Pena di morte: Usa, Nord Corea, Arabia Saudita e Iran

    Testi ripresi dal «Foglio di Collegamento» del Comitato Paul Rougeau

CONDANNATO A MORTE PROSCIOLTO IN FLORIDA CHIEDE UN RISARCIMENTO

Raramente i condannati a morte innocenti vengono prosciolti e ancor più raramente vengono indennizzati per l’ingiusta detenzione. Potrebbe riuscirci Clemente Aguirre-Jarquin – condannato a morte nel 2004 e scarcerato nel 2018 – che ha intentato una causa contro lo stato della Florida.

Nello scorso numero del Foglio di Collegamento abbiamo scritto del caso di Alfred Brown che, a 4 anni di distanza dall’assoluzione, e dopo aver trascorso ingiustamente dieci anni nel braccio della morte, otterrà un risarcimento dallo stato del Texas.

Un fatto analogo si sta verificando in Florida: Clemente Aguirre-Jarquin, originario dell’Honduras ora 38-enne, si è presentato il 4 aprile davanti ad un giudice della Contea di Seminole per ottenere un risarcimento per gli anni trascorsi ingiustamente nel braccio della morte.

Clemente Aguirre-Jarquin fu condannato alla pena capitale nel 2004 per il duplice omicidio di Cheryl Williams e di sua madre Carol Breis. Le due donne furono uccise (la prima fu colpita con 120 coltellate e la seconda, che era paralitica, con due) nella roulotte dove abitavano, vicino alla baracca in cui viveva Aguirre-Jarquin. All’epoca quest’ultimo, che era amico della figlia di Cheryl, Samantha, in un primo tempo negò di essere al corrente delle due morti, poi, messo alle strette, sostenne di essere entrato nella roulotte in cerca di qualcosa da bere e di aver trovato i due cadaveri. Affermò di essersi sporcato con il loro sangue quando verificò se le donne erano ancora in vita, e di aver preso in mano un coltello che trovò vicino ai corpi perché non sapeva se l’assassino si trovava ancora dentro alla roulotte (le roulotte americane sono molto grandi ed hanno diverse stanze al loro interno). Lasciò poi cadere il coltello nei pressi della roulotte, quindi impacchettò e gettò i suoi vestiti sporchi di sangue sul tetto della sua baracca. Dichiarò inoltre di non aver allertato la polizia e di aver dichiarato il falso all’inizio delle indagini perché, essendo un immigrato clandestino, temeva di essere deportato in Honduras, dove delle bande avevano ucciso un suo amico e minacciato lui di morte.

Al processo del 2006 Clemente Aguirre-Jarquin fu l’unico testimone in suo favore e la giuria ci mise pochissimo tempo a condannarlo a morte. Il giudice O. H. Eaton, che all’epoca lo condannò, dichiarò lo scorso anno all’Orlando Sentinel di essersi pentito e che Aguirre-Jarquin è un caso emblematico delle pecche del sistema giudiziario nei casi capitali.

Mentre era in carcere, gli avvocati del condannato scoprirono che Samantha Williams aveva più volte detto in giro di essere stata lei ad uccidere la madre e la nonna. I test effettuati sul sangue nella roulotte (test che non erano stati fatti prima del processo) dimostrarono la presenza di numerose gocce di sangue di Samantha e nessuna traccia del sangue di Clemente.

Nel 2016 la Corte Suprema della Florida annullò la condanna di Aguirre-Jarquin e ordinò un nuovo processo, definendo il condannato “il capro espiatorio” di Samantha Williams che non fu mai accusata degli omicidi. L’accusa in un primo momento optò per riprocessare Aguirre-Jarquin, ma abbandonò il caso nel novembre 2018 quando fu smantellato l’alibi di Samantha Williams per la notte degli omicidi. Aguirre-Jarquin fu assolto da ogni accusa e scarcerato.

Adesso egli chiede allo stato della Florida il risarcimento che gli spetta in base a una legge del 2008 – l’Atto di Compensazione per le Vittime di Incarcerazioni Ingiuste – che prevedere il indennizzo di 50.000 dollari per ogni anno di ingiusta detenzione. Aguirre-Jarquin potrebbe ricevere un risarcimento di circa 700.000 dollari.

