Per un 25 aprile di lotta

L’appello di Salvatore “Turi” Palidda, le riflessioni urgenti dei Wu Ming, un video dell’Anpi di Grugliasco, un contest canoro dell’Anpi di Lentate, il nuovo libro di Cesare Bermani (“Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone”) infine il corso dell’Aned on line su “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste”, 

 

di Salvatore “Turi” Palidda 

Cari compagni

se entro il 25 aprile tutte le attività economiche saranno riaperte allora reclamiamo il diritto di manifestare per il 25 aprile (distanziandoci una/o dall’altra/o di un metro e mezzo):

Contro la gestione militar-poliziesca della crisi sanitaria ed economica,

No a una ripresa economica a beneficio di grandi e medie imprese e banche,

Per una sanità pubblica totalmente efficiente ed efficace per prevenire e curare tutte le malattie dovute a contaminazioni tossiche o da virus / NO alla sanità privata e ai profitti delle lobby farmaceutiche,

Per servizi pubblici efficienti ed efficaci e gratuiti,

Tablet per gli alunni delle scuole che non ce l’hanno,

No all’industria degli armamenti che fa profitti anche in periodo di confinamento,

La crisi sanitaria ed economica è colpa di decenni di liberismo così come il debito pubblico è opera di 75 anni di governi de centro destra e centro sinistra che hanno praticato la politica clientelare e mafiosa del “mangia e fa mangiare”,

Non devono essere i lavoratori a pagare questa crisi né il debito pubblico: Li paghino quelli che si sono arricchiti!

Facciamo manifesti e affiggiamoli nel nostro quartiere.

Sullo stesso tema, fortemente consigliata la lettura di questo testo dei Wu Ming “Verso il 25 Aprile. Riflessioni urgenti sulla necessità di rompere il vetro e tornare in strada”

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Questo è il primo video prodotto dall’Anpi di Grugliasco per la campagna Aprile Libertà in occasione del 70° anniversario della Liberazione.

Il fascismo è un “virus” da combattere, sempre e comunque, con intelligenza e con ogni mezzo necessario, in base alle condizioni del contesto nel quale ci troviamo. I fascisti non hanno mai accettato la storica sconfitta che gli hanno inferto nel 1945 i nostri nonni e bisnonni, attraverso un’inedita alleanza di forze molto diverse tra loro ma tutte unite dall’antifascismo.

I neofascisti e criminali Rodolfo Graziani, Mario Roatta, Giorgio Almirante, Pino Rauti, Licio Gelli, ecc. hanno proseguito in Italia la loro infame guerra clandestina contro i civili – già condotta apertamente al fianco dei nazisti durante l’occupazione 1943-1945 – anche negli anni ’60-’70-’80, con le bombe esplose nelle piazze, nelle stazioni, sui treni, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti.

Ogni aggressione neofascista perpetrata anche oggi contro persone ritenute “diverse”, nel senso di “inferiori” e “nemici” (ebrei, comunisti, omosessuali, zingari, migranti, ecc.), va considerata come prosecuzione di quella guerra e di quei crimini: non possiamo concedere alcuno spazio a chi si fa portatore di questo “virus”, incompatibile con la democrazia e la Costituzione repubblicana. In ogni stagione, in ogni generazione, i portatori del morbo provano ad attaccare i diritti, la solidarietà, la giustizia sociale, l’uguaglianza, quale mortifera forma più violenta ed estrema delle forze autoritarie e reazionarie, che sempre coltivano il progetto di indebolire e annientare la libertà e la democrazia.

Quindi in ogni stagione, in ogni generazione, bisogna opporre Resistenza: lottando per i diritti civili e sociali, tutelando i più deboli ed emarginati della società, riconoscendo i beni comuni e l’emergenza climatica, praticando la partecipazione popolare, pensando a tutti anziché a pochi, promuovendo solidarietà contro ogni autoritarismo e logica patriarcale… agendo così noi rafforziamo la democrazia e avanziamo verso il progresso, attuando prevenzione dal “virus” e rafforzando le nostre difese immunitarie.

