Orgasmo e universo son cugini stretti

Titillamenti intorno al romanzo «Capitan Abisso» di Norman Spinrad con qualche riga su Wilhelm Reich

normanSpinrad

Adattiamo all’orgasmo quel vecchio detto: che ci sia tutti lo dicono, dove sia nessun lo sa. In linea di massima tutte/i abbastanza d’accordo? E invece no: Norman Spinrad sa «dov’è», sa «come ci si arriva» e ha scritto un romanzo per spiegarlo.

Il paradosso numero 1983 (come l’anno d’uscita di «The Void’s Capitan Tule») recita: nessuna narrazione può render vero l’orgasmo tranne l’orgasmo stesso. Sembra ovvio, eppure Norman Spinrad ci è andato vicinissimo.

Con giugno arriva in edicola (5,90 euri per 224 pagine) «Capitan Abisso» – già uscito, sempre su Urania, come «Astronavi nell’abisso», titolo bruttarello – nella traduzione di Antonella Pieretti e con due scarne paginette sull’autore.

Non mancatelo.

Quasi che a Urania abbiano avuto paura del loro coraggio, la parola «orgasmo» non compare in quarta di copertina dove si accenna la trama. Eppure il romanzo in pratica non parla d’altro, dall’inizio alla fine.

Qual è la direzione da prendere? «Al di là del nostro concetto di dove. Al di là del nostro concetto di quando».

Arrivati alla meta e pagato il prezzo… cosa troveremo dopo “il grande salto”? «Non ci sono parole per spiegarlo, povera creatura»: così Dominique, pilota fuori da ogni schema, risponde al capitano Genro Kane Gupta. Altro che invidia del pene… Così devo rispondere anche io, se me lo chiedete (“voi povere creature”, me incluso). Per due motivi: il primo è che la trama non va svelata ma solo accennata; il secondo… lo capirete leggendo.

Paranoia. Psicopatia. Karma. Eros. Convenzioni sociali. Rituali. Eros. La magnifica metafora del «salto alla cieca» (nello spazio e nella vita). Rischi e opportunità. Paure e desideri. Culture fluttuanti. Eros. Eros. Magari provare «empatia per quel primo pesce coi polmoni che era uscito dall’oceano». Sino alle strepitose ultime 14 parole del libro, che da sole già sono una memorabile sconfitta per chi si aspetta dai libri il sermone conclusivo. E poi, l’ho detto, eros in abbondanza.

Invece la parola «corazza» (nel senso in cui la usò Wilhelm Reich) in Spinrad non compare eppure aleggia. O almeno così sembra a me. Mi spingerò, o meglio «salterò», più avanti: è come se Spinrad avesse preso il meglio di Wilhelm Reich – quello dell’orgone (*) ma anche l’altro, il nemico di ogni repressione statale, religiosa e familiare – tentando di costruire davvero (in letteratura ovviamente) «un accumulatore orgonico».

Finisco qui?

Non proprio. Mi/vi concedo due PS nello stile del “recensore intrigofilo”.

1 – Nulla posso dirvi di «Noi che siamo già andati» ma vi avviso: la possibilità di innamorarsi non conosce limiti di età (e di realtà).

2 – Norman Spinrad ha scritto ottimi racconti, in Italia poco apprezzati, e altri bei romanzi, fra cui l’inquietante «Il signore della svastica» («The Iron Dream») ma il suo capolavoro resta «Jack Barron e l’eternità» («Bug Jack Barron»): uno dei 50 libri del secolo scorso da leggere. “Scusi db, quando lei dice uno dei 50 si riferisce alla fantascienza?”. Scuotendo il capo db, che poi sarei me-io, chiarisce: “No, alla letteratura in generale”.

(*) Orgone? Per questa volta accontentatevi di Wikipedia (ma prima o poi in “bottega” dedicheremo un dossier a Reich).

