Pfas: lunga storia di connivenze

Un dossier di Lino Balza

 

Lunga storia dei PFAS (PFOA e C6O4 e ADV) dello stabilimento Montedison-Solvay di Spinetta Marengo (Alessandria) da stralci dei libri «Ambiente Delitto Perfetto» (Barbara Tartaglione-Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia) e «L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza» nonché del Sito “Rete Ambientalista Movimenti di lotta per la salute, l’ambiente, la pace e la nonviolenza” gestito dal “Movimento di lotta per la salute Giulio A. Maccacaro”.

Lunga storia delle connivenze, complicità, corruzioni, ignavie di Comune, Provincia, Regione, governo, Asl, Arpa, sindacati, magistratura e giornali.

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In seguito le abbreviazioni rispettivamente: ADP (Ambiente Delitto Perfetto) e SLB (L’avventurosa Storia…); esempio: pagina 60 volume 1 SLB.

[pag. 60 vol. 1 SLB]. Negli ambienti sindacali spesso mi fu rimproverato di trattare su IL MONOCOLO il tema dell’ambiente con una certa spregiudicatezza. Non ero d’accordo allora e lo sono ancora meno oggi. Fissiamo alcune date. Il processo sull’inquinamento delle falde acquifere della Fraschetta è iniziato nel 2008 e si è concluso con assoluzioni [nel 2019] […] Sul primo numero de IL MONOCOLO il neo delegato sindacale Lino Balza scriveva a settembre 1973 [quarantasette anni fa]: Il pretore di Alessandria, dott. Serafini, ha inviato un avviso di procedimento penale al presidente della Montedison Cefis e al direttore dello stabilimento di Spinetta Marengo, ing. Nicola Sabatini.” (Sempre lui, l’impunito, oggi quasi pacioso centenario n.d.a). “La fabbrica di Spinetta nei riguardi degli inquinamenti ha una antica tradizione, attualmente rispettata […] contro lo stabilimento si levano da anni voci di accusa, sempre più insistenti e maltolleranti, accuse di inquinamenti del Bormida, definito da alcuni scienziati un fiume ‘biologicamente morto’. Vivono nel suo alveo gli scarichi industriali di Cengio e i nostri: fino all’anno scorso circa 25.000 kg.al giorno di acido solforico e solfato ferroso. Il fiume ha ormai capito di essere stato trasformato in collettore e si è abituato, come le falde acquifere di Spinetta che presentano rilevanti tracce di cromo già dal 1920. Lo scorso autunno, a seguito di una condanna di 860.000 lire di ammenda, è entrato in funzione un impianto per l’essicazione del solfato ferroso che viene reintrodotto nel ciclo produttivo. Dunque l’acido solforico continua ad essere scaricato in Bormida. Constatata la malattia nelle vene del sottosuolo spinettese, si è pensato ad una energica cura di punture. Esperti (?) della Montedison hanno prospettato come soluzione la trivellazione di pozzi e l’iniezione a 3.500 metri di profondità. Esperti (!) sostengono però il pericolo di inquinamento delle falde acquifere e di scosse telluriche”. Di quella pericolosissima boiata non si fece nulla. Intanto gli impianti continuavano impunemente a scaricare in Bormida (Tanaro, Po) ANCHE gli innominati PFAS (acidi perfluoroalchilici, tossici, cancerogeni, teratogeni, indegradabili, bioaccumulabi).

[pag. 160 vol. 1 SLB]. “La tragedia del Bormida. Tento di convincere i pescatori sotto il “platano di Napoleone” che le acque sono, è vero, più bianche dopo la chiusura di alcuni impianti Montedison, Acna, Cokitalia, 3M, però i pesci sono avvelenati come prima: Stiamo parlando del fiume più inquinato del Piemonte, uno dei più pericolosi d’Italia. Quelle acque non sono soltanto impure ma anche tossiche e cancerogene, contengono: … [lungo elenco di veleni n.d.a]. I lavoratori ne sono morti. Quelle acque, ingerite o inalate, o soltanto assorbite dalla pelle possono provocare: … [lungo elenco di patologie n.d.a.)”. Concludo con la denuncia: “Continua a stupire l’inerzia e il silenzio delle autorità alessandrine, e anche sugli scarichi gassosi di Spinetta”. Dopo qualche settimana il sindaco vieta i bagni. Nient’altro.

[Pag. 192 vol. 1 SLB] Il prestigio del Consiglio di fabbrica in questi anni attirava le migliori risorse tecniche e politiche fra i lavoratori, fino ai massimi livelli di qualifica fra tecnici e ricercatori. Si può raccomandare agli storici lo studio dell’ultima ‘Piattaforma rivendicativa aziendale’ degli anni ‘70, vergognosamente abbandonata e persa per strada. Rappresentò per Spinetta il punto più alto, il punto di arrivo purtroppo, di elaborazione sui temi di rivendicazione ambientale: non affrontati solo all’interno del tradizionale capitolo dedicato alla ambiente ma anche sotto il profilo degli investimenti e della ricerca, del risparmio energetico, del rapporto con il territorio, dell’efficienza delle strutture aziendali e locali, dell’organizzazione del lavoro, dei costi di produzione, delle produttività, del salario eccetera. Quella piattaforma, documento storico sul ruolo dirigente della classe operaia, testimonianza di egemonia culturale nei confronti delle gerarchie aziendali, emblema del prestigio raccolto dal Consiglio di fabbrica, apogeo sindacale prima del rapido declino, quella piattaforma non è rimasta reperto archeologico ma è tornata a rivivere nel conflitto sociale grazie alle associazioni ambientaliste alessandrine, nella forma delle rivendicazioni dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta. Questa piattaforma è il tema del mio contributo al libro ‘Attualità del pensiero e dell’opera di G. A. Maccacaro – Costruzione della scienza, del lavoro, della salute, dell’ambiente salubre’, edito a cura del ‘Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro’, pagine 248, lire 18.000. Quale altro esempio, tra il materiale storico disponibile, si può ancora citare l’accordo sulla ‘Vertenza ambiente 1979’. Un accordo di 145 pagine interamente scritto dai lavoratori, 430 interventi di manutenzione o adempimento per la salute per 130 posizioni di lavoro, due mesi di preparazione con 44 assemblee di reparto e 100 ore di discussione. E’ stato artigianalmente rilegato in un libro a tiratura limitata.

[Pag. 55 vol 2 SLB]. La mia prima grande cacciata dalla fabbrica non accade certo all’improvviso o inaspettatamente. Sono sempre le ultime gocce che fanno traboccare il vaso strapieno di Foro Bonaparte. […] Nel gennaio 1988 tutti i giornali pubblicano un documento che farà storia negli anni a venire. “In nome del Popolo inquinato spinettese. Lettera aperta” Si tratta di interventi pubblici in gran parte già rivendicati nella Piattaforma del Consiglio di fabbrica Montedison l’ultima piattaforma rivendicativa degna di questo nome, dal 1979 rimasta disattesa malgrado le mie continue contestazioni pubbliche. […] Merita perciò di essere riprodotta per intero, nella versione (fra le tante) apparsa su Territorio&Provincia. […] “In nome del popolo inquinato spinettese” è un manifesto di denuncia inesorabile nei confronti di Montedison e autorità locali e, per gli stessi, nel contempo una ancor più pericolosa elaborazione di progetto ecologico e sanitario. […] Su Il Piccolo lancio la proposta – forse inedita sul piano nazionale- dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta (vasto territorio compreso tra Alessandria, Novi Ligure e Tortona, con le aziende Montefluos, Michelin, Paglieri, censite dal governo rispettivamente “ad alto rischio” e “a rischio ambientale” ) che il direttore titola con evidenza: Proposta per il ‘caso’ Montefluos. Creare un Osservatorio ambientale. Quale centro di democrazia ambientale. […]

Segue in otto punti una “Carta dei diritti di informazione ambientale” sulla traccia de In nome del popolo inquinato spinettese: il controllo pubblico e democratico su piani di emergenza e sicurezza esterni, mappe di rischio, sicurezza impianti produttivi e di depurazione, scarichi idrici e gassosi, stoccaggi, trasporti, depositi e discariche di rifiuti tossici e nocivi, indagini idrogeologiche, servizio di medicina del lavoro, indagini epidemiologiche ecc.

[Pag. 63 vol. 2 SLB]. Richiamiamo l’attenzione sulle indagini idrogeologiche con esposti in magistratura: compreso quello sul cromo esavalente che sta dilavando nelle falde. Altro che lo spudorato “non sapevamo” come si è ascolterà nel processo in Corte di Assise! Riproponendo l’Osservatorio, sfidandoli ad un confronto pubblico contestiamo al Comune Provincia “il silenzio sul dilavamento di intere aree non bonificate delle sostanze tossiche e cancerogene, nonché le rassicurazioni sui depositi, sul contenuto dei fusti stoccati a fianco delle case e dei pozzi, ribadiamo: contengono rifiuti tossici e nocivi. Intere aree di impianti dismessi e non bonificate che stanno sciogliendo tonnellate di veleni nelle falde, dunque l’avvelenamento dell’acquedotto è prevedibile se non già in atto”.

[Pag. 68 vol. 2 SLB]. Mi consegnano raccomandata a mano con provvedimento di cassa integrazione straordinaria (CIG). […] Con la complicità dei sindacati. Straordinaria la mobilitazione nazionale. Il pretore annulla la cassa integrazione punitiva.

[Pag. 108-131 vol. 2 SLB]. Continuano le denunce: (faccio titolare sui giornali Veleni a go go nelle acque sotterranee, Migliaia di fusti di piombo e cromo nascosti nei capannoni, Neve tossica a cielo sereno) però anche si infittiscono le rappresaglie, nonché le mobilitazioni.

[Pag. 133 vol.2 SLB]. Storia infinita è quella del PFOA (tossico cancerogeno teratogeno) da anni scaricato in Bormida e, dopo la campagna nazionale di Medicina democratica, eliminato nelle lavorazioni solo nel 2014. Sistematicamente, transitando sul ponte Bormida, scrutavo il fiume e telefonavo ai giornali da Il Piccolo fino a La Repubblica quando individuavo le schiume. Schiuma velenosa nel Bormida. La Montefluos ci ha inquinato di nuovo. Dal Bormida al Tanaro fino al Po: trattengono poco i “salami” di pezza e le pompe di aspirazione dei vigili del fuoco ingaggiati sui mezzi anfibi anche sotto le cellule fotoelettriche, mentre il traffico è bloccato e centinaia di persone assistono allo spettacolo. Secondo la controinformazione Montefluos: “E’ stato qualcuno che ha lavato nelle campagne vicine un’autobotte di pesticidi”. Ridono perfino i polli. Indagano l’Usl, l’assessorato provinciale all’ecologia, la procura. Non individuano neppure il PFOA perché non hanno la strumentazione di analisi (e non l’avranno fino agli anni 2000). Montedison ce l’ha ma se ne guarda bene dal dirlo. Finito lo spettacolo del 18 febbraio ‘90 si spengono le luci del palcoscenico. Le riaccendo incazzato con giornalisti e politici dopo la replica del 16 maggio: La schiuma Montefluos non fa più notizia? “Per quale mostruoso meccanismo della macchina dell’informazione avviene che un evento di catastrofe ecologica meriti l’adeguata evidenza e che il suo ripetersi, invece di accrescere l’attenzione, non faccia più notizia? Dove sono i caratteri cubitali di giornali e TV? Dove è andata a finire l’indignazione esterrefatta dei mass media? Non stiamo sempre parlando del fiume più inquinato d’Italia, di Montefluos succursale di Montedison insieme all’Acna? E’ stato forse fatto qualcosa per evitare questa ennesima catastrofe? Sono andate avanti le indagini del procuratore Carlo Carlesi sul direttore? Hanno dato le dimissioni il presidente Ussl e Giuseppe Puccio e i responsabili dei servizi di igiene e laboratorio? Si sono sospese le rappresaglie contro il dipendente ecologista? E’ stato avviato l’Osservatorio ambientale della Fraschetta? Niente di tutto ciò. E allora non sarebbe oggi l’occasione per un maggior indignato clamore dell’informazione?”.

Pag. 149 vol. 2 SLB). Il licenziamento non arrivava inaspettato ma era la logica conclusione della “escalation” di una vicenda ventennale di rappresaglie fatta di esposti, denunce, manifestazioni, scioperi della fame, incatenamenti, chilometri di firme di solidarietà, titoli su titoli in giornali e TV; una infinità di udienze in tribunale, in pretura, in appello, in cassazione, tutte concluse felicemente ma piene di sofferenze e sue preoccupazioni: cassa integrazione, trasferimenti, anni di dequalificazione professionale, mesi di inattività assoluta e retribuita, mobbing, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori. E, dulcis in fundo, licenziamento. I sei volantoni di Rifondazione della serie “Cinque a me, 40 a te” anticipano di un anno “Mani pulite” e portano, con la complicità sindacale, al licenziamento di Gianni Spinolo e Lino Balza. Sono precise e analitiche le denunce della Cellula sul sistema delle tangenti aziendali nelle più svariate forme, comprese quelle sanitarie e ambientali. Gli scandali delle tangenti nel 2016 torneranno d’attualità nei processi Solvay Spinetta Marengo e Bussi sul Tirino, come il nostro libro “Ambiente Delitto Perfetto” documenta, in entrambi i casi saranno dalla stessa Solvay tirati in ballo anche magistrati con gravi accuse. Quanto di questa montagna di marcio è penalmente rilevante? Non sta a noi definirlo. Purtroppo. Perché, per noi, distogliere per quei turpi scopi migliaia di miliardi destinabili a investimenti per l’ambiente e l’occupazione, è un reato sotto tutti i profili da quello etico in avanti.

[Pag. 173 vol 2 SLB]. Balza 6 Montedison 0. Riassumendo le puntate giudiziarie precedenti. Nell’89 il giudice cancella la mia cassa integrazione (Balza 1 Montedison 0). Al rientro, trasferimento a Milano e 9 mesi senza alcuna mansione: il pretore e il giudice d’appello condannano (3 a 0). Allora trasferimento con mansioni ancora più dequalificanti: intervengono pretore e appello (5 a 0). Al rientro, licenziamento: annullato dal magistrato (6 a 0). Questo conteggio riguardante le sentenze viene tenuto dai giornali nell’alternarsi di utili titoloni “Veleni a gogo nelle acque sotterranee” per le mie denunce ambientali e per l’esito delle rappresaglie aziendali. Dall’esterno ci si diverte ad aggiornare le partite come se fosse in corso un campionato sportivo, invece sia io che Montedison sappiamo che non conta la classifica, conta solo l’ultima partita: se Montedison la vince io sono eliminato dalla fabbrica, se la perde fa un altro tentativo. E’ “La storia infinita” mia, non quella fantastica di Michael Ende, ma è quella delle udienze che solo io, con la mia famiglia, conteggio a decine.

Ad ogni modo il 9 febbraio 1993 con Spinolo faccio ingresso in fabbrica festeggiati da compagni e amici, complimentati dagli altri. Tutto concluso per il “Sorvegliato speciale”? Niente affatto. Non finisce 6 a 0. Il 18 febbraio mi comunicano nuovo trasferimento a Milano, motivandolo come… adempimento alla sentenza della Cassazione che mi aveva definitivamente riconosciuto due livelli superiori di qualifica spettanti (e disattesi) fin dalla lontana sentenza del pretore del 1985. […] Dopo una maratona di udienze a ritmo serrato, il 2 dicembre 1993 il pretore annulla il trasferimento, condanna l’Ausimont a risarcirmi, oltre alle spese di giudizio. Rientro in fabbrica scortato dai carabinieri. In dieci anni Montedison è stata l’albero della cuccagna per i migliori avvocati italiani (compresi i miei), nell’intento di farmi fuori ha investito un capitale non riuscendo comunque a risparmiare sugli investimenti ambientali ai quali l’ho costretta.

[Pag. 23 vol. 3 SLB].Informa Filcea”, Foglio d’informazione a cura del Comitato Iscritti Filcea CGIL dell’Ausimont/ Solvay di Spinetta Marengo” è stampato nel maggio 2002 e distribuito ai lavoratori.

Questi sepolcri sbiancati di rosso fanno, ridendoci sopra, un quadro ben preciso dei tossici e cancerogeni che stanno ammazzando i lavoratori e i cittadini. In particolare, notate il PFOA, notate che siamo nel 2002. Dobbiamo aspettare il 2008 per la campagna nazionale di Balza (sezione alessandrina di Medicina democratica) che chiede conto del PFOA nelle falde e soprattutto nel sangue dei lavoratori e dei cittadini, e che costringerà Solvay ad eliminare l’utilizzo del PFOA. Malgrado numerose denunce di Balza anche in magistratura, invano aspetteremo -invano ancora nel 2020- che questi sindacati impongano monitoraggi pubblici delle condizioni di salute dei lavoratori e dei cittadini, analogamente a quanto invece avviene in Veneto per questo cancerogeno che insiste per decenni.

[Pag. 88 vol. 3 SLB]. Su “Informa Filcea” “per alzare il livello della situazione sindacale in questa unità produttiva” scrivono: “E’ vecchio come il cucco e gli sono voluti trent’anni per salire alla ribalta. Questo perché la nota 3M ha scoperto che delle bestie in giro per il mondo lo conservano gelosamente nel loro corpo. Così, questo colosso mondiale ha smesso di produrlo e ha mandato a farsi benedire tutta la clientela. Stiamo parlando del PFOA, quella soluzione che ogni tanto bisogna diluire e aggiungere nelle autoclavi dell’Algoflon. Cioè di una sostanza tossica, cancerogena e teratogena. Cosa c’entra l’Ausimont con gli animali della 3M? La 3M ha dovuto ‘vuotare il sacco’, si è scoperto così che non solo alle bestie, ma anche agli umani ‘piace’ tenerselo stretto questo PFOA”. Cioè si accumula negli organismi viventi. “Così è partita la campagna dei ‘vampiri’ per vedere chi ne ha trattenuto di più”. Cioè il PFOA è stato analizzato nel sangue dei lavoratori di Spinetta. “E’ crollato un altro mito, quello dello smacchiatore universale, che i lavoratori della polimerizzazione consigliavano a tutti i nuovi arrivati. OCCHIO RAGAZZI!!! Il PFOA va trattato con i guanti e la mascherina. Benvenuto PFOA nel hit parade di Spinetta! Con te i più gettonati sono PFIB TFM PFP che non si vedono, non si sentono ma… ti stendono. Cloro Fluoro Acido cloridrico che ti prendono alla gola. Olefine Fluoruri acilici Telomeri iodurati che ti incalzano. Complimenti PFOA, stai scalzando la classifica velocemente! Quanto durerà la tua permanenza in classifica?”. E’ da notare il tono divertito e spensierato dell’ Informa Filcea che conclude la tragica informazione con “Saluti a tutti, nell’intento che infortuni (più o meno occulti) e malattie professionali (più o meno riconosciute) siano sempre più rari.”. A pagina 4 è ancora dato di leggere: “Il problema della sicurezza del Trattamento Effluenti è talmente vecchio” (per anni io ho denunciato le schiume in Bormida) “da vergognarsi persino a parlarne. La disperata questione sicurezza non è mai stata affrontata compiutamente e la questione del benzene (cancerogeno) e dei campionamenti sono problemi ancora aperti.”. Tra i veleni immessi nell’enorme scarico in Bormida, di lì in Tanaro e Po e Adriatico, c’è appunto anche il PFOA.