L’accusa sta però ancora arrampicandosi sugli specchi per negare la sua innocenza. Il vice procuratore dello stato, Stewart Stone, ha citato la disonestà iniziale di Clemente e il fatto che lui affermò di aver toccato poco il corpo di Cheryl, mentre in realtà i suoi vestiti erano bagnati di sangue. Stone ha aggiunto che la richiesta di risarcimento è pervenuta troppo tardi, perché, in base alla legge del 2008, egli avrebbe dovuto presentarla entro 90 giorni da quando la Corte Suprema annullò la sua condanna nel 2016. Gli avvocati difensori di Aguirre-Jarquin hanno definito questa iniziativa dell’accusa “assurda” e “Orwelliana”.

Aguirre-Jarquin vive attualmente a Tampa in Florida in una comunità per ex detenuti. Sta anche pensando di presentare una domanda di asilo per evitare di essere deportato in Honduras.

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CHIROMANTI GIUSTIZIATE IN COREA “PER MANTENERE L’ORDINE SOCIALE”

In Corea del Nord, il paese governato dal dittatore sanguinario Kim Jong-un, si può essere condannati a morte e giustiziati in pubblico per una miriade di motivi, anche perché si pratica la chiromanzia.

La Corea del Nord ha messo a morte in pubblico 2 donne e ha condannato all’ergastolo una terza. Le tre erano state accusate di chiromanzia. Avevano formato un trio chiamato Seven Star Group e sostenevano che i loro clienti, attraverso 2 bambini di 3 e 5 anni, potessero essere messi in comunicazione con uno spirito capace di prevedere il futuro.

Una fonte locale ha riferito che l’esecuzione è stata ordinata per “mantenere l’ordine sociale” dal momento che la chiromanzia si è estesa troppo e che perfino ufficiali di alto grado e famiglie di autorità giudiziarie spesso si rivolgono a chiromanti prima di combinare matrimoni o concludere affari.

Secondo quanto riportato, migliaia di persone hanno assistito all’esecuzione delle 2 donne avvenuta a Chongjin, nella provincia del North Hamgyong.

Nella Corea del Nord governata dal dittatore Kim Jong-un la pena di morte può essere comminata per reati vagamente definiti, come i “crimini contro lo stato” e i “crimini contro il popolo” (1).

La politica di compiere esecuzioni pubbliche con regolarità serve a incutere paura nella popolazione. La pena di morte è prevista per crimini non violenti come il contrabbando, e le autorità sono abilitate ad ordinare una esecuzione se ritengono che un crimine sia “estremamente serio”.

Il disertore nord-coreano Gim Gyu Min ha raccontato al giornale on line Metro.co.uk di essere stato costretto ad assistere alle esecuzioni dall’età di 6 anni. Ha detto: “Gli ufficiali di solito annunciavano un’esecuzione con circa una settimana di anticipo nella zona in cui doveva avvenire. Tutti dovevano assistere all’esecuzione, i lavoratori venivano raccolti e portati sul luogo dell’esecuzione. C’era uno spiazzo con un palo al centro dove la persona sarebbe stata legata, con gli amici e i familiari molto vicini. “Il condannato era tenuto dietro una tenda e picchiato alla testa perché perdesse i sensi, così quando era legato non opponeva resistenza. Le guardie allora lo legavano, miravano e sparavano.

(1) Sulla furia omicida del presidente Kim Jong-un vedi numeri 241; 238 nel “Notiziario” e numero 239 con numerosi articoli citati.

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IN UN SOLO GIORNO COMPIUTE IN ARABIA SAUDITA 37 ESECUZIONI

La decapitazione in un solo giorno di 37 condannati accusati di ‘terrorismo’ in Arabia Saudita ha sucitato scalpore in tutto il mondo. Riportiamo il comunicato di Amnesty International in proposito.

L’esecuzione di 37 prigionieri condannati per “terrorismo”, uno dei quali minorenne al momento del reato, segna un’allarmante escalation nell’uso della pena di morte in Arabia Saudita.

Questa esecuzione di massa mostra ancora una volta e in modo agghiacciante il profondo disprezzo delle autorità saudite per la vita umana e l’uso della pena di morte come strumento di repressione politica contro la minoranza sciita del paese“, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.

La maggior parte delle persone messe a morte, al termine di processi irregolari basatisi su “confessioni” estorte con la tortura, era costituita da uomini sciiti.

Undici di loro erano stati condannati per spionaggio in favore dell’Iran, almeno altri 14 per reati violenti nell’ambito di manifestazioni contro il governo che si erano svolte tra il 2011 e il 2012 nella Provincia orientale a maggioranza sciita.

