Ong: fra insospettabili, misteri, evidenze

Le riflessioni di db e della sua amica Pensa Mejo rispetto alla gran cagnara in corso

Alcune persone care mi chiedono se posso aiutarle a chiarirsi le idee rispetto alla gran cagnara su ong e migranti. Per provarci devo riflettere e non farmi prendere dal “mal di trippa”. Così mi sono messo in cerca del mio vecchio amico Buon Senso per farmi consigliare da lui ma è introvabile; forse disperso al Polo Sud o in pensione su Marte. Però ho parlato con Pensa Mejo, una sua cugina. Ecco cosa abbiamo capito e/o non capito.

1.

Io e Pensa Mejo decidiamo che il primo punto da chiarire è «ma che cazzo sono ‘ste ong?». Ong sta per organizzazioni non governative. Quel NON dovrebbe assicurare la loro indipendenza dai governi: magari sbagliano o imbrogliano però non lo fanno per compiacere chi “tiene i bordoni della (loro) borsa”. E’ già qualcosa. Anzi sarebbe qualcosa: perché la massima parte delle ong quella «n» dovrebbero cancellarla: in modo diretto o subdolo prendono finanziamenti da governi, istituzioni e articolazioni varie; oppure godono di certe agevolazioni che rendono quella «n» assai zoppicante.

2.

Per questo Emergency non piace ai “nostri” governi e ai suoi cantori, a prescindere da quel che fa: è una ong con la N davvero, cioè non dipende dai loro soldi o favori. Ed è per questo che gli ospedali di Medici Senza Frontiere vengono spesso bombardati “per errore” dai padroni del mondo: Msf non è allineata con loro, dunque è più pericolosa dell’Isis.

3.

Che comunque il non governativo sia buono a prescindere – e lo statale sia cattivo per sempre e comunque – è una di quelle robe che io e la mia amica Pensa Mejo consideriamo manichea (*) cioè una cazzata. Chi ha una certa età, come me, magari ricorderà che un po’ di anni fa alcune associazioni, onlus e simili italiane di “provata serietà” lanciarono la campagna «Il gatto e la volpe» (**) chiedendo una legge che impedisse a quei “truffatori” che animano tante altre associazioni, onlus e simili di dire, scrivere, urlare che loro aiutavano gli handicappati e/o i poveri e/o fate voi pur se potevano poi tenersi il 99 per cento dei soldi – o donazioni varie – che raccoglievano fra la cittadinanza di buon cuore. Quella legge chiarificante manca ancora: si sa che in questo passaggio storico i bilanci trasparenti non sono proprio l’obiettivo della “classe politica” ma anche una certa autodefinita “società civile” di questa vaghezza si avvantaggia assai.

4.

A chi si sconcerta e si angoscia va rammentato che questa giungla dei “finti buoni” non è una novità. Perfino il dono è spesso ambiguo, figuriamoci gli aiuti. E’ storia antica, rimodernata quando serve. A colonialismo in crisi, cioè negli anni ’60 del secolo scordo, i Paesi ricchi – per continuare a rapinare il cosiddetto “terzo mondo” – si lanciarono anche in cooperazione internazionale, aiuti allo sviluppo e simili. Io e la mia vecchia amica Pensa Mejo ci ricordiamo di un libro intitolato «Gli aiuti dell’imperialismo» (***): documentava come le organizzazioni che dovevano promuovere «lo sviluppo» agissero per tutt’altri interessi; bene che andasse di quegli saiuti alle popolazioni locali rimanevano le briciole (più spesso finivano nelle tasche dei vari gorilla, ziiTom o come preferite chiamare i maggiordomi del colonialismo vecchio e nuovo). Ci sono – e continuano a esserci – nobilissime, coraggiose, importanti eccezioni ma sono appunto eccezioni e spesso le persone che hanno agito/agiscono in ong così controcorrente sanno di rischiare ogni giorno la pelle. Per inciso le persone “eroiche” rischierebbero molto meno se non fossero così poche: invece di “fare il tifo” sarebbe meglio dare una mano.