[Pag. 271 vol. 3 SLB]. Sto girando come una trottola per l’Italia, ma ad Alessandria su Solvay tento di tenere alta la guardia perché da quando sono uscito dalla fabbrica sembra non succeda più nulla di allarmante. Prima i giornali parlavano di veleni in Bormida, il “mistero” (PFOA) che “svelammo” già negli anni ’90, incidenti, fughe di gas, bidoni sotterrati, spighe di grano vuote, criticità continue, dunque di insufficienti controlli pubblici e indagini epidemiologiche. Ora intervistano dirigenti e sindacalisti entusiasti dei livelli di profitti e… di soddisfazione dei dipendenti. Colpa dei giornali che nascondono le magagne? Indubbiamente sono sempre propensi a farlo. Però quando facevano titoloni a piena pagina c’era “chi” li informava, c’era chi faceva scioperi della fame, incatenamenti, processi su processi per difendersi dalle rappresaglie per aver svelato quegli attentati all’ambiente e alla salute (imponendo così -mi vanto- miliardi di investimenti ambientali). I giornali e le televisioni erano costretti a registrare tutto. Oggi invece in fabbrica vige la paura e l’omertà. Nessun Balza rischia il posto. Sparita la vecchia guardia, dall’interno non ricevo più informazioni riservate, semmai richieste di aiuto e consiglio per controversie individuali. Difficile sapere in tempo reale cosa succede in fabbrica. Non si espone più nessuno, i sindacati non contano niente, anzi, svolgono un ruolo speculare alle direzioni. Fortunatamente (sfortunatamente per loro: saranno buttati fuori con le cattive e le buone) tre giovani fanno eccezione, non a caso iscritti alla mia sezione di Medicina democratica, in quanto inviano alla Procura esposti su amianto, cromo esavalente e soprattutto PFOA: ‘abbiamo scoperto attraverso le analisi che sono anni che respiriamo otto ore al giorno sostanze cancerogene’, lentamente rilasciate nel suolo, nella rete comunale e in aria da bassi camini senza dosimetri, ‘sostanze non sufficientemente aspirate’ per le quali è prescritto di ‘utilizzare durante l’esposizione la maschera o meglio l’autorespiratore’ e che addirittura ‘in America sono state bandite’, ‘gran parte dei dipendenti ha questa sostanza nel sangue ma l’azienda continua a ripetere che ‘non ha effetti nocivi sull’uomo e di non preoccuparsi”.

[Pag. 300 vol. 3 SLB]. Contemporaneamente agli esposti sul nucleare, il procuratore capo di Alessandria Michele Di Lecce riceve anche, spesso abbinati, quelli sul PFOA: “ ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI ALESSANDRIA. Ill.mo Signor Procuratore, con riferimento all’esposto depositato in data 9 luglio 2009, a firma di Lino Balza (Medicina democratica), e dei successivi supplementi depositati in data 30 luglio 2009 e 31 agosto 2009 e 14 settembre 2009 che a loro volta richiamavano precedenti esposti presentati alla Procura da alcuni lavoratori Solvay, La preghiamo di aggiungere al fascicolo le seguenti informazioni e allegati.

Siamo scandalizzati dalle affermazioni di Solvay e Arpa che sarebbe legittimo e non preoccupante scaricare in Bormida PFOA acido perfluorottanoico dallo stabilimento di Spinetta Marengo (Alessandria). Sapendo che il Consiglio Nazionale della Ricerca ha riscontrato in Bormida e Tanaro valori enormi di PFOA, fino a 1.500 ng/l, e perfino 200 ng/l alla foce del Po. Sapendo che invece in tutti gli altri fiumi italiani ed europei le concentrazioni non superano mai 1-20 ng/l. Sapendo che il PFOA è tossico e cancerogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce. Sapendo che è stato riscontrato nel sangue di lavoratori e cittadini alessandrini. Sapendo che lo stanno mettendo al bando in tutto il mondo. Perciò all’Arpa abbiamo scritto: hai la responsabilità di chiedere alle Autorità competenti di sanzionare le emissioni e le perdite; di vietare alla Solvay gli scarichi in atmosfera e acque; di vietare d’urgenza la pesca in Bormida e Tanaro e Po; di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni del sangue ai lavoratori della Solvay esposti ai Sali di PFOA. Alla Solvay, da anni cosciente dei danni, abbiamo detto: affronta subito con i sindacati, per i risvolti produttivi e occupazionali, l’eliminazione del PFOA nelle lavorazioni; nonché ritira i licenziamenti dei lavoratori che si sono rivolti al tribunale.

Ritenendo che se ci sono danni ambientali e umani per scarichi, emissioni e perdite: dunque ci sono reati, nell’esposto e documenti allegati abbiamo già presentato copiose risultanze del mondo scientifico internazionale: EPA Environmental Protection Agency, Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, Codacons, WWF, Greenpeace, IRSA Istituto di ricerca delle acque, Joint Research Centre di Ispra, ISS Istituto superiore della sanità, Fondazione Maugeri, Ministero dell’ambiente ecc. Alleghiamo inoltre quale corollario il <Progetto di Risoluzione legislativa del Parlamento europeo sulla proposta di direttiva relativa alle restrizioni in materia di immissione sul mercato e di uso dei perfluorottano sulfonati e dell’acido perfluorottanoico (PFOA)> (modifica della direttiva 76/769/CEE del Consiglio), nel quale fra l’altro si conferma: <L’EPA statunitense ha rilevato che il PFOA e i suoi sali sono all’origine di analoghi timori a causa dell’analogia strutturale con i PFOS. Una valutazione del 2002 evidenziava potenziali tossicità sistemica e cancerogenicità, mentre le analisi del sangue indicavano un’ampia esposizione della popolazione. Numerosi studi hanno dimostrato che il PFOA e i suoi sali sono altamente persistenti nell’ambiente e non sono biodegradabili. Il PFOA è, inoltre, altamente persistente negli esseri umani, non viene metabolizzato, ed ha una mezza vita di numerosi anni>. Conclude il documento CEE: <I PFOS, analogamente al PFOA, soddisfano i criteri di classificazione come sostanze pericolose di cui alla direttiva 2000/60/CE che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque. Ai sensi della direttiva, il Parlamento europeo e il Consiglio sono tenuti ad adottare misure specifiche contro l’inquinamento delle acque. Per le sostanze pericolose prioritarie, tali misure devono mirare all’arresto o alla graduale eliminazione degli scarichi, delle emissioni e delle perdite. E’ necessario adottare tali misure in relazione ai PFOS e al PFOA al fine di proteggere la salute e l’ambiente>.

Egr. Procura, con ragione dunque, noi riteniamo trattasi di una emergenza in primo luogo per Alessandria e il bacino del Po, ma non solo: il PFOA è alla base dei prodotti Teflon: tessuti da abbigliamento e arredamento, componenti di farmaci, schiume antincendio, lubrificanti, adesivi, cosmetici, insetticidi, rivestimenti per tappeti e mobilio. D’altronde i tre ricercatori Solvay, in particolare Valentina Berto il 20/9/09 (tre giorni prima del licenziamento), avevano più volte esposto alla Procura della Repubblica, e ancora prima (10/9/08), all’ASL che il PTFE (teflon) è pericoloso non solo per il PFOA ma anche per il PFIB (perfluoroisobutene), il gas prodotto da Algoflon monomeri, lo stesso che ha provocato la morte degli operai Massa e Terroni, lo stesso che compariva nelle analisi ambientali che le Iene hanno portato al direttore dello stabilimento chiedendo invano spiegazioni .

A maggior ragione, sig. Procuratore, alleghiamo esami del sangue della Fondazione Maugeri di Pavia e della Medizinisches Labor Bremen attestanti valori di PFOA superiori ai limiti di legge addirittura in lavoratori non adibiti a reparti produttivi ma in laboratori di ricerca, e addirittura in una dipendente non esposta a lavorazioni che prevedono l’utilizzo della sostanza: con il sospetto perciò che anche gli abitanti della Fraschetta sono esposti ai danni del PFOA. ”.

[Pag. 301 vol. 3 SLB]. Informo degli esposti su tutti i giornali: “Pfoa nel Bormida. Ma è cancerogeno!”: siamo scandalizzati dalle affermazioni di Solvay e Arpa che sarebbe legittimo e non preoccupante scaricare in Bormida PFOA. E li commento con diversi articoli. Inquinamento no?”: La Solvay ha ricevuto quattro nostre precise domande alle quali dare una per una risposte trasparenti all’opinione pubblica e alla Procura, ma non ha avuto il coraggio di farlo pubblicamente, in nostro contraddittorio. “Bimbi alla Solvay con buona salute”: Possiamo gioire per la notizia di un ennesimo trionfo sindacale: ‘Asilo nido alla Solvay’. Cgil Cisl Uil daranno infatti l’opportunità ai figli più piccoli dei dipendenti sfruttando il fenomeno dell’Imprinting di familiarizzare con sostanze come PFOA, cromo esavalente e derivati clorofluorocarburi? “I pesci del Bormida avvelenati dal Pfoa: Se gettate un’occhiata passando sul ponte Bormida, vedrete sempre qualche pescatore. Il sindaco di Alessandria non ha emesso nessun divieto di pesca. Eppure l’acqua contiene […] A differenza di Tortona, tranquillo tutto il consiglio comunale di Alessandria (che si è dimenticato anche dell’ ‘emergenza cromo’).

Tranquilla l’Arpa. “Seconda puntata delle Iene dopo esposto alla Procura di Balza”: Dunque sarà protagonista l’Arpa. Otto le domande imbarazzanti. Innanzitutto con quale senso di responsabilità ha tranquillizzato la Procura: il PFOA non deve destare alcun allarme. […] Il ‘principio di precauzione’ non è un vincolo internazionale? Aspettiamo le leggi come si fece per il DDT e l’amianto, aspettiamo di contare i morti? Se negli altri Paesi avessero trovato 1500 ng/litro nei loro fiumi, e valori estremi di Pfoa nel sangue dei cittadini, non avrebbero adottato adeguate misure? Quelle che noi inutilmente abbiamo chiesto all’Arpa alessandrina. Non ha fatto invece finta di niente l’ ‘Arpa’ americana: ha concluso ‘è probabilmente cancerogeno’, è bastato quel ‘probabilmente’ per mettere al bando il Pfoa. Non sono bastate all’Arpa di Alberto Maffiotti neppure le ricerche della stessa 3M e del Centro nazionale di biosicurezza e le biotecnologie, le indagini chieste dall’Istituto superiore della Sanità, le raccomandazione fin da 2002 del Parlamento europeo. […] La presunta assenza di specifici limiti di legge non autorizza il libero esercizio di inquinamento e avvelenamento. […]. Il titolo del servizio delle Iene potrebbe essere: ‘Comprereste un’auto usata dall’Arpa?’. L’Arpa che si è “dimenticata” di inserire analisi di PFOA nel capo di imputazione del processo. Infatti bisognerà attendere che la magistratura apra un altro filone di indagine per il gravissimo inquinamento da PFOA a danno dei fiumi, dei lavoratori e dei cittadini. Per responsabilità dell’Arpa dunque il PFOA sarà assente nel processo che finalmente la Procura, con i suoi 38 indagati per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica, ha accolto i tre punti cardine del nostro esposto presentato l’anno scorso. […]

Le responsabilità dei politici […] E anche dei sindacati che non hanno sostenuto l’Osservatorio della Fraschetta e difeso i posti di lavoro futuri; anzi adesso dicono che la bonifica è impossibile, se no la fabbrica chiuderà. Invece è possibile togliere la montagna dei veleni, però ci vogliono i soldi, tantissimi, che Solvay non vuole risarcire. […] Al processo ci presenteremo parte civile insieme agli ammalati e ai famigliari dei cittadini e dei lavoratori deceduti […]. Sto infatti organizzando le Vittime: manifesti, assemblee, contatti e appuntamenti privati, riunioni tra avvocati, coinvolgimento di medici, partecipazione dei Soci di Medicina democratica, sottoscrizioni, articoli su giornali e TV, blog, mailing list, tempo e quattrini di tasca mia come al solito. Una storia esemplare di partecipazione che sarà demolita, a conclusione nel 2016 del processo di primo grado, dal tradimento di avvocato e presidente di Medicina democratica: i particolari in ‘Ambiente Delitto Perfetto’ e ‘Luigi Mara & Medicina democratica’.Scesi a migliaia nella piazza virtuale”: Siamo scesi in piazza. Una piazza virtuale -internet- ma una manifestazione di donne e uomini in carne e ossa: comitati, associazioni, reti, forum, liste, partiti rivali, operai, giornalisti, storici, medici, scienziati, sindacalisti ecc. E ciascuna rete e ciascuna lista crea a sua volta altre piazze. Uno spaccato dell’Italia che lotta e chiede giustizia. Messaggi, telefonate, messaggini, tanti accenti da tutto lo stivale, anche dall’estero, ma una voce sola: l’azienda e i responsabili Solvay devono pagare. Ricevo telefonate che minacciano anche la mia famiglia. Finti operai che gridano: veniamo a mangiare a casa tua? sappiamo dove abiti. I giornali ci fanno su titoloni.

[Pag. 21 vol 4 SLB]. A due anni dall’inizio delle indagini (2008) e ad un anno dalla richiesta di rinvio a giudizio, non si è ancora avviato il processo davanti al Gup per avvelenamento doloso e omessa bonifica. Tanto meno la magistratura ha aperto l’altro prioritario filone di indagine per i gravissimi inquinamenti da PFOA, PFIB ecc. a danno di cittadini, lavoratori e ambiente, come documentato nei nostri esposti anche con le analisi del sangue dei dipendenti.

[Pag 25 vol. 4 SLB]. Il PFOA è l’argomento culmine che utilizzo tenendo accesi i riflettori su Solvay. Il perché lo spiego bene nella relazione (in video sul Blog) “Dal Bormida al Delta del Po: Pfoa nell’acqua e nel sangue. Attacco micidiale alla biodiversità e alla salute tra allarmi e silenzi” che tengo con slide il 24 aprile 2010 presso l’Auditorium del Liceo Scientifico di Bormio per il Convegno nazionale sull’acqua, al quale Adriano Licini -pur tra illustri relatori come Angelo Tartaglia, Alberto Lucarelli, Corrado Oddi, eccetera- mi privilegia l’orario clou prima della pausa pranzo, evidentemente valutando la novità e l’importanza della questione che sto ponendo. A pochi giorni dalla giornata mondiale dell’acqua, il titolo di questo convegno è eloquente: La montagna garantisce il diritto all’acqua di tutti i popoli. Difendiamola’. Come: è stato già detto, meglio di me, dai relatori precedenti. Aggiungo, però, che -per intervenire in questa difesa del bene comune- non si può prescindere da una forma di privatizzazione dell’acqua quale è il disastro della contaminazione idrica in Italia ad opera dell’industria e dell’agricoltura industrializzata, e che dunque -se si vuole intervenire- occorre collettivamente costruire la Mappa dell’acqua inquinata in Italia. Come evidenziano le immagini, dalle Alpi agli Appennini, dal Garda a Gela, questo disastro micidiale per biodiversità e salute è combattuto da migliaia di associazioni, comitati, cittadini, spesso nell’indifferenza o la complicità dei pubblici poteri e di parte del mondo scientifico. Nei 20 minuti concessi, mi limiterò allo scandalo del PFOA, tra allarmi e silenzi. Perché si tratta di una emergenza in primo luogo per il bacino del Po, ma non solo. Tutto quanto dirò è massicciamente documentato, anche in Procura. Solvay (e Confindustria) oggi è qui presente con osservatori ma, come al solito, non avrà il coraggio, cioè gli argomenti, per intervenire in contradditorio; benché qualche ‘scienziato’ a pagamento lo trovi sempre, a riprova che la scienza non è mai neutrale, e che il principio guida per la salute è la ‘non delega’.”. In particolare intendo denunciare Giovanni Costa storico responsabile sanitario di Solvay di occultare la gravità della condizione sanitaria dei lavoratori e dei cittadini ingannando l’ignavia dell’Arpa. Costa, pur conoscendo tutti gli studi (quarantennali) e i divieti e risarcimenti internazionali nonchè i livelli ematici di avvelenamento riscontrati fra i lavoratori, invece di chiedere per primo il bando della sostanza inesistente in natura, vende la sua autorità per reiterare rassicurazioni – mentendo anche in scandalose assemblee con i lavoratori- che essa non provoca malattie, tumori/ malformazioni/alterazioni sessuali… ma sarebbe pressoché innocua o benefica all’uomo. L’abbiamo invano sfidato ad un confronto pubblico tramite un fondamentale documento (depositato in Procura) articolato in 24 dettagliatissimi punti, capi di imputazione quanto meno morali. Concludo la relazione ammonendo tutti i sorpresi partecipanti, docenti e studenti presenti in gran numero: “Riferite alle mogli e alle mamme di buttare via le pentole antiaderenti”. Ricevo inviti a ripresentare la relazione in altre città, a Bergamo fisso addirittura l’appuntamento. A tutti raccomando : seguite il Blog e la Lista.