Dobbiamo proseguire con intelligenza e lucidità, praticando la Costituzione, promuovendo la cultura dell’antifascismo in ogni contesto (sociale, culturale, scolastico, politico) per una corretta memoria della Resistenza partigiana e per la trasmissione dei valori espressi dalla Costituzione, a partire da scuole e giovani generazioni di ogni tempo. Dobbiamo continuare a vigilare, a presidiare il territorio, a contrastare l’ignoranza e l’indifferenza, per una grande opera diffusa di formazione civile rivolta all’intera cittadinanza, per difendere ciò che i discendenti politici di Mussolini, Hitler, Franco, Pavelic, Pinochet, ecc. vorrebbero cancellare, gettando tutte e tutti noi indietro nel tempo ad un vergognoso passato già condannato dalla storia.

Dopo 75 anni dalla Liberazione, c’è bisogno di memoria e di Antifascismo, c’è bisogno dell’A.N.P.I., perché la Resistenza è viva e cammina sulle nostre gambe verso il futuro. Nel perenne ricordo dei nostri Caduti per la Libertà, noi dell’A.N.P.I. c’eravamo, ci siamo e ci saremo sempre. Il “virus” del fascismo non passerà: vacciniamoci tutte e tutti, iscriviamoci all’A.N.P.I.! La Peste (Giorgio Gaber, 1974-1975) Un bacillo che saltella che si muove un po’ curioso un batterio negativo un bacillo contagioso Serpeggia nell’aria con un certo mistero le voci sono molte non è proprio un segreto La gente ne parla a bassa voce la notizia si diffonde piano per tutta Milano. La gente ha paura comincia a diffidare si chiude nelle case Uno scoppio di terrore un urlo disumano la peste a Milano. A Milano c’è gente che muore la notizia fa un certo scalpore anche in provincia si muore la peste si diffonde adagio poi cresce e si parla di contagio C’è il sospetto che sia un focolaio che parte dal centro e si muove a raggiera dilaga dovunque la peste nera.

E’ scoppiata un’epidemia di quelle più maligne con bubboni che appestano uomini donne e bambini l’infezione è trasmessa da topi usciti dalle fogne ma hanno visto abilissime mani lanciarli dai tombini son le solite mani nascoste e potenti che lavorano sotto che sono sempre presenti. La gente si difende disperata la peste incalza viene avanti si dilaga si scatena agguerrita è anche peggio di quella del venti la peste ci viene addosso la peste non si ferma più Morti dappertutto che vengono ammassati come animali non fa neanche più effetto Sono cose normali si fotografano i cadaveri non fa neanche più schifo ci si lava ci si pettina si esce si va al bar si scansano i cadaveri non ci fai più caso ci si abitua così presto in fondo ne muoiono tanti anche al weekend di ferragosto. Un bacillo a bastoncino che ti entra nel cervello un batterio negativo un bacillo a manganello.

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ANPI Lentate lancia il contest video #bellaciaohomedition2020

L’intento è quello di creare un collage di video di tutt* i partecipanti mentre cantano “Bella Ciao” non importa se intonati o in playback, l’importante è partecipare e stringerci tutti insieme a cantare la canzone iconica della nostra Resistenza.

Le regole sono semplici:
1- usare come sottofondo musicale la versione di “Bella Ciao” che troverete di seguito  https://www.youtube.com/watch?v=X_SjXpsJHGU)
2- filmarsi mentre si canta tutta la canzone
3- inviare i video taggandoci oppure mandandoci un messaggio qui su FB
4- al montaggio delle parti migliori ci pensiamo noi

DEADLINE: c’è tempo dal 14 al 23 aprile!
Il video sarà pubblicato nella giornata del 25 aprile

#bellaciaohomedition2020 #lontanimavicini #resistenzahomedition

Non vediamo l’ora di sentire la vostra “Bella Ciao”