5.

Prima della «cooperazione allo sviluppo», c’era la carità. Alcune nobili signore hanno sfamato milioni di poveri (se si mettevano in fila ordinatamente) con una piccola parte dei soldi che i loro mariti rubavano agli operai mentre un po’ più di quel denaro serviva per i killer e i bastonatori di quegli stessi poveri – “proletari” puntualizza la mia amica PM che è una marxista rosaluxemburghiana – se mugolavano troppo. Quanto alla cultura, mettevi il cuore in pace: molte delle più belle collezioni d’arte private/pubbliche sono state costruite dalle figlie o dai figli di chi rapinava e affamava milioni di persone ma dava qualche spicciolo agli “intellettuali” di famiglia per far bella figura. In forme diverse è ancora così: uno scrittore che io amo, cioè Alfred Bester (PM non lo conosce perché ahilei non legge fantascienza) spiega con disarmante semplicità che «la differenza fra uno Stato assistenziale e un despota benevolo è minima». Ipotizzo che se Alfred Bester vivesse in Italia e conoscesse l’ormai lungo intreccio amoroso – benedetto da Napolitano un giorno sì e l’altro pure – fra Cl/Compagnia delle opere e cooperative ex rosse scriverebbe che «la differenza fra il privato sociale e il ricatto mafioso è minimo».

6.

Analogo discorso vale per la carità del Vaticano e di altre Chiese (anche qui ci sono piccole eccezioni: in Italia i valdesi o qualche singolo prete) che con una mano “sfamano” ma con altre 100 aiutano chi affama il mondo. Ma rimandiamo questa analisi a un’altra volta, chè se no i fans di “Bergoglio il buono” ci tirano le pietre.

7.

Una seconda gigantesca cazzata è parlare di «profughi di guerra» (salvabili forse) e di «migranti economici» (stiano a casa loro dice persino qualcuno in fama di sinistra) come se l’Occidente fosse uno spettatore di quel che accade e non il costruttore di questa enorme e antica tragedia mondiale che si chiama rapina delle risorse, guerre per sostenere i regimi asserviti, mostruose ingiustizie. In “bottega” ho scritto . dunque non lo ripeto – perché secondo me la definizione giusta non è Occidente ma Uccidente (****) dal verbo uccidere.

8.

Se il sistema capitalista vive come i vampiri, succhiando sangue agli esseri umani ma anche alla natura, senza neppure il freno dell’ambiguo Welfare, se inevitabilmente alimenta le guerre, se le democrazie sono sempre più truccate – in versione ungherese o turca o “trumpista” – come pensare che venga lasciata libertà alle ong ma anche al giornalismo e alla magistratura? Ci sono contraddizioni certo e per fortuna, eccezioni più qualche “panda” da esibire a beneficio degli ingenui.

9.

Io e Pensa Mejo le eccezioni tendiamo a chiamarle «resistenze» o addirittura “moderna” lotta di classe. Per esempio in questa orrenda Italia apre il cuore che il movimento No Tav resista ancora (e anzi che sia “imitato” in altri luoghi) o che il 4 dicembre un’impennata di orgoglio e intelligenza abbia dato un calcio in culo a chi voleva toglierci anche una delle ultime difese legali cioè un quadro di riferimento costituzionale non asservito a lorsignori.

10.

Però bisogna andare al sodo. Queste resistenze purtroppo non hanno un progetto, una vera rete. E salvo impennate – eccezioni appunto – il quadro resta fosco. Chi ancora crede che in Italia la magistratura sia in gran parte contro i “poteri forti” ignora che si tratta di una piccola e coraggiosa minoranza. Quanto alla libertà d’informare … suvvia non illudiamoci. Sia ieri che oggi per caso ho visto e rivisto un servizio da Torino di SkyTg24: il cronista diceva “come vedete dalle immagini alcuni antagonisti cercano di sfondare il cordone” – vado a memoria ma questo era il senso – e il filmato invece mostrava 7/8 poliziotti che manganellavano una persona in terra. In questo caso la “regia” si è distratta un attimo ma il 98% delle “informazioni” è montata così, con le immagini scomode cestinate in partenza e i commenti pieni di saliva, come i cani di Pavlov.

