«Pesticidi a tavola»

Un libro indispensabile: db si sbilancia assai e vi invita a leggerlo (anzi studiarlo)

«Informazioni rigorose» che «difficilmente trovano sui media lo spazio che meritano» quando sono «scomode»: ha ragione Patrizia Gentilini (medico oncologo che fa parte di Isde, l’Associazione medici per l’ambiente) nella prefazione a «Pesticidi a tavola» con il sottotitolo «I veleni autorizzati che mangiamo e respiriamo» – Arianna editrice (*): 128 pagine per 12,90 euri – di Saverio Pipitone.

Conosco l’autore (ogni tanto collabora alla bottega) da anni e fin dall’inizio ho apprezzato la serietà delle sue indagini e la chiarezza della sua scrittura: due qualtà indispensabili per un tema così difficile come quello che qui affronta Pipitone cercando di rispondere a tutte le domande, inclusa la più difficile ovvero «come possiamo evitare» (almeno in parte, cioè evitando i prodotti più pericolosi) di essere avvelenati quotidianamente.

Il libro parte dalla notte del 22 aprile 1915 quando a Ypres «la brezza spinge un gigantesco miasma verdastro… con un concentrato di 150 tonnellate di gas nocivo al cloro» verso le trincee francesi. Nei primi 10 minuti morirono 5000 uomini, perlopiù di quelle “truppe coloniali” che erano carne da macello e dunque sempre in prima linea. Pensavano così di vincere la guerra i tedeschi. I due responsabili di quell’orrore chimico erano Carl Duisberg della Bayer e lo scienziato Fritz Haber. Il secondo dopo la guerra vinse il Nobel per la chimica ma venne incriminato come criminale di guerra a causa della violazione delle convenzioni dell’Aja. Era un fanatico patriota ma paradossalmente la sua carriera fu bloccata da Hitler che aveva scoperto le sue origini ebraiche. Aggiungo un’informazione che nel libro non c’è: Clara Immerwahr, la moglie di Haber, pensava che il lavoro del marito era «una perversione della scienza» e il 2 maggio, pochi giorni dopo il primo uso dei gas, si sparò nel giardino di casa (il marito non andò neppure al funerale).

Perchè il libro parte da Ypres? Perchè lì comimciarono l’ecocidio chimico ancora in atto e l’avvelenamento collettivo che dalle trincee si è allungato persino sulle nostre tavole. Crimini di guerra proseguiti in crimini di pace.

La prima denuncia che fa breccia è nel 1962 con il libro-inchiesta «Primavera silenziosa» di Rachel Carson. Ma gli avvelenatori non sono stati fermati e anzi sono sempre più potenti. Pipitone racconta nei dettagli soprattutto la storia di G (così abbrevia il glifosato), il più diffuso e pericoloso fra i pesticidi, nato nel 1950 e oggi fiore all’occhiello della Monsanto che nel frattempo è diventata parte della già citata Bayer.

Fra i molti passaggi significativi del libro c’è il quinto capitolo che ricostruisce «la battaglia degli ulivi» ovvero il CODIRO – «complesso del disseccamento rapido dell’olivo» – e la xylella nel Salento. Una vicenda non conclusa dove l’unico dato positivo è (almeno per me) il protagonismo delle popolazioni.

Il 14esimo capitolo ricorda i «Poison Papers» e i «Monsanto Papers» ovvero i documenti che (a tonnellate) mostrano come i giganti della chimica mettano in atto – sborsando ovviamente fior di soldi – «comportamenti scorretti di manipolazione scientifica e di influenze o collusione con gli enti regolatori nel processo di autorizzazione dei pesticidi». E con i massmedia.

Come il 22 aprile 1915 è il simbolico inizio di un massacro mondiale che non registra soste, così il 27 novembre 2017 potrebbe essere l’emblema di una resistenza che non trovando spazio sui “grandi” media (si scrive Monsanto-Bayer ma si legge “sua santità”) si affida alla satira, oltrchè alla mobilitazione dal basso: quel giorno infatti sul giornale francese online «Urtikan.net» il disegnatore Large «raffigurava la bandiera dell’Europa su sfondo blu» non con le 12 stelle in cerchio ma con «api stecchite» – vedi qui sopra – a indicare che quel giorno l’Unione Europea, concedendo «il rinnovo di G per altri 5 anni», aveva dato un bell’aiuto alla catastrofe ecologica.

Mi fermo qui perchè per approfondire… dovrei riscrivere il libro.

Però fra i tanti dati e documenti (in coda c’è anche una ricca, utilissima bibliografia) voglio evidenziare una storia tutta italiana, quella del Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni” dell’Istituto Ramazzini che «nel 2015 ha pianificato un progetto di ricerca a lungo termine sul G e sul formulato Roundup Bioflow». Un’iniziativa che vive e cresce grazie al crowfunding; logico, visto che le istituzioni italiane… guardano altrove.

(*) come ho già scritto altre volte in bottega – cfr “La società del benessere comune” e L’eroina come arma del dominio globaleogni volta che in “bottega” si parla di Arianna editrice (anche perché innegabilmente pubblica qualche bel libro) ci sembra doveroso far sapere che questo editore spesso dà spazio alla destra francese come a presunti rossobruni che teorizzano alleanze fra destra e sinistra oppure “denunciano” inverosimili complotti gender. Robaccia insomma. Se volete saperne di più vi segnalo questo vecchio post su «Carmilla» on line: http://www.carmillaonline.com/2010/07/21/i-rosso-bruni-vesti-nuove-per. La discussione resta aperta su tutto ma il nostro antifascismo non è in discussione. [db]

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • domenico stimolo

    Seguendo il consiglio di Daniele ho letto…..fino alla fine l’articolo pubblicato da Carmilla ( di Valerio Evangelisti – luglio 2010). Di grande utilità.
    Da parte mia nell’acquisto di un libro considero sempre determinante la casa editrice. Mi piace la linearità, nel pensiero e nell’operatività.

    p.s. personalmente mi interesso di pesticidi e dei raccordi collaterali ( a partire dai prodotti alimentari) da alcuni decenni.

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