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Pubblicato il nuovo libro di Cesare Bermani, “Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone: dalla resistenza italiana all’universalità delle resistenze”

L’Istituto Ernesto De Martino segnala che è in uscita il nuovo libro di Cesare Bermani, “Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone: dalla resistenza italiana all’universalità
delle resistenze”, Interlinea,  (pp.96, 10 Euro).
Ormai Bella ciao è tornata a essere una canzone dei giovani e circola anche all’estero, grazie alla serie Netflix “La casa di carta” e ai cori delle piazze invase dalle “sardine”. Ma le sue origini sono a lungo rimaste sconosciute, con vere e proprie fake news che negano il suo legame con la lotta partigiana. Il maggiore storico della cultura orale, Cesare Bermani, ricostruisce l’avventura di questo canto popolare «così amato da chi vuole la libertà».
Per prenotare il libro entro il 24 aprile per usufruire del 15% di sconto scrivere a ordini@interlinea.com  fornendo i dati (nome, cognome, codice fiscale, indirizzo di spedizione e cellulare); verrete contattati per le modalità di pagamento e il libro verrà spedito non appena disponibile.
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Corso on line ANED “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste”

La realizzazione di questo peculiare progetto ha preso più tempo del previsto, ma, dopo 2 anni di impegno e lavoro, il corso, concepito e strutturato da ANED e materialmente realizzato dall’Associazione Lapsus, è online.

Il corso è sul portale “eduopen.org”, correntemente utilizzato da diverse università per la loro attività didattica a distanza. Questo da un lato suona come una certificazione di qualità del nostro corso, dall’altro ci aiuterà a farlo conoscere di più nell’ambiente universitario.

Questa iniziativa dà sostanza alla novità introdotta nello Statuto dal Congresso 2012, quando si estese la possibilità di iscriversi alla nostra associazione a le cittadine e i cittadini italiani che, dichiarando di accettare tutti i valori della guerra di Liberazione e della lotta contro il nazismo e contro il fascismo e per l’attuazione della Costituzione, esplicitamente si impegnino ad acquisire essi stessi una approfondita conoscenza storica della Resistenza e della Deportazione e a diffonderla in particolare tra le nuove generazioni per consentire ai giovani di affrontare e svolgere i loro doveri di cittadinanza democratica. (Art. 4 paragrafo c)

In questo senso, la partecipazione al corso è caldamente raccomandata a tutti, e soprattutto alle nuove iscritte e ai nuovi iscritti, ma assolutamente richiesto a chi è o sarà chiamato a far parte degli organismi dirigenti delle sezioni.

L’avvio, per coincidenza imprevedibile,  cade nel periodo di quarantena e di lezioni a distanza e pensiamo perciò che potrà essere particolarmente apprezzato e utile a molti insegnanti e studenti impegnati in una nuova didattica e in nuove relazioni.

Le lezioni partono dalla nascita del fascismo per arrivare ad accennare al tema del futuro della Memoria dei Campi tra le generazioni che verranno.

Struttura del corso

– Sei moduli multimediali composti da brevi videolezionitestimonianze di sopravvissuti, bibliografiemappeinfograficheschede di approfondimento e test di autovalutazione,

– Il tempo stimato per il completamento del corso è tra le 5 e le 10 ore complessive.

– Ampio spazio dedicato all’oggi: negazionismi, Giorno della Memoria, memorie divise e stereotipi.

INDICE

– Modulo 1: Fascismo e nazismo: nascita e consolidamento

– Modulo 2: Contestualizzare le deportazioni

– Modulo 3: Il sistema concentrazionario nazifascista

– Modulo 4: I deportati

– Modulo 5: Il ritorno dai lager

  • Modulo 6: La Memoria e i problemi dell’oggi

I singoli moduli sono fruibili in modo autonomo; ma chi desiderasse ottenere al termine l’attestato di frequenza è vincolato a visionare tutti i video e a completare tutti i test.

