Pena di morte: Iran e Usa dove…

il boia è di Stato

Testi ripresi dal “foglio di collegamento” del Comitato Paul Rougeau; a seguire presentazione e indice del nuovo numero.

SI ARENA LA LEGGE CHE AVREBBE PROBABILMENTE SALVATO ZEIGLER

Tommy Zeigler, il condannato invecchiato nel braccio della morte della Florida, che noi con il nostro amico floridiano Dale Recinella riteniamo innocente, poteva essere salvato da una proposta di legge approvata all’unanimità dalla Camera dei Rappresentanti della Florida. Purtroppo la proposta di legge è stata lasciata cadere dal Senato.

Nonostante fosse stata approvata all’unanimità dalla Camera dei Rappresentanti della Florida nel mese di febbraio, il 14 marzo la proposta di legge CS/HB 7077, che avrebbe esteso l’accesso ai test del DNA nelle fasi processuali successive alla condanna degli imputati, è stata lasciata cadere dal Senato.

Tale proposta di legge era stata avanzata dal deputato Jamie Grant il 5 febbraio scorso, che si era riferito esplicitamente al caso del 74-enne Tommy Zeigler, il condannato a morte amico di Dale Recinella, della cui vicenda giudiziaria ci stiamo occupando ormai da vent’anni.

Come sappiamo, Zeigler si dichiara innocente ed è rinchiuso nel braccio della morte da 43 anni, ma gli è stato negato l’accesso ai test del DNA che potrebbero dimostrare la sua innocenza.

Test del DNA eseguiti prima della condanna avevano dimostrato che non c’erano macchie di sangue delle vittime su alcuni abiti di Zeigler, ma dopo la condanna non gli è stato consentito di far eseguire ulteriori test sul materiale presente sotto le unghie delle vittime e sul sangue presente su altri indumenti. Il test ulteriore era stato negato perché che non avrebbe potuto dimostrare al 100% l’innocenza di Zeigler. La legge proposta da Jamie Grant avrebbe permesso di effettuare tali test anche sapendo che non sarebbero stati determinanti in assoluto.

Quando fu reso noto che i 114 membri della Camera dei Rappresentanti avevano approvato all’unanimità la proposta di legge, David Michaeli, uno dei difensori di Tommy Zeigler, aveva dichiarato: “Ritengo che questo sia un esempio di come le procedure talvolta siano davvero sporche. Quante proposte di legge sono riuscite a ottenere una simile approvazione unanime? Questo la dice lunga su come sarebbe saggio effettuare questi test e sul fatto che essi rappresentino una verifica imparziale utile sia per la difesa che per l’accusa”.

Una recente indagine condotta dal giornale Tampa Bay Times ha messo in luce le difficoltà dei condannati a morte di ottenere test del DNA dopo la sentenza. A 38 dei 46 condannati alla pena capitale della Florida che ne avevano fatto richiesta, almeno una corte ha rifiutato di concedere il test. A 19 condannati il test è stato negato da tutte le corti, e 8 di questi sono stati giustiziati.

Purtroppo anche negli altri stati USA il test del DNA è di difficile accesso per i condannati a morte. Dal 2018, 3 condannati in Georgia sono stati uccisi senza aver ottenuto il test, mentre in Arkansas e in Texas i familiari di due uomini ormai giustiziati stanno cercando di ottenere un test del DNA postumo perché esso fu loro negato prima delle esecuzioni.

 

280 IMPICCAGIONI IN IRAN NEL 2019

Nel paese che, insieme alla Cina, compie più esecuzioni capitali si registra una progressiva diminuzione delle esecuzioni. Nel 2015 si ebbero 972 esecuzioni note, nel 2019 si è venuti a sapere di 280 esecuzioni.

Il 31 marzo IHR (Iran Human Rights) ha pubblicato un dettagliato rapporto sull’applicazione della pena di morte in Iran nel 2019. Il rapporto è stato redatto in collaborazione con l’associazione francese ECPM cioè Ensamble Contre la Peine de Mort. (1)

Dal rapporto apprendiamo che l’anno scorso la Repubblica Islamica dell’Iran ha messo a morte per impiccagione almeno 280 persone, anche se le fonti ufficiali hanno reso note solo 84 esecuzioni. In Iran molte esecuzioni vengono portate a termine in segreto senza neppure avvisare gli avvocati dei condannati.

Il numero di esecuzioni in Iran negli ultimi anni è assai diminuito rispetto al picco di 972 esecuzioni registratosi nel 2015

I condannati messi a morte per omicidio nel 2019 sono stati 225 (l’80% del totale).

Mahmood Amiry-Moghaddam, direttore della IHR, ha sottolineato la crescita nel numero delle persone colpevoli di omicidio risparmiate in quanto perdonate dai familiari delle loro vittime. Almeno 374 rei di omicidio sono stati perdonati dai familiari delle loro vittime: un significativo incremento dei perdoni rispetto agli anni precedenti.

Ricordiamo che l’Iran applica la qisas (ossia la legge islamica della vendetta) che consente ai parenti della vittima di decidere se la persona condannata per l’omicidio debba essere o no messa a morte. In questo modo, lo stato trasferisce sulle spalle dei familiari la responsabilità dell’esecuzione.

Secondo Mahmood Amiry-Moghaddam, oltre a costituire una punizione inumana, la pena di morte, delegata dalla qisas ai familiari delle vittime, è anche una violazione dei diritti di costoro, perché li trasforma in giustizieri.