[Pag. 26 vol. 4 SLB]. Fletcher conferma allarme su PFOA. Commentiamo sui giornali le dichiarazioni del professor Tony Fletcher in merito al PFOA, acido perfluorottanico, sostanza utilizzata, scaricata in acqua e aria dalla Solvay di Spinetta Marengo. Come è noto, Medicina democratica ha, per prima, sollevato la questione eco sanitaria con alcuni ricorsi (Alessandrini, Berto, Ferrarazzo, lavoratori poi licenziati) alla Procura della Repubblica di Alessandria relativi alla presenza di PFOA tanto nel sangue dei lavoratori quanto nelle acque dei fiumi Bormida, Tanaro e Po, nonché delle falde. Nella copiosa documentazione del ricorso, si fa proprio riferimento agli studi americani citati da Fletcher, professore alla London School of Hygiene end Tropical Medicine. Lo scienziato, definito uno dei tre maggiori epidemiologi mondiali, pur nella sua veste di consulente di parte (della Dupont, azienda produttrice di PFOA che ha già indennizzato per 101,5 milioni di dollari) ci conferma il drammatico allarme su un prodotto accertato da anni negli animali come cancerogeno, mutageno e teratogeno, ma si dichiara attendista per quanto riguarda analoghi effetti sugli esseri umani: ‘Fra circa 18 mesi concluderemo gli studi’. Medicina democratica ritiene invece, in base agli studi internazionali, che se il prodotto perfluorurato è cancerogeno per gli animali non può non esserlo per gli umani, come dimostrano le metodologie comunemente utilizzate nella ricerca medica e farmaceutica. Tanto più che il principio di precauzione impone di sospendere un prodotto quando sospetto, senza attendere di conteggiare a posteriori i morti e gli ammalati. Perciò abbiamo chiesto che la Solvay interrompa immediatamente l’utilizzo del PFOA e il suo rilascio in aria e acqua. Siamo invece completamente d’accordo con il professor Fletcher, avendola invano già richiesta a Procura e Asl, sulla necessità di analisi del sangue di massa per il PFOA: come hanno fatto in USA per 70.000 persone. A questo proposito, preghiamo vivamente i giornali di segnalare ai propri lettori questi numeri di telefono ed e-mail (3470182679, medicinademocraticaal@gmail.com) in quanto siamo in grado di garantire la disponibilità di affidabili istituti italiani per le analisi ematiche del PFOA, precauzione sanitaria che raccomandiamo soprattutto ai lavoratori che in questi decenni hanno operato dentro lo stabilimento di Spinetta Marengo. Ciò anche in funzione della loro partecipazione al processo in qualità di parti civili.

[Pag. 27 vol. 4 SBL]. Non ci deve essere quell’acido nel sangue. Fin dall’esposto del 2008 abbiamo chiesto a tutti i livelli, dal ministro della salute in giù, controlli pubblici di PFOA nel sangue dei lavoratori e dei cittadini nonché dei prelievi sangue dei donatori. Investita dalla polemica, Franca Carnevale, presidente comunale Avis, replica su La Stampa che le contestazioni “non vanno rivolte a me, ma al responsabile del Centro Trasfusionale del nostro Ospedale” e comunque farei allarmismo perché “sa benissimo che il sangue dei dipendenti viene testato solo in Germania e quindi non vi è motivo di allarmarsi”. Non aspettavo altro per cannoneggiare:

“ Se fossimo in Lei saremmo invece preoccupati quale presidente comunale dell’AVIS (Associazione volontari italiani del sangue), tanto da estendere l’allarme anche alle altre AVIS non solo della provincia. Perché il modulo di autocertificazione che viene chiesto di sottoscrivere al donatore è intestato proprio all’AVIS di Alessandria. In tale modulo, fatto firmare dal Centro trasfusionale dell’Ospedale di Alessandria, ad esempio, non viene chiesto il luogo di lavoro presente o passato del donatore, tanto meno se la sua azienda è a rischio o ad alto rischio, ancor meno quali sostanze a rischio potrebbero essere nel suo sangue e che andrebbero verificate se presenti nel suo sangue. Il Centro trasfusionale di Alessandria, tramite il Suo modulo, non chiede non dico la documentazione (per quanto improbante) ma neppure l’autocertificazione che il sangue donato non contenga -tra le altre- PFOA, acido perfluorottanoico, sostanza che – la invitiamo a consultare il Blog http://alessandria.blogspot.com/ – è pericolosa e messa al bando nel mondo, perché tossica/ cancerogena/ mutagena/ teratogena secondo gli studi internazionali e come documentato alla Procura della Repubblica di Alessandria, pericolosa addirittura nell’acqua dei fiumi e nell’alimentazione ittica. Si figuri Lei nella trasfusione di sangue! Il PFOA è sostanza che non esiste in natura: la sua presenza nel sangue deve essere uguale a zero. Così non è: come attestato anche dai laboratori tedeschi, da Lei impropriamente citati. Che Lei, come presidente dell’AVIS, non fosse al corrente di quanto sopra, come invece lo sono sindaco/Asl/Arpa, è compatibile. Ma ora è anche Lei informata dei fatti . Quindi è Suo interesse intervenire. A loro volta le anonime dichiarazioni del Centro trasfusionale sul Piccolo ci hanno terrorizzato per la loro irresponsabilità. Nessuna analisi viene fatta di ricerca PFOA prima del prelievo e nessuna richiesta di documentazione attestante l’assenza di PFOA viene richiesta ai donatori: documentazione che peraltro neppure fornisce Solvay, e se anche lo facesse sarebbe con nessuna attendibilità considerando che è azienda privata e addirittura inquisita.

A questo punto ri-scrivo urbi et orbi (orbi intesi anche come coloro che non vogliono vedere) con oggetto Sangue infetto da PFOA violazione della sicurezza trasfusionale chiedendo che “tutto il sangue dei donatori Solvay, occupati e pensionati, debba essere sottoposto ad esami specifici e certificato presso istituti di garanzia pubblica, ed infine respinto in presenza di PFOA”. Destinatari gli “spettabili”: ministro della salute Ferruccio Fazio, Eleonora Artesio assessore alla tutela della salute e sanità Regione Piemonte, Maria Grazia Morando assessore Provincia di Alessandria, tutti i sigg. Sindaci nella provincia di Alessandria, Gabrio Secco assessore Comune di Alessandria, Gian Paolo Zanetta direttore generale ASL AL, Gianfranco Ghiazza direttore sanitario ASL AL, Stefano Manfredi direttore amministrativo ASL AL, e i direttori degli ospedali provinciali Flavio Boraso Paolo Tofanini Simone Porretta Carlo Turba Nicola Giorgione Massimo Leporati, e Guaschino e Dallavalle responsabili Medicina Trasfusionale Ospedale di Alessandria, e tutti i direttivi Avis nazionali.

Il giornalista dell’Unione industriali, Enrico Sozzetti, su Il Piccolo per conto di Solvay dà notizia dell’esito della Conferenza dei Servizi (composta da Comune, Provincia, Asl Alessandria e Arpa) per la valutazione dell’analisi di rischio ambientale relativa al sito industriale della Solvay Solexis di Spinetta Marengo. Su Blog e La Stampa faccio l’intervento (che Il Piccolo non pubblica):

[Pag. 29 vol. 4 SBL]. “Solvay, chi ci dà qualche certezza? Il presunto scopo della Conferenza è ‘un attento studio del grado di contaminazione del sito e dei conseguenti rischi per la salute umana e per l’ambiente circostante’. Ci chiediamo innanzitutto che attendibilità possano avere le valutazioni degli enti che vi partecipano. Infatti questi avrebbero dovuto vegliare sulla salute pubblica da molto tempo. Se così fosse stato, oggi, non ci troveremmo a dover affrontare questo disastro ambientale. Il PFOA, per esempio, è una parola che gli enti, prima delle denunce di Medicina Democratica e dei servizi della trasmissione delle IENE, non avevano mai pronunciato. Abbiamo ricevuto alcune mail anonime di persone che si dichiarano dipendenti Solvay con richieste di spiegazioni riguardo all’esistenza o meno di un limite di esposizione professionale (TLV) per il PFOA. La preoccupazione dei dipendenti nasce dal fatto che l’azienda non effettuerebbe alcun monitoraggio ambientale per questa sostanza. Il PFOA utilizzato dalla Solvay è il Perfluoro ottanoato di ammonio per il quale esiste un limite di esposizione che è pari a 0,01 mg/m3 (0,01 µg/l o 0,01 ppb). Il limite è presente nell’ Elenco dei TLV della ACGIH pubblicato in Italia dal “Giornale degli Igienisti Industriali”, gennaio 2001, edito dall’AIDII (Associazione Italiana degli Igienisti Industriali). Perciò abbiamo invitato i dipendenti e i pensionati, e i sindacati in primis, a pretendere le analisi del sangue garantite da organi pubblici. Abbiamo altresì pubblicato sul Blog le foto inedite delle emissioni in atmosfera della Solvay. Sono consentiti questi scarichi? Cosa contengono? Avremo le risposte da Arpa, Provincia, Comune, Regione? I cittadini hanno il diritto di conoscerle. Così come sulla sicurezza del sangue per le trasfusioni: le sacche di sangue non conterranno più PFOA ?”.

[Pag. 30 vol. 4 SBL]. Sul Pfoa si dica tutta la verità. Il dottor Costa dica tutta la verità sul Pfoa. La Solvay ha organizzato un incontro con i lavoratori affinchè il suo consulente, dott. Giovanni Costa, rassicuri sulle conseguenze del famigerato PFOA, acido perfluoroctanico, alla base dei prodotti Teflon, utilizzato nello stabilimento Solvay di Spinetta Marengo, e dallo stesso scaricato in atmosfera e acque. Abbiamo allora redatto un documento con 24 dettagliate e imbarazzanti domande e l’abbiamo consegnato al Costa. Affermando il diritto di ricevere le risposte dei lavoratori e dei cittadini preoccupati -e a ragione- per la salute e l’ambiente. Queste domande sono state trasmesse agli organi di informazione affinchè le comunichino ai lettori, e successivamente pubblichino le risposte del dott. Costa. Abbiamo garantito al Costa che le sue risposte saranno tutte integralmente pubblicate sul nostro Blog. Per ulteriore maggior trasparenza, abbiamo sfidato il dott. Costa ad un confronto pubblico con Medicina democratica. Così conclude la ventiquattresima domanda: “Lei, dott. Costa, è d’accordo con Solvay che rassicurante sostiene essere questa sostanza, che provoca tumori/ malformazioni/alterazioni sessuali, pressoché innocua o benefica all’uomo italiano, anzi associata a cromo esavalente e a una montagna di altri 20 veleni che colano nelle falde acquifere di Alessandria. Oppure ammette che, secondo Medicina democratica, dopo gli studi internazionali, dopo i miliardi di risarcimenti, dopo che è messo al bando in tutto il mondo perché tossico/teratogeno/mutageno/cancerogeno, il PFOA deve essere finalmente, oggi, senza rinvii, eliminato dalle lavorazioni dello stabilimento di Spinetta Marengo che contaminano il sangue di lavoratori e cittadini, e avvelenano le falde e i fiumi Bormida, Tanaro e Po fino alla foce, e che debbono essere indennizzati i danni alle persone e all’ambiente? I lavoratori e i cittadini si costituiranno parti civili al processo PFOA”. Se e quando sarà avviato.

Il processo contro Solvay/Ausimont si avvia 14 dicembre 2010 davanti al Gup Stefano Moltrasio, ma scoprendo in Assise che

il PFOA non è stato compreso tra i veleni del capo di imputazione… perchè l’Arpa neppure l’aveva cercato nelle acque.

Con molto ritardo la nostra campagna nazionale coinvolge il Veneto, praticamente solo nel 2013. E l’11 novembre 2019 si avvierà a Vicenza un altro processo: contro Miteni di Trissino, fornitrice del Pfoa a Solvay. Nell’occasione metterò a disposizione delle Vittime Parti Civili la testimonianza.

Una premessa è d’obbligo. Nel processo a Vicenza contro Miteni di Trissino, riteniamo un grave errore da parte degli avvocati limitarsi a chiedere per le Vittime parti civili (le vere vittime: le altre parti civili sono in gran parte avvoltoi degli indennizzi) un risarcimento di danno per “patema d’animo”, cioè una manciata di euro a fronte di un pesante capo di imputazione di avvelenamento doloso delle acque destinate all’alimentazione (articolo 439 del codice penale! oltre 16 anni di reclusione!), dunque di un delitto che ha colpito, colpisce e colpirà duramente la loro salute. Un delitto arcinoto prima che scoppiasse il caso veneto.

Tra gli imputati (2009-2015) del processo Miteni risulta Luigi Guarracino che a Spinetta Marengo per Solvay ha scaricato PFOA in Bormida-Tanaro-Po dal 2003 al 2008, direttore già condannato nei processi di Bussi (Pescara) e di Spinetta M. (Alessandria). Non abbiamo letto fra gli imputati il nome di Giovanni Costa, né sappiamo se è stato tra gli indagati. Presumibilmente sarà teste chiave. Noi riteniamo che fosse quanto meno indagabile, essendo persona assai informata dei fatti, assai partecipe dei fatti, e i fatti qui consistono in particolare nell’avvelenamento dei lavoratori e dei cittadini tramite PFOA in acque e aria. Se utile ai fini processuali, rendo personale testimonianza e allegando (clicca qui) un documento – anno 2010- inviato dalla Sezione di Alessandria in carta intestata “Medicina democratica Movimento di lotta per la salute” e ampiamente diffuso. Dallo stesso risalta l’accusa a Giovanni Costa (e dunque ai suoi datori di lavoro, compreso l’ex direttore Luigi Guarracino… per 13 anni esperto di PFOA) di essere a conoscenza ovvero co-responsabile, quale storico medico di fabbrica sia della Miteni che della Solvay di Spinetta Marengo, dei danni provocati dal PFOA (poi C6O4), cioè di occultare la gravità della condizione sanitaria dei lavoratori e ingannando l’ignavia dell’Arpa. Questo documento, ripetiamo: anno 2010, è entrato a far parte del corposo fascicolo degli esposti presentati alla procura della Repubblica di Alessandria con sottolineatura: “Noi riteniamo trattasi di una emergenza per Alessandria e il bacino del Po”. Lo stesso concetto lo divulgammo via internet e in assemblee sul territorio nazionale fin dal 2008. Il documento è articolato in 24 dettagliatissimi punti, capi di imputazione quanto meno morali, nell’ultimo dei quali a Giovanni Costa è esplicitamente contestata -ribadiamo: anno 2010- la sua complice connivenza: Lei, pur sapendo di tutti gli studi (quarantennali) e divieti e risarcimenti (2005 Du Pont) internazionali nonchè dei livelli ematici di avvelenamento riscontrati in Spinetta e Trissino (donatori di sangue compresi), proprio Lei dovrebbe essere il primo a chiedere il bando della sostanza inesistente in natura e invece vende la sua autorità per reiterare rassicurazioni – mentendo anche in scandalose assemblee con i lavoratori – che essa non provoca malattie, tumori/ malformazioni/alterazioni sessuali… ma sarebbe pressoché innocua o benefica all’uomo. Lo sfidammo ad un confronto pubblico. Invano. Giovanni Coscia fa parte di quella categoria di medici che Maccacaro esecrava e denunciava.

[Pag. 33 vol. 4 SBL]. Cara Mina. La Stampa non mi pubblica una replica a Mina Mazzini che settimanalmente scrive in prima pagina. “ Cara Mina, (ti ascolto sempre) ti ho letto su La Stampa di domenica: ‘Ma il Po non morirà’. No, cara Mina, non è così. Ci si impressiona per l’onda minacciosa dal Lambro in quanto il petrolio è nero, si vede. Il PFOA invece non si vede, trasparente ma ben più micidiale. Il CNR Consiglio Nazionale della Ricerca l’ha trovato perfino alla foce del Po, dopo che ha percorso 600 chilometri. Perché è indegradabile nell’acqua (però bioaccumulabile nei tessuti viventi). E’ scaricato a Spinetta Marengo (Alessandria) dalla Solvay, società già sotto processo per lo scandalo del cromo esavalente, cancerogeno. Dalla Bormida finisce in Tanaro e infine nel Po. L’acqua contiene concentrazioni enormi di PFOA: fino a 1.500 ng/l, quando gli altri fiumi italiani ed europei non superano mai 1-20 ng/l. Il PFOA, acido perfluorottanoico, è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare. Sono copiose le risultanze del mondo scientifico internazionale che abbiamo consegnato nei nostri esposti alla Procura della Repubblica di Alessandria: EPA Environmental Protection Agency, Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, Codacons, WWF, Greenpeace, IRSA Istituto di ricerca delle acque, Joint Research Centre di Ispra, ISS Istituto superiore della sanità, Fondazione Maugeri, Ministero dell’ambiente, Parlamento europeo ecc. Risultanze che puoi in parte trovare sul nostro Blog http://alessandriamd.blogspot.com/. Medicina democratica ha chiesto di vietare la pesca in Bormida, Tanaro e Po, di vietarne l’uso potabile, di vietare le donazioni sangue dei lavoratori Solvay, e ovviamente di eliminare lo scarico dei veleni in aria e acqua.

Mentre in Italia mancano limiti di legge (colpevolmente, come era per l’amianto), il PFOA, utilizzato per il Teflon delle padelle antiaderenti e per il GoreTex dei tessuti, è stato finalmente messo al bando negli USA, dopo 101,5 milioni di dollari sborsati dalla Du Pont per risarcimenti alla popolazione, quando l’EPA (Environmental Protection Agency) l’ha trovato nel sangue umano e nei cordoni ombelicali, dopo aver accertato nelle cavie tumori, soprattutto al fegato, interferenze al sistema endocrino, con l’asse ipotalamo-ipofisi, alterazioni degli ormoni tiroidei, cancro alla tiroide, danni allo sviluppo e alla riproduzione, riduzione del peso alla nascita, inversione sessuale nei pesci ecc. In Italia, ha confermato il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie. Così ha fatto l’Istituto superiore della Sanità. Il Codacons ha chiesto di sequestrare 150 milioni di pentole di Teflon. Il Ministero dell’Ambiente, invece, non ha saputo fare altro che commissionare un altro studio al CNR, peraltro senza finanziarlo. Nessuna legge è stata approvata. Perciò, cara Mina, a Pontelagoscuro (Ferrara), alla foce del Po, il PFOA è sempre a 200 ng/l, infatti non si degrada nell’acqua, anzi si accumula nei tessuti viventi. Così il Po morirà! ”.

