Pedofilia: il Vaticano non risponde a…

quanto scritto da «Noi siamo Chiesa»

di Vittorio Bellavite (*)

Il 13 dicembre Noi Siamo Chiesa ha chiesto ai vescovi con parole severe una «correzione fraterna» su quanto hanno fatto fino ad ora sulla pedofilia del clero in Italia. Il 20 gennaio il Consiglio Episcopale Permanente ha affrontato ancora il problema. Ci sarà una risposta alle sdegnate parole di Noi Siamo chiesa?

Ecco il testo della lettera inviata al vescovo Ghizzoni.

Il vescovo Ghizzoni, che ha la responsabilità del problema degli abusi sessuali nella CEI, non risponde a «Noi Siamo Chiesa». Il solito rumoroso silenzio.

Gentile Monsignore,

sono il coordinatore in Italia del movimento «Noi Siamo Chiesa».

Ho letto la sua intervista sull’«Avvenire» di domenica scorsa con le informazioni su quanto l’ufficio da Lei presieduto sta facendo per avviare un nuovo intervento della Chiesa per quanto riguarda la tutela dei minori.

Da anni ci occupiamo del problema e mi sento in dovere di esporLe alcune nostre considerazioni già contenute in più testi leggibili sul nostro sito (www.noisiamochiesa.org) senza aver però avuto risposta da alcuna autorità ecclesiastica né possibilità di dialogo, peraltro sollecitato. Le allego l’ultimo con considerazioni sulle Linee Guida della CEI diffuse a fine giugno.

A noi sembra che gli interventi nel campo della prevenzione, formazione e comunicazione e per l’organizzazione delle strutture diocesane, di cui Lei parla nell’intervista, siano sicuramente un primo passo che indica buona volontà ma che siano carenti di prese di posizione che dovrebbero precederli in modo da renderli veramente credibili. Da tempo abbiamo indicato come necessarie alcune decisioni collettive dei vescovi che siano preliminari a qualsiasi altro intervento e che siano simili a quelle che sono state assunte da tempo da altri episcopati in situazioni analoghe e che il popolo cristiano ha il diritto e il dovere di chiedervi. Mai come in questo caso ci sembra di dover esercitare nei Vostri confronti una vera e propria “correzione fraterna”, ritenendoci, in modo del tutto informale, rappresentativi, non da soli, di un’opinione diffusa nel nostro mondo cattolico.

Pensiamo che voi vescovi dovreste riconoscere gli errori e i ritardi con cui avete affrontato il problema negli ultimi anni, dicendo in non pochi casi che in Italia la situazione era ben diversa da quella degli altri Paesi;

pensiamo che sia stato un peccato di supponenza quello di trascurare l’ascolto delle vittime e delle loro sofferenze preoccupandovi solo di evitare lo scandalo pubblico e il danno per la Chiesa;

pensiamo che dobbiate riconoscere che la prassi di trasferire il prete pedofilo da una parrocchia ad un’altra (spesso sempre a contatto con minori) e di nasconderne o attenuarne le responsabilità presso le vittime ed i loro famigliari sia stata la norma in gran parte delle diocesi facendo prevalere le vostre eventuali procedure amministrative contro la giustizia penale e gli elementari diritti delle vittime;

pensiamo che sia necessario un solenne atto penitenziale del massimo rilievo, anche mediatico, da parte vostra sul passato, come è stato fatto da altri episcopati.

Le faccio presente che siamo davanti a un problema che riguarda dai diversi punti di vista solo la struttura ecclesiastica (sia per quanto riguarda il prete pedofilo che il vescovo che ha “protetto”) e mai riguarda qualche parte del popolo cristiano che non ha alcuna responsabilità e che, in questa vicenda, ha sopportato solo grandi sofferenze e grandi delusioni.  Mentre  il danno per l’evangelizzazione colpisce tutta intera la nostra Chiesa.