I 14 sciiti erano stati sottoposti a un lungo periodo di detenzione preventiva nel corso del quale erano stati torturati affinché rilasciassero una “confessione”.

Tra i prigionieri messi a morte c’era anche Abdulkareem al-Hawaj, un giovane sciita arrestato a 16 anni sempre per reati commessi durante le manifestazioni antigovernative. La sua esecuzione costituisce una violazione del divieto assoluto di usare la pena di morte contro rei minorenni.

Secondo quanto appreso da Amnesty International, le famiglie dei prigionieri messi a morte non hanno ricevuto alcun preavviso.

Finora nel 2019 in Arabia Saudita sono state eseguite almeno 104 condanne a morte, 44 delle quali nei confronti di cittadini stranieri per lo più per reati di droga. In tutto il 2018 le esecuzioni furono 149.

Tra coloro che restano in attesa di esecuzione vi sono Ali al-Nimr, Dawood al-Marhoon e Abdullah al-Zaher, tre sciiti minorenni al momento del reato per cui sono stati condannati a morte.

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ARRESTATI IN IRAN A 15 ANNI DI ETÀ E DOPO DUE ANNI MESSI MORTE

Il 29 aprile è stato pubblicato da Amnesty International un comunicato dal titolo “Iran: Two 17-year-old boys flogged and secretly executed in abhorrent violation of international law” [Iran: due ragazzi di 17 anni fustigati e giustiziati segretamente con un’aberrante violazione del diritto internazionale]. Articolo che riportiamo qui sotto in una nostra traduzione dall’inglese.

Amnesty International ha appreso che le autorità iraniane hanno frustato e poi messo a morte due ragazzi di età inferiore ai 18 anni, in totale disprezzo del diritto internazionale e dei diritti dei minori.

Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, due cugini, sono stati giustiziati il ​​25 aprile nel carcere di Adelabad a Shiraz, nella provincia di Fars, nel sud dell’Iran. Entrambi sono stati arrestati a 15 anni di età, accusati di stupro in un processo iniquo e condannati a morte.

Secondo le informazioni ricevute da Amnesty International, gli adolescenti non erano a conoscenza di essere stati condannati a morte fino a poco prima di essere uccisi e portavano segni di sferzate sui loro corpi, a riprova che erano stati fustigati prima dell’esecuzione. Le loro famiglie e gli avvocati non sono stati informati in anticipo delle esecuzioni e sono rimasti scioccati nell’apprendere la notizia.

“Le autorità iraniane hanno ancora una volta dimostrato di essere disgustosamente preparate a mettere a morte bambini, in flagrante disprezzo del diritto internazionale.

Risulta che abbiano crudelmente tenuto per due anni questi due ragazzi all’oscuro riguardo alle loro condanne a morte, li hanno frustati negli ultimi istanti della loro vita e poi li hanno giustiziati in segreto “così ha riferito Philip Luther, direttore per il Medio Oriente e dell’Africa del Nord ad Amnesty International.

L’utilizzo della pena di morte nei confronti di persone che avevano meno di 18 anni al momento del crimine è severamente proibito dalla legislazione internazionale sui diritti umani ed è un flagrante attacco ai diritti dei minori. È da lungo tempo che i parlamentari iraniani dovrebbero porre fine a questa situazione straziante modificando il codice penale per vietare l’uso della pena di morte nei confronti di chiunque abbia meno di 18 anni al momento del reato “.

L’Iran rimane il principale carnefice di bambini nel mondo.

In quanto Stato partecipe della Convenzione sui diritti dell’infanzia e della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici, l’Iran è legalmente obbligato a considerare bambino chiunque abbia un’età inferiore a 18 anni e ad assicurare che non sia mai sottoposto alla pena di morte o condannato all’ergastolo.

Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat erano stati tenuti in un centro di correzione minorile a Shiraz dal 2017. Il 24 aprile, sono stati trasferiti nella prigione di Adelabad, apparentemente senza conoscerne il motivo. Lo stesso giorno, alle loro famiglie è stata concesso di far loro visita, senza comunicare loro che era in preparazione l’esecuzione dei giovani. Il giorno seguente, il 25 aprile, le famiglie hanno ricevuto improvvisamente una chiamata dall’ Iran’s Legal Medicine Organisation, un istituto forense statale, che le informava delle esecuzioni e chiedeva loro di raccogliere i corpi.