[Pag. 34 vol. 4 SBL]. Parte il controllo del PFOA nel Po. Messo in moto dalla nostra campagna nazionale, a Ferrara l’impeccabile Valentino Tavolazzi (Medicina democratica e consigliere comunale Ppf) ben presto può informare i mass media (tra cui L’Espresso):

Non è previsto dalla legge italiana, ma ora Ato e Asl chiederanno ad Hera di organizzare il controllo del Pfoa con periodicità mensile, per monitorare il pericoloso inquinante, certamente presente in alta concentrazione nelle acque del Po. E’ quanto emerso oggi nella commissione consigliare presieduta dal prof. Durante, cui hanno partecipato i tecnici di Ato e Asl. l problema dunque esiste. L’allerta lanciata da Medicina democratica Alessandria e Progetto per Ferrara sui rischi potenziali per la salute dei ferraresi, aveva origine dal fatto che la presenza del Pfoa nelle acque del Po non è casuale. La Solvay di Spinetta Marengo lo scarica regolarmente nel Bormida, le cui acque finiscono nel Tanaro e poi nel Po. E Ferrara attinge l’acqua da potabilizzare, per circa il 70%, proprio dalle acque superficiali del fiume. Questo è il motivo per il quale Ppf ha ripetutamente richiesto, per un mese, il dato di concentrazione dell’inquinante nell’acqua potabile. Purtroppo nè Hera nè altri avevano mai controllato la presenza di Pfoa.  Oggi il dr. Buriani dell’Asl ha portato in commissione l’analisi di un campione prelevato il 2 aprile, commissionata all’Istituto Mario Negri di Milano, che certifica in 14,5 nanogrammi/litro (il limite più basso in Germania di Pfoa e Pfos è pari a 100 ng/litro) la concentrazione dell’inquinante nell’acqua potabile. Il dato confortante va, a nostro parere, confermato subito da altri campioni, allo scopo di ridurre al minimo l’incertezza di misura (un’analisi costa 500 euro, non una fortuna). Esso inoltre va affiancato da analoghe analisi dell’acqua grezza del Po, dove, secondo l’ing. Graldi, sono attese concentrazioni da 10 a 100 volte superiori. Si ricorda che il Pfoa è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare. L’Ato definirà dunque con Hera le modalità di controllo periodico, della gestione dei filtri a carbone, dai quali dipende l’abbattimento del Pfoa, nonchè l’accertamento della curva di efficacia di detti filtri. Il dr. Buriani dell’Asl ha suggerito di allargare il monitoraggio ad altre matrici oltre all’acqua, agli alimenti umani e ad altri contaminanti simili al Pfoa. Gli enti locali si attiveranno (stando a quanto dichiarato dall’assessora Sapigni) nei confronti degli enti piemontesi (Regione ed Arpa Piemonte, Provincia ed Asl di Alessandria, Comune di Alessandria), affinchè l’azienda, ivi situata, venga messa in condizione di cessare lo scarico libero di Pfoa nel fiume.”

Regione ed Arpa Piemonte, Provincia ed Asl di Alessandria, Comune di Alessandria, Avis, se ne fregheranno altamente degli omologhi estensi e soprattutto dei cittadini alessandrini.

Su Blog e Lista si susseguono “post”, come “PFOA Italia inadempiente secondo la Comunità Europea”, azioni legali contro il governo che non ha predisposto nessun piano di gestione del bacino idrografico del Po per le sostanze inquinanti, ai sensi della direttiva quadro sulle acque.

Malgrado sia escluso nel capo di imputazione, Il PFOA sarà mio, purtroppo solo mio, cavallo di battaglia nel Processo Solvay in Corte di Assise di Alessandria. I resoconti delle udienze (omessi e/o edulcorati sui giornali, ma tutti divulgati su Blog e Lista) sono diventati sezioni del libro “Ambiente Delitto Perfetto” di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia. Al PFOA sono dedicati capitoli, in particolare: a pag. 123 della mia lunga testimonianza, a pag. 155 novembre 2011 “Solvay continua a scaricare PFOA in Bormida” (a processo iniziato), a pag. 205 novembre 2013 “Messo al bando nel mondo, il PFOA è un ecocidio per la pianura padana fino all’Adriatico” (anche dopo la sua eliminazione a Spinetta), a pag. 215 dicembre 2013 “Il PFOA è alla foce del Po e nel sangue dei lavoratori”, a pag. 223 gennaio 2014 “Il PFOA della Solvay è tossico e cancerogeno anche negli indumenti, oltre che nelle pentole e nell’acqua. Rinvenuto nel sangue dei lavoratori. Le denunce alla Procura di Alessandria” (presente in aula), a pag. 304 giugno 2014 “Imputato Luigi Guarracino. Alzatevi!”, a pag. 337 dicembre 2014 “Art. 439 del codice penale: ‘Chiunque avvelena acque destinate all’alimentazione, prima che siano attinte o distribuite per consumo, è punito con la reclusione non inferiore a 18 anni’. Sarebbe la giusta pena per un delitto contro la collettività” (articolo che sarà respinto in sentenza), a pag. 349 aprile 2015 “Veleni cancerogeni PFOA C6O4 ADV nel sangue dei lavoratori Solvay. E i cittadini?”, a pag. 356 aprile 2015 “Il PM: ‘127 anni di reclusione per gli 8 imputati’ ”, a pag 375 14 dicembre 2015) la sentenza. Il processo dunque durerà esattamente 5 anni, 7 anni dall’inizio del procedimento penale, decenni dai nostri esposti. La sentenza d’Appello sarà per il 20 giugno 2018, in Cassazione l’anno dopo.

[Pag. 159 vol. 4 SBL]. Tra un rinvio e l’altro, la multinazionale cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica e così io la rettifico su La Stampa: Persiste la presenza dei veleni Pfoa e Pfib. Grazie al grande rilievo nazionale che aveva assunto la tambureggiante campagna di Medicina Democratica per l’eliminazione del PFOA, finalmente Solvay aveva annunciato, addirittura sottoscritto con i sindacati ‘per assicurare la massima sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente’, entro il 2012 la messa al bando nello stabilimento di Spinetta Marengo di questo micidiale acido perfluorocatanico: tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno. Siamo arrivati al 2013. Si dimostra che aveva più probabilità di avverarsi la profezia dei Maja. […] Come se non bastasse il PFOA, il killer più temuto il PFIB perfluoroisobutene, inodore incolore insapore, è sempre nell’aria, insieme all’acido cloridrico ecc.…e in attesa dei dati Arpa e dell’apertura del nuovo filone processuale ”. (che non avverrà mai N.d.A).

[Pag. 164 vol. 4 SBL]. Politici e sindacati convitati di pietra. Da una vita sostengo che politica e sindacato sono stati complici, quando non conniventi, con Montedison prima e Solvay dopo. Cerco di stanare Claudio Lombardi, attuale assessore all’Ambiente del Comune di Alessandria e che apprezzo come persona. Su La Stampa: Assessore, ci parli dei rifiuti Solvay. Lettera aperta a Claudio Lombardi, assessore all’Ambiente del comune di Alessandria, e a Alberto Maffiotti, direttore dell’ARPA di Alessandria. Che fate orecchio da mercanti.‏ Come vi abbiamo informato, attendendo risposta, sul blog di Medicina Democratica con video e foto è documentata la enorme montagna di rifiuti che si sta innalzando per centinaia di metri dentro lo stabilimento. […] Cosa rispondete in merito agli scarichi PFOA in Bormida, di cui alla video intervista di Lino Balza, sempre sul Blog?”.

[Pag. 173 vol. 4 SBL]. Chi scrive ha ingerito l’acqua per 35 anni, se gli avessero detto che proveniva da sotto quella spugna di veleni che è la fabbrica: non avrebbe bevuto ai rubinetti e mangiato in mensa, e, chiamandosi Balza, avrebbe denunciato il fatto pubblicamente. Nei servizi riservati ai dirigenti siamo, oggi, venuti a conoscenza che era apposto il cartello “Acqua non potabile”. Non è, questo, dolo?

[Pag. 180 vol. 4 SBL]. Si può leggere la mia testimonianza del 5 maggio 2014 J’accuse- al processo Solvay da pagina 97 di “Ambiente Delitto Perfetto” o video ascoltare sul Sito. Porto con me una montagna di documenti che illustro alla Corte per oltre due ore, tra le accese contestazioni degli avvocati della difesa. E’ la testimonianza dell’accusa più agguerrita di tutto il processo: ricostruisce meticolosamente, per i 35 anni vissuti in fabbrica come dipendente e fino agli attuali, fatti e misfatti non solo ambientali di Montedison prima e di Solvay poi, nomi e cognomi delle vittime e dei carnefici, battaglie per l’ambiente e la salute che mi sono costate una progressione interminabile di rappresaglie culminata con il licenziamento (7 cause in pretura, 4 in appello, 2 in cassazione, tutte concluse favorevolmente ma piene di sofferenze: cassa integrazione, tre trasferimenti, mobbing, anni di dequalificazione professionale, di inattività assoluta, oltre ad uno stillicidio di tentati provvedimenti disciplinari e vertenze minori e, dulcis in fundo, il tentato licenziamento). Il filo conduttore di tutta la mia testimonianza è: vi fornisco le prove che il dolo, ovvero l’attività criminale degli imputati, è stato perpetrato prima da Ausimont e poi da Solvay senza soluzione di continuità.

Guardando al futuro, contemporaneamente insisto sul trentennale cavallo di battaglia dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta, sulle Indagini epidemiologiche e idrogeologiche , sulla bonifica a totale carico Solvay ma sotto egida internazionale, per una prospettiva di salute e occupazione.

[Pag. 97 ADP). J’accuse.

[Pag. 191 vol. 4 SBL]. Urgenti i referti epidemiologici di tutti i sindaci della Fraschetta. Il complesso dei Referti è propedeutico alla realizzazione dell’ indagine epidemiologica.

[Pag. 205 vol. 4 SBL]. 2014. I giornali mi censurano il comunicato stampa trasmesso con posta certificata anche a Paolo Marforio direttore Asl Alessandria, e per conoscenza a Arpa regionale, segretari generali CGIL CISL UIL: I veleni nel sangue: il C6O4. “ L’insistenza pervicace con la quale ci rivolgiamo alla sindaco Rita Rossa e all’assessore parafulmine Claudio Lombardi per avviare l’Indagine epidemiologica della Fraschetta è vieppiù avvalorata dalle preoccupazioni che le organizzazioni sindacali unitariamente rivolgono alla Solvay di Spinetta Marengo in merito alla presenza nel sangue dei lavoratori di sostanze tossico nocive che non dovrebbero comparire neppure in minime parti per miliardo. Sostanze che evidentemente avvelenano anche l’ambiente esterno allo stabilimento e presumibilmente sono riscontrabili nel sangue dei cittadini. Purtroppo il Comune di Alessandria, benchè ripetutamente sollecitato, non ha provveduto nemmeno a pretendere dall’ASL il Referto epidemiologico, se non altro propedeutico all’Indagine. Come sappiamo, le rarefatte e private campagne di campionamenti ematici personali a cui sono sottoposti centinaia di lavoratori Solvay -evidentemente esposti a lavorazioni in impianti non a ciclo chiuso dunque tecnologicamente inadeguati- riguardano sostanze di estremo pericolo per la salute, come benzene, cumene, tetracloruro di carbonio, cloroformio, cromo eccetera. In particolare l’attenzione si rivolge a ADV, C6O4 e PFOA, ognuna dalle complicatissime formule chimiche e denominazioni. Su di esse suoniamo un allarme chiaro e rivendichiamo l’intervento pubblico: di Comune e ASL.

Semplificando. Sul PFOA abbiamo ampiamente già scritto e denunciato in tribunale: tossico, cancerogeno, teratogeno, patologico a tiroide, colite ulcerosa, colesterolo eccetera è stato in quantità enormi rinvenuto indegradabile alla foce del Po e soprattutto nel sangue dei lavoratori, a loro volta addirittura donatori di sangue. E’ stato messo al bando in tutto il mondo. Finalmente Solvay, al culmine della nostra campagna di denuncia nazionale, ha annunciato l’eliminazione del tensioattivo dalle lavorazioni spinettesi. Come si spiega allora che è ancora oggi rinvenuto nel sangue degli addetti? Non è stato completamente eliminato dalle produzioni? Quanto persiste nell’ambiente, fino a quando? Il C6O4 è stato annunciato come sostituto del PFOA. Sale ammonico inodore, scarsamente biodegradabile, è corrosivo, tossico per ingestione inalazione e contatto: principale organo bersaglio il fegato, le polveri fini derivate possono infiammare ed esplodere, in caso di incendio o surriscaldamento genera per decomposizione termica come sottoprodotti tossici o cancerogeni fluoruro di idrogeno anidro, fluorofosgene, difluoruro di carbonile, ammoniaca, anidride carbonica, fluorocarburi ecc. Per quanto riguarda l‘esposizione prolungata o ripetuta sono tragicamente carenti ovvero nascoste informazioni scientifiche tossicologiche, soprattutto come cancerogeno, mutageno e teratogeno. Criticità nel trattamento rifiuti per la neutralizzazione e il recupero di acido fluoridrico. L’ARPA non sta effettuando campionamenti.

L’allarme dei consumatori, di conseguenza, si è trasferito dal PFOA al C6O4 quale base dei prodotti Teflon: tessuti da abbigliamento e arredamento, componenti di farmaci, schiume antincendio, lubrificanti, adesivi, cosmetici, insetticidi, rivestimenti per tappeti e mobilio. Infine l’ADV. Incolore, inodore, insapore, letale se ingerito o inalato, letale per contatto, indegradabile in acqua, bioaccumulabile, è tossico e corrosivo in degradazione termica nei suoi sottoprodotti (fluoruro d’idrogeno anidro, fluorofosgene, cloruro d’idrogeno ecc.) già in fase acuta. Per la fase cronica le informazioni scientifiche tossicologiche sono drammaticamente carenti ovvero nascoste, soprattutto per la cancerogenicità, come in generale lo sono per tutto ciò che riguarda salute, sicurezza e ambiente, compreso lo smaltimento dei rifiuti pregni di acido fluoridrico. Anche su questa sostanza l’ARPA non sta effettuando campionamenti.

In conclusione. Riteniamo che l’ASL abbia la responsabilità di provvedere direttamente alle analisi del sangue dei lavoratori, di verificare quelle fornite ai lavoratori da Solvay (la quale non può essere controllata e controllore di se stessa: le sue rassicurazioni con tanto di professoroni superstipendiati lasciano il tempo che trovano), nonché di procedere ai referti della popolazione a rischio, in merito particolare alla presenza di queste sostanze pericolose, fornendo delle stesse completi parametri tossicologici e sanitari di concerto con ARPA. Sottolineiamo che per Medicina democratica i valori limite devono essere zero. Chiediamo che i risultati delle rilevazioni siano portati a conoscenza individuale degli interessati e della collettività tutta: tale riteniamo sia l’obbligo della Sindaco di Alessandria (peraltro già insolvente del Referto epidemiologico e dell’Indagine epidemiologica della Fraschetta).

P.S. Apprendiamo che in data odierna Solvay ha rifiutato di consegnare ai lavoratori i certificati delle analisi del sangue. Trasmettiamo perciò il presente documento anche alla Procura della Repubblica ”.

[Pag. 270 vol. 4 SBL]. A proposito di lotte in corso, dal Blog invitiamo Guardatevi questo drammatico servizio delle Iene e ricordate che la Sezione di Medicina democratica di Alessandria è stata la prima in Italia a condurre una campagna nazionale per la messa al bando del PFOA (perfuorurato) scaricato in Bormida fino alla foce del Po (clicca qui l’intervista a Lino Balza del 2008), denunciando anche ai massimi livelli sanitari la presenza del veleno nel sangue dei lavoratori, a loro volta addirittura donatori di sangue. Sul nostro Blog (sezione Argomenti) sono archiviati almeno numerosissimi sulle questioni sollevate. Il libro “Ambiente Delitto Perfetto” ne parla diffusamente. Abbiamo denunciato, oltre al PFOA, la presenza nel sangue dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo di ADV e C6O4, a vario titolo sostanze tossiche/ cancerogene/ mutagene/ teratogene, e abbiamo rivendicato l’intervento dell’ASL e della Sindaco a tutela dei lavoratori nonchè dei cittadini tutti. Inoltre abbiamo chiesto al direttore generale ASL Alessandria (Paolo Marforio), all’assessore Regione Piemonte alla Sanità (Antonio Saitta) e a Beatrice Lorenzin ministro della salute, di impedire su tutto il territorio nazionale trasfusioni di sangue contenenti tali veleni. Il documento è stato inviato alla Procura, a tutti i sindaci della provincia, a tutti gli ospedali, Arpa, Avis ecc. A tutt’oggi nel territorio alessandrino non hanno riscontro in ambito Asl e Arpa analisi e interventi ispettivi che invece si stanno svolgendo in Veneto dove è allarme generale (vedi il video delle Iene). Di contro, l’inerzia e il silenzio dei sindacati. Di contro, l’inerzia e il silenzio di Asl e Arpa alessandrini ai nostri esposti rappresentano uno scandalo che colpisce la salute della cittadinanza: immaginiamo di quale entità. Altrettanto responsabile è la sindaco di Alessandria peraltro già insolvente del Referto epidemiologico e dell’Indagine epidemiologica della Fraschetta. Ne riparlerà Barbara Tartaglione al Convegno scientifico di Vicenza. ” L’anzidetto testo è anche pubblicato su Il Manifesto con il titolo I veleni di Alessandria. Sui giornali (non locali beninteso) va anche la Lettera aperta di denuncia di Medicina democratica: sostanze tossiche/ cancerogene/ mutagene/ teratogene nel sangue dei lavoratori Solvay di Spinetta Marengo. Urge conoscere il monitoraggio dei prelievi sul territorio e delle analisi sulla cittadinanza. E’ allarme per 400.000 persone in Veneto, ma ad Alessandria non battono ciglio. Nè Arpa nè Asl nè Sindaco si muovono.

[Pag. 273 vol. 4 SBL]. Respingere l’attacco all’acqua. Solvay se ne guarda bene dal misurarsi pubblicamente con noi. Non resta che l’attacco alle autorità, in primo luogo alla sindaco di Alessandria Rita Rossa. L’occasione è offerta dal dibattito pubblico organizzato da Legambiente. Il mio circostanziato intervento segue quello di Claudio Lombardi che fa addirittura un elogio a Rossa, ed è centrato sulle enormi responsabilità del Comune in merito al catastrofico inquinamento della falda, all’assenza di controlli delle acque, all’avvelenamento del sangue dei lavoratori e dei cittadini, alle complicità con Solvay. Investo violentemente un caro e onesto amico, il povero assessore Lombardi, Sinistra ecologia libertà, il malaussène della sindaco, utilizzato da Rossa come una foglia di fico. Contro la rielezione della quale annuncio la grande manifestazione popolare ad Alessandria. Esplode in sala una bagarre indescrivibile (ripresa sul video dal Blog) innescata dagli insulti di quel disturbato di Filippo Boatto di SEL alla quale si contrappone sbigottita l’altra parte dell’uditorio. Forse l’alterato Boatto non fa altro che esprimere la posizione di Sinistra Ecologia Libertà.