«Nel 1942 (W. R.) ipotizzò che le malattie psichiche avessero un’eziologia “energetica” e che a questa energia (l’orgone) fossero collegati la sessualità e l’orgasmo. Reich ipotizzò inoltre che esistesse un dualismo tra materia ed energia e concepì l’orgone come un’energia basilare che avrebbe permeato l’universo: di conseguenza ritenne la sua teoria funzionalmente applicabile anche ad altri ambiti oltre che a quello psicologico, quali ad esempio la meteorologia e l’astronomia. Ritenne inoltre che le teorie da lui formulate fornissero una risposta logica a importanti quesiti, quali una definizione scientifica della vita che permettesse di distinguere nettamente tra “animato” e “inanimato”». E poi: «Vennero condotti numerosi esperimenti nei quali venivano utilizzate apparecchiature appositamente inventate sulla base dei princìpi che Reich riteneva di aver individuato fino a quel momento. Avrebbe realizzato degli “accumulatori di orgone (detti “ORAC”, acronimo per “orgone accumulators“) e un altro dispositivo, che chiamò cloud buster (letteralmente “acchiappanuvole). Questo si sarebbe basato sul principio secondo cui piccoli potenziali di orgone verrebbero attratti verso grandi potenziali. Il dispositivo sarebbe stato “alimentato” tramite un flusso di acqua corrente quale un torrente, che possederebbe un grande potenziale di orgone: tramite esso Reich riteneva fosse possibile creare un flusso di orgone direzionato che, incrociato con quello naturale atmosferico, avrebbe potuto produrre o dissolvere le nuvole. Tra il 1947 e il 1951 Reich condusse l’ “esperimento ORANUR” che riguardava lo stato di “iper-eccitazione” a cui sarebbe stata sottoposta la presunta “energia orgonica” se a contatto con materiali radioattivi (energia nucleare). L’effetto dell’esperimento fu diverso da quello che Reich si aspettava e lo portò ad ipotizzare l’esistenza dell’ “orgone negativo” o “DOR” (acronimo di “deathly orgone“, ovvero “orgone mortale”). Dopo la presunta scoperta del DOR, Reich attivò diverse serie di operazioni pensando di poter debellare la siccità utilizzando i macchinari da lui inventati».

Come si intuisce da queste poche righe, Reich era un vulcano di idee controcorrente: molte interessanti e degne di verifiche, altre probabilmente campate per aria. Ma se a Newton, a Galileo, a Darwin, a Freud… perdoniamo le cazzate e salviamo quello “che ci serve” perché non possiamo farlo con Wilhelm Reich? Domanda difficile che magari stimolerà un intervento in “bottega”di Fabrizio Melodia. Per chi nulla sa di Reich l’invito è a leggerlo: tenendo conto che quest’uomo – in fuga dai nazifascismi e dalla svolta staliniana fra i comunisti – fece così paura alla “democrazia” degli Stati Uniti che… morì in carcere.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Ahaahahahahahaaha
    ti ringrazio per l’imbeccata, mio buon Guru. Personalmente si possono sempre salvare pezzi, perchè no?! Si salva più o meno tutto, spesso deprivandolo del significato e svuotandolo esattamente come i ragni fanno con le loro prede. Ottima strategia. Personalmente adoro i ragni, li amo nella loro immensa e minuscola territorialità e pazienza.
    Spesso nella ragnatela rimangono incastrate prede ignare, altre volte incauti sfidano i loro templi.
    Il buon Reich ha scritto parecchie cose interessanti, definirle obsolete è un modo come un altro di passarle a un vaglio scientifico che personalmente ritengo non gli appartenga molto.
    Penso che, sulla falsa riga di un buon Spinoza, stesse appunto cercando di stabilire le forze regolatrici dell’universo, andando ben oltre la teoria del Tutto, per la teoria panteistica dell’amore.
    Atteggiamento più da filosofo che da scienziato. E da buon filosofo, prende in esame la totalità, non tralasciando nulla.
    Si, l’orgone fa sorridere, ma non più di certe altre trovate filosofiche, come la natura/Dio/Sostanza di Spinoza, la quidditas degli scolastici medievali nelle discussioni sugli universali, le idee platoniche, il primo motore immobile aristotelico, le invenzioni di Tesla, gli eroici furori, la scienza dei primordi. Certo, la società va avanti, ma molto spesso, come accade, essa progredisce in tecnologia ma non in saggezza. E qui il buon Reich sperava di farla progredire in tale modo, ponendo la forza dell’amore, della sessualità, come naturale ed essenziale, costituendo una fonte d’ispirazione per molti movimenti rivoluzionari e anarchici.
    Il sesso salverà il mondo? Fate l’amore non la guerra? Ma la guerra non è a ben guardare il più perfetto atto d’amore? E ancora… la guerra non è guerra tra sessi? La società non è dunque uno scontro tra due sessi, o meglio, tra due generi? O per traslato, il sesso non è forse guerra?
    La guerra è padre di tutte le cose e di tutte è re, diceva il filosofo presocratico Eraclito. E il buon Empedocle, in maniera geniale, teorizzava che i quattro elementi della natura fossero uniti e disgiunti dalle forze di Odio e Amore, chiamando Sfero il periodo di perfetta armonia tra le due forze.
    In questo, penso che Reich possa vivacchiare bene.

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