Pena di morte: la storia di Romell Broom e…

… altre notizie riprese dal Comitato Paul Rougeau. A seguire la presentazione e l’indice del «Foglio di collegamento» numero 278

 

MORTO DI COVID IL CONDANNATO CHE L’OHIO NON RIUSCÌ AD UCCIDERE

Lo Stato dell’Ohio il 15 settembre del 2009 non riuscì ad uccidere con un’iniezione letale il condannato a morte Romell Broom. Quel che non riuscì a fare lo Stato lo ha fatto adesso il coronavirus.

Martedì 29 dicembre Sara French, portavoce del Dipartimento di Riabilitazione e Correzione dell’Ohio, ha reso noto il decesso del detenuto Romell Broom, di 64 anni, avvenuto il giorno precedente, a causa del COVID-19.

Ci siamo già occupati dello sfortunato Romell Broom che il 15 settembre del 2009 sopravvisse ai sadici tentativi di ucciderlo con un’iniezione letale (1). Allora la squadra di esecuzione si impegnò per oltre due ore inserendo aghi per trovare nel suo corpo una vena utilizzabile per l’introduzione dei farmaci letali. Broom piangeva per il dolore arrecato dai 18 inutili tentativi di trovare la vena.

Broom ha persino assistito i suoi carnefici cercando di aiutarli a trovare la vena. Quando il suo aiuto non ha fatto alcuna differenza, si è girato sulla schiena e si è coperto il viso con le mani. Il suo busto si è sollevato e i suoi piedi hanno tremato.

Poi, quando i tecnici cercarono di trafiggere una vena nella gamba, egli fece una smorfia di dolore e un membro della squadra di esecuzione gli dette una pacca sulla spalla.

Dopo la fallita esecuzione Broom fu riportato nel braccio della morte. In seguito i suoi legali tentarono senza successo di far commutare la sua condanna capitale. L’ultima data di esecuzione per Broom è stata fissata per il giugno scorso. L’attuale governatore dell’Ohio Mike DeWine (che secondo noi è contrario alla pena di morte) ha poi sospeso l’esecuzione e fissato una nuova data di esecuzione nel marzo del 2022 (2).

In Ohio vige ora una moratoria della pena di morte de facto, imposta da DeWine.

Broom fu condannato a morte per aver stuprato e ucciso la quattordicenne Tryna Middleton dopo averla rapita a Cleveland nel 1984 mentre tornava a casa a piedi da una partita di calcio con due amici. Egli si è sempre dichiarato innocente e ha anche scritto un libro sulla propria vicenda.

Negli Stati Uniti oltre a Romell Broom altri tre condannati a morte sono sopravvissuti ai tentativi di ucciderli:

3 maggio 1946: L’esecuzione di Willie Francis, che aveva 17 anni, fu sospesa in Louisiana dopo che una sedia elettrica preparata male non funzionò. Francis fu condannato a morte per l’omicidio a St. Martinville in Louisiana, del farmacista Andrew Thomas, che in passato aveva assunto Francis. La Corte Suprema degli Stati Uniti emise una sentenza a stretta maggioranza (5 voti a favore, 4 contro) per consentire una seconda esecuzione. La Louisiana uccise con successo il 18-enne Francis sulla sedia elettrica il 9 maggio 1947.

15 novembre 2017: L’esecuzione di Alva Campbell, di 69 anni, per iniezione letale, fu sospesa dopo che i membri del team di esecuzione dell’Ohio dissero al direttore delle prigioni che non riuscivano a trovare una vena. Campbell era stato condannato a morte per l’uccisione del 18-enne Charles Dials nel corso di un furto d’auto del 1997. Alva Campbell morì di morte naturale dopo 3 mesi.

22 febbraio 2018: L’esecuzione in Alabama di Doyle Lee Hamm, di 61 anni, che aveva combattuto contro un linfoma, è stata annullata 2 ore e mezza dopo che la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva autorizzato l’esecuzione in quanto i funzionari della prigione avevano annunciato che avrebbero interrotto la procedura perché il personale medico non pensava di poter ottenere «l’accesso venoso appropriato» prima della scadenza di mezzanotte.

(1) Vedi il lungo articolo nel numero 172, e anche gli articoli nei numeri 174, 175, 177, 185, 201, 215, 227, 233, 268 (nel notiziario), 271 e 272.

(2) Vedi il “foglio di collegamento” 275 (notiziario).

NEL MONDO L’OPPOSIZIONE ALLA PENA DI MORTE CONTINUA AD AUMENTARE

Il numero di Stati che votano a favore delle risoluzioni dell’ONU per la moratoria delle esecuzioni aumenta di volta in volta, dimostrando la crescita del consenso per porre fine alla pena di morte.