[Pag. 301 vol. 4 SBL]. Sui giornali, ai politici che si apprestano a misurarsi alle Amministrative di Alessandria, impugniamo Le responsabilità del disastro ecosanitario della Fraschetta. Ribadiamo di aver contestato al Comune di non aver presentato bensì ulteriormente rinviato la vera e propria da noi rivendicata ‘Indagine sul rischio ambientale e sanitario’, tramite corretta correlazione tra fattori di rischio e patologie, e tramite disaggregazione analitica sulle diverse aree. Abbiamo cioè confutato che siano stati esibiti gli ennesimi studi epidemiologici insufficienti e parziali, perciò reticenti. D’altronde le responsabilità del disastro ecosanitario della Fraschetta fanno parte integrante della storia complice o connivente delle Giunte, dell’Asl e dell’Arpa, a prescindere dalle accuse di collusione e concussione pur formulate dalla Solvay in Corte di Assise di Alessandria: atti che la Presidente ha trasmesso alla Procura della repubblica di Milano e al Consiglio superiore della magistratura. […]

[Pag. 303 vol. 4 SBL]. Appello di Barbara Tartaglione ai candidati sindaco. Qual è la vostra posizione sull’emergenza PFOA-C6O4 a Spinetta?Confesso di non essere una appassionata lettrice dei programmi fotocopia dei candidati alle elezioni di Alessandria. Però mi pare, contenta di essere smentita, che nessuno/a di essi ha preso in considerazione l’emergenza sanitaria dell’avvelenamento dell’acqua e del sangue da PFOA in Alessandria, malgrado che da almeno dieci anni la Sezione di Medicina democratica, vedi il Blog alla voce PFOA, ripeta gli allarmi: ignorati da Comune, Asl e Arpa. Non è dappertutto così: a Vicenza le omologhe autorità responsabili della salute pubblica si sono attivate e la Regione Veneto ha avviato un maxi screening che durerà 10 anni su circa 80mila persone. I primi test stanno atterrendo i genitori: il monitoraggio su 950 ragazzi dai 14 ai 18 anni della zona inquinata dai composti perfluoroalchilici rivela livelli di PFOA nel sangue anche 20 venti volte la soglia massima di 8 nanogrammi per litro (per noi dovrebbe essere zero). Le stesse indagini della Regione hanno già evidenziato nelle donne incinte un aumento della frequenza di diabete gravidico e di gestosi, nonché di bimbi nati più piccoli. Purtroppo gli effetti tossici e cancerogeni temuti del PFOA sulla salute sono noti: fegato, reni, soprattutto le patologie legate al sistema endocrino (tiroide). Ebbene la polemica domanda la riproponiamo agli aspiranti Amministratori: come mai ad Alessandria si tiene la testa sotto la sabbia come gli struzzi? A Vicenza l’inquinatore è stata la Miteni di Trissino, fornitrice del PFOA alla Solvay. Ma in Italia siamo stati i primi a lanciare la campagna contro il PFOA: denunciando gli scarichi da Spinetta Marengo in Bormida (il video è sul nostro Blog) e dal Tanaro fino alla foce del Po, denunciando i dati delle analisi -interne alla Solvay- con l’abnorme presenza di PFOA nel sangue dei lavoratori, chiedendo accertamenti -pubblici- per lavoratori e cittadini di Spinetta. Il risultato della nostra campagna nazionale è stata l’eliminazione del PFOA nelle lavorazioni della Solvay. Bene. Ma i suoi sostituti sono forse meno pericolosi? Il PFOA continua nel sangue. Permane nelle falde. Quali effetti sulla salute? Domande alle quali a Vicenza stanno rispondendo, ad Alessandria invece è un muro di gomma.”.

[Pag. 333 vol. 4 SBL]. Nel 2017 tra i 900 Post sul Sito si intensificano quelli sui PFAS; alcuni titoli: La questione ecosanitaria PFOA deve diventare una questione di emergenza nazionale. — Le maggiori fonti di Pfoa sono gli impianti chimici di Trissino (Miteni) e Spinetta Marengo (Solvay). — Il viaggio del PFOA nel Po. Ma il PFOA è anche nel sangue.– No PFOA. Bonifica Subito. Chiudere Miteni.Le mamme No Pfas pretendono zero inquinamento. — La polizia al servizio della Miteni sgombera i manifestanti contro i PFAS.Sul PFOA indagine epidemiologica della Regione Veneto per 500mila persone. — Inquinamento PFAS: il Piemonte se ne lava le mani mentre il Veneto -giustamente- si scontra con il governo. Si attendono ad Alessandria le azioni dei neo procuratori capo e aggiunto Mario D’Onofrio e Tiziano Masini, dopo la nuova denuncia di Medicina Democratica (clicca qui): l’ennesima dal 2008 (clicca qui un video degli scarichi in Bormida). — SPRESAL misura a valle di Solvay di Spinetta Marengo addirittura 30 mg/l di PFOA mentre ARPA (intervista a Rai: clicca qui) dichiara indenne (per ora?) l’acquedotto a monte. — Solvay privatamente misura e secreta valori abnormi di PFOA nel sangue dei lavoratori, le istituzioni in Veneto procedono al “lavaggio del sangue” mentre in Alessandria neppure stanno facendo screening: né ai lavoratori né ai cittadini. E il sangue contaminato dei donatori? — A verbale inascoltati i dissensi dell’assessore all’ecologia Claudio Lombardi verso ASL e ARPA, (clicca qui). — Così Solvay non pagherà né i danni all’ambiente e alle persone né la bonifica. Presto un Convegno nazionale ad Alessandria. Clicca qui le dichiarazioni di Lino Balza a RAI. — La ministra della Salute non sa che ad Alessandria il Pfoa è nel sangue dei lavoratori. — Pfoa. Finchè avremo presidenti della Commissione Ambiente della Camera della forza di Ermete Realacci: c’è poco da sperare.PFOA. Du Pont ha pagato 671milioni di dollari di risarcimenti, Solvay e Miteni finora neppure un euro. — Pfoa. Le Procure intervengano per i reati di avvelenamento delle acque e di lesioni colpose anzi dolose. — I NOE alla Solvay di Spinetta Marengo. Inviati dalla Procura di Alessandria dopo il nostro esposto (clicca qui) analogamente a quanto avvenuto (clicca qui) per la Miteni di Trissino? — Cosa c’è nelle carte sequestrate dai carabinieri nell’abitazione e nell’ufficio del professor Giovanni Costa, medico garante tanto della Miteni che della Solvay? — Il Pfoa nel sangue degli operai alle stelle.

[Pag. 391 vol. 4 SBL]. Pfoa: oltre dieci anni di battaglie. La mia penultima apparizione pubblica in Alessandria è al convegno con Legambiente “Pfoa: rischi per la salute nel territorio di Alessandria, presenti il presidente nazionale Giorgio Zampetti con Fabio Dovana e Piergiorgio Boscagin presidenti piemontesi e veneti. Il video è sul Sito, con una breve trascrizione dell’intervento: Carta canta. Questa che ho in mano è la denuncia presentata alla Procura della Repubblica. E’ l’ultimo esposto, del 2017, firmato da Barbara Tartaglione e Lino Balza. Il primo è del 2008. Denunciamo (testuale): gli estremi di reato in cui incorrono le Autorità di Alessandria e del Piemonte preposte alla tutela della salute pubblica per i loro comportamenti difformi dalle Omologhe del Veneto, pur in presenza di condizioni ambientali e sanitarie del tutto coincidenti. Provocate cioè dagli inquinamenti PFOA di Miteni a Trissino e da Solvay a Spinetta Marengo. Da notare che Miteni (fornitrice di Solvay) e Solvay (utilizzatrice) si sono scambiati lo stesso direttore (Luigi Guarracino) e lo stesso medico specialista di fabbrica (Giovanni Costa).

Dello scandalo Miteni e dell’emergenza Veneto hanno già relazionato chi mi ha preceduto. Ad Alessandria noi l’allarme l’avevamo lanciato anni prima: nel 2008. Eppure nel 2017 siamo ancora a denunciare con codesto esposto, e ancora nel 2019. Nel 2008 l’allarme fu urbi et orbi, locale e nazionale. Prima con esposti individuali di nostri tre Soci e poi con una campagna nazionale. (Per inciso. I tre lavoratori saranno colpiti da rappresaglie e costretti a lasciare lo stabilimento di Spinetta. Chi vi parla era già stato licenziato anni prima da Montedison per aver ripetutamente denunciato, negli anni ’90) fra l’altro, proprio le schiume di Pfoa in Bormida).

Nel 2008 la Sezione di Medicina democratica di Alessandria condusse una Campagna nazionale per la messa al bando del PFOA scaricato in Bormida fino alla foce del Po, denunciando anche ai massimi livelli sanitari la presenza del veleno nel sangue dei lavoratori, a loro volta addirittura donatori di sangue. Sul nostro Blog della Rete Ambientalista sono archiviati 150 interventi sulle questioni PFAS PFOA. Il nostro libro ‘Ambiente Delitto Perfetto’ ne parla diffusamente. Vi ripropongo sullo schermo alcuni minuti tratti da una lunga intervista televisiva rilasciata 10 anni fa davanti allo scarico Solvay in Bormida (lo scarico è sempre lì, potete andare a vederlo, oppure sul Sito.).

VIDEO. Questa parte dell’intervista insiste sulla denuncia della presenza di PFOA nel sangue: ‘L’ASL ha la responsabilità di provvedere direttamente alle analisi del sangue dei lavoratori, di verificare quelle fornite ai lavoratori da Solvay, la quale non può essere controllata e controllore di se stessa, nonché di procedere ai referti della popolazione a rischio, in merito particolare alla presenza di queste sostanze pericolose, fornendo delle stesse completi parametri tossicologici e sanitari di concerto con ARPA. Sottolineiamo che per Medicina democratica i valori limite devono essere zero. Chiediamo nuovamente che i risultati delle rilevazioni siano portati a conoscenza individuale degli interessati e della collettività tutta: tale riteniamo sia l’obbligo della Sindaco di Alessandria (Rita Rossa), peraltro già insolvente del Referto epidemiologico e dell’Indagine epidemiologica della Fraschetta. Chiediamo inoltre al direttore generale ASL Alessandria Paolo Marforio, all’assessore Regione Piemonte alla Sanità Antonino Saitta e al Ministro della salute Beatrice Lorenzin, di impedire su tutto il territorio nazionale trasfusioni di sangue contenenti tali veleni. Il documento è stato inviato alla Procura, a tutti i sindaci della provincia, a tutti gli ospedali, Arpa, Avis ecc.”

Carta canta. Dieci anni dopo (e ancora oggi 19 gennaio) con codesto esposto, ma anche con lettere aperte raccomandate a Regione Arpa Asl sindaco assessori, denunciamo che nel territorio alessandrino non hanno riscontro in ambito Asl e Arpa analisi e interventi ispettivi che invece si stanno svolgendo in Veneto. Che – oggi possiamo commentare – sono criticabili e criticati, ma che almeno sono stati realizzati, mentre ad Alessandria neppure quelli. E allora possiamo ripetere ciò che scrivemmo allora: l’inerzia e il silenzio di Comune Asl e Arpa alessandrini ai nostri esposti rappresentano uno scandalo che colpisce la salute della cittadinanza. Si tratta si gravi reati di omissione. Sono enormi le responsabilità, nel corso degli anni, delle amministrazioni (di ogni colore), comunali, regionali, asl, arpa, perché gravi sono gli effetti del PFOA che permangono per decenni nell’acqua e nel sangue dei lavoratori e dei cittadini.

Il risultato della nostra campagna nazionale fu l’eliminazione del PFOA (proveniente da Miteni) dalle lavorazioni della Solvay di Spinetta. Però è stato sostituito con il uiQC6O4: sale ammonico inodore, scarsamente biodegradabile, corrosivo, tossico per ingestione inalazione e contatto, principale organo bersaglio il fegato, sospetto cancerogeno, mutageno e teratogeno. Allora anche per il C6O4 (e anche per l’ADV) abbiamo chiesto all’ARPA campionamenti: silenzio. E anche abbiamo coinvolto Asl, Sindaco e Assessore all’ambiente: silenzio. E abbiamo denunciato per l’ennesima volta le relative omissioni nell’esposto alla magistratura. Carta canta.

Anche le responsabilità della Magistratura alessandrina, dunque, sono enormi. Nel contempo, sempre coùome effetto di una lotta condotta per quasi mezzo secolo, anche pagando salati prezzi personali, finalmente nel 2008 è stato avviato un procedimento penale contro Montedison/Solvay. Il quale si è concluso, anche in Appello (perciò in Cassazione), con una sentenza scandalosa. Le motivazioni, nella sentenza, si gonfiano con esclamazioni catastrofiche, corrispondenti alla realtà: ‘un evento distruttivo di proporzioni straordinarie’, ‘ un avvelenamento delle falde difficilmente reversibile’, ‘sprezzo assoluto degli imputati all’incolumità pubblica’. Poi, nella condanna, la sentenza si sgonfia come un palloncino: assolve praticamente tutti gli imputati, a cominciare dagli amministratori; non riconosce risarcimenti alle centinaia di Vittime morte e ammalate, se non indecenti mance ad alcune; e la bonifica –checchè ne scrive la propaganda Solvay sui giornali- è una balla: quella vera non è mai stata avviata e dunque non sarà mai conclusa, altro che ‘entro il 2029’ Compreso il Pfoa. Ripeto: una sentenza scandalosa che ben merita il posto d’onore nel nostro libro ‘Ambiente delitto perfetto’, una sentenza che ha anche prodotto il mio abbandono a Medicina democratica dopo 40 anni dalla fondazione, a causa del rifiuto della presidenza a tutelare le Vittime (morti e ammalati) in un processo in sede civile.

In Veneto per il Pfoa la Procura ha rinviato a giudizio 13 indagati. Ad Alessandria fino ad oggi nessuno. Nel 2008, nel processo penale non era stato preso in considerazione il Pfoa tra i 21 cancerogeni che (ancora oggi) stanno scendendo nella falda acquifera. Perché? Perché il pubblico ministero non aveva inserito il Pfoa tra i 21 del cocktail. Perché? Perché l’Arpa non l’aveva trovato nelle analisi. Perché? Perché non l’aveva cercato. Se non lo cerchi, non lo trovi! Così come l’Asl che non lo cerca nel sangue. Perché? Perché il sindaco, massima autorità sanitaria locale, non glielo ordina. Perché? Perché i sindacati se ne fregano. E anche i giornalisti… Tutte queste responsabilità sono enormi. Le ribadisco per l’ennesima volta, magari l’ultima volta, ad Alessandria, visto che a breve mi trasferirò lontano: da questa classe dirigente di fatto e di diritto storica connivente con il suo maggiore inquinatore. Resterà il “Movimento di lotta per la salute Giulio Alfredo Maccacaro” a contribuire alla spinta propulsiva generata da questo Convegno.”.

[Pag. 395 vol. 4 SBL]. Sindacati e Provincia complici di Solvay anche sul C6O4. Proseguo tramite Sito/Lista il martellamento sul tema Pfas. Questa battaglia personale e ultra decennale, è infatti già contrassegnata da un paio di centinaia di Post anche internazionali sul Sito (il più grosso archivio esistente… dopo quello di Solvay), recentemente rinvigorita dalla mobilitazione in Veneto e dal processo Miteni di Trissino per avvelenamento doloso delle acque, nonché finalmente galvanizzata dal riscontro ad Alessandria del nostro ripetuto allarme contro la sostanza sostitutiva del Pfoa.

Avviene che a fine 2019 Solvay di Spinetta Marengo incontra i sindacati offrendo agli struzzi di convertire 28 licenziamenti in cambio di continuare a non sollevare problemi insormontabili sull’utilizzo del tossico e cancerogeno C6O4: per il quale infatti aveva (in agosto ovviamente) chiesto alla Provincia di Alessandria l’Autorizzazione Integrata Ambientale: “Estensione della produzione ed uso di cC6O4”. Chiediamo alla Provincia che neghi l’AIA, alla quale, su iniziativa di Claudio Lombardi, si oppone Legambiente nazionale: le cui analitiche contestazioni scientifiche integrano esemplarmente quelle contenute negli innumerevoli nostri esposti succedutisi dopo il 2009. A maggior ragione dopo che il laboratorio di chimica e tossicologia dell’ambiente dell’ Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano ha individuato una ventina di composti che possono essere utilizzati in sostituzione dei famigerati Pfas. Dunque Solvay non ha alcun alibi occupazionale a produrre il Pfas C6O4, dunque l’autorizzazione AIA va negata dalla Provincia.

Contestiamo con lettera aperta i sindacalisti (citando per nome le tre scimmiette Paolo Parodi, Gianni di Gregorio, Roberto Marengo: Voi sapevate prima di noi che il PFOA (catena lunga PFAS) era tossico cancerogeno: il volantino ‘Informa Filcea’ del marzo 2002 è la prova inoppugnabile. Ve lo abbiamo ricordato per dieci anni in diretta e tramite esposti alla Procura della Repubblica più volte. Avete fatto finta di niente. Solo a seguito della nostra campagna nazionale NO PFOA, Solvay ha indicato il sostituto, un PFAS a catena più corta: C6O4. Voi sapevate che il C6O4 era già indiziato da almeno 10 anni di essere altrettanto tossico e cancerogeno. Quanto meno ufficialmente l’avete appreso dai suddetti nostri esposti, e parimenti ignorato. 10 + 10 fanno almeno 20 anni di subordinazione e connivenza. Ora, il protrarsi della trattativa licenziamenti, in altalena con le udienze della Conferenza dei Servizi, avvalora il sospetto della intesa segreta, su un tavolo separato da quello ufficiale, ovviamente non sfociabile in patto pubblico. Volendo smentirla CGIL CISL UIL di Alessandria hanno un mezzo insospettabile: dichiarare all’opinione pubblica di sottoscrivere integralmente il documento contro l’AIA presentato a Provincia e Comune a firma di Legambiente Nazionale.” Le tre scimmiette tacciono anche di fronte allo studio epidemiologico di Arpa e Asl, dove i dati dei ricoveri ospedalieri fanno emergere che a Spinetta ci si ammala almeno il 50 per cento in più che nel resto della città.

