Pena di morte: Aramis Ayala contro il boia e…

il mattatoio Iran: due articoli ripresi dal «Foglio di collegamento» del comitato Paul Rougeau; a seguire il sommario e la presentazione del numero 237

Aramis Donell Ayala, l’accusatrice della Florida che non vuole chiedere la pena di morte

IL GOVERNATORE E L’ACCUSATRICE SI SCONTRANO SULLA PENA DI MORTE

La giovane Aramis Ayala, è la prima persona di razza nera (*) a cui lo stato della Florida ha dato il potere di chiedere la pena di morte. Tuttavia ella ha dichiarato che si asterrà dal farlo, suscitando la reazione del Governatore Rick Scott che le ha tolto la competenza su 23 casi capitali o potenzialmente tali.

Aramis Donell Ayala è una giovane procuratrice eletta nello scorso novembre nel Nono Circuito Giudiziario dello stato della Florida. Si tratta della prima persona di razza nera a cui la Florida ha dato il potere di determinare il destino di persone indiziate di aver commesso gravi reati, decidendo se chiedere o no la pena capitale.

A metà marzo la sua netta presa di posizione sulla pena di morte ha suscitato aspre polemiche e l’immediata bellicosa riposta del Governatore della Florida Rick Scott.

“Ho dedicato a questo problema un’ampia, meticolosa ed approfondita considerazione” ha dichiarato Aramis Ayala il 16 marzo. “Ciò che mi è apparso con abbondante chiarezza durante la mia riflessione è che pur avendo io il potere di chiedere sentenze di morte, esercitandolo non faccio l’interesse della comunità né della giustizia”. L’Ayala ha aggiunto che la pena di morte non costituisce un particolare deterrente per il crimine, è fonte di un notevole caos a livello legale, di incertezza e di confusione ed è utilizzata in maniera particolarmente ingiusta nei riguardi delle persone di colore.

Lo stesso giorno Scott ha tolto ad Aramis Ayala il caso del duplice omicida Markeith Loyd, assegnandolo al procuratore Brad King e dichiarando: “l’Ayala ha mostrato che non intende battersi per la giustizia e perciò io uso il mio potere esecutivo per assegnare immediatamente il caso al procuratore Brad King… quelle famiglie hanno bisogno di un accusatore che persegua aggressivamente Markeith Loyd con la piena estensione della legge e che giustizia sia fatta.”

Al provvedimento del Governatore Scott, e ad alcune minacce di morte anonime per la Ayala, si sono contrapposte le prese di posizione dei settori più avanzati dell’opinione pubblica floridiana, delle associazioni per i diritti dei Neri…

Ma non è bastato: in aprile Rick Scott ha tolto ad Aramis Ayala altri 22 casi capitali, o potenzialmente tali, in cui lei doveva sostenere l’accusa, assegnandoli a Brad King (1), suscitando ulteriori vivaci proteste (e qualche plauso in ambienti conservatori).

Aramis Ayala ha inoltrato ricorsi contro le decisioni del Governatore Rick Scott alla Corte Suprema della Florida e alla competente Corte federale distrettuale. Gli esperti dicono che lei dovrebbe farcela.

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  1. Brad King, nel processo contro l’omicida Juan Rosario, ha subito mostrato che la fiducia in lui riposta dal Governatore è pienamente meritata. Durante la selezione della giuria in tale processo non ha chiesto soltanto, come di routine, ai potenziali giurati se erano a favore della pena di morte ma anche il loro parere sulla presa di posizione di Aramis Ayala.

 

NEL 2016 L’IRAN ANCORA AL PRIMO POSTO PER ESECUZIONI PRO CAPITE

L’Iran è il paese che, in relazione alla numerosità della sua popolazione, compie più esecuzioni nel mondo. Le cifre riportate nel Rapporto annuale Iran Human Rights (IHR) mostrano una certa diminuzione delle esecuzioni nel 2016. Tuttavia il direttore di IHR dichiara che non vi sono motivi per ritenere che tale diminuzione venga confermata nel 2017 e nei prossimi anni.

