«Oratorio for Prague» di Jan Němec (1968)

21 agosto 1968, Praga viene invasa dalle truppe del Patto di Varsavia.

Jan Nemec gira un documentario (di 26 minuti) felice e ottimista che alla fine trova l’incubo della Storia, una delle tante pagine buie.

Uno dei più potenti documentari mai fatti, Oratorio for Prague contiene le uniche riprese filmate dell’invasione della Cecoslovacchia da parte delle truppe del Patto di Varsavia, avvenuta il 21 agosto 1968. Il regista della “Nova Vlna” Jan Nemec aveva iniziato a filmare nei primi giorni del mese con l’intento di documentare la Primavera di Praga, vale a dire la liberalizzazione in atto in Cecoslovacchia grazie al cosiddetto “socialismo dal volto umano” di Alexander Dubcek.
Tuttavia, il soggetto del film prese una drammatica svolta quando i carrarmati sovietici iniziarono a circolare per le strade di Praga. Jan Nemec e la sua troupe rischiarono la vita per creare un documento storico eccezionale e per dimostrare al mondo che le forze russe non erano state “invitate”: grazie a questi filmati, possiamo vedere la popolazione resistere pacificamente all’avanzata dei carrarmati, il sangue sull’asfalto e alcuni civili morti. L’invasione pose fine alla Primavera di Praga e Jan Nemec dovette fuggire in esilio, portando con sé Oratorio for Prague che era stato bandito in patria.

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Oratorio per Praga è un film documentario unico girato durante la settimana dell´occupazione dal 20 agosto al 27 agosto 1968. Grande ammiratore e partecipante diretto alla Primavera di Praga, Němec intendeva realizzare un documentario su di esso, catturando i primi passi della Cecoslovacchia comunista verso la democrazia alla fine degli anni ’60. Entusiasmante e persino euforicamente filmando le strade di Praga piene di libertà senza precedenti e di giovani aperti a un nuovo mondo, non poteva aspettarsi che tutto sarebbe presto distrutto dall’invasione dell’esercito sovietico che avrebbe coperto le stesse strade di sangue e corpi morti di giovani manifestanti. La pace che si trasforma in violenza e caos, così come le speranze che diventano illusioni e solo il nulla, sono i veri soggetti di questo film che presenta le immagini iconiche dei carri armati sovietici che schiacciano la Primavera di Praga. Quel filmato, girato da Němec e dal suo equipaggio senza autorizzazione, fu segretamente trasportato all’estero e divenne immediatamente virale, poiché fu ampiamente diffuso dalla televisione occidentale e sconfisse la versione propagandistica degli stessi eventi inventati dai comunisti favorevoli all’invasione. Uno dei documenti più forti contiene documenti sull’invasione sovietica, che ha subito una drammatica caduta e ha concluso la Primavera di Praga. Nel 1968, il film ha vinto il Premio Fipresci al Festival di Mannheim.

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…famoso film di Jan Nemec realizzato quell’anno: Oratorio per Praga. Il ’68 a Praga è la fine. Già tutto è stato fatto, i giovani registi erano già famosi all’estero, trasgressione e stile passeranno i confini a influenzare altre nouvelle vagues. Nel ’68, a Praga entrano i carri armati. Quel film è come un punto finale, per i decenni successivi cala una cappa di gelo su tutta una generazione di cineasti.

Ma non si sentono i tank all’inizio del film, un andamento da documentario turistico potrebbe ingannare lo spettatore con la sua leggerezza tra guglie di cattedrali e danze folcloristiche, non fosse per quella frase gettata come un amo all’inizio: «Nel 1967 la Cecoslovacchia era un paese libero» seguito da tutte le precisazioni storiche ed economiche.

Le bobine del girato, unico documento dell’invasione di Praga, arrivato rocambolescamente all’estero è stato poi montato con la musica jazz di Ladislav Staidl (che dal 67 era a Las Vegas) e la voce fuori campo di Gene Moskowitz (attore del Bronx). Musica e voce non fanno da accompagnamento, ma hanno una funzione di allarme, il film procede in un crescendo: una prima parte in cui si esplorano i caratteri nazionali, costumi e tradizioni, i magnifici luoghi, la pacifica vita dei piccoli paesi proprio come nei romanzi di Hrabal, la gioventù esattamente uguale a quella delle altre città europee sulle piste da ballo, nelle feste sui prati. Ma non si manca di avvertire come l’economia del paese sia pilotata da Mosca e costretta da vincoli insormontabili.

Il crescendo di euforica vitalità primaverile si spezza a un certo punto con l’ingresso dei carri armati, su cui qualcuno riesce a disegnare una svastica, le manifestazioni che si susseguono, i carri in fiamme. Per la seconda volta in un secolo, si dice, Praga difende la sua libertà.

Il governo Dubcek aveva avviato un programma di riforma per riportare un certo livello di democrazia politica e una maggiore libertà personale, possibilità per gli agricoltori di organizzarsi in cooperative indipendenti, la libertà di stampa e di parola, la possibilità di formare organizzazioni politiche e sociali. Si sente ripetere nel film a più riprese lo slogan «Dubcek! Svoboda!» (Dubcek! libertà!) scandito nelle manifestazioni studentesche.

750 mila militari delle truppe del patto di Varsavia e duemila tanks convergono a Praga in quell’agosto. Jiri Menzel che aveva già vinto l’Oscar a neanche trent’anni con Treni strettamente sorvegliai e a cui fu impedito di lavorare per più di vent’anni, anche lui «bandito per sempre», sarà presente come attore e come chiaro riferimento nel caustico Fraises anglaises di Jacek Glomb (2009) dove uno di questi carri armati polacchi arrivato al confine si perde, non trova la strada per Praga e non sarà mai più ritrovato.
«Ho ripreso, diceva, quello che succedeva in piazza Venceslao, davanti alla sede del partito comunista, sui ponti attraversati dai tanks, ma soprattutto carri armati russi, vetture in fiamme, scariche di mitra, morti. Sono quattro bobine che seguono l’ordine cronologico degli avvenimenti, senza montaggio».

E uomini, donne e studenti che invitano i soldati a tornarsene da dove sono venuti. Il regista riuscirà a inviare le bobine a Vienna grazie a un italiano e a Jana, un’attrice ceca…

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MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

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