E’ uno scandalo quanto sta avvenendo in Provincia di Alessandria sotto la presidenza di Gianfranco Baldi, eletto con voto decisivo dell’altrettanto leghista sindaco del Comune capoluogo Gianfranco Cuttica. Nell’opposizione all’AIA si chiede alla Provincia di visionare la documentazione integrale prodotta da Solvay rendendo accessibile il contenuto dei ben 56 “omissis” presenti nella relazione tecnica resa pubblica sul sito delle Provincia. La Provincia replica il diniego con la seguente motivazione: ai fini dell’accessibilità al pubblico, il richiedente Solvay fornisce all’Autorità competente anche una versione della domanda priva delle informazioni che ad avviso del gestore non devono essere diffuse per ragioni di riservatezza industriale, commerciale o personale, di tutela della proprietà intellettuale, e pertanto la Vs richiesta non può essere accettata”. Cioè, secondo la grottesca complicità di Gianfranco Baldi è Solvay che decide a sua eclettica discrezione di censurare informazioni: omissis che non consentano di avere a disposizione neppure le informazioni essenziali per la valutazione dei potenziali effetti ambientali del C6O4 soprattutto per quanto riguarda il quadro emissivo. Infine, alla Conferenza dei Servizi del 19 novembre 2019 si consuma l’ultimo scandaloso spettacolo: in nome del “segreto industriale” Solvay chiede e ottiene dalla Provincia di buttare fuori dall’aula l’ingegner Claudio Lombardi in rappresentanza di Legambiente. Al più, egli può ascoltare gli interventi di Arpa, Comune e Asl purchè depurati di dati quantitativi, e togliere il disturbo senza prendere la parola. E qui scoppia l’incidente: prima di essere gentilmente accompagnato alla porta, Lombardi ascolta l’ ARPA rendere noto che

nelle acque del Bormida a valle dello scarico SOLVAY la concentrazione di C6O4 è di 1,6 microgrammi/litro contro un valore di fondo inferiore a 0,1 microgrammi/litro. Apriti cielo: Solvay s’incazza: l’Arpa sta fornendo dati quantitativi, che dovevano restare a quattrocchi fra di noi lontano da orecchi indiscreti. Ci manca solo che l’Asl faccia le analisi di C6O4 nel sangue di lavoratori e cittadini, e le renda pubbliche. Legambiente Alessandria, con nota condivisa, annuncia “ Valuteremo, insieme a Legambiente Nazionale come procedere per assicurare la più rigorosa tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente”. Il “Movimento di lotta per la salute Maccacaro” proprone un esposto alle procure della Repubblica di Alessandria e Vicenza affinchè acquisiscano la relazione integrale della domanda di AIA.

In una intervista la giornalista allarma che il PFAS C6O4 nelle analisi è presente in più punti della falda attorno allo stabilimento e con maggior concentrazione sotto di esso. Dunque l’impianto, di cui Solvay –dietro copertura del segreto industriale- chiede alla Provincia addirittura l’autorizzazione AIA all’ampliamento: sta già rilasciando da anni i veleni (L’allarme, documentato, della sua nocività, fu da noi lanciato almeno dieci anni fa. ) senza che la Provincia sia intervenuta a controllarli e bloccarli. D’altronde è risaputo che le cosiddette barriere di contenimento sono palliativi. Ma l’ingegnere responsabile Claudio Coffano non l’ammette. Né ipotizza la messa al bando del C6O4, sostituendolo ad esempio con le sostanze studiate a rischio zero dall’Istituto Negri. Anzi, il presidente della Provincia, Gianfranco Baldi, esplicitamente non esclude di autorizzare l’AIA: valutando ogni possibile rischio anche se qualcosa può sempre scappare ma non a cuore leggero (Morto più morto meno). Affidiamoci, concludono entrambi, alla Solvay affinchè abbatta il più possibile il C6O4 nell’ambiente. L’intervistatrice infine chiede inutilmente notizie sull’emissione dai camini dei vietatissimi CFC clorofluorocarburi.

[Pag. 397 vol. 4 SBL]. Report Rai Tre che delusione. Scrivo sul Sito/Lista e a Ranucci. “A Report, condotto su RAI 3 da Sigfrido Ranucci, il servizio su Solvay del 2 dicembre 2019 di Adele Grossi, al quale ho collaborato, ha deluso se lo si considera concluso e non una prima puntata di una più ampia investigazione, tipica del giornalismo che caratterizza la trasmissione. Aver concentrato, come prologo, in una unica serata la rappresentazione di tre territori – Alessandria, Livorno e Ferrara – devastati da Solvay, infatti non poteva evitare il rischio di superficialità e inconcludenza soprattutto per Spinetta Marengo. Qui, infatti, il servizio giocoforza si è limitato per grandi linee a raccontare ai telespettatori più ignari la fotografia della catastrofe sanitaria e ambientale, marcando dunque due grandi limiti di visibilità.

Il primo limite riguarda il tragico passato: non sono emerse le responsabilità di coloro che hanno provocato il disastro, eppure esse hanno nomi cognomi precisi che per 50 anni chi scrive ha, urbi et orbi su giornali e libri, denunciato e documentato (e incassato rappresaglie), responsabilità di morti e malattie – passate e future – che vanno oltre Montedison/Solvay e che investono direttamente sindacati, magistratura, arpa, asl, comune, provincia e regione.

Il secondo grave limite della trasmissione, che deriva dal primo ma che è fondamentale, concerne il tragico futuro: è un dovere etico e morale, anche dei giornalisti di Report, non solo del sottoscritto, scongiurare nuove criminali azioni volte a incrementare inquinamento e morti. Il buco giornalistico non dubito che verrà con urgenza colmato scovando l’Indagine epidemiologica che Solvay riesce a nascondere nei cassetti della Regione, e tramite una documentata denuncia del tentativo in corso di Solvay Speciality Polimers Italy di far approvare dalla Provincia di Alessandria l’AIA Autorizzazione Integrata Ambientale per ‘Estensione della produzione ed uso di cC6O4’ nello stabilimento di Spinetta Marengo. Questa operazione Solvay sta cercando di concretizzare da un lato ricattando con minacce di licenziamenti il silenzio-assenso dei sindacati, dall’altro cercando di opporre un fantomatico ‘segreto industriale’ ovvero chiedendo alla Provincia di censurare sulla richiesta di AIA, con 56 omissis, informazioni essenziali che ci consentirebbero la valutazione dei potenziali effetti ambientali del cancerogeno C6O4 soprattutto per quanto riguarda il quadro emissivo. Addirittura Solvay chiede e ottiene dalla Provincia, complici Regione e Comune, di allontanare dalla Conferenza dei Servizi il rappresentante di Legambiente nazionale onde occultare i drammatici dati Arpa. Stante questo scandalo, è stato annunciato esposto anche alla Procura di Vicenza dove è avviato il processo Miteni (fornitrice di Solvay) sulla catastrofe ecosanitaria in Veneto procurata dai PFAS, di cui appunto il C6O4.

Su questo pericoloso scandalo, con ricadute nazionali, attendiamo, a breve, la prossima puntata di Report. Al quale si chiede il ruolo di investigatore, non certo di comminare sentenze: queste competono ai tribunali che, ahinoi, come confermerà prossimamente la Cassazione, per l’avvelenamento doloso delle falde di Alessandria assolvono gli imputati principali dei reati più gravi e per i reati minori condannano i piccoli imputati a lievi pene in prescrizione.”.

[Pag. 400 vol. 4 SBL]. Friday For Future a Spinetta Marengo. Rispetto a Report, dimostreranno più comprensione dei fatti tecnici e politici i ragazzi di Friday For Future, evidentemente frequentatori della Lista. Purtroppo la loro assemblea si svolge nel luogo più infelice, Spinetta Marengo, tra la popolazione più apatica e rassegnata. Non posso partecipare di persona ma solo con un messaggio stampa (sconsolato):

All’Assemblea le ‘Mamme No Pfas’ hanno annunciato la partecipazione dal Veneto con un documento intitolato ‘Solidarietà a tutta la popolazione di Spinetta Marengo che si sta mobilitando contro il grave inquinamento da pfas provocato dalla multinazionale Solvay. La vostra lotta è la nostra lotta!’. Per mezzo secolo è stata la ‘mia’ lotta, fra rappresaglie compreso il licenziamento. Più di una volta ho ammonito gli spinettesi: avete ciò che meritate, avete la salute che merita la vostra passività nei confronti di Montedison e Solvay (e dei loro complici). All’assemblea le ‘Mamme No Tav’ troveranno sulle barricate gli spinettesi sotto la scossa dell’ indagine epidemiologica che, pur monca dei nessi causali fra veleni e morti, di nuovo conferma per la Fraschetta (Spinetta) i tumori anche al 50 per cento in più? Li troveranno sul piede di guerra perché, a dodici anni dalla nostra denuncia nazionale anche in magistratura, la Regione Piemonte non ha ancora avviato -a differenza della Regione Veneto- il monitoraggio dei valori PFOA nel sangue della popolazione, abnormi fra i lavoratori? Oppure li troveranno ancora sotto shock dopo le assoluzioni al processo per l’avvelenamento delle falde ad opera di un cocktail di 21 cancerogeni, ai quali va aggiunto il PFOA che l’Arpa aveva ‘dimenticato’ di accertare? O invece le ‘Mamme No Pfas’ troveranno gli spinettesi innalzare la bandiera della vera bonifica dei milioni di tonnellate di veleni sotterrati, minacciando i politici che li stanno ingannando? Li troveranno con le armi puntate sulla Provincia intenta, nel silenzio dei sindacati, a concedere a Solvay addirittura l’ autorizzazione AIA a nuovo C6O4: il sostituto altrettanto pericoloso del PFOA? Li troveranno ancor più armati di sdegno alla lettura della mia ‘Lettera aperta’ alla ‘Commissione Ecomafie’ che aveva ascoltato le omissioni e i falsi di Solvay e Arpa Piemonte intente ad occultare le loro responsabilità storiche dolose o colpose, in particolare in merito all’inquinamento da PFOA? Insomma, le ‘Mamme No Pfas’ troveranno gli spinettesi in lotta, o almeno presenti in massa all’assemblea? Sabato 22 febbraio alle 17.00 quanti spinettesi parteciperanno alla manifestazione in Piazza della Libertà ad Alessandria davanti a Provincia e Prefettura proprio per chiedere a gran voce che non venga autorizzato l’ampliamento della produzione del PFAS C6O4?
Dubito di confermarlo nel prossimo ‘Post’ sul Sito della Rete Ambientalista, il 215esimo post nello specifico dei PFOA.”.

[Pag. 401 vol. 4 SBL]. Il ministro Costa si attivi per i danni da Pfoa della Solvay di Spinetta Marengo. Gli indirizziamo un documento pubblico: Abbiamo già sollecitato il ministro all’ambiente Sergio Costa a intervenire –causa civile di risarcimento danni- per la bonifica in Alessandria dell’ecocrimine della Solvay di Spinetta Marengo, analogamente all’impegno preso per quello gemello di Bussi in Abruzzo. Ne abbiamo responsabilizzato anche amministrazioni, partiti, sindacati. Peraltro anche per la Solvay di Rosignano (LI) il ministero si è attivato. (Clicca i link per Solvay. Spinetta, Bussi e Rosignano).

Col presente documento, un ulteriore sollecito lo rivolgiamo in merito al disastro PFOA. Chiediamo: Come il Ministero dell’ambiente si costituirà nel procedimento a carico della Miteni di Trissino (VI) per i danni del PFAS del Veneto, così si impegni per quelli causati in Piemonte dalla Solvay di Spinetta Marengo’. Si consideri che nell’audizione alla Commissione Ecomafie, il ministro Costa ha quantificato il danno ambientale veneto in 136,8 milioni di euro, come certificato da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).”.

[Pag. 429 vol. 4 SLB]. L’indagine epidemiologica ad Alessandria: un intero territorio nella morsa degli inquinanti e dei morti. Si tratta di una indagine epidemiologica (1996-2016) mutilata della parte più importante che l’ex assessore Claudio Lombardi aveva chiesto e finanziato, cioè lo studio della correlazione tra causa ed effetto, tra inquinanti della Solvay e patologie, come da noi rivendicato da decenni con l’Osservatorio ambientale della Fraschetta (e non solo: noi chiedevamo anche la disaggregazione riferita ai soli lavoratori). Nessun dubbio che lo studio non sarà mai realizzato dalla nuova giunta.   A fronte dell’indagine epidemiologica la Solvay ha prontamente dichiarato: “La salute dei lavoratori e della comunità di Spinetta Marengo è per noi fondamentale”. Il sindaco Gianfranco Cuttica ne ha preso atto e ha ammonito i cittadini: “Dovete convivere con l’azienda”.

I tumori nell’area della Solvay di Spinetta Marengo sono superiori del 30% della pur alta media alessandrina. Fino al 50% per gli uomini, cioè per i lavoratori del polo chimico, stante l’evidente  stretta relazione tra  patologie e sostanze lavorate e smaltite. Lo rileva lo studio epidemiologico (ricoveri ospedalieri di ARPA e decessi di ASL 1996-2017): non è una novità ma una storica conferma che denunciamo da decenni. Perfino il direttore provinciale  Arpa finalmente ammette che a Spinetta ci si ammala e muore di più. Maffiotti meglio tardi che mai ammette che l’inquinamento in falda è destinano al peggioramento, cioè non è in atto una vera bonifica, che le emissioni dai camini non sono a norma, che l’impianto di depurazione non funziona. E finalmente ammette che -malgrado i nostri ripetuti solleciti- solo dal  2012 ha misurato il PFOA e solo ultimamente il C6O4, entrambi PFAS considerati cancerogeni nel resto del mondo (esemplari i limiti imposti dallo Stato del Massachussetts). Per il C6O4 addirittura Solvay ha appena chiesto l’autorizzazione alla Provincia di produrlo e scaricarlo in aria e acqua. Servirà da stop la recente sentenza di Cassazione che ha sanzionato per Spinetta  “un evento distruttivo all’incolumità pubblica di proporzioni straordinarie, un avvelenamento delle falde difficilmente reversibile”? Considerato che  una vera bonifica del pregresso neppure è iniziata? Noi ancor meno che mai contiamo su una svolta delle attuali Giunte. Alle quali, e alla multinazionale belga, gran parte dei mass media sono proni. La magistratura penale? speriamo in quella di Vicenza contro la Miteni, fornitrice di Solvay. All’impotente procuratore generale di Cassazione infatti non  è rimasto, a giochi fatti nei primi due gradi di giudizio, che esclamare: “Mi auguro che seguano centinaia, migliaia di cause civili per toccare questa gente nel portafoglio”.

[Pag. 441 vol. 4 SLB]. Questa fabbrica andrebbe chiusa? E’ d’accordo la maggioranza degli abitanti?

L’immagine aerea mostra un’area industriale talmente grande da conglobare un paese di ottomila abitanti,  ciminiere e  serbatoi senza soluzione di continuità con campanili e camini. Allargando lo zoom, in un raggio di dieci chilometri si vedono un capoluogo di provincia, sobborghi e paesi con 200mila abitanti. Chi osserva questa assurda ubicazione urbanistica  vorrebbe augurare agli abitanti che lo stabilimento non inquini terra-acqua-aria, altrimenti auspicherebbe che fosse chiuso. Stringendo lo zoom, davanti alla parrocchia campeggia l’insegna Solvay Specialty Polymers: dunque si rivela un polo ad alto rischio chimico e di catastrofe industriale. Tant’è che a Spinetta Marengo le indagini epidemiologiche registrano eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali. Se il bene primario è la salute, perciò Solvay di Spinetta Marengo andrebbe chiusa. Questa richiesta è echeggiata più volte nel corso dei decenni e sempre silenziata dalla preoccupazione occupazionale: ieri per migliaia di dipendenti oggi pur sempre centinaia. Chi scrive non ha mai chiesto la chiusura: invece per il risanamento e la bonifica i miei sono stati  50 anni di  lotte di grande rilievo mediatico (e perciò con relative rappresaglie, licenziamento compreso). Tante battaglie vinte, altrimenti quella foto sarebbe di un immenso cimitero. Tante battaglie verso Montedison/Solvay, troppe da solo, contro sindacati, amministratori e politici anche conniventi e collusi con l’azienda (altresì dichiarati tali da Solvay in tribunale), complici i giornalisti e i magistrati. Inoltre, va detto, proprio la popolazione spinettese si è sempre distinta per scarsa partecipazione alle lotte, secondo il ricatto: meglio morire di veleni che con la pancia vuota. Anche oggi, pur sotto lo shock dei dati epidemiologici, si divide in due: una minoritaria che in silenzio accetta o esorcizza la maledetta sorte e una sempre più maggioritaria che vorrebbe la chiusura ma non lo dice ad alta voce (se non con referendum). In mezzo ci sono forse  mosche bianche che credono ancora in quei risanamento e bonifica che ho predicato per mezzo secolo, forse le sole che stanno partecipando alle lotte. Bloccare l’autorizzazione del PFOA C6O4 è l’estrema occasione per invertire la tragica storia. Altrimenti gli spinettesi avranno ancora la salute che si meritano.

[Pag. 442 vol. 4 SLB]. Solvay sguazza nella palude politica ed etica di Alessandria. A sentirli oggi, dopo l’ultima drammatica indagine epidemiologica,  la palude dei politici e giornalisti alessandrini sembra abbia scoperto l’acqua calda.  Non tutti: ad essere precisi c’è chi fra loro ancora esprime il dilemma: bisogna approfondire se la catastrofe ecosanitaria è causata dal polo chimico di Spinetta Marengo, cercare la pistola fumante, il nesso tra morti e assassinii. Clicca qui  le spudorate affermazioni, ascoltate in consiglio comunale ad Alessandria, di assessore e Arpa: Paolo Borasio, Cristiana Ivaldi, Alberto Maffiotti, Enrico Guerci.  Approfondire se? Pistola fumante? Dopo 50 anni, durante i quali  ho scritto in tutte le salse locali e nazionali pagine spesse come vocabolari, questi travestiti da marziani non osano pronunciare il nome del fatidico colpevole: lo stabilimento Solvay, ex Montedison! Approfondire se? Pistola fumante? La rivendicazione dell’Osservatorio ambientale della Fraschetta è stato il tormentone ambientalista per un trentennio, amplificato da un’eco mediatica di rappresaglie padronali compreso il (mio) licenziamento.

Nello stagno della complicità e della connivenza, giornalisti e amministratori nonché sindacalisti, avete stabilito un record di apnea volontaria che ancora oggi faticate a interrompere. Serrate gli occhi  infatti che anche abbiamo avanzato soluzioni precise per una bonifica vera e non finta, e opposto un no deciso ad autorizzare altro veleno Pfas. Stante il ripetersi di questo storico vuoto politico (esemplare l’ineffabile assessore Borasio nel video clicca qui, la reazione delle minoranze consiliari (clicca qui) avrà l’effetto di un bicchiere d’acqua neppure fresca. Così dunque rischiano, duole dirlo, le iniziative  di Claudio Lombardi, l’unico tra gli assessori all’ambiente che ci diede ascolto promuovendo l’indagine epidemiologica, e che con Legambiente tenta di impedire l’ampliamento del C6O4: il sostituto del PFOA che denunciammo per la messa al bando dodici anni fa.