Il Rapporto Annuale pubblicato il 3 aprile scorso da Iran Human Rights (IHR) (1) riferisce che nel 2016 sono state ‘giustiziate’ in Iran almeno 530 persone. Questa cifra – sebbene sia la più bassa degli ultimi cinque anni – posiziona comunque l’Iran al primo posto per numero di esecuzioni pro capite. Il direttore di IHR, Mahmood Amiry-Moghaddam, ha dichiarato: “Accogliamo favorevolmente qualsiasi riduzione nell’uso della pena di morte. Ma, purtroppo, non ci sono segnali che questo calo nel numero di esecuzioni del 2016 sia dovuto ad un mutato atteggiamento della Repubblica Islamica dell’Iran. Sappiamo che le autorità iraniane hanno già ‘giustiziato’ almeno 140 persone nei primi due mesi del 2017”.

Nel 2016 l’Iran ha continuato a violare gli impegni internazionali, uccidendo almeno 5 minorenni all’epoca del crimine, due dei quali condannati per reati di droga. 33 detenuti sono stati impiccati in pubblico, davanti a centinaia di persone, tra cui bambini. Le cifre dimostrano inoltre che l’attuale presidente Hassan Rouhani (il cui primo mandato sta per concludersi), nonostante le sue buone relazioni diplomatiche con l’UE, ha lasciato mettere a morte molte più persone rispetto a quanto fatto dal suo predecessore Ahmadinejad durante i due mandati precedenti.

Le organizzazioni umanitarie IHR e ECPM (Ensamble Contre la Peine de Mort) si appellano ai partner europei che dialogano con l’Iran, perché insistano nella richiesta di una moratoria e di importanti riforme del sistema.

Il Rapporto evidenzia in particolare il ruolo svolto dai Tribunali Rivoluzionari che sono responsabili del 64% delle esecuzioni compiute in Iran nel 2016 e di oltre 3200 esecuzioni dal 2010 a oggi. In questi tribunali si sono svolti processi durati meno di un quarto d’ora, si è impedito agli imputati di avere accesso a difensori di fiducia, si sono inflitte sentenze capitali dopo confessioni estorte con la tortura. Essi sono anche responsabili delle repressioni nei confronti dei difensori dei diritti umani. Nel 2016 questi Tribunali hanno condannato i due attivisti Narges Mohammadi e Atena Daemi rispettivamente a 10 e a 7 anni di reclusione per le loro attività abolizioniste.

Mahmood Amiry-Moghaddam ha anche dichiarato: “Una riduzione significativa nell’uso della pena di morte non è possibile fino a quando non ci saranno procedure adeguate. I Tribunali Rivoluzionari che condannano a morte centinaia di persone ogni anno […] devono essere chiusi.”

Raphael Chenuil-Hazan, direttore esecutivo della ECPM, ha aggiunto: “Facciamo appello a tutti gli stati democratici e a tutti i partner europei dell’Iran perché si sforzino in ogni modo al fine di ridurre la pena di morte in Iran, e di includere i diritti umani, in particolare la condizione della pena di morte in Iran, nei loro dialoghi bi- e multi-laterali. Un buon risultato può essere ottenuto soltanto esercitando una pressione costante nei dialoghi con l’Iran”.

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(1) V: https://iranhr.net/media/files/Rapport_iran_2016-GB-280317-BD.pdf

 

LA PRESENTAZIONE DEL NUOVO NUMERO

Vi invio il numero 237 del nostro «Foglio di Collegamento» il cui sommario è riportato qui sotto.

Questo numero si apre con una buona notizia: il Comitato Paul Rougeau ha un nuovo presidente onorario nella persona di Ernesto Olivero, instancabile imprenditore del bene che abbiamo conosciuto negli anni scorsi presso il Sermig di Torino. Leggete la bellissima lettera con cui lui ha accettato la carica onoraria che il Consiglio direttivo del comitato gli ha offerto.

Un’altra buona notizia, che arriva da un altro emisfero, è la presa di posizione contro la pena di morte di Aramis Ayala, giovane accusatrice della Florida. Sembra che lei abbia il carattere e anche la possibilità a livello legale necessari per contrastare l’immediata rabbiosa reazione del governatore Rick Scott che le ha tolto 23 casi capitali o potenzialmente tali assegnandoli a Brad King, un accusatore sicuramente forcaiolo.

Ma, come al solito, non mancano le notizie tristi, la prima è che l’Arkansas dopo molti anni ha riattivato la pena capitale, mettendo a morte 4 degli 8 condannati che aveva stabilito di uccidere nell’arco di 11 giorni. Dopo aver letto dell’Arkansas trovate un articolo che ci ricorda come nel braccio della morte del Texas vengono gravemente violati i diritti umani. Poi trovate tante cifre riguardanti le condanne a morte e le esecuzioni che si sono registrate nel 2016, in Iran, negli Stati Uniti, nel mondo. Come sempre Amnesty International ed altre associazioni che si battono contro la pena di morte nei primi mesi dell’anno fanno i bilanci di quanto è avvenuto nell’anno precedente.