La pratica di sottoporre i bambini a interrogatori di polizia in assenza di un tutore o di un avvocato viola la Convenzione sui diritti dell’infanzia, che prevede che i bambini in conflitto con la legge debbano essere garantiti tempestivamente.

Amnesty International ha registrato in Iran tra il 1990 e il 2018 l’esecuzione di 97 persone che avevano meno di 18 anni all’epoca del reato. Più di 90 persone, inoltre, restano a rischio di essere giustiziate.

Il fatto che le esecuzioni di Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat non siano state rese pubbliche prima che Amnesty International fosse venuta a conoscenza dei loro casi, rinforza i sospetti dell’organizzazione che il numero di esecuzioni nei confronti di minori nel paese sia di fatto maggiore rispetto a quello noto. I minorenni nel braccio della morte sono a rischio di essere giustiziati in segreto se i loro casi non sono portati a conoscenza delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani che avrebbero promosso campagne pubbliche e li avrebbero patrocinati.

“Abbiamo identificato una tendenza secondo cui le autorità iraniane stanno portando a termine esecuzioni di delinquenti minorenni senza dare preavviso alle famiglie, apparentemente in un tentativo deliberato di evitare l’indignazione globale. Ciò rende ancora più importante che influenti attori internazionali come l’Unione Europea aumentino le pressioni diplomatiche e pubbliche per spingere l’Iran a porre fine all’utilizzo della pena di morte contro i minorenni “, ha affermato Philip Luther.

Molti hanno trascorso periodi prolungati nel braccio della morte – in alcuni casi più di un decennio. Alcuni hanno avuto le loro esecuzioni programmate e posticipate ripetutamente, aumentando il loro tormento. Tali condizioni di incertezza che causano gravi angosce e disturbi mentali equivalgono a trattamenti crudeli, inumani e degradanti.

L’uso della pena di morte per stupro non è consentito dal diritto internazionale, il quale stabilisce che il suo uso deve essere limitato ai crimini più gravi comprendenti omicidi intenzionali.

Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi, senza eccezioni, indipendentemente dalla natura del crimine, dalle caratteristiche del reo o dal metodo utilizzato dallo stato per uccidere il prigioniero. La pena di morte è una violazione del diritto alla vita e l’ultima punizione crudele, inumana e degradante.

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LA PRESENTAZIONE E IL SOMMARIO DEL NUMERO 258

Il primo articolo è breve ma molto importante: informa sul prossimo tour in Italia di Dale e Susan Recinella che assistono i condannati a morte della Florida e i loro familiari. Si tratta di due persone in grado di darci una testimonianza diretta ed autentica su un triste fenomeno da molti decenni scomparso in Italia ma che riguarda tutti, anche noi, in quanto la pena di morte lede il primo dei diritti umani, il diritto alla vita.

In questo numero, molto ampio, parliamo di condannati a morte pentiti e di condannati a morte impenitenti. Di condannati a morte colpevoli e di condannati a morte innocenti. Di condanne a morte inflitte per delitti terribili e per colpe insignificanti come quelle di due donne messe a morte nella Corea del Nord perché dedite alla chiromanzia.

Notate l’articolo sulla nomina del nuovo presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, Emanuele Russo. Articolo in cui ringraziamo caldamente il suo predecessore, l’amico Antonio Marchesi.  

Date un’occhiata a TUTTO questo numero, molto ampio

Giuseppe Lodoli per il Comitato Paul Rougeau

SOMMARIO

1 ) Non mancate alle conferenze di Dale e Susan!                       

2 ) Messo a morte in Texas John William King suprematista bianco

3 ) Scotty Morrow, detenuto modello, messo a morte in Georgia                     

4 ) Condannato a morte prosciolto in Florida chiede un risarcimento

5 ) Chiromanti giustiziate in Corea “per mantenere l’ordine Sociale”                         

6 ) In un solo giorno compiute in Arabia Saudita 37 esecuzioni                        

7 ) Arrestati in Iran a 15 anni di età e dopo due anni messi morte                   

8 ) Argomenti di un pastore battista a favore della pena di morte        

9 ) Tortura e accuse inventate per condannare a morte un egiziano

10) Il ‘Codice Sanguinario’ e  i metodi di esecuzione in Inghilterra

11) Emanuele Russo nuovo presidente di Amnesty… Grazie Antonio!

12) Amnesty International: nel 2018 un drastico calo delle esecuzioni

13) Notiziario: Emirati Arabi Uniti, New Hampshire, Texas 

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Vi ricordo che gli articoli pubblicati nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

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