[Pag. 443 vol. 4 SLB]. Ma sul C6O4 non molleremo. Infatti, ecco che -con assemblee e manifestazioni- facciamo tornare in ballo i Movimenti: il Comitato Stop Solvay, Legambiente, Movimento di lotta per la salute Maccacaro. Agli “smemorati” giornalisti, amministratori, sindacalisti, abbiamo richiamato i titoloni anni ‘90 sulle schiume Pfoa nel Bormida che Balza denunciava non misteriose bensì made in Montedison. E i volantini CGIL del 2002 che incriminavano il Pfoa. E i nostri video dello scarico nel fiume. E i nostri esposti in procura, la campagna nazionale 2008 per l’eliminazione del Pfoa e l’allarme del sostituto C6O4. E gli esposti per l’avvelenamento del sangue dei lavoratori Solvay e degli alessandrini. E quanto abbiamo continuato a martellare sul Pfoa/C6O4 (235 articoli anche internazionali sul Sito e in Lista a 26mila utenti) anche dopo che l’Arpa si è dimenticata di farlo inserire nel famigerato Processo. E che il Veneto sta affrontando la tragedia ecosanitaria Pfoa che il Piemonte finge di non sapere.a

Chi ha solida memoria è invece Solvay, ma conta sulla storica complicità di Sindacati Provincia Comune Arpa Asl Regione Magistratura Giornali per tornare alla carica in “Conferenza dei servizi” a chiedere alla Provincia l’autorizzazione AIA per estensione e uso del Pfas cC6O4: essenziale -dice- per la sopravvivenza dello stabilimento di Spinetta Marengo. Se fosse vero, sarebbe bene chiuderlo. Però non è vero: anche l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri ha individuato una ventina di composti che possono essere utilizzati in sostituzione dei famigerati Pfas (ma non ha considerato il costo).

A colpi di “omissis” e “segreti industriali”, nonché di espulsioni dall’aula di Legambiente (Claudio Lombardi), a giugno 2020 Solvay presenterà a distanza di un anno nuove integrazioni per nascondere la verità all’opinione pubblica e salvare la faccia a Provincia and company. Ovvero, tramite autorizzazione, per salvarsi il culo in tribunale. Dunque “ad uso pubblico” Solvay prometterà “continui miglioramenti tecnologici del progetto originale” nonché quanto-prima-campa-cavallo “il traguardo di riduzione delle emissioni” quale “ulteriore tappa di avvicinamento agli obiettivi finali” che non sarebbero emissioni zero bensì “la realizzazione di un’ulteriore sezione di abbattimento” ben inteso “nei minori tempi tecnici possibili” non tutto e subito ma “per fasi successive” fino a, mi-voglio-rovinare, fino ad “oltre il 97%” ovviamente del progetto originale, fermo restando un “opportuno smaltimento esterno (incenerimento)”. D’altronde già ora, ad insindacabile giudizio di Solvay “il livello di rischio sanitario degli scarichi nelle acque superficiali è accettabile”, al punto che sarebbero perfino eccessivi “il Contratto di consulenza sul tema ‘Rimozione, concentrazione, distruzione e/o recupero di tensioattivi anionici fluorurati da acque reflue di processo’ conferito al Politecnico di Torino e lo ‘Studio dell’efficienza tecnica della barriera idraulica e della sua adeguatezza alle migliori tecniche ed alle conoscenze disponibili’ conferito dell’Università la Sapienza di Roma”. Tanto più, dice Solvay, sarebbe esagerata l’equiparazione tra “il cancerogeno Pfoa” e “il C6O4 persistente e tossico ma in misura decisamente inferiore”. Per inciso e… sempre ad onta del principio di precauzione, si noti che il cancerogeno Pfoa è stato serenamente (tra i nostri lampi e tuoni) utilizzato a Spinetta per decenni, almeno fino al 2013, e il fratellino C6O4 dalla stessa data l’ha quietamente (tra i nostri fulmini e rombi) sostituito dilagando -secondo le analisi- in falda attorno allo stabilimento… ma -secondo Solvay- senza influire sui drammatici dati degli studi epidemiologici.

Assodata l’innocuità della sostanza (anzi auspicabile nella fabbricazione delle mascherine anticovid) non c’era dunque motivo, secondo Solvay, di preoccuparsi -nell’autunno 2019- a chiudere l’acquedotto di Montecastello raggiunto dal C6O4… che ha sorvolato Bormida. Niente affatto d’accordo gli scienziati. Ad esempio Carlo Foresta, Membro Consiglio Superiore di Sanità, Ordinario di Endocrinologia  Università degli Studi di Padova, Direttore UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione: i rischi alla salute persistono decenni dopo l’inquinamento, specifica: si tratta di tiroide, diabete, ipercolesterolemia, osteoporosi, infertilità, tumori del testicolo, aborti ricorrenti, malattie neurodegenerative. Se ne occupa anche la Commissione parlamentare nell’ambito dell’inchiesta sulla contaminazione da PFAS.

Solvay, Regione Piemonte e Provincia di Alessandria non hanno la minima intenzione di respingere la nuova Autorizzazione AIA del tossico cancerogeno pfas C6O4, men che meno di revocare la vecchia AIA: cioè di decretare “emissioni zero” in acqua-aria-suolo, cioè di eliminare il C6O4. Soprattutto Solvay necessita di queste autorizzazioni a Spinetta Marengo, per pararsi penalmente il culo dagli inevitabili risarcimenti. L’indaffarata congrega dunque cercherà di vendere all’opinione pubblica, a mezzo dei giornali sempre compiacenti, la rassicurante Autorizzazione – per un “periodo transitorio”- tramite l’inserimento di palliativi denominati “limiti più restrittivi alle emissioni”, “percentuali più basse”, “restrizione delle concentrazioni”, “individuazione delle perdite”, “riduzione delle perdite” (si apprezzi il lessico).

La pantomima dei continui rinvii della “Conferenza dei servizi”, a Marnati Robotto Coffano Maffiotti Diotto & Co., serve appunto a prendere il tempo di confezionare il pacco italiano a prescindere dalle contestazioni del mondo scientifico internazionale. L’escamotage per l’AIA sarà appunto il “periodo transitorio”.

Alla combriccola fa comodo riferirsi al “vuoto normativo” (che ricorda quello tragico dell’amianto) del microgrammolitro più microgrammolitro meno (giammai zero), gli serve anche equipararsi al Veneto omettendo che lì il Pfas non è più prodotto mentre in terra piemontese Solvay addirittura lo incrementerebbe per uso e perfino vendita.

Insomma, tutto può entrare nel “pacco” purchè resti fuori “limite C6O4 zero” “eliminazione totale del C6O4”, e bonifica integrale. Il pacco in politichese è quello che suol definirsi “salute e profitto compatibili”. Per un “periodo transitorio” ovviamente, come è stato per il PFOA, insomma il tempo di contare morti e ammalati.

Ormai l’hanno capito tutti, ma lo ripeto per l’ennesima volta in Lista. Solvay vuole l’autorizzazione AIA per il cC6O4 quale “certificazione” dell’istituzione Provincia per brevettarlo, cioè immetterlo sul mercato dei Pfas, vendere il C6O4, insomma, e non più solo usarlo in fabbrica. Questa è la spiegazione del perché non si è accontentata della vecchia AIA della compiacente Provincia di Alessandria. La strategia è stata indicata a Bruxelles direttamente dalla amministratore delegato Ilham Kadri  al responsabile italiano Marco Colatarci, perciò il suo insuccesso potrebbe costare caro al direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, e al suo mentore Stefano Bigini promosso a guidare “Tecnologie di processo” al centro di ricerche di Bollate dopo aver manovrato per dieci anni il Pfoa a Spinetta. Inoltre, questa Autorizzazione a Spinetta Marengo metterebbe penalmente al riparo Solvay nelle prevedibili cause di risarcimenti in Italia; come dire: prendere due piccioni con una fava.

Devo fare in modo, tramite massiccia controinformazione, che la vicenda cC6O4 diventi la “cartina di tornasole della pericolosità dello stabilimento di Spinetta Marengo”. Se le lavorazioni fossero, come dovrebbero essere quelle chimiche, a ciclo chiuso, le sostanze anche tossiche e cancerogene sarebbero confinate dentro le apparecchiature degli impianti: assenti nell’aria nell’acqua nel suolo, “emissioni zero”. Se invece tali sostanze sono addirittura presenti nel sangue dei lavoratori: è palese che esse sono perdute ovvero scaricate all’esterno. Lo dimostrano le indagini epidemiologiche e le analisi delle falde. In particolare per i Pfas, è dal 2008 che chiediamo ad Asl-Comune il controllo pubblico del sangue dei lavoratori alternativo a quello privato effettuato da Solvay, nonché del sangue dei cittadini. Non è mai troppo tardi che lo imponga la Magistratura: previo il sequestro di tutte le cartelle cliniche nascoste in Solvay. La Procura nel contempo può arrestare l’utilizzo del C6O4 nelle lavorazioni.

Questi provvedimenti giudiziari sono urgenti e cautelativi della salute pubblica, a prescindere dalle future determinazioni della Provincia (Conferenza dei Servizi) che rivendichiamo: REVOCA DELL’AUTORIZZAZIONE AIA 2010 DEL C6O4 (ovviamente va respinta la nuova AIA).

Il cC6O4 come cartina di tornasole: se Solvay minaccia (come parrebbe: o mangiate la minestra o saltate dalla finestra) la continuità dell’intero stabilimento qualora fosse priva del C6O4, altro non dimostrerebbe che gli impianti di Spinetta Marengo non sono e non saranno a ciclo chiuso, dimostrerebbe che pretende dalla Comunità una sorta di “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.

Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia sarà la controffensiva della Solvay. E’ partita da Bruxelles, direttamente dall’amministratrice delegata Ilham Kadri : si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto. Si dia da fare sui mass media, presso i quali le compiacenze sono sempre enormi (ma ormai deboli di credibilità). Non basta? Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedano incontri urgenti con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, convincere i politici sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. Perciò si mandino avanti i sindacati. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi dovranno trasmettere, tramite i giornali compiacenti, è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. 

Il messaggio terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti Ilham Kadri  affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare le produzioni di fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buono” come lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. Diotto ci metta la faccia, scriva ai giornali in una lettera aperta che Solvay mai e poi mai baratta la salute con l’ambiente, mai mette il profitto prima di tutto il resto, rassicuri lavoratori e cittadini che essi stanno vivendo nel mondo migliore possibile.

Da questo mondo, da Spinetta Marengo, dal disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri, Diotto tiene ben ben lontana la propria famiglia. Ancora più alla larga i suoi mandanti: Kadri e Colatarci. Tutti assieme fanno finta di non averci sentito:

i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO. Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, il Comune e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere.

Lavoratori Solvay spontaneamente vogliono il C6O4.

La CGIL ne ha preso le distanze, ma per settimane ha circolato in fabbrica, spinta da timorosa cortigianeria, una “Lettera aperta ai cittadini di Spinetta Marengo” (clicca qui) attribuita al direttore Andrea Diotto e firmata “Gruppo spontaneo dipendenti”. Talmente spontaneo che, excusatio non petita accusatio manifesta, ci tengono a precisare: “Lo facciamo con il supporto della nostra azienda ma senza nessun condizionamento”. “La nostra salute viene costantemente monitorata e i risultati delle analisi effettuate non ci danno motivo di essere preoccupati” perciò rassicuriamo anche voi cittadini che non dovete mostrare alcuna “preoccupazione per la salvaguardia della salute attorno al polo chimico”. Delle due l’una: o questo direttore è un impudente cinico o questi lavoratori sono degli irresponsabili. Infatti le analisi del sangue sono secretate alle Autorità pubbliche in quanto contengono da decenni livelli spropositati dei cancerogeni Pfas. Infatti le analisi delle falde e acquedotti ne sono pieni. A tacere dei Pfas respirati.

(Per inciso, nel 2008, in vista del processo Solvay, altrettanto spontaneamente, “lavoratori” scagliavano minacce telefoniche a Lino Balza e famiglia: sappiamo dove abiti).

I lavoratori si vadano a leggere l’interpellanza parlamentare prima di firmare le falsità del direttore.

Non si azzarderebbero ad assicurare i cittadini che il Pfas C6O4 non desta preoccupazioni. Ancor prima del C6O4, la Solvay ha avvelenato i cittadini alessandrini per venti anni col PFOA sapendo che è cancerogeno persistente bioaccumulabile (come noi sostenemmo nel 2008 anche in Procura!), avvelenati come dimostrano proprio le analisi del sangue degli operai. Anzi, il C6O4 è ancora più pericoloso del PFOA (clicca qui il professor Carlo Foresta), ordinario di endocrinologia presso l’Università di Padova e componente del Consiglio Superiore di Sanità, alla Commissione Parlamentare d’inchiesta . Dietro la parola “nuova generazione”, si nascondono i PFAS della “generazione di mezzo”, piccole varianti commercializzabili – sotto nome diverso e funzioni simili – utili a produrre nuove polimerizzazioni fluorurate oscure, opache, di difficile riconoscimento, altrettanto cancerogene, Clicca qui.

Se non sono irresponsabili, i lavoratori si rendano conto di quanto affermato nell’interpellanza alla Camera (clicca qui) da Alberto Zolezzi del Movimento Cinquestelle e da Roberto Morassut Sottosegretario di Stato per l’Ambiente e la tutela del territorio e del mare. Una situazione, si legge, “estremamente preoccupante”. Si facciano una ragione del perché, a tutela della loro salute e dei cittadini, il ministro Sergio Costa si è impegnato a fissare il limite zero per il Pfas. Come noi sosteniamo.

L’ignoranza dei lavoratori e dei sindacati ecc. oggi è ancor meno scusabile di ieri.

Per decenni il cancerogeno Pfoa nel sangue dei lavoratori, con l’avallo del medico.

Premesso che il livello dovrebbe per tutti essere zero, per trent’anni il professor Giovanni Costa ha rassicurato i lavoratori sull’innocuità del PFOA nel loro sangue, addirittura con 91.900 nanogrammi per millilitro della sostanza: cancerogena per via orale, attraverso la pelle o l’inalazione! (clicca qui). Questo Costa (da non confondersi con Sergio) era medico del lavoro tanto della Miteni di Trissino che della Solvay di Spinetta Marengo. Ad Alessandria lo contestammo e lo sfidammo ad un confronto pubblico, che eluse. Dopo la notorietà del disastro Du Pont, dal 2007 non c’erano dubbi sulla pericolosità del Pfoa, tant’è che nel 2008 pubblicamente denunciammo -anche con esposti in magistratura- lo scarico Pfoa in Bormida e l’avvelenamento del sangue dei lavoratori di Spinetta. Oggi torniamo a chiedere alla Procura di Alessandria di sequestrare le cartelle cliniche dei lavoratori. Le responsabilità del Giovanni Costa sono al vaglio dell’autorità giudiziaria veneta.

L’ignoranza non era ammissibile neanche in Veneto:

Non sospettavo nulla, ma quando ho visto il PFAS nel sangue di mia figlia mi sono spaventata”.

In Veneto, una popolazione di circa 350mila persone è esposta a livelli allarmanti di Pfoa e C6O4. Senza saperlo fino al 2013 (clicca qui). Eppure l’allarme nazionale fu lanciato da Alessandria fin dal 2008, allarme che spaventò Miteni infatti svelta a disfarsi dello stabilimento ma che lasciò tranquilli  sindacati e politici e ambientalisti e medici e cittadini. Insomma, chi sapeva nascondeva, e non sapeva chi non voleva sapere.

Finalmente interviene il Governo. Posizione vincolante per la Conferenza dei servizi della Provincia di Alessandria:

Pfas: 7 microgrammi/litro per Solvay, 0,1 per Ue, zero per il governo.

Il ministro all’ambiente Sergio Costa sulle nostre posizioni: «Sul tema delle sostanze perfluoro-alchiliche, i cosiddetti Pfas (tra questi il cC6O4, ndr), mi sono molto battuto anche in sede europea qualche mese fa riuscendo ad ottenere importanti risultati. L’Italia, infatti, è stata in prima fila nel chiedere la massima ambizione sui Pfas e poter vedere oggi nella nuova direttiva acque della UE il valore limite di queste sostanze fissato a 0,1 microgrammi al litro come massimo per tutta l’Europa è il miglior riconoscimento del lavoro fatto dal nostro Paese in quella sede, ottenuto con una negoziazione difficile ma che non è mai arretrata di un passo. E il successo dell’azione in Europa ci ha aperto anche la strada per poter legiferare anche nel nostro Paese con più facilità. L’aver riconosciuto i Pfas come un problema delle acque europee, infatti, ci ha permesso di arrivare a vincoli ancora più stringenti. Come ministero dell’Ambiente, attraverso gruppo di lavoro al quale hanno partecipato anche Ispra e ministero della Salute, abbiamo stabilito di abbassare a livello nazionale i limiti fino allo zero laboratoriale i livelli di Pfas, dando ovviamente alle Regioni la competenza per il monitoraggio».

«Questa posizione è diventata un articolo che sarà inserito nel prossimo Collegato ambientale, in modo che la norma diventi operativa nel più breve tempo possibile. L’intervento normativo, inoltre, rispecchia i recenti obblighi derivanti da accordi internazionali, come il Reach, che prevedono il divieto di utilizzo e di presenza nei prodotti di alcune sostanze appartenenti alla categoria delle sostanze poli e perfluoroalchiliche sulla base delle loro caratteristiche di persistenza, bioaccumulabilità e tossicità. Questo, in prospettiva, consentirà anche alle Regioni che non hanno stabilito limiti ai livelli di Pfas di applicare i criteri della norma nazionale e agire di conseguenza».

Le norme metteranno ordine sulla questione. L’Italia, in sostanza, avrà regole più restrittive anche rispetto all’Unione europea. A livello nazionale, dunque, si abbasseranno i limiti dei Pfas fino allo «zero laboratoriale». Cosa significa? Lo zero di laboratorio è uguale al limite posto alla minima concentrazione di Pfas tecnicamente rilevabile. Abbassare i limiti fino allo zero di laboratorio significa limitarli al di sotto del più basso valore misurabile con una tecnica di laboratorio. Ovvero ogni metodo ha un valore indicato inferiore a limiti di rilevabilità analitica strumentale. Se in futuro gli strumenti arriveranno a vedere molecole ancora più piccole, il limite di rilevabilità sarà più basso. Non si parla dunque di un numero fisso ma cambierà e si ridurrà alla maggior evoluzione tecnologica degli strumenti. Clicca qui.

Tradotto per le autorizzazioni AIA  del pfas C6O4 della provincia di Alessandria alla Solvay: la nuova AIA deve essere respinta e la vecchia AIA revocata. Il limite C604 è zero per acque, aria e suolo. La Procura sequestri le cartelle cliniche dei lavoratori dello stabilimento di Spinetta Marengo. Comuni/Regione sottopongano alle analisi tutta la popolazione.

L’impegno del Governo non è vincolante per tutti, infatti si sa:

Comune e Regione e Provincia se ne strabattono della salute di lavoratori e cittadini.

