gli articoli si trova che un mese prima la Bp aveva tamponato “il pozzo Macondo”. Un nome già sentito vero? Io, Gabriel Garcia e qualche altra persona non avremmo mai chiamato così un pozzo di petrolio. Ma anche i nomi, è ovvio, possono diventare maschere. O chiazze.
Torniamo in Italia. Un banchiere che si chiama Profumo – Alessandro forse – dà le dimissioni. Non so molto della faccenda. E mi pare improbabile che da quelle parti ci siano buoni profumi. In generale delle banche – comprese le italiane ma escluse le Mag (sapete cosa sono vero?) e Banca Etica – continuo a pensare quel che scrisse Bertold Brecht, cioè che “è più criminale fondare una banca che rapinarla”. Però a sentir Profumo qualcosa mi sovviene – pur se (ve lo giuro) io non sono Alberto da Giussano – ovvero un vecchio scandalo politico a sfondo sessuale. Ormai siamo abituati ma all’inizio degli anni ’60 si era meno vaccinati (e/o più ipocriti). L’inglese John Profumo, Segretario di Stato per la Guerra – a proposito di ipocrisia, questo è purtroppo il nome giusto –  ebbe una relazione con una ragazza, Christine Keller che era l’amante di un funzionario russo a cui passava informazioni. Quel Profumo rese falsa testimonianza alla Camera dei Comuni e fu costretto alle dimissioni, pochi mesi  dopo anche Harold Macmillan, il Primo ministro, si dimise (ufficialmente per pochi motivi di salute). E adesso non state a dire che in Italia nessuno lascerebbe una carica per una falsa testimonianza… mica vivo in un eremo.
Ancora. Il sindaco di Castel Volturno non vuole una lapide per i sei immigrati africani uccisi il 18 settembre 2008. Dice il sindaco (senza un appiglio) che erano spacciatori e aggiunge – un tipico delirio di Lega e dintorni – che “sotto il peso dell’immigrazione finiremo come gli Indiani d’America”.  La camorra dev’essere una roba senegalese… oppure non esiste. Molti giornali scrivono che il sindaco si chiama Scalzone senza specificare, tanto che ho pensato si chiamasse Marco Antonio, da cui le iniziali Ma che effettivamente davanti al cognome Scalzone sarebbero da evitare; però pare che il sindaco all’anagrafe faccia solo Antonio e dunque…
I meno giovani ricorderanno che negli anni ’60 e ’70 un altro Scalzone – di nome Oreste – fu in prima fila nel movimento studentesco, poi nel gruppo Potere Operaio e nell’arcipelago dell’Autonomia Operaia. Fu incriminato e incarcerato per quella schifezza giudiziaria nota come “7 aprile” (o “teorema Calogero”). In carcere Oreste si ridusse uno scheletro, venne liberato e appena possibile scappò in Francia dove vive tuttora. Condannato in Italia per reati minori ma comunque in processi condotti con metodi (e sulla base di “leggi speciali”) molto discutibili, oggi è un cittadino che può liberamente circolare anche se questo fa inferocire i Gasparri e altra gentaccia. Io credo che Oreste, contrariamente al sindaco di Castel Volturno (e ai tanti, troppi simil-Gasparri), sia persona generosa anche negli errori, coraggiosa e altruista; sono fiero di conoscerlo e di abbracciarlo quando lo incontro. Se qualcuna/o più giovane trova su una bancarella il suo libro “Biennio rosso” (edito da Sugarco nel 1988) potrà capire anche da quelle pagine in parte invecchiate l’entusiasmo di persone come lui: “il faut rever” (bisogna sognare) si intitola uno dei capitoli.
In questi ultimi giorni vedo che è scattata un’indagine su una banca la cui sigla è Ior. Per un’incredibile coincidenza è la stessa sigla (esistono le omonimie di sigle, oh sì) di una banca del Vaticano che fu in affari con la mafia e attraverso l’italo-americano Michele Sindona con i fascisti e i golpisti attivi in Italia tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 del secolo scorso. Come dite? non è un’omonimia? E’ prooooooooooooprio la stessa banca… Cavolo, ora i giornalisti si scateneranno contro il Vaticano. Come dite? Ma perchè questo turpiloquio, non capisco.
Riassunto delle puntate precedenti
Forse perché da anni io e un altro Daniele Barbieri siamo coinvolti in una serie di divertenti “qui pro quo”, forse perché penso si impari dal caso come dalla storia, vengo colpito dalle omonimie. Dunque su codesto stra-blog (strano blog) esiste una piccola sezione che si chiama Omonimie.
Quasi nessuno ha notato che lo sfortunato Patrick Lumumba (coinvolto, da innocente, nel delitto che vede condannati Raffaele Sollecito e Amanda Knox) si chiama quasi come Patrice Lumumba, martire del Congo e – per quel che penso io – punto di riferimento per chiunque creda nella libertà.
Se siete pigri e dunque abusate di Google, digitando Cesare Battisti vedrete che i primi due nomi a uscire sono “Cesare Battisti storia” e “Cesare Battisti terrorista”. Ne ho scritto su codesto blog in cerca di somioglianze oltre che di evidenti differenze. E così via.