Pensiamo che il lamentarsi, come emerge dall’intervista, per i dati sulla pedofilia del clero ipotizzati dalla stampa e dal sito «l’Abuso»,  sia inutile perché voi non avete fatto come i vescovi tedeschi che hanno preso l’iniziativa in prima persona di accertarsi dei fatti, usando di adeguate competenze esterne. Da anni ripetete di non conoscere le dimensioni del fenomeno ma, comunque, la cronaca riferisce non raramente di processi e condanne, che non hanno mai alle spalle una denuncia proveniente dalle diocesi. E le informazioni analitiche descritte dai giornali devono essere contraddette con contestazioni precise e senza la vostra frequente insofferenza che ha come retro pensiero  che esse siano solo espressione di  spirito antiecclesiale.

Adesso è aperta una possibilità, quella che traspare in modo un po’ enfatico dalle Sue parole nell’intervista, quella dell’attivazione delle strutture diocesane previste dalle Linee guida. Riguardano il futuro e siamo interessati a capire se e come funzioneranno. Pensiamo che esse debbano essere solo e soprattutto composte da laici, in particolare da donne e dotate di vera indipendenza. Conterà se i membri non saranno persone del circuito ecclesiastico ma esperti anche esterni alla vita della Chiesa. Di esse dovranno fare parte delle vittime, comunque esse dovranno essere ascoltate facendo loro superare la ritrosia di chi è stata a lungo invitato al silenzio o alla prudenza “per il bene della Chiesa”.

Le Linee Guida non parlano di indenizzi, ci sembra una carenza grave. Perché? Essi sono stati previsti in situazioni analoghe e per importi significativi in altre Chiese.  «L’accompagnamento delle vittime» previsto dalle Linee guida cosa significa?  Può dare vita a tentativi di tenere a bagnomaria la vittima o sarà fondato anzitutto sul riconoscimento del torto subìto e su un aiuto di tipo psicologico e spirituale fatto da persone all’altezza di un tale difficile compito? Cercheremo di sapere se l’obbligo morale di denunciare alle autorità civili il prete pedofilo, sempre disatteso in passato,  non sarà eluso in futuro con qualche ragionamento giustificativo  di “teologia morale” che è sempre possibile trovare.

Gentile Monsignore, spero che le nostre considerazioni possano servire, sono parole pesanti le nostre ma non possiamo fare diversamente. Ci sono stati troppi silenzi soprattutto nella nostra Chiesa italiana, solo i tentativi di papa Francesco hanno smosso le acque a partire dalla sua Lettera dell’agosto dell’anno scorso.

Siamo a disposizione, come in passato, per iniziare un dialogo concreto sperando che in futuro ci sia una svolta nell’ascolto!

Invio anche al Cardinale Bassetti e a Luciano Moia che l’ha intervistata.

Cordiali saluti  e  buon Natale di cuore

Vittorio Bellavite

Spero di avere un riscontro a questa mia  ma non potrò evitare a tempo indefinito di non informare il nostro circuito “conciliare” di questo nostro intervento.

Roma, 13 dicembre 2019

(*) ripreso da www.noisiamochiesa.org.

NOI SIAMO CHIESA è la sezione italiana del movimento internazionale “We Are Church” per la riforma della Chiesa cattolica

 

 

