«Parla con lei» (e filma la corrida)

Chief Joseph riflette su Almodovar, tori, lupi, umani: una vecchia polemica che può esserci ancora utile

Il 28 marzo 2002 esce in Italia il film «Parla con lei» del regista Pedro Almodovar. Dal WWF spagnolo arrivò una comunicazione nella quale si affermava che il regista, per rendere più vera e spettacolare una sequenza, non aveva esitato a sacrificare alcuni tori. Poi, sprezzantemente, dichiarò: «Non sono mai stato politicamente corretto».

Personalmente invece continuo a essere convinto che uccidere un solo animale in nome dell’arte sia una cosa da aborrire. Infatti non esiste un modo di ammazzare artistico. Per tale ragione ho invitato coloro che erano ancora in grado di indignarsi e rifiutavano una logica artocentrica a boicottare il film di Almodovar, che avrebbe dovuto prendere qualche lezione da un grande della storia del cinema, come Jean Marie Straub, il quale temendo di poter recare danno a un lupo lo ha solo parzialmente narcotizzato. Così, nel film, il lupo morto compie qualche movimento, ma chi vuole comprende lo stesso mentre chi ha bisogno di spettacoli reali (e giustifica la morte del più insignificante degli animali in nome dell’arte) è complice del delitto.

In questa direzione, deve suonare come severo monito quanto scritto da Marguerite Yourcenar: «Ricordiamoci che ci sarebbero meno bambini martiri se ci fossero meno animali torturati, meno vagoni piombati che trasportano alla morte le vittime di qualsiasi dittatura, se non avessimo fatto l’abitudine ai furgoni dove le bestie agonizzano senza cibo e senza acqua dirette al macello, meno selvaggina umana stesa con un colpo di arma da fuoco se il gusto e l’abitudine di uccidere non fossero prerogativa dei cacciatori. Ribelliamoci contro l’indifferenza, la crudeltà, che d’altronde non si esercitano così spesso contro l’uomo se non perché si sono fatte la mano sulle bestie».

Dopo pochi giorni, il 12 aprile, sul quotidiano Repubblica, mi rispose Walter Caporale, il presidente degli animalisti italiani: «Pedro Almodovar ci mostra per cinque minuti un’immagine violenta della corrida, senza tuttavia esaltarla o mostrare di condividerla. Soprattutto nessun toro è stato in realtà utilizzato dal regista, che ha invece ripreso alcune corride che si sarebbero, comunque, svolte anche senza la sua presenza e quella della sua troupe».

Non ho potuto esimermi dal replicare. Visto che Caporale bacchetta coloro che non hanno informazioni approfondite e verificate, gli chiesi se durante la visione del film fosse seduto accanto ad Almodovar a cui chiedeva costantemente informazioni e spiegazioni e che, soprattutto, gli illustrava l’orrore che provava per l’uccisione dei tori. Nel caso in cui questo non fosse avvenuto, io ribadisco la necessità di boicottare quel film. Walter Caporale non sarà così ingenuo da pensare che il regista si sia accomodato in tribuna e abbia usato una miniDv. Forse il signor Caporale è convinto che un film nasca dalla bacchetta magica di una fata. Sicuramente non ha mai visto un set perché, sulla base delle informazioni precise e sicure che mi fornisce, una cosa è certa: quelle corride sono state organizzate e preparate per Almodovar e gli animali immolati per la cinepresa del regista spagnolo. Dire che quelle corride ci sarebbero state lo stesso è come chiedere a qualcuno, che ha deciso di commettere un omicidio, la possibilità di prenotare una poltrona in prima fila. Senza dimenticare il canonico catino nel quale lavarsi le mani. Purtroppo, per il presidente degli animalisti italiani, questo è un nobile intento perché, nel caso specifico, Almodovar è riuscito a trasmetterci il dolore, la sofferenza e la tragedia del toro.

Kevin Costner, in «Balla con i lupi», ha speso una barca di soldi per costruire i bisonti robotizzati, Pedro Almodovar invece azzera i costi e fa abboccare Walter Caporale. Certo, che con “animalisti” così gli animali sono in una botte di ferro. Con l’interno irto di spuntoni, s’intende.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Gualtiero Via

    Grazie, Daniele, di aver messo in circolo questo contributo.

    Concordo con Chief Joseph, al 100%.
    Non sapevo nulla di questa discussione, me l’ero persa.
    Mi è invece tornata alla mente una vicenda molto più vecchia, che riguardava il teatro. Immagino che altri la ricordino: l’uccisione di un cavallo, a teatro, in scena (un cavallo!), da parte dei “Magazzini criminali”. Dopo non so quanti anni cambiarono nome -credo, togliendo il “criminali”.

    L’animalismo dà luogo senz’altro (anche) a fanatismi, ma in una versione equilibrata è a mio avviso una direzione inevitabile per l’intero genero umano. Non ho dubbi. visto una conferenza, non lunga, credo 10 o 15′, al massimo, di un filosofo animalista (non ricordo se era Tom Regan o altri, ma uno degli esponenti più autorevoli) ed era estremamente ben motivata, sobria, razionale.

    Per chi condivide questo ordine di interessi ho scoperto un autore che mi pare molto importante, Roberto Marchesini. Il suo Canone di Zooantropologia Applicata (Apeiron, Bologna, 2004) è a mio avviso un testo importante.

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