Il 16 dicembre la Sessione plenaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per una moratoria delle esecuzioni in attesa di abolire completamente la pena di morte, con 123 Stati che hanno votato a favore. Nel 2007, quando per la prima volta l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò una risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni capitali, solo 104 Stati votarono a favore.

«I Paesi che praticano ancora la pena di morte devono considerare ciò un campanello d’allarme. Le esecuzioni sponsorizzate dallo Stato non hanno posto nel mondo moderno o in qualsiasi società impegnata a difendere i diritti umani» ha dichiarato Rajat Khosla, Direttore del Settore della Ricerca, Politica e Difesa legale di Amnesty International: «Questa risoluzione ci avvicina di un passo alla consegna ai libri di storia della punizione estrema, crudele, disumana e degradante: la Pena di Morte. Esortiamo gli Stati che detengono la pena di morte, a stabilire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni capitali, come primo passo verso l’abolizione totale del suo utilizzo».

È l’ottava volta, dal 2007, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta una risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni al fine di abolire la pena di morte. Il numero di Stati che hanno votato a favore di queste risoluzioni è passato da 104 nel 2007 a 121 nel 2018 e a 123 nel 2020.

Le risoluzioni dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite hanno un notevole peso morale e politico. Il reiterato esame delle risoluzioni su questa materia ha fatto sì che l’abolizione della pena di morte rimanga una priorità in materia di diritti umani per la comunità internazionale.

L’attuale risoluzione è stata proposta dal Messico e dalla Svizzera e sponsorizzata da 77 Stati.

Hanno votato a favore della risoluzione 123 Stati membri dell’ONU, tra i quali Gibuti, Giordania, Libano e Corea del Sud, che hanno appoggiato la risoluzione per la prima volta. Anche la Repubblica del Congo, Guinea, Nauru e Filippine, che si astennero o votarono contro la risoluzione del 2018, hanno votato a favore, mentre Yemen e Zimbabwe sono passati dall’opposizione all’astensione.

Una minoranza di Paesi (38) ha votato contro la proposta e 24 si sono astenuti dal voto. Alcuni Stati, che votarono a favore o si astennero dal voto nel 2018, oggi hanno votato contro la risoluzione: fra questi Antigua e Barbuda, Dominica, Libia, Pakistan, Tonga e Uganda. Il Niger è passato dal voto a favore nel 2018 all’astensione nel 2020.

Il ricorso alla pena di morte è in calo in tutto il mondo. Nel 2019 il numero di esecuzioni di cui si è venuti a conoscenza è stato il più basso registrato in 10 anni, e solo una minoranza di Paesi – 20 – ha portato a termine esecuzioni. Nel 2019 le esecuzioni si sono ridotte del 5% rispetto al 2018, si tratta della quarta riduzione consecutiva di anno in anno.

Alcuni Paesi stanno contrastando la tendenza abolizionista. L’Iraq, l’Arabia Saudita, il Sud Sudan e lo Yemen hanno aumentato significativamente le esecuzioni nel 2019 rispetto al 2018; Bahrein e Bangladesh hanno ripreso le esecuzioni dopo una pausa di un anno; nelle Filippine sono stati presentati progetti di legge per reintrodurre la pena di morte. Il governo federale degli Stati Uniti ha ripreso le esecuzioni dopo 17 anni, mettendo a morte 10 uomini nel 2020.

«Gli Stati che continuano a condannare a morte le persone stanno contrastando le tendenze internazionali, e il voto di oggi dimostra che i giorni della pena di morte sono contati» ha detto Rajat Khosla: «Oggi siamo arrivati a un passo dall’abolizione globale. È ora che tutti gli Stati mettano fine per sempre a questa pratica orribile».

Ruhollah Zam durante il processo

IL DISSIDENTE RUHOLLAH ZAM RAPITO IN IRAQ E MESSO A MORTE IN IRAN

Il dissidente iraniano Ruhollah Zam, che viveva in Francia godendo dello status di rifugiato, si è imprudentemente recato in Iraq nell’ottobre del 2019. In Iraq è stato rapito da agenti segreti iraniani e portato in Iran. Costretto a “confessare” sotto tortura, il 12 dicembre Ruhollah Zam è stato impiccato.

Sul governo iraniano si sono riversate le critiche dei governi occidentali per il rapimento del dissidente Ruhollah Zam e per l’esecuzione avvenuta il 12 dicembre.

Zam era stato condannato a morte per il suo ruolo nelle proteste antigovernative scoppiate nell’inverno 2017-18. Allora gestiva un popolare canale mediatico che dava voce agli oppositori del regime.