Redazione
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Un commento

  • Daniele Barbieri

    Dopo il recente report del Vaticano sull’ex cardinale Theodore McCarrick (riconosciuto responsabile di abusi sessuali su minori) NOI CHIESA torna sulla pedofilia nel clero. Ecco il comunicato.
    Il dossier sul caso McCarrick mostra il degrado di molti aspetti del mondo ecclesiastico ma può segnare una vera svolta per quanto riguarda la trasparenza nella Chiesa. Ma in Italia siamo completamente fermi. Non è più rinviabile una indagine nazionale indipendente sulla pedofilia del clero che metta a nudo tutte le omertà del passato e che convinca i vescovi ad un solenne atto di pentimento collettivo nei confronti delle vittime, dell’intera comunità cristiana e di tutta la società italiana
    Qualcosa sta cambiando? Forse. Dopo la Lettera al Popolo di Dio dell’agosto 2018 di papa Francesco, nel febbraio del ’19 c’è stato l’incontro in Vaticano dei presidenti di tutte le Conferenze episcopali e in maggio il Motu proprio “Vos estis lux mundi” per ridurre o eliminare il sistema impenetrabile di copertura da parte del sistema gerarchico del prete pedofilo. Poi nel marzo di quest’anno il cardinale di Lione Philippe Barbarin ha dovuto dimettersi, nei giorni scorsi il cardinale polacco Henryk Gulbinowicz è stato costretto a vita di penitenza e a non usare più le insegne vescovili, infine il dossier relativo al cardinale Theodore McCarrick ha costituito un fatto unico nella comunicazione del Vaticano tanto è dettagliato ed esplicito, indicando le responsabilità. Auspichiamo che si possa considerare finito il momento dei Bertone e dei Sodano (con alle spalle papa Wojtyla).
    Nelle diocesi, per merito dei media, della magistratura, delle vittime e, talvolta anche di ecclesiastici, stanno venendo a galla in questo periodo in Europa (dopo l’Irlanda, gli USA, il Cile, ecc…) tante situazioni (con tante vittime) che hanno cercato di infangare il molto di evangelico che c’è, nonostante tutto, nella nostra Chiesa. In Germania una Commissione indipendente, composta da studiosi di quattro università non cattoliche, ha accertato una realtà così pesante (3900 casi dal 1946 al 1914) che i vescovi e i laici sono stati indotti a organizzare un “percorso sinodale” di grande spessore che è in corso e che affronterà anche altri gravi problemi della Chiesa (donna nella Chiesa, celibato del clero, sessualità). Il 6 ottobre l’arcivescovo di Canterbury ha chiesto scusa per le conclusioni della “Indipendent Inquiry”. In Francia è in attività la Commissione Jean-Marc Sauvé (nota 1) le cui prime risultanze sono preoccupanti.
    In Italia siamo fermi. Da sparse ma continue notizie di cronaca, da prescrizioni di reati nei processi, dal meticoloso lavoro di documentazione del sito “Rete L’Abuso” la situazione ci sembra non essere dissimile da quella degli altri paesi. La conferenza episcopale è stata strattonata dalle indicazioni vaticane a scrivere “Linee Guida per la tutela dei minori” nel 2012, corrette nel 2014 ed infine nel 2019. “Noi Siamo Chiesa” ha denunciato la loro debolezza. L’art. 4 del Concordato, che esenta i vescovi dalla denuncia alla magistratura, è continuamente richiamato. Mai un prete pedofilo è stato denunciato all’autorità civile dal proprio vescovo o superiore. La prassi è stata, da sempre, quella del trasferimento del prete pedofilo o, al massimo, della sua accoglienza in qualche comunità protetta. Salvo un po’ di parole generiche, mai niente è stato fatto per le vittime (cure, sostegno, risarcimenti) invitate a tacere “per il bene della Chiesa”. Ora si parla, nelle Linee Guida, di un “dovere morale” di denuncia lasciato alla discrezione del singolo vescovo che ci sembra scarsamente credibile, alla luce dell’esperienza. La cosiddetta “indagine previa”, prevista dal diritto canonico e compito del vescovo, per quello che sappiamo, o non viene esperita o è sempre nascosta nel suo svolgimento e nel suo esito. I vescovi credono di essere sulla strada giusta istituendo, a livello centrale e diocesano, il “Servizio per la tutela dei minori”. Non ci siamo. Ripetiamo che questa farraginosa struttura potrà forse servire per il medio-lungo periodo. Ora ci vuole subito ben altro.