L’11% delle esecuzioni portate a termine nel 2019 conseguivano a condanne per reati di droga. Il numero di condanne a morte per reati connessi al traffico di stupefacenti si è ridotto molto dal novembre 2017, in seguito alla modifica della Legge Anti Narcotici, che ne ha limitato l’applicazione (2).

Ciò che invece si continua a fare con il solito ritmo, in aperta violazione degli impegni internazionali, è l’esecuzione di minorenni all’epoca del reato. La Legge Penale Islamica suggerisce punizioni correttive e alternative per i bambini e i minorenni, ma l’articolo 91 di questa legge esclude chiaramente tale moderazione nei casi di omicidio punibili in base alla qisas, lasciando in tal modo la decisione riguardo alla pena di morte ai familiari delle vittime del crimine anche per i minorenni. La maggiore età relativamente alla responsabilità penale è di 15 anni lunari per i ragazzi e di 9 per le ragazze; quindi maschi e femmine di queste età possono essere condannati a morte, anche se poi, per la loro esecuzione, si attende solitamente il compimento del 18-esimo anno (3).

Alcune delle esecuzioni del 2019 sono state effettuate in pubblico, e anche questa è una violazione dei trattati internazionali riguardanti i diritti umani, come lo è il tempo assai breve che in molti casi intercorre tra l’arresto e l’esecuzione della condanna. Numerosi imputati non hanno accesso a una difesa legale, gli interrogatori vengono effettuati senza la presenza di un avvocato e in alcuni casi il giudizio della corte si basa solo su confessioni ottenute con la tortura.

La relazione della IHR ha inoltre denunciato che nel 2019 l’Iran ha continuato a opprimere gli abolizionisti, esercitando pressioni indebite su molti attivisti, tra i quali Atena Daemi, Nasrin Sotoudeh e Narges Mohammadi, che stanno scontando pene detentive per le loro attività contro la pena di morte. A tutti costoro è stato negato il permesso di uscire dal carcere nonostante il pericolo di contrarre il coronavirus rimanendo in prigione.

(1) Il rapporto integrale di 68 pagine è qui: https://iranhr.net/media/files/Rapport_iran-GB.pdf . Sull’analogo rapporto relativo al 2018 vedi numero 257

(2) Vedi numeri 240 (nel notiziario), 242 e 243

(3) Vedi ad esempio numero 258

LA PRESENTAZIONE E IL SOMMARIO DEL “FOGLIO DI COLLEGAMENTO” 270 DEL COMITATO PAUL ROUGEAU

Questo numero, ancor più dei precedenti, è stato invaso dal coronavirus…

Nel primo articolo si parla della morte per coronavirus di Jerry Givens, un ex carnefice della Virginia diventato un attivissimo militante per l’abolizione della pena capitale.

Le notizie riguardanti il coronavirus non sono tutte negative: un effetto positivo è la sospensione e il rinvio delle esecuzioni capitali negli Stati Uniti d’America.

In Iran, un paese che per molti aspetti è agli antipodi degli Stati Uniti, il terrore per il coronavirus ha provocato un’evasione di massa e l’accelerazione delle esecuzioni capitali. Nel mese di marzo sono stati resi noti i bilanci sulla pena di morte nello scorso anno: in Iran si sono avute almeno 280 esecuzioni capitali, in tutto il mondo se ne sono avute almeno 657 (senza contare quelle portate a termine in Cina, che si ritiene siano dell’ordine del migliaio ma sulle quali in governo cinese mantiene il segreto di stato).

Trovate in questo Foglio di Collegamento molte altre notizie, qualcuna positiva altre negative o addirittura orripilanti…

Pubblichiamo tutto ciò per spingerci a lottare contro la pena di morte, una sanzione disumana da seppellire nel passato.

Vi ricordo che gli articoli comparsi nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento – ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero – si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli
per il Comitato Paul Rougeau


SOMMARIO

Jerry Givens, ex carnefice diventato abolizionista, muore di COVID-19  

Il coronavirus frena le esecuzioni negli Stati Uniti    

Si arena la legge che avrebbe probabilmente salvato Zeigler         

Respinta la richiesta di un nuovo processo per Avila in Texas       

Pena di morte per una donna che ha impiccato i due figlioletti?

Una vittoria di Trump riguardo alle esecuzioni federali      

280 impiccagioni in Iran nel 2019                                            

Eseguita in Bangladesh la condanna a morte di un noto golpista

In Corea del Nord tre esecuzioni senza processo        

Messo a morte in Iran un altro minorenne al momento del reato  

Amnesty International: meno esecuzioni capitali nel 2019             

Notiziario: Iran, Taiwan                         

Questo numero è aggiornato con le informazioni disponibili fino al 30 aprile 2020

Scriveteci all’indirizzo paulrougeau@tiscali.it per comunicarci il vostro parere su quanto scriviamo, per chiederci ulteriori informazioni riguardo ai temi trattati, per domandarci dell’andamento delle nostre campagne in corso, per esprimere il vostro accordo o il vostro disaccordo sulle posizioni che assumiamo.

Pagina Facebook: Amici e sostenitori comitato Paul Rougeau contro la pena di morte

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Giuseppe Lodoli
Ex insegnante di fisica (senza educazione). Presidente del Comitato Paul Rougeau per il sostegno dei condannati a morte degli Stati Uniti.
Lavora in una scuola di Italiano per stranieri di Sabaudia (LT) (piu' che altro come bidello).

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