“Peggio” Emilia: «Il caso» di Antonio Fantozzi è …

troppo vero/nero per bucare il muro

Il meglio del blog-bottega /98…. andando a ritroso nel tempo (*)

 Ilmeglio-Fantozzi

Fuma solo Nazionali. Si immagina paziente come Giobbe ma ogni tanto ha scatti di violenza. Veste male. Spesso gira in ciabatte. «Il bizzarro poliziotto di una commedia all’italiana» così si pensa. Ha una faccia da bulldog ma qualcuno direbbe che somiglia un po’ ad Alberto Lupo o Amedeo Nazzari. Quando parla sputacchia. «Son fatto più per il lupanare che per la chiesa anche se non frequento né l’uno né l’altra». Il commissario Ernesto Donadei non piace ai suoi superiori e combina guai. Quando parla divaga. Ama il cinema e le parole difficili. E crede nella giustizia. Per questo solo lui si interessa a quegli stracci e «ossa spezzate» che una volta erano una bambina cinese.

Sullo sfondo di una Reggio Emilia incattivita e omertosa, a caccia di un serial killer che si diverte a torturare – ma che resta invisibile a tutti – Donadei è uno dei poliziotti («sbirri» ironizzerebbe lui) più memorabili che si siano visti nei libri italiani. Eppure «Il caso» (256 pagine per 16 euri) di Antonio Fantozzi viene pubblicato da L’autore Libri Firenze, dunque un piccolo editore. Faticherete a trovarlo … ma ne vale la pena.

Poco si può rivelare della trama – come per ogni poliziesco che si rispetti – ma chi legge si sente avvantaggiato rispetto a Donadei perché, sin dalle prime pagine, sa che il serial killer esiste ed è una ragazza. E se invece non fosse così? I capitoli «colore rosso» sono i pensieri di una bambina che cresce con la voglia di uccidere e straziare, quelli «colore nero» accompagnano le ricerche di Ernesto Donadei. Ogni tanto i colori si mescolano oppure si inserisce un misterioso Antonio con brevi racconti.

Scarne le notizie sull’autore: vive a Regggio e ha già pubblicato una raccolta di racconti (mescolati ad appunti di viaggio) sul Senegal. La sua scrittura è camaleontica: oscilla fra una crudeltà quasi insopportabile e lucidità “scientifica” se scava nella testa della (presunta?) assassina mentre si aggroviglia in saggezza-pazzia quando fa i conti con pensieri e azioni del commissario. Gioca con immagini e metafore efficaci e sempre fuori dal banale: il gambero rosso della Louisiana, il Bagatto, la pornografia degli alberi, le storie incrociate di Billie Holiday e di Abel Meeropol intorno a un albero che dava strani frutti.

Tutto è «in circolo» come le infinite rotatorie stradali di una città che man mano si scopre essere Reggio. Tanti inizi e tanti finali. La prima mezza pagina insinua che Donadei sia pazzo oppure che a tutti faccia comodo crederlo. Il protagonista e l’autore ci ripetono (con il fim «Matrix») che «l’ignoranza è un bene». Forse proprio questo è il punto. Come per i reggiani che non vogliono sapere cosa è diventata la loro città: «solitudini e cattiveria», cemento e lucciole, cooperative e camorra. Impietosi i pensieri di Donadei o i racconti di Antonio. «Ci hai mai pensato? Al focolare filippine, agli anziani badanti slave, alle coccole puttane africane… Ecco la globalizzazione dei sentimenti spiegata ai bambini».

Colpisce basso Fantozzi. Ed è forse anche per questo che – ma spero di sbagliarmi – faticherà a trovare recensori e/o editori per i suoi prossimi libri (**). Ma chi leggerà questa indagine non la dimenticherà. E aspetterà ansiosamente il prossimo libro.

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” – che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog – recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 10mila articoli (avete letto bene: 10 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… all’incirca di 5 anni fa: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

(**) Purtroppo non mi sono sbagliato: persino quando “Peggio Emilia” è stata ufficialmente ‘ndranghet-izzata dai giudici e alcuni giornalisti hanno dovuto fare “hohibò” mentre le istituzioni giocavano a “nascondino”… questo libro di Fantozzi – e i successivi, simili e altrettanto vivi – non sono stati esplorati e ascoltati come si dovrebbe fare quando si scoprono preziose mappe/storie sospese fra presente e futuro prossimo. A parzialissima consolazione del “muro” non bucato, qui talvolta trovate la sua firma. «Poche volte» dite? Sì, pochissimo. Anzi, mo’ lo sollecito: «ciao Antonio, per favore scrivi più spesso in “bottega”, grazie». (sempre db)

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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