Abbiamo riportato l’appello di padre Alex Zanotelli (**) che chiede di fermare la “guerra mondiale a pezzetti” in atto oggi nel mondo. Il documentato appello di Zanotelli – un lettore del «Foglio di Collegamento» – è del tutto condivisibile e merita di essere diffuso. Se siamo contro la pena di morte che colpisce persone per lo più responsabili di gravi delitti, dobbiamo essere contro le guerre che uccidono gli innocenti.

Siamo indignati, come Amnesty, dai meschini attacchi portati da personaggi più o meno importanti contro le Organizzazioni Non Governative impegnate a salvare i migranti che rischiano la vita fuggendo, attraverso il Mediterraneo, dalla guerra e dalla fame.

Scorrete questo numero 237 e fateci sapere il vostro parere su quanto scriviamo.

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

www.comitatopaulrougeau.org

Pagina Facebook del Comitato: Amici e sostenitori comitato Paul Rougeau contro la pena di morte

SOMMARIO DEL «FOGLIO DI COLLEGAMENTO» numero 237, aprile 2017

1) Ernesto Olivero è il nuovo Presidente Onorario del Comitato

2) Il governatore e l’accusatrice si scontrano sulla pena di morte

3) Nella camera acusticamente isolata dell’Arkansas 4 esecuzioni

4) Nel braccio della morte del Texas violati i diritti umani

5) Ohio: accusato di reato capitale si suicida in tribunale

6) Dopo il suicidio di Seman, in Ohio manette a Lance Hundley

7) Mary Jane rimane nel limbo 2 anni dopo essere scampata alla morte

8) Amnesty sugli attacchi alle ONG che fanno soccorso in mare

9) Appello “Fermiamo i signori della guerra”

10) È uscito il rapporto di Amnesty sulla pena di morte nel 2016

11) Nel 2016 l’Iran ancora al primo posto per esecuzioni pro capite

12) Quarantamila teste tagliate in Francia dalla Ghigliottina

  1. Notiziario: Corea del Nord, Florida, Siria, Texas, Virginia

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 2 maggio 2017

(*) Posso fare una critica all’espressione «di razza nera»? Sappiamo bene che ogni lingua è “traditrice” o ambigua. Così dire che una persona è stata «giustiziata» non corrisponde a ciò che molte persone pensano: che non vi sia alcuna giustizia nella pena di morte e infatti sul «Foglio» questa definizione viene usata fra virgolette. A me sembra che anche scrivere – due volte e senza virgolette – «di razza nera» sia un errore in quanto non esistono le razze mentre purtroppo esistono i razzismi; per anni ho contestato al quotidiano «il manifesto» come a giudici e legislatori l’uso dell’espressione «per motivi razziali»: o sono motivi razzisti… oppure non capisco di che si parla visto che, lo ripeto, esiste una sola razza umana. Chiederei dunque al comitato Paul Rougeau di abbandonare questa definizione sbagliata… o di spiegarmi dove sbaglio.

(**) l’appello è anche in “bottega”: «Fermiamo i signori della guerra».

ISTRUZIONI PER ISCRIVERSI AL COMITATO PAUL ROUGEAU

É facilissimo associarsi al Comitato Paul Rougeau: basta inviare un messaggio all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i propri propri dati: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono. Poi, appena possibile, occorre pagare la quota associativa sul c. c. postale del Comitato Paul Rougeau.

Le quote associative annuali sono le seguenti:

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Socio sostenitore: € 70

Per ricevere il “Foglio di Collegamento” su carta, aggiungere all’anno: € 18

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prougeau@tiscali.it

Versate la quota associativa sul conto corrente postale 45648003 intestato al Comitato Paul Rougeau o fate un bonifico al Comitato Paul Rougeau con questo IBAN: IT31Q0760112600000045648003 specificando la causale “quota associativa”.

Responsabile dei contatti con i soci è Grazia Guaschino (011 8991482). Il nostro indirizzo postale è: Comitato Paul Rougeau, casella postale 11035 – 00141 Roma Montesacro.

LE IMMAGINI – scelte dalla redazione della “bottega” – sono di GIULIANO SPAGNUL.

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