Aveva poi vissuto in Francia, dove gli era stato concesso lo status di rifugiato. Nell’ottobre del 2019 si era imprudentemente recato in Iraq. Non è chiaro il motivo del suo viaggio ma gli attivisti dicono che è stato attirato in Iraq, che in Iraq è stato catturato dalle forze di sicurezza iraniane e trasferito in Iran per essere processato.

Amnesty International ha scritto che Zam è stato “rapito durante una visita in Iraq nell’ottobre 2019 dalle Guardie rivoluzionarie iraniane, plausibilmente con l’aiuto dei servizi segreti iracheni, e portato in Iran con la forza”.

Il segretario di stato USA Mike Pompeo ha dichiarato: “Gli Stati Uniti condannano fermamente l’ingiusta e barbarica esecuzione di Ruhollah Zam, un giornalista iraniano rapito all’estero dal regime”.

Il Ministro degli Esteri tedesco ha dichiarato di essere rimasto scioccato dalla vicenda di Zam “in particolare dal suo rapimento all’estero”.

L’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU, Michelle Bachelet, si è detta “sconvolta” dal rapimento all’estero di Zam e dall’esecuzione di costui.

Dopo un’intervista a Zam nel mese di luglio durante la detenzione, trasmessa dalla televisione di Stato iraniana, la Bachelet ha affermato che la sua sentenza è “emblematica di una procedura di confessioni forzate estorte sotto tortura e trasmesse dai media statali, usate poi per condannare le persone”.

La collera internazionale per l’esecuzione di Zam arriva in un momento estremamente delicato, con le potenze europee pronte a rilanciare l’accordo internazionale sul programma nucleare iraniano quando a gennaio entrerà in carica negli Stati Uniti il presidente eletto Joe Biden.

Dal canto suo il ministro degli Esteri iraniano ha convocato gli inviati di Germania e Francia per protestare contro la condanna dell’esecuzione di Zam da parte dell’UE.

Assestando un duro colpo contro i sostenitori del dialogo e del commercio con l’Iran, gli organizzatori di un importante forum sugli affari tra Iran ed Europa ne hanno rinviato l’inizio, previsto per il 14 dicembre. La tre giorni del Forum degli affari Europa-Iran doveva iniziare con le dichiarazioni del ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e del capo della politica estera dell’UE Josep Borrell, seguite da un panel con gli ambasciatori dell’UE. “Il comitato organizzatore del Forum degli affari Europa-Iran ha deciso di compiere il passo eccezionale di rimandare la conferenza” hanno dichiarato gli organizzatori.

Il Ministro degli Esteri francese ha scritto sul suo account Twitter che in seguito alla “barbarica e inaccettabile esecuzione” di Zam il suo ambasciatore a Teheran, così come quelli di Germania, Austria e Italia, stava cancellando la partecipazione al forum.

Ma parlando a Teheran, il presidente dell’Iran Hassan Rouhani ha previsto che le relazioni tra Iran ed Europa non soffriranno a causa dell’esecuzione.

Non credo che questo problema danneggerà le relazioni tra l’Iran e l’Europa” ha detto Rouhani ai giornalisti, osservando che la pena capitale fa parte della legge iraniana.

A tre mesi dall’esecuzione del lottatore Navid Afkari (1) gli attivisti contro la pena capitale hanno ribadito che l’attenzione globale si dovrebbe concentrare sull’uso della pena di morte in Iran.

L’Iran infatti, dopo la Cina, è il Paese che porta a termine il maggior numero di esecuzioni.

La ricercatrice di Human Rights Watch Tara Sepehri Far ha dichiarato che l’esecuzione “dimostra fino a che punto l’Iran abbia strumentalizzato l’uso crudele e disumano della pena di morte come strumento di repressione”.

(1) Vedi numero 275

PRESENTAZIONE (E SOMMARIO) del «FOGLIO DI COLLEGAMENTO» 278

Dopo la chiusura di questo numero sono accaduti fatti importanti di nostro interesse, come l’invasione della sede del Congresso degli Stati Uniti da parte dei facinorosi aizzati dal presidente uscente Donald Trump che ha causato la morte di quattro persone. Parleremo di questi fatti nel prossimo numero.

Vi ricordo che gli articoli comparsi nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce a alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli  per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

Esecuzioni federali a raffica anche nel periodo dell’Anatra zoppa         

USA2020: pochissime esecuzioni statali, moltissime a livello federale     

Morto di COVID il condannato che l’Ohio non riuscì ad uccidere     

Nel mondo l’opposizione alla pena di morte continua ad aumentare

Il dissidente Ruhollah Zam rapito in Iraq e messo a morte in Iran    

Messo a morte in Iran Mohammad Hassan Ezaiee arrestato a 16 anni       

«Giulio Regeni torturato e ucciso dal maggiore Sharif»

NOTIZIARIO: Giappone     

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