11.

Io e Pensa Mejo sentiamo alzarsi un’obiezione, forse uno “sgomento”: se è così a chi credere? Vale il solito vecchio e difficile criterio della ricerca, dello studio e dell’autonomia nel pensare come nell’organizzarsi. Continua a valere la vecchissima regola che i fatti sono più solidi delle parole. Se io ho verificato nel tempo che la ong X, il magistrato Y, quel-quella giornalista non sono “al servizio” beh ascolterò con attenzione X, Y e Z. Ma perché dovrei perder tempo a sentire Alfano, Minniti, Meloni, Renzi con le loro toghe, i loro megafoni ma anche con la loro a volte amica Cei? Se dicono una cosa giusta è per sbaglio. Litigano per far teatrino e/o perché hanno idee differenti su come spartirsi la torta o sul modo di controllare/reprimere quel 99 per cento che non sta con loro, cioè con l’1%.

12.

Ma sul fatto specifico? La mia amica Pensa Mejo mi richiama al punto: “db, cosa diciamo di quest’ultima cagnara che turba tante e tanti?”. Può Carmelo Zuccaro, capo della Procura di Catania, aver ragione sul «caso ong»? Dopo aver letto Marco Travaglio su «Il fatto quotidiano» e Luigi Manconi su «il manifesto» che invitano a non essere “manichei” ma poi scivolano entrambi un po’ fuori dai fatti, io e la mia amica Pensa Mejo azzardiamo la nostra, cercando di restare ancorati al poco che sappiamo. Un fatto è sicuro: alcune ong hanno salvato molte vite umane nel Mediterraneo. Chiarito questo – cioè che salvare vite umane è quel che più importa – secondo me e Pensa Mejo potrebbe essere che i ricchi trafficanti si siano comprati una ong. Perché no? Se la memoria non ci inganna fu George Bernard Shaw a raccontarci – in una commedia – come il rifugio più sicuro per il capo del racket della prostituzione fosse dentro la presidenza di un’associazione per il buoncostume. E tanti gialli, persino mediocri, ci aiutano a ricordare quel che il giornalismo tace: chi muove i fili delle droghe assassine o di altre lucrosi affari è un banchiere o un politico o un benefattore; non è un “colpo di scena” ma la regola. I cosiddetti insospettabili a ben guardare risultano sospettabilissimi. I peggiori complotti sono visibilissimi, pubblici: li possiamo leggere nei documenti di Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, Wto e giù giù fino ai discorsi dei maggiordomi del livello di Gentiloni e Macron o di manganellatori del calibro di Le Pen o Salvini.

13.

Non sembra molto credibile Carmelo Zuccaro, capo della procura di Catania, che cambia discorso ogni giorno – ho le prove, le cerchiamo, potrebbe essere…. – ma è difficile capire pure quel che succede intorno a lui: i 5 Stelle sono impazziti? come mai un delinquente politico come Minniti loda le ong? Perché certi sciacalli stavolta si scoprono umanitari? Se Zuccaro mentre cerca le prove che una certa ong aiuti «i trafficanti» (e dunque solo di contorno o per finta soccorra i naufraghi) però continua a credere e dire che esiste una congiura per «rovinare l’economia italiana» con il traffico di migranti, io e Pensa Mejo una cosa gliela diciamo subito: è una enorme stronzata, perché l’economia italiana – qualunque cosa Zuccaro intenda con questa espressione – l’hanno rovinata da tempo quelli nominati sopra. E’ una evidenza non un’ipotesi.

