Operaio morto a Monte San Pietro: ci sono responsabilità?

di Vito Totire (*)

Esprimiamo vive condoglianze ai familiari, ai colleghi e agli amici di Ivano Giuliani morto a Loghetto di Monte San Pietro: è rimasto schiacciato dal rullo compressore col quale stava lavorando.

Auspichiamo una indagine a tutto campo non mirata soltanto alla analisi del fattori di rischio fisico-ambientali ma anche a quelli di tipo organizzativo ai quali la magistratura di Bologna pare non prestare sufficiente attenzione (vedi il tragico evento della tangenziale a Borgo Panigale, l’anno del ponte di Genova).

Ivano Giuliani era un “lavoratore isolato” condizione prevista dalle norme di legge sulla sicurezza del lavoro come necessitante di peculiari norme di prevenzione (DM 388/2003 e decreto 81/2008) ma per lui la condizione di lavoro isolato non era affatto inevitabile come in alcune circostanze può accadere.

Sono molti quindi gli interrogativi che questo ennesimo tragico infortunio mortale pone:

  1. È necessario che un cantiere, a novembre inoltrato, venga aperto alle 7 del mattino da un “lavoratore isolato”?
  2. Non è ragionevole cominciare quando le presenze sono numericamente superiori?
  3. Può una strada gelata o un cedimento del terreno essere considerato, a novembre e a Monte San Pietro, un evento “imprevedibile” ?
  4. Non era necessario e ragionevole fare prima un sopralluogo per verificare lo stato dei luoghi ?
  5. L’azienda SASISI di Ozzano Emilia aveva già attivato una procedura per la registrazione del “quasi incidenti” (**) e se sì con quali risultati ?
  6. Cosa recita il DVR – documento di valutazione del rischio – a proposito dell’evento verificatosi che peraltro, per una tipologia di lavoro del genere, potrebbe essere considerato un rischio facile da prevedere?
  7. Esistono tecnologia e sensori – in questa epoca di osanna acritici all’industria “4.0” – in grado di prevedere meglio il rischio? O il mito della industria “4.0” è limitato all’aumento della produttività? (chiediamo scusa se a molti la domanda sembrerà retorica)?

Sono interrogativi necessari se vogliamo che finalmente si affermi una strategia vera ed efficace per la prevenzione degli infortuni mortali. Occorre che le valutazioni del rischio siano realistiche, partecipate dai lavoratori anzi costruite assieme a loro (come ai tempi dei “gruppi operai omogenei” che peraltro sono previsti e codificati da una legge regionale “dimenticata”) e si estendano a una valutazione dinamica del rischio allargata ai rischi insiti nella organizzazione del lavoro.

Ormai le istituzioni, dopo averlo detto centinaia di volte, forse per pudore, non dicono neppure “mai più” ma semplicemente tacciono. E forse è meglio che tacciano; perchè la sicurezza sul lavoro o parte dal basso oppure rischia di non affermarsi.

L’eventuale procedimento penale vedrà una nostra istanza di costituzione di parte civile a sostegno dei familiari (se loro si costituiranno).

Bologna, 24.11.2020

(*) Vito Totire è medico del lavoro e portavoce della «Rete per l’ecologia sociale»

(**) A un certo punto nella storia della prevenzione qualcuno ha proposto di registrare i “near accident” i quasi incidenti. Proposta intelligente che serve a non passar sotto silenzio gli eventi che – “per puro culo” come si dice – non hanno causato danni gravi. Cioè una scheggia è partita da una macchina e in quel momento per fortuna non passava nessuno… La proposta è di registrare i “quasi incidenti” e soprattutto discutere tra le figure della prevenzione (rspp, rrlls, medico aziendale ecc.) cosa è successo e perchè “la prossima volta” quella scheggia – come successe alla ALMET di Bologna – si potrebbe conficcare in testa dell’operaio che sta transitando. L’argomento è importante e meriterebbe la redazione di una scheda divulgativa anche perchè se la prassi fosse generalizzata e adottata seriamente potremmo evitare molti morti e infortuni sul lavoro. Ovviamente sul tema sono stati fatti seminari a non finire ma purtroppo pochi ne sono a conoscenza.

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • domenico stimolo

    Anche a Catania giorno 16 novembre c’è stato un tragico evento similare con caratteristiche analoghe. Un operaio di 59 anni, Rosario Matrolembo, residente nella provincia di Messina – pendolare giornaliero -, dipendente di un’azienda di Misterbianco – nell’area metropolitana catanese – è rimasto schiacciato da un tornio-pressa, adibito alla lavorazione dell’alluminio.

    Già un’altro operaio di 26 anni, Rocco Lanza, è rimasto schiacciato a Scordia ( provincia di Catania) il 6 maggio da un profilato di ferro che stava manovrando nel luogo di lavoro. Mentre stava manovrando una gru a seguito della rottura del braccio è stato colpito dal blocco di materiale feroso tarsportato.

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