Il corso è gratuito, per accedere è necessario registrarsi sulla piattaforma eduopen.org

e quindi iscriversi al corso “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste”

Al termine delle lezioni sarà rilasciato gratuitamente un attestato di partecipazione a tutti coloro che avranno superato i semplici test di autovalutazione che concludono ogni modulo.

Il breve filmato di presentazione del corso

 

La Bottega del Barbieri

6 commenti

  • Daniele Barbieri

    Sul sito http://www.iedm.it/2020/04/23/arrendersi-o-perire/ trovate i files audio di un lp dei Dischi del Sole dedicato alla Resistenza, “ARRENDERSI O PERIRE” (a cura d G. Pirelli, 1965), un documento sonoro pensato come una «cronologia delle giornate insurrezionali»
    Ed ecco il comunicato dell’Istituto Ernesto de Martino
    ARRENDERSI O PERIRE
    25 Aprile 2020: a settantacinque anni dalla Liberazione ci mancheranno le “celebrazioni ufficiali”, figuriamoci quindi il corteo di Milano o il pranzo di Fosdinovo oppure in San Niccolò a Firenze o la giornata di Casa Cervi; ci mancheranno i nostri canti, ci mancherà il nostro incontrarci.
    Invece qualcuno non ci ha fatto mancare la sua soddisfazione per il coronavirus che «ci libera della retorica del 25 aprile» (Sallusti).
    Anche per questo motivo abbiamo voluto riproporre un vecchio LP dei Dischi del Sole del 1965, curato da Giovanni Pirelli. Nella presentazione di Arrendersi o perire Pirelli scriveva che «[…] ci siamo messi al lavoro per proporre […] qualcosa che riportasse il duro senso, l’aspro sapore di una guerra che fu anche guerra civile, di una lotta che fu anche lotta di classe; da rivivere al presente, perché sempre presente, finché vi saranno oppressi e oppressori, è la necessità di insorgere»; oggi verrebbe da dire risorgere.
    Quello che sentirete è un documento sonoro pensato come una «cronologia delle giornate insurrezionali», come se i fatti fossero registrati in diretta; ma è anche un modo per ricordare oggi i protagonisti reali di un evento, la Resistenza, che qualcuno, a ragione, definisce il Natale della nostra democrazia.
    Ringraziamo le Edizioni Musicali Ala Bianca/Bella Ciao per averci consentito questa pubblicazione di Arrendersi o perire.
    Buon 25 Aprile a tutti e a tutte.
    Un approfondimento a cura di Mariamargherita Scotti:
    Quando Giovanni Pirelli cura, in collaborazione con Giuseppe Gozzini (per le ricerche), Dante Bellamio e Michele L. Straniero (per le registrazioni), Cesare Bermani e Angelo Ephrikian (per l’allestimento), il disco Arrendersi o perire, è già da tempo noto come curatore, insieme a Piero Malvezzi, dei volumi di Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (1952) ed europea (1954), due importanti classici della memoria collettiva sulla seconda guerra mondiale, un “testo sacro” conosciuto, letto, insegnato e citato fino ai giorni nostri. Amico e collaboratore di Gianni Bosio fin dai tempi della rivista «Movimento operaio» – a cui si avvicina dopo aver frequentato, a Napoli, l’Istituto italiano per gli studi storici di Benedetto Croce – nel corso degli anni ’50, quasi suo malgrado (la sua vera vocazione, allora, è infatti quella di scrittore) e proprio in virtù del successo delle Lettere, Pirelli si accredita all’interno del Partito socialista quale militante provvisto di particolari doti di organizzatore nel campo della cultura. Se molti dei suoi interventi del periodo su riviste e giornali di partito (e non solo) riguardano proprio il tema