Pabuda: «In a Silent Way»

Il meglio del blog-bottega /182…. andando a ritroso nel tempo (*)

se voi credete

che il nostro stare,

adesso,

educatamente silenziosi,

respirando lentamente

in apparente attesa,

sia la preparazione

di una qualche forma

di rinuncia o di resa,

significa soltanto

che voi,

brutte teste di porco,

tanto per cambiare,

non avete capito

un accidente

di come funzionano

le cose quaggiù,

sui grigi marciapiedi

che assediano

a preciso perimetro

uno per uno

tutti i vostri

grattacieli.

 

noi, qui da basso,

non siamo vendicativi

ma siamo tanti tanti tanti

e, prima o poi, troveremo la maniera

di mettervi, finalmente,

in condizione di non nuocere ancora.

appena risolta questa penosa faccenda,

penseremo a divertirci:

tanto che manco vi potete figurare.

e il come sono del tutto affari nostri

 

BREVE NOTA (del 2011)

Visto che questa notte Pabuda era a far musica (e guai) con Les Enfants du Voudou (se non sapete di cosa sto parlando leggetevi il bel pezzo di Mark Adin in blog) posto io questa neuropoesia da lui scritta, su indicazione-richiesta del sassofonista de Les Enfants du Voudou, immergendosi nell’omonimo brano di Miles Davis, che resta – aggiungo io – il più accreditato suonatore di tromba al fianco del dio (o della dea) che c’è-se c’è. Potete ascoltare il “divino” Miles (uso rarissimamente questo aggettivo) comodamente su youtube. Non fatevi problemi a “rubare” ai discografici visto quanto loro hanno rubato a lui e a tante/i altre/i oltre che a noi. (db)

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 16mila articoli (avete letto bene: 16 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

NELLA FOTO QUI SOPRA: un incontro milanese fra Mark Adin e Pabuda.

 

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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