    È necessario un percorso di giustizia e di trasparenza simile a quello che hanno posto in essere o tentato altri episcopati. È inaccettabile che il problema possa essere risolto col passare del tempo. La prescrizione è solo un istituto giuridico e non esiste quando ci sono di mezzo questioni di coscienza, vittime che hanno sofferto e che soffrono, chierici pervicaci nelle loro azioni senza controllo, silenzi e ipocrisie che intorbidiscono o rendono impossibile, in alcune circostanze, il clima di fraternità, di amicizia e di solidarietà che dovrebbe essere di tutte le nostre comunità cristiane, parrocchiali o di altro tipo. Bisogna istituire subito una struttura nazionale che indaghi sul passato, che abbia diritto all’accesso agli archivi, che preveda garanzie per i testimoni, che ascolti le vittime, senza pregiudizi o sospetti.
    Perché dia garanzia di indipendenza e di oggettività, questa Commissione deve essere composta in larga maggioranza da laici (dei quali metà donne e metà uomini) di notoria credibilità e dotati di competenze specifiche (diritto, psicologia, antropologia…). Non ci dimentichiamo che la relazione del Comitato per i diritti dell’infanzia dell’ONU nella sua 80ma sessione del febbraio 2019 ha chiesto di “esaminare tutti i casi di abuso sessuale di bambini da parte di personale religioso della Chiesa Cattolica” (NOTA 2). E’ stata una frustrata ai nostri vescovi di cui nessuno vuole parlare tanto è imbarazzante.
    Pensiamo a un rovesciamento dell’attuale cultura su cui si fonda il funzionamento del sistema ecclesiastico. Al termine del percorso, che deve essere non troppo prolungato nel tempo, pensiamo che un grande atto collettivo di pentimento potrebbe avere una funzione catartica per ripartire da zero e strappare la nostra Chiesa italiana dalla situazione di colpevole inadempienza in cui ora si trova rispetto alle indicazioni di “tolleranza zero” del papa. Non vogliamo punizioni silenziose. Chi ha fatto parte del sistema clericale di protezione lo riconosca, lo confessi, lo dica alle vittime. Il cammino va ripreso come si deve fare dopo la recita di un sincero confiteor durante l’Eucaristia.
    Insieme a tanti altri, in ascolto della Parola e con l’impegno a tradurla nel nostro vissuto quotidiano, siamo impegnati non per un’altra Chiesa ma per una Chiesa “altra”, con il grembiule ai fianchi, manifestazione di quel servizio che l’Eucaristia propone a questa Chiesa che vogliamo amare.
    Roma, 16 novembre 2020 – NOI SIAMO CHIESA
    NOTE
    (1) La Commissione Sauvé (CIASE) è stata costituita nel novembre del 2018 dall’assemblea plenaria dei vescovi e dalla Conferenza dei religiosi di Francia. Essa ha lo scopo di accertare i fatti, di comprendere cosa è successo (tenendo presente il contesto storico) e di indicare come prevenire gli abusi. Essa è composta di professionisti dalle diverse competenze nei campi del diritto (civile e canonico), della psichiatria e della psicanalisi, della sanità, dell’educazione, del lavoro sociale e della teologia. Di essa fanno parte persone dalle diverse opinioni filosofiche e religiose: ci sono credenti di diverse confessioni insieme a non credenti, agnostici e atei. È composta di 12 uomini e di 10 donne di generazioni differenti. I teologi sono due, uno docente all’Institut Catholique di Parigi, l’altra alla Facoltà protestante di Strasburgo. I nomi sono leggibili on line. La Commissione ha l’obbligo di informare la magistratura di qualsiasi abuso sui minori di cui venga a conoscenza.
    (2) Il testo completo del Rapporto dell’ONU è il seguente:
    “Il Comitato raccomanda allo Stato italiano: Art. 21 […] (b) istituire una commissione d’inchiesta indipendente e imparziale per esaminare tutti i casi di abuso sessuale perpetrati nei confronti di minorenni da parte di personale religioso della Chiesa cattolica;
    (c) garantire un’indagine trasparente ed efficace relativa a tutti i casi di abuso sessuale presumibilmente commessi da personale religioso della Chiesa cattolica, il perseguimento penale dei presunti colpevoli, l’adeguata punizione penale di coloro che sono stati ritenuti colpevoli e il risarcimento e la riabilitazione delle vittime minorenni, comprese quelle che sono diventate adulte”.

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