Mi colpiscono le omonimie… compresa quella dei due (e più) Daniele Barbieri. Perciò  a risentirci. E se ne trovsate di interessanti segnalatemele, grazie.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

5 commenti

  • Sei una valanga di prima mattina!
    Bello leggerti, grazie.

    clelia

  • Un msg subito-subito mi chiede di indicare dove si possono apprendere truffe e crimini dello Ior.
    Ohio-io-ioi, ahia-ia-iai.
    Tutti i delitti dello Ior… non li so e FORSE non voglio saperli perchè chi sa troppo di queste robe probabilmernte finisce moooooolto male. E’ l’Italia che va, come dice una canzone; all’ombra del Vaticano aggiungo io.
    Delle molte azioni criminali di Sindona un bel po’ si sa e anche in biblioteca non dovreste faticare troppo ma già che ci sono chiedo a chi (Danilo? Luca? Sante?) è più esperto di me su banche e dintorni di postare qui una bibliografia o blog-grafia.
    Pochi mesi fa mi ha molto colpito la lettura di “Vaticano spa” (ne ho anche parlato su “Come”) di Gianluigi Nuzzi, pubblicato da Chiarelettere. C’è un famoso teorema detto di Watergate che, all’incirca, dice: “Per quanto tu pensi male dello Stato, per quanto tu sia paranoico, di solito la realtà è peggio”. Ecco: per quanto voi pensiate-sappiate cose tremende di Andreotti e del Vaticano, questo libro butta lì, con gran candore e in modo documentatissimo, che la realtà è assai peggiore. Quel che più colpisce è che Nuzzi non è un estremista (ammesso che ancora ne esistano in codesto Paese) ma un giornalista di “Panorama” e che molte delle sue rivelazioni si basano sui quattromila documenti riservati che gli sono stati consegnati alla morte di monsignor Renato Dardozzi, una delle figure più importanti nella gestione dello Ior.
    Bene, ora potete prendervi un caffè. Però mi raccomando non un caffè alla Pisciotta (o alla Sindona).
    Otto per mille, ora di religione, indebite interferenze politiche… sono bazzecole. Ciao (db)

  • C’era anche “The Vatican connection”, ma non ricordo l’editore e l’autore. Lo lessi molti anni fa.

  • daniele barbieri

    Durante il seminario del quale vi ha raccontato Monica Lanfranco (confronta codesto blog, 12 settembre) Laura Cima ha accennato ai pesanti condizionamenmti sulla storia italiana causati dagli stretti rapporti tra mafia, servizi segreti e fascisti italiani sin dalla fine della guerra, In quell’occsasione ho visto – e segnalato – qualche sopracciglio alzato. In effetti poche/i vanno sul sito della Cia (neanche io, visto che non so l’inglese) a leggersi i documenti segreti che vengono regolarmente desecretati grazie al Freedom Act. Peccato perchè si toglierebbero certe illusioni sulla nostra sovranità ben più che “limitata” e sul ruolo degli Stati Uniti (ma anche del Vaticano).
    Siccome alcuni di questi documenti non più segreti sono utilizzati per nuove ricerche storiche, è utile segnalare tre libri recenti, tutti pubblicati da Bompiani – per fortuna in edizione economica – e scritti dallo storico siciliano Giuseppe Casarrubea, gli ultimi due con la collaborazione dell’argentino Mario Cereghino.
    Il primo è uscito nel novembre 2005: “Storia segreta dalla Sicilia” (con il sotto-titolo “dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra”). Libro impressionante che fa largo uso di documenti (non più) segreti statunitensi e inglesi. Del resto un ex capo della Cia, William Colby, nelle sue memorie aveva già placidamente ammesso: “L’Italia è stato il più grande laboratorio di manipolazione politica clandestina. Molte operazioni organizzate dalla Cia si sono ispirate all’esperienza accumulata in questo Paese e sono state utilizzate anche per l’intervento in Cile”; l’educata anzi asettica parola “intervento” va tradotta “sanguinoso golpe”. In questo libro sono impressionanti i documenti e le testimonianze sul Vaticano (in particolare segnalo la protezione a Junio Valerio Borghese; confronta pagina 231 eccetera). L’ultima frase del libro ci ricorda come “la continuità fra vecchio regime (fascista) e nuovo Stato” sia una pesante ipoteca sull’Italia che stava nascendo.
    Nell’aprile 2007 esce “Tango connection” ovvero “L’oro nazifascista, l’America latina e la guerra al comunismo in Italia 1943-1947”. I due autori tornano, con nuovi documenti, sul “patto scellerato, siglato nel dopoguerra, fra Cosa Nostra, eversione neofascista e intelligence americana” o per meglio dire statunitense. Ma anche qui abbondano uomini del Vaticano e ovviamente banchieri.
    Terzo libro, uscito nel luglio 2009, è il voluminoso (490 pagine) “Lupara nera” ovvero “La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947”.
    Altri libri hanno utilizzato in passato i documenti “desecretati” (chi è meno giovane ricorderà “Il malaffare” e “Gli americani in Italia” di Roberto Faenza) negli anni ’70.
    Alcuni studiosi del neofascismo, come Saverio Ferrari, continuano a lavorare sui documenti ora disponibili … e credo che anche Ciancimino junior (è una vicenda che seguo poco dunque non sono del tutto sicuro) citi alcuni di questi materiali desecretati.
    Qui mi fermo perchè il senso di questo breve appunto era solo fare abbassare qualche sopracciglio: purtroppo Laura Cima (come altre persone che vi diranno che la democrazia italiana nasce all’ombra di un patto con mafia e Stati Uniti) aveva perfettamente ragione.
    ciao, db

  • Mirmema, per sgrovigliare senza la spada

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