della Resistenza e della sua storia, già nel 1959, in occasione del primo convegno dedicato alla storiografia sulla Resistenza organizzato dall’Istituto nazionale di storia del movimento di liberazione in Italia, Pirelli si schiera al fianco di quei giovani che insistono per un rinnovamento degli studi del settore. A sette anni dalla prima pubblicazione delle Lettere, Pirelli appare tra i fautori di una storia della Resistenza che si liberi dai “monumenti” per dedicarsi ai documenti e alla loro discussione critica, in totale sintonia con una nuova generazione di storici che mal sopporta di vedere la lotta di Liberazione imbalsamata in un monolite da celebrare senza approfondire, comprendere, documentare e distinguere. La Resistenza, per Pirelli, non si è affatto chiusa con il 25 aprile, e, in quella stessa fine di decennio, sembra ripresentarsi – per lui come per molti altri ex-resistenti – nella lotta del popolo algerino per la sua indipendenza, una causa a cui si dedica quasi a tempo pieno tra la fine degli anni ’50 e i primi ’60 (lavorando, tra le altre cose a un volume di Lettere della Rivoluzione algerina basato, ancora una volta, su documenti scritti in prima persona dagli stesso protagonisti). La convinzione che la Resistenza continua ovunque sopravvivano «oppressi ed oppressori» lo trasforma – anche grazie all’incontro con Frantz Fanon – in uno dei più importanti militanti anticolonialisti italiani, un impegno che dalla Rivoluzione d’Algeria arriva al cuore dei movimenti di decolonizzazione degli anni ’60 e a un “terzomondismo” via via più convinto del legame inscindibile tra lotte di liberazione anticoloniale e lotte operaie.
    Un approccio che dà forma anche al lavoro editoriale delle Edizioni Avanti! (e, dal 1964, in quello delle ormai autonome Edizioni del Gallo) di Gianni Bosio, che pubblicano in quegli anni numerosi testi di storia e memorialistica della Resistenza e della Seconda guerra mondiale (alcuni dei quali, come quelli dedicati alle stragi di Marzabotto e Sant’Anna di Stazzema, anticipano temi in seguito centrali nel dibattito storiografico), ma anche volumi attenti a quanto si muove tra le resistenze del mondo presente, a cominciare proprio dall’Algeria, con il volume Algeria anno 7 di Mario Giovana (su questo si veda il prezioso studio di Paolo Mencarelli, Libro e mondo popolare. Le Edizioni Avanti! di Gianni Bosio 1953-1964, Biblion Edizioni, Milano 2011).
    È in questo contesto che va inserito il disco Arrendersi e perire, che – come scrive Pirelli a Luigi Nono (20 novembre 1964) – rifiutando «ogni impostazione celebrativa o apologetica» e affidandosi a «una nuda cronaca – registrazione di eventi, disposti in ordine cronologico – di fatti, i quali di per sé dovrebbero esprimere o suggerire le implicazioni, a vari livelli», fornisce della Resistenza un lettura politicamente orientata a valorizzarne il contenuto di classe. Ricorrendo a un montaggio a un primo ascolto semplice e piano – “realista”, come lo definisce lui stesso – Pirelli compie un’operazione che Nono giudicherà talmente interessante da spingerlo a richiede la sua collaborazione per un futuro lavoro teatrale (A floresta é jovem e cheja de vida, 1966): la costruzione di una narrazione cronologica degli eventi grazie all’alternarsi della voce di alcuni speaker e di importanti protagonisti del tempo (da Lelio Basso a Nuto Revelli, da Ada Marchesini Gobetti a Luigi Longo, da Pietro Secchia Walter Audisio, da Sandro Pertini a Ferruccio