14.

Mi incalza Pensa Mejo che però il solo sospetto su alcune organizzazioni “umanitarie” sta gettando nel panico molte brave persone. Vero. Ma perchè? Non è già successo? La sinistra – in Italia più che altrove – da molti anni si è venduta o annichilita eppure c’è chi ogni volta si ri/sorprende. Non illudiamoci dunque: Zuccaro o no, in qualche ong salterà fuori del losco; perchè non dovrebbe essere così? Noi pensiamo che questo dubbio non è un buon motivo per disperare o per non sostenere chi salva vite umane e chi davvero lotta contro quel sistema che genera guerre, catastrofi ambientali, migrazioni e su tutto fa business.

15.

Io non sono credente. Però raccontavo alla mia amica PM che qui a Imola vado spesso a passeggiare o biciclettare in alcune vie dove ci sono le “stazioni” della Via Crucis. Da agnostico – e ignorante – mi sono incuriosito e ho così scoperto che ci sono un sacco di «misteri»: gloriosi, gaudiosi, dolorosi, luminosi… Allora la conclusione sulla specifica cagnara delle ong potrebbe essere questa. Qualche mistero – doloroso – c’è anche qui, ma il più non è misterioso. A morire nella Via Crucis sono i profughi e i migranti: i nomi di chi li manda a morte li conosciamo tutte/i ma su di loro nessun Carmelo Zuccaro può indagare. Per fare giustizia ci vorrebbe un vero rivolgimento politico e sociale che purtroppo non è all’orizzonte. Nel frattempo cosa fare? Quello che molte/i di noi hanno continuato anche in questa «epoca delle passioni tristi», delle sconfitte e delle cagnare sul nulla: cioè cercare di stare ogni giorno  – difficile. faticoso ma necessario – dalla parte giusta, con le parole ma soprattutto con i fatti. Detto in altro modo: dubitando che Buon Senso torni dal Polo Sud, la mia amica Pensa Mejo dice che dovrei frequentare di più la sua famiglia, dove tutte/i hanno nomi un po’ strani… per esempio Hasta Siempre, Spartaco Vive, Lotta Continua, Ancora Partigiani, Libera Ribelle, Bandiera Rossa, Senza Frontiere, Non Mollare, Futura Umanità.

(*) Persone più colte di noi hanno spiegato a me e a PM che il persiano Mani non era poi così “dualista” come ci insegnano a scuola. Ma, precisione storica a parte, manteniamo il significato corrente dove manichei sono quelli schematici con tutto il bene da parte, tutto il male dall’altra e in mezzo un (inverosimile) immenso nulla.

(**) Digitando in rete «Il gatto e la volpe» io e Pensa Mejo abbiamo trovato di tutto, soprattutto Collodi e Bennato, non però la proposta di una legge per “pulire” l’associazionismo; dunque io e PM ringraziamo chi ci manderà un link di riferimento o magari correggerà il nostro errore di memoria… sul nome.

(***) «Gli aiuti dell’imperialismo» di Teresa Hayter.

(****) cfr qui Io che abito in Uccidente

LA VIGNETTA è del mio amico BENIGNO, che mi scrive: «ti mando la versione “buona” anche se mi era venuta meglio quella di “prova”..»; ma si può discutere con uno così? [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

9 commenti

  • Chelidonio Giorgio

    Bella la citazione pavloviana. Musicalmente citando (“Giudecca” di Alberto d”Amico ) ” connesse faceva el doposcuola con la cipria e con i cioccolatini….”.
    Citazione bis (a memoria ): “Fiaba grande ” di Ivan della Mea … “Chi può chiamare scienza. …”

