Pazzi, antologie e C(h)ina: oh, è ancora Marte-dì

1 – Mark Phillips chi era costui? 2- «Mondi senza fine» e altri Urania; 3 – C’è Cina, China, ecc

1 – Mark Phillips chi era costui?

Sulle bancarelle ogni tanto recupero vecchi romanzi di fantascienza mai letti o perduti in qualche trasloco. Così un mesetto fa sbirciai un vecchio Cosmo – Ponzoni editore – del 1964, intitolato «I dominatori del pensiero». Titolo originale «Brain Twister» (e si precisa «traduzione dall’americano di A. Ghirardelli») Autore: Mark Phillips. Mmm, il nome mi era noto però non riuscivo a metterlo a fuoco. Ho pensato: “intanto leggo e poi deciderò se vale la pena indagare su ‘sto Phillips”. Una trama interessante che oscilla fra giallo, spionaggio e fantascienza. Al centro la telepatia. Con una logica/illogica tesi che vi riassumo in due tempi: “se esistono persone che possono leggere il pensiero e si nascondono… dove vado a cercarle?”. Se volete rispondere in solitudine alla domanda bene, poi potete verificare la risposta nel secondo tempo ovvero in chiusura di codesto paragrafo. Altro non dirò sulla vicenda. La scrittura di Phillips mi ha assai sconcertato: curata e piacevole in certi passaggi, atroce e frettolosa in altri. Che sia stato tradotto “alla carlona” o molto tagliato? E/o che ‘sto Phillips fosse uno che lavorava a cottimo e quando si stancava faceva scrivere qualche pagina a un suo cugino meno bravo? Mi tocca verificare con “santa wiki-pigrizia”. Mannaggia alle omonimie. Escludendo un cavaliere («primo marito della principessa Anna del Regno Unito»… e ‘sti cazzi come si dice a Oxford) che vinse la medaglia d’oro in una gara di equitazione alle Olimpiadi del 1972, non resta granché. Ma sapendo l’inglese (o affidandosi, come nel mio caso, a un traduttore/traditore automatico) spunta un Mark Phillips «pseudonimo comune usato dagli scrittori di fantascienza Laurence Mark Janifer e Randall Philip Garrett nei primi anni ’60. Insieme hanno scritto diversi cortometraggi divertenti nella cosiddetta serie “Psi-Power”: Brain Twister (1962), The Impossibles (1963) e Supermind (1963). Per Brain Twister furono nominati per l’ Hugo Award come miglior romanzo nel 1960 (sotto il titolo originale del romanzo “That Sweet Little Old Lady”)». Interessante: mi piacerebbe saperne di più (chi mi aiuta?) e magari suggerire a qualche editore di ristampare il Phillips a due teste.

ECCO IL SECONDO TEMPO, cioè LA RISPOSTA: “dove cercare i telepati? Nei manicomi…”. Ma sono lì per nascondersi o sono matti? Volontari o coatti? Simulatori o astutissimi? Eh no-no, questo mi è vietato dirlo dalla regola aurea del “mai rivelare troppo”.

2- «Mondi senza fine» e altri Urania in edicola

Per chi ha il privilegio (e il peso) dell’età «Mondi senza fine» era il titolo – in italiano, nell’originale suonava «Ring Around the Sun» – di un (buon) romanzo del grande (a volte eccelso, altre melenso) Clifford Simak. Adesso però Urania ha così intitolato le tre antologie curate da Gardner Dozois che arrivano in edicola per la collana Millemondi, traducendo il volumone «The Year’s Best Science Fiction: Thirty-Fourth Annual Collection», in soldoni “il meglio” del 2016 per quel che riguarda i racconti di fantascienza.

In questo «Mondi senza fine (parte 1)» – 380 pagine per 7,90 euri – troviamo Lavie Tidhar, Carolyn Ives Gilman, Matthew Claxton, Rich Larson, Gord Sellar, Aliette de Bodard, il duo Kathe Koja e Carter Scholz, Gregory Benford, Paul McAuley, Ian McHugh, Geoff Ryman, Craig DeLancey, Sam J. Miller, Shariann Lewitt e Karl Bunker. Il volume vale la spesa, con Benford un gradino sopra e due racconti bruttarelli. Da consigliare in particolare a chi vorrebbe che i cani parlassero; a chi si interroga se Tamerlano fosse davvero un super-cattivo; a chi ha la (malsana?) curiosità di sapere come si usa il gabinetto in assenza di peso; a chi ama (o teme) i vulcani; a chi crede che esista «il diritto alla guerra»; a chi sospetta che se gli alieni davvero volessero invaderci per prima cosa ci chiederebbero di fare una gita insieme; a chi troverebbe gli elfi anche in Antartide. La frase migliore del volume è, a mio avviso, nel racconto di Miller: «una seppia contiene una molteplicità di colori, anche quando non li sfoggia».

A marzo Urania ha mandato in edicola anche «Purgatorio» di Mike Resnick e «Orion» di Ben Bova: sconsiglio il primo mentre il secondo “urge” sul mio comodino. Per aprile Urania annuncia «Cosmocopia» di Paul Di Filippo (di solito un buon autore) e l’ennesima ristampa dei racconti sui Berserker – feroci guerrieri – di Fred Saberhagen.

3- C’è la Cina, c’è il China (Mieville) e poi…

Sul mio comodino – quello concreto non il simbolico – nella lista d’attesa, settore fantascienza, sono ben piazzati «Il problema dei tre corpi» del cinese Cixin Liu – tradotto con una decina d’anni di ritardo da Mondadori – e la ristampa (da Fanucci) di «Le città delle navi» dell’ottimo (di solito) China Miéville. Ma altri 5/6 spintonano di brutto. Mentre io leggo questi chi si offre di recensirne altri in “bottega”? O devo fare tuuuuuuuutto io? Solo o con gli occasionali aiuti di Melodia, di Pizzo e di Johnny? E proprio adesso sento – su “Fahrenheit” di Radiotre – che è in uscita anche un nuovo romanzo di Tullio Avoledo. Chi mi anticipa?

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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