Parri). Scopo dichiarato è quello di ricostuire «una cronologia delle giornate insurrezionali […] come se registrassimo i fatti mentre stanno accadenrdo, di farla dire da chi, mentre i fatti accadevano, non stava alla finestra». Una cronaca, tuttavia, tutt’altro che neutrale, come dimostra la scelta di aprire il disco con la lettura di una circolare di Rodolfo Morandi che fa esplicitamente riferimento al «diritto al potere della classe lavoratrice»: «l’insurrezione popolare – scandisce lo speaker – non è e non può essere in questo momento la rivoluzione, ma se non può direttamente da essa scaturire il nuovo ordine socialista, essa deve costituire un atto dietro il quale non si torna e non si può tornare».
    È d’altra parte lo stesso Pirelli, nella breve presentazione del disco – che trovate sulla copertina del disco sul nostro sito – a rivendicare il significato partigiano di questo lavoro, immaginato dal collettivo delle Edizioni del Gallo quale strumento per scardinare la rassicurante narrazione pubblica della lotta di Liberazione quale «episodio della storia d’Italia, la continuazione del nostro glorioso Risorgimento». Un’operazione che ha il fine dichiarato di ricondurre la Resistenza al suo significato originario, senza dimenticare – poco meno di trent’anni prima del celebre saggio di Claudio Pavone Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza (1991), come ha notato molto opportunamente Cesare Bermani (Giovanni Pirelli un autentico rivoluzionario, Centro di Documentazione Editrice, Pistoia 2011) – quegli aspetti di guerra civile e di guerra di classe che le commemorazioni ufficiali hanno col tempo annacquato in un ricordo scolorito e monocorde, come denuncia, in quello stesso 1965, Ivan Della Mea in una delle sue canzoni più celebri, 9 maggio (E nei giorni della lotta / rosso era il mio colore / ma nell’ora del ricordo / oggi porto un tricolore // Tricolore è la piazza / tricolori i partigiani / “Siamo tutti italiani” / “Viva via la nuova unità” […] . Ieri ho fatto la guerra / contro il fascio e l’invasore / oggi lotto contro il padrone / per la stessa libertà // E se vi va bene il liberale / con Andreotti e il tricolore / io vi dico “Siete fottuti / vi siete fatti incastrare”).
    Un segno della serietà e dell’impegno con il quale Pirelli conduce questo lavoro – nell’importante occasione del ventennale di una lotta a cui ha preso parte in prima persona, seppure per pochi mesi, come commissario politico della 90° Brigata Garibaldi “Zampiero” – si trova ancora una volta nella lettera con cui si rivolge a Luigi Nono per un consiglio sull’opportunità di montare i testi prescelti con rumori, musiche e canti: «Non so se avrai tempo e voglia di rispondere al quesito che – temo malamente – ti ho posto. In ogni caso so che non sei insensibile al mio impegno di pormi, per qualcosa che è destinato alle case del popolo, gli stessi quesiti che mi porrei se questa cosa fosse destinata alla Fenice».
    Una testimonianza sintetica ma significativa del modo in cui gli uomini e le donne delle Edizioni Avanti!-Del Gallo-Bella Ciao, dei Dischi del Sole, del Nuovo Canzoniere Italiano e dell’Istituto Ernesto de Martino hanno inteso e intendono l’organizzazione del lavoro culturale: perché fare cultura è davvero fare politica.
    ISTITUTO E RNESTO DE MARTINO
    Villa San Lorenzo al Prato, Via degli Scardassieri, 47- 50019 Sesto Fiorentino (Firenze)
    Tel. e fax: 055-4211901
    E-mail: iedm@iedm.it
    Web: https://www.iedm.it