  • Gian Marco Martignoni

    Come è noto sul banco degli imputati non ci vanno le tecnocrazie europee e i loro tirapiedi… Ma come ha segnalato lo srittore e poeta olandese Cees Nooteboon sul settimanale “La Lettura” di domenica 9 aprile: “Presto o tardi il male arriverà. Noi siamo seduti qui, loro non hanno niente, arriveranno. Ecco stanno arrivaqndo, rischiano le loro vite e non sono poche centinaia:sono migliaia. Non hanno nulla da perdere”. Una nitida istantanea di cosa produce lo sviluppo ineguale intrinseco al modo di produzione capitalistico…

  • Un testo illuminante e bellissimo

  • Scritto molto bello.
    Chi ha dubbi appartiene alla categoria degli umani.
    Un dato è certo. Da questa gigantesca cagnara, basata sul nulla, chi ne ricava ricco grasso sono: la menzogna innalzata ad arte prendendo per i fondelli il popolo; le destre, vecchie, nuove e in tutte le salse “trasformate”; l’odio contro gli umani e il razzismo…..si sente odore di nuovi fumi che salgono su da lunghi camini.

  • Caro Daniele, condivido tutte le tue riflessioni, come al solito profonde e dettagliate.
    Il discorso sarebbe anche più ampio, a mio modesto parere.
    Il tema è grande, secondo me, ma come al solito dai più viene liquidato con qualche slogan a uso e consumo
    di chi lo lancia e di chi lo riceve.
    Aggiungerei anche un elemento essenziale, che ha a che fare con la pecunia, il vero motore del tutto, come sempre.
    Mi riferisco alla tempistica dell’ennesimo “tema urgente” di cui parlare tutti, subito e allo stesso tempo,
    in concomitanza con l’imminente dichiarazione dei redditi e relativo cinque per mille.
    Affossiamo con la solita pesca a strascico tutte le “ONG” e vediamo quanto prendono, quest’anno.
    Qui stiamo come al solito parlando di fuffa di fronte ai veri temi che ci riguardano personalmente,
    come per esempio il fatto che siamo ancora, dopo anni, senza un governo eletto…

  • Daniele Barbieri

    grazie Alessandro, al 5×1000 non avevo pensato ma fai bene a insinuare; sappiamo – in tanti lo sappiamo? – quante truffe già si aggirano dalle parti di 8×1000 e simili. Una in più è purtroppo sempre possibile…
    A proposito, chiedo a chi ci legge e magari collabora: due paroline in “bottega” su dove destinare quei nostri pochi soldini vi sembrano utili?
    Ho da poco visto una proposta – di UAAR, se la memoria non mi tradisce – per destinare i nostri soldini a ricostruire case e scuole delle zone terremotate, visto che per le Chiese ci può pensare il ricco Vaticano che si pappa anche un bel po’ dell’8×1000 di chi NON glielo dà.
    PS – un governo non eletto qui da noi? IMPOSSIBILE, ti starai confondendo con Renziland o qualche altro statarello

  • “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

    Italo Calvino – via DB

  • Giuliano Spagnul

    Condivido pienamente. Aggiungo due cose sul punto 10: sul giornalismo ricordo quello che raccontava Luca Rastello in un bellissimo film intervista sul TAV, da Torino parlava ai colleghi della redazione romana della Repubblica di quel che stava vedendo, cioè la polizia che assaliva i ragazzi che dovevano prendere il treno in stazione, e i colleghi che lo smentivano perché lui era troppo dentro quello che stava succedendo e non poteva averne una visione esatta. Quante cose da dire sul giornalismo nostrano (eccezioni a parte ovviamente). Sulle resistenze che mancano del progetto, non sono d’accordo, anzi sono d’accordo ma nel senso che meno male che ne sono prive. Solo la pratica (nel senso ampio del termine che comprende anche il pensiero) può portare al cambiamento, alla costruzione del nuovo; il progetto è la chiusura, è ciò che ci ha portato alla sconfitta fino ad ora. Forse qualcosa sta cambiando e questi nuovi movimenti, queste nuove pratiche insegneranno qualcosa di buono anche a noi vecchi militanti in via di estinzione.

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