Il Comune di Alessandria, noto complice di Solvay, è rimasto spiazzato dal “Limite zero dei Pfas” annunciato dal ministro Costa. Le ultime parole famose dell’assessore all’ambiente Paolo Borasio (Intervista CorriereAl 27/7/20) erano state: “Il Comune non recede di un millimetro sul fronte della difesa della salute di tutti i cittadini, oltre che dei lavoratori”. “Alla Conferenza dei Servizi il nostro parere è stato netto: noi siamo contro ogni produzione che possa causare danni, anche solo potenziali, alla salute pubblica”. A questo punto una Amministrazione decente dovrebbe pretendere dalla Provincia, altro noto connivente, la revoca della vecchia autorizzazione AIA del pfas cC6O4, e ovviamente negando la nuova AIA. Le prime dichiarazioni dell’assessore e del sindaco Gianfranco Cuttica invece masticano amaro (clicca qui).

Altro complice di Solvay, la Regione, per bocca dell’assessore all’ambiente Matteo Marnati, è più esplicita: non siamo d’accordo con il “limite zero”, sono “tollerabili 0,5 microgrammi per litro” d’acqua avvelenata. Ma, beninteso, bisogna lasciare comunque il tempo alla Solvay di adeguare le tecnologie. Tempo, molto tempo, come sono passati più di venti anni per il pfas PFOA, altrettanto cancerogeno. Nel frattempo, mostriamoci tolleranti, si contino i morti e gli ammalati.

Siamo dunque in grado di delineare l’esito in Provincia della Conferenza dei Servizi nelle intenzioni di Regione e Comune (considerando che tutti e tre gli Enti sono a guida leghista): 1) deliberare al più presto il fatto compiuto per anticipare il limite 0,1 UE e il limite zero del Governo; 2) deliberare “con formula transitoria” l’autorizzazione AIA nei maggiori limiti graditi da Solvay, che ovviamente si impegna ad adeguare gli impianti. Quando? Quanto prima… compatibilmente con i vincoli della tecnologia. Indecentemente, potranno con Solvay (e Miteni!) prendere tempo con la scusa del “vuoto legislativo” e sperando in una caduta del Governo.

Decenza, invece, vorrebbe che la Conferenza prendesse ufficialmente atto dell’annunciato intervento legislativo, anzi convocando il ministro Costa, e si comportasse di conseguenza con la revoca hic et nunc dell’AIA. Fermo restando che la Procura di Alessandria intanto scovi e sequestri i libretti sanitari dei lavoratori di Spinetta Marengo.

La decenza è rara nel mondo della politica, a prescindere che tutti e tre gli Enti decisionali sono a guida leghista, tant’è che anche

Matteo Renzi dice la sua sul Pfas C6O4.

Cioè una cazzata (clicca qui). Arriva a dire che chi in Alessandria (Legambiente, Comitato Stop Solvay, Movimento di lotta per la salute Maccacaro, ecc.) si oppone all’autorizzazione AIA alla Solvay del cancerogeno C6O4 sta alimentando la contrapposizione retorica tra tutela dell’occupazione e tutela dell’ambiente e della salute”. Contrapposizione retorica: lo dice a me, Lino Balza? Lo dice chi si è da sempre strafregato dello stabilimento di Spinetta Marengo, con annessi inquinamenti e connesse morti! Lo dice proprio a me? Che in 50 anni di lotta ho denunciato i fatti, non chiacchiere, e sono appunto stato colpito da un numero inverosimile di rappresaglie (compreso il licenziamento) per le quali l’azienda è SEMPRE stata condannata da TUTTI i tribunali fino alla Cassazione. I Matteo Renzi non hanno neppure letto il progetto C6O4, e anche se lo leggessero, scientificamente ignoranti e politicamente in malafede come sono, concluderebbero: “sì al C6O4 perché è un progetto di miglioramento della qualità ambientale”. D’altronde si inventano CHE GIA’ ADESSO emissioni terra-acqua-suolo, barriere idrauliche e bonifiche hanno… solo bisogno di ulteriori progressi e potenziamenti. Noi, che faremmo “contrapposizione retorica”, affermiamo invece che GIA’ ADESSO le analisi epidemiologiche, idrogeologiche e atmosferiche dimostrano il disastro ecosanitario: GIA’ ADESSO, SENZA AGGIUNGERE ULTERIORMENTE IL PFAS C6O4. Noi siano dunque impegnati affinchè (anche col voto) “Italia Viva” non viva sulla pelle degli abitanti e dei lavoratori alessandrini.

Al servizio della multinazionale multimiliardaria Solvay sono in tanti. Altro che i Renzi, Solvay può permettersi quasi chiunque, non solo Giovanni Costa.

Solvay arruola la credibilità del prof. Enrico Pira in difesa del pfas C6O4.

Tra i medici che mettono al servizio le proprie competenze per supportare i dirigenti di grandi industrie nelle aule giudiziarie, dove sono accusati di avere cagionato morti e malati tra i propri dipendenti, spicca per continuità e costanza il prof. Enrico Pira, attualmente ordinario del Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino. Da oltre 20 anni, in qualità di medico del lavoro, il prof. Pira esercita la professione di consulente giudiziario e, visto il livello di importanza dei propri clienti e i successi (riportati sul Sito della Rete Ambientalista), alla luce dell’intervista su La Stampa (clicca qui) si può ben dire che Pira costituisca un baluardo del settore.

I negazionisti negano due evidenze. La prima è di non aver mai saputo che i Pfas sono cancerogeni. La seconda che gli acquedotti (piemontesi e veneti) non sono avvelenati rispettivamente da Solvay e Miteni.

Contaminazione PFAS: non si salva nemmeno l’Artico.

Questi cancerogeni, a causa della loro elevata stabilità, possono resistere nell’ambiente praticamente “per sempre”. Drammatico è l’allarme dei ricercatori internazionali tedeschi e americani  (clicca qui): abbiamo individuato diversi tipi di sostanze perfluoroalchiliche nelle acque dell’Oceano Artico. Dunque è provato che Pfas si spostano non solo nelle acque ma anche in atmosfera. Dunque, tramite suolo falde fiumi atmosfera.

E’ ciò che è avvenuto per l’avvelenamento di pfas PFOA e cC6O4 negli acquedotti della provincia di Alessandria, cioè a notevoli chilometri di distanza dallo stabilimento Solvay che, secondo le analisi, ha già contaminato le falde dell’area di Spinetta Marengo. Eppure Regione, Provincia e Comune vorrebbero rilasciare nuova autorizzazione AIA alla multinazionale belga. Alla faccia del monito dell’Onu “Necessarie azioni urgenti” raccolto in Italia dal ministro Costa fissando il limite zero per i PFAS.

Più analizzi e più trovi Pfoa e C6O4. Già dieci i Comuni alessandrini contaminati.

Dopo le falde sotto lo stabilimento Solvay Spinetta Marengo e la chiusura (con otto mesi di ritardo) dell’acquedotto di Montecastello, dall’Asl/Arpa (che hanno aperto gli occhi, di poi averci volutamente ignorato per decenni) sono stati analizzati pozzi usati per il prelievo delle acque degli acquedotti della bassa valle Tanaro e dello Scrivia in provincia di Alessandria: si confermano già contaminati di Pfoa / C6O4 quelli dei Comuni di Pietra Marazzi, Bassignana, Tortona, Castelnuovo Scrivia, Isola Sant’Antonio, Sale, Guazzora e Villarvernia.

Solvay si dichiara innocente per non aver commesso il fatto oppure perché il fatto non costituisce reato. La prima difesa – “Escludiamo in modo categorico ogni nostra responsabilità” – è risibile considerando dal secolo scorso che il polo chimico è l’unica azienda in Piemonte a utilizzare (e scaricare in aria e acqua fino al Po) Pfoa e che , addirittura, per il C6O4 detiene un brevetto mondiale. La seconda – “Giuridicamente consideriamo le tracce di contaminazione a norma dei limiti”– suona addirittura come cinica irrisione. Tracce? Non sono tracce: 0,23 microgrammi/litro ( usano questa unità di misura per trattare con numeri falsamente bassi) equivale a 230 nanogrammi /litro contro un limite fissato dal Veneto di 90, un limite proposto da UE di 50, mentre l’ obiettivo che proporrà Il ministro italiano dell’ ambiente è 0,000 .

A maggior ragione dunque per i morti e gli ammalati Solvay se ne lava le mani pulite:

Si muore di più attorno alla Solvay di Spinetta Marengo, molto di più.

Solvay contesta i dati delle inequivocabili e agghiaccianti relazioni (clicca qui ) degli specialisti in merito alle recenti pur incomplete ma già drammatiche indagini epidemiologiche, realizzate da Arpa e Asl, sullo stato di salute dei residenti nell’area (Fraschetta) dominata -per contaminazioni terra aria acqua-  dal polo chimico della multinazionale Solvay, e di conseguenza con eccessi per mortalità da tumori fino al 161,5% sulle medie provinciali e regionali.

D’altronde Solvay le spara grosse:

L’intelligenza artificiale della Solvay.

L’attuale disastro ecosanitario, dice Solvay, NON è il risultato di come essa abbia tutelato e tuteli il territorio dall’inquinamento terra-aria-acqua provocato senza soluzione di continuità dal suo stabilimento di Spinetta Marengo. Anzi, questo eccezionale risultato al quale sarebbe estranea, tragicamente misurabile in morti e malattie è stato conseguito in condizioni meteorologiche normali. Ma se dovessero verificarsi fenomeni meteorologici di eccezionale portata? Niente paura, Solvay è preparata ad affrontarli con “la consolidata ottica di prevenzione,” tramite “un innovativo sistema di previsione dei fenomeni meteo eccezionali”, che susciterà l’invidia di Luca Mercalli. A dire il vero, precisa il comunicato stampa aziendale (clicca qui), già ora la barriera idraulica è da considerarsi degna di lode, a prescindere dai 21 cancerogeni (tra cui il Pfas C6O4) che sempre fluttuano in falde e acquedotti. Ma addirittura questa efficienza “d’avanguardia” sarà miracolata da un “innovativo sistema di intelligenze artificiali”. Tra queste intelligenze, noi annoveriamo la connivenza degli Enti locali auspicata per l’autorizzazione AIA al C6O4.

Insomma, malgrado ogni evidenza internazionale, nazionale e locale, Solvay non demorde spalleggiata dalla politica e dal sindacato:

Solvay manda all’attacco Cisl e Uil per l’autorizzazione del pfas C6O4.

Comitato Stop Solvay, Movimento Maccacaro, Legambiente, all’attacco contro il pfas C6O4? Massiccia la controffensiva della Solvay. Parte da Bruxelles, dalla amministratore delegato Ilham Kadri. Si dia da fare con quello che guadagna, è il primo che rischia di saltare, il direttore di Spinetta Marengo, Andrea Diotto, il quale infatti si sta sbracciando sui mass media. Presso i quali le compiacenze sono sempre enormi, ma ormai deboli di credibilità. Dunque butti nella mischia i sindacati. Agli ordini: Cisl e Uil chiedono un incontro urgente con Regione Piemonte e Comune di Alessandria affinchè “convincano” la Provincia a rilasciare nuova autorizzazione AIA di uso e vendita del tossico e cancerogeno C6O4, malgrado stia già dilagando nel sangue, nelle falde, negli acquedotti. Di norma, con i politici, sarebbe come sfondare una porta aperta, però nel frangente storico ci sono di traverso i Movimenti in piazza. La complicità di Cisl e Uil è assicurata: già nel 2002 stopparono la Cgil che denunciava, addirittura con un pubblico volantino, il tossico e cancerogeno Pfoa fratello gemello del C6O4. La Cgil, tirata per le orecchie dal direttore Stefano Bigini, annodò la coda in mezzo alle gambe e per altri anni il Pfoa avvelenò finchè bloccato dagli esposti di Lino Balza. Il messaggio ricattatorio che Cisl e Uil oggi trasmettono tramite i giornali compiacenti è un eufemismo sonoro: senza AIA, senza C6O4, la fabbrica di Spinetta Marengo chiude, anzi… la multinazionale belga se ne va dall’Italia, ovvero “ll No Aia rischia di modificare le scelte industriali che il gruppo Solvay può assumere nei confronti del sito e del gruppo stesso a livello nazionale”. I francesi hanno subito respinto ogni ipotesi di accogliere produzioni di C6O4.

 Il messaggio  terroristico è ridicolo dal punto di vista imprenditoriale, infatti ad Solvay affida la barzelletta a Diotto e Diotto ai sindacati: senza C6O4 l’ azienda è costretta a cessare  le produzioni di  fluoro-polimeri. Il cC6O4, il “pfas buono” come lo definisce Diotto, in realtà rappresenta solo un business Solvay (e l’AIA una sorta di assicurazione penale contro i risarcimenti per danni alla salute) mentre a livello internazionale si praticano le alternative (più costose), come in Italia indicate dall’Istituto Negri. “Noi non barattiamo la salute con l’ambiente, non mettiamo il nostro profitto prima di tutto il resto”: Diotto, nella sua “lettera aperta” rassicura lavoratori e cittadini che vivono in un “mondo migliore” (sic)… intanto che tiene lontano da Spinetta la propria famiglia da quello che egli stesso definisce“un disastro”, il disastro Solvay del Pfoa tossico e cancerogeno e del C6O4, e ADV, fra gli altri. Invece i Movimenti gli hanno già risposto: EMISSIONI ZERO.  Dunque la Provincia respinga la nuova AIA e revochi la vecchia AIA, la Procura della Repubblica requisisca (corpo del reato) alla Solvay le occultate cartelle cliniche dei lavoratori contenenti le abnormi analisi del sangue dei lavoratori e blocchi l’utilizzo del C6O4, i Comuni e la Regione eseguano il monitoraggio ematico a tutti i lavoratori e cittadini, insieme alle indagini epidemiologiche. Queste Istituzioni non rilascino a Solvay la “patente di avvelenamento” che noi definiamo “licenza di uccidere”.

Con documenti scientifici (dal 2008) e manifestazioni noi poniamo rivendicazioni tassative. (clicca qui)

Un secolo di ammalati e morti può bastare. Stop Solvay.

Noi chiediamo alla Provincia di Alessandria 1)  revoca dell’autorizzazione AIA per C6O4 e/o altri PFAS, 2) negazione alla nuova AIA. Chiediamo alla Procura: 1) blocco dell’uso dei PFAS nelle produzioni, 2) sequestro delle cartelle cliniche dei lavoratori occultate da Solvay, 3) apertura procedimenti penali per inquinamento atmosferico e omessa bonifica falde.  Chiediamo al Comune di Alessandria (e Comuni limitrofi): 1) pianificazione di indagini epidemiologiche dei lavoratori e dei cittadini, 2) pianificazione delle indagini idrogeologiche anche tramite Comitato scientifico  Internazionale per la bonifica. Chiediamo a Politica e Sindacato: di cessare la connivenza e complicità con Solvay.  Chiediamo alla Popolazione: di fare fronte unico contro il cinico ricatto occupazionale di Solvay.

 Solvay avvelena non solo le acque ma anche l’aria.

Si ripetono con cadenza regolare infatti gli incidenti (con o senza feriti) alla Solvay di Spinetta Marengo. Difficile stargli dietro. Barriere d’acqua “diluvio” ovvero zona completamente inondata: l’allerta di stabilimento del 24 agosto è durata ben 7 ore: rottura di una linea di alimentazione di azeotropo con particolare fuoriuscita di tetrafluoroetilene e acido cloridrico (cancerogeni) presso l’area Monomeri. Secondo Solvay si è trattato di un “fisiologico piccolo foro su una saldatura” talmente piccolo che ci sono volute 7 ore per ripararlo “dal quale non è uscita sostanza nociva”, cioè ‘Tetrafluoroetilene ( C2F4): Danger! According to the classification provided by companies to ECHA in REACH registrations this substance may cause cancer, is an extremely flammable gas, may cause damage to organs and contains gas under pressure and may explode if heated’. Sette ore di perdita di gas e non di perdita di produzione perché Solvay non ha fermato l’impianto. lPfas rinvenuti in Artico: Ministro Costa, urgono limiti zero dei PFAS anche in atmosfera.

Fabbrica colabrodo ad alto rischio chimico.

Il 19 agosto 2020 un operaio, intervenuto con tanto di autoprotettore per ennesima fuoriuscita di gas al pericoloso impianto Teflon, precipita da un box privo di griglia protettiva in quanto i manutentori avevano dovuto allontanarsi dal pericolo. Miracolosamente l’operaio è stato ricoverato con prognosi di dieci giorni. Un incidente molto grave però nella dinamica se perfino CISL e UIL hanno emesso un comunicato a firma di Federico di Gregorio e Gigliola Bononi: considerando la loro storica subordinazione all’azienda che anche di recente li ha spinti -dissociandosi dalla CGIL- a sostenere la nuova autorizzazione AIA al pfas C6O4 e avvalorare il ricatto occupazionale della panzana della chiusura dei reparti (con tanto di bufala del trasferimento impiantistico oltralpe: provate a chiedere -come abbiamo fatto noi- la disponibilità delle Autorità francesi ad accogliere la bomba ecologica). Incidente veramente grave, considerando che Gigliola Bonomi è una “collaboratrice” dell’azienda stagionata (a suo tempo si sverginò sindacalmente a sostenere la rappresaglia della mia espulsione dalla fabbrica). Per questo incidente essi non nascondono la criminalità delle procedure di manutenzione che risparmiano sui costi tramite scollegate ditte di appalto e mandando gli operatori ad intervenire -da soli- di notte addirittura in presenza di perdite di gas. Procedure -scrivono i sindacati- per quanto concerne l’assistenza dell’operatore in caso di uso dell’autoprotettore nei box e della operatività di soggetti di ditte “diverse” non in contemporanea” responsabili che questo tipo di incidente si è verificato più di una volta in passato”.

Noi aggiungiamo che il giorno prima dell’infortunio cercavano perdite di gas in area Tecnoflon, dopo due giorni di perdite di gas in area Perfluorovinileteri. Sono solo gli episodi più recenti di una routine che ci fa temere impianti colabrodo di un fabbrica ad alto rischio chimico. Ripetiamo il nostro disgusto per la storica collusa subordinazione sindacale, al di là dei giochi del poliziotto buono e del poliziotto cattivo.

Amministratori danno man forte a Regione-Provincia-Comune.

Ma sono tutti di matrice leghista. Il ritrovamento dei Pfas della Solvay di Spinetta Marengo, mano a mano che Arpa-Asl analizzano, si allarga a centri concentrici e sempre più alto è il numero dei Comuni con acquedotti contaminati. Tra i “minimalisti” si segnalano il sindaco Chiodi di Tortona: “La concentrazione di PFAS totali trovata a Tortona è pari al limite massimo consentito dalla Regione Veneto ( 90 ng/l)”. Nonché l’ Amv Azienda multiservizi valenzana che approvvigiona il Comune inquinato di Bassignana: “I toni usati sono eccessivamente allarmistici, i composti sono presenti solo in ‘tracce’ e comunque inferiori alle indicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità”. Noi, che saremmo “gli allarmisti”, siamo quelli che abbiamo lanciato per tempo l’allarme