  • Maria Teresa Messidoro

    https://www.youtube.com/watch?v=TEUERmLueZY ecco come la maestra Viola di Torino ha preparato il video per i suoi piccoli alunni e le rispettive famiglie. Un modo per non dimenticare e continuare ad insegnare cosa è stata e cosa deve essere la resistenza Oggi.

  • La nostra versione da quarantena militante di Bella Ciao. Buon ascolto (speriamo)

    Banda POPolare dell’Emilia Rossa

  • #BELLACIAOINOGNICASA:
    https://www.agoravox.it/Perche-cantare-Bella-Ciao-il-25.html
    Un articolo di Doriana Goracci.

  • Daniele Barbieri

    La lapide fascista nell’ospedale di Loiano ovvero Venticinque aprile nonostante il coronavirus…
    Le sensibilità soggettive sono diverse e le divergenze di opinione sono inevitabili.
    Meno scontato è che le istituzioni decidano di non rispondere alle istanze di cittadini e associazioni soprattutto se ciò accade su questioni che riguardano la Resistenza e l’antifascismo.
    d’altra parte , come ha focalizzato la scuola di Palo Alto “non comunicare non è possibile” e dunque anche gli apparenti silenzi sono una risposta loquace di disinteresse e non condivisione.
    Il 17 luglio 2019 la direzione Ausl Bologna e il sindaco di Loiano ricevevano un appello alla rimozione della lapide del periodo fascista ancora oggi collocata nell’ospedale – casa della salute di Loiano.
    NESSUNA RISPOSTA FORMALE NE’ INFORMALE; né di questo siamo sorpresi.
    FACCIAMO APPELLO AI CITTADINI DEMOCRATICI E ANTIFASCISTI A PROSEGUIRE NEL RICORDO DELLA VERITA’ STORICA: NON C’E’ MAI STATA NESSUNA SINTONIA TRA POPOLO E PODESTA’ .
    Vito Totire, rete per l’ecologia sociale (circolo Chico Mendes e centro Francesco Lorusso)

    Il testo della mozione inviata via pec il 17.7.2019 ,primo firmatario circolo “Chico” Mendes
    STACCARE LA “LAPIDE PERIODO FASCISTA” DALL’OSPEDALE DI LOIANO
    Non sappiamo se qualcuno abbia già sollevato la questione. La lapide recita. “All’insigne concittadino grand’ufficiale Luigi Pozzi che nel 1941-XIX con generosa munificenza eresse e arredò questo ospizio per vecchi cronici. Il podestà e il popolo di Loiano plaudenti e grati.” PP
    Ora:
    il signor Luigi Pozzi è già citato tra numerosi altri benefattori in una lapide collocata di fronte; allo stesso è dedicata una strada del comune di Loiano; la rimozione della lapide non sarebbe uno “sgarbo” ad un vero “benefattore”; quello che si contesta è la “firma” e la strumentalizzazione autoincensatoria del podestà a nome di un popolo (sempre secondo il podestà) “plaudente e grato” del quale popolo, invece, nessun podestà aveva diritto di farsi portavoce.
    Peraltro la fondatezza storica del contenuto della lapide è praticamente nulla considerato che l’ospedale è preesistente al 1941 come si deduce (anche) dalla già citata lapide collocata di fronte a quella che contestiamo ; caso mai si fa riferimento alla apertura di un settore per “anziani cronici” e non alla costruzione ex novo dell’ospedale; d’altra parte difficile aspettarsi chiarezza e trasparenza da un podestà.
    Ancora: il richiamo all’ospizio per “vecchi cronici” si riferisce ad un destinazione che oggi la popolazione di Loiano ha apertamente dichiarato di rifiutare… ma soprattutto la permanenza di una “impronta” del regime fascista risulta inaccettabile per un luogo pubblico; la data (1941) si riferisce al diciannovesimo anno della dittatura fascista ed è quindi posteriore anche alla promulgazione delle infami leggi razziali, alle persecuzioni e incarcerazioni di antifascisti, alle orrende stragi con gas tossici in Africa attuate da Mussolini, Graziani e complici;
    non possiamo tollerare la “firma” di un podestà.
    In Italia stiamo assistendo ad un rigurgito nazi-fascista negazionista, soprattutto in aree governate da certe “forze politiche” da Erba a Trieste: è ora di dire basta. A Erba la indignazione dei cittadini democratici ha indotto alla marcia indietro…
    La lapide dell’ospedale di Loiano va rimossa e consegnata a un museo: la si fotografa e la si mette in cantina oppure si tritura e si ricicla in edilizia come materiale che, distrutta la scritta, diventa inerte.

  • domenico stimolo

    Per il 25 Aprile 2020
    BELLA CIAO del
    Coro Voci Bianche e Giovanile “InCanto” di Scordia, (Catania) diretti dal M° Alessandra Lussi.
    Ogni bambino ha contribuito da casa con l’utilizzo di WhatsApp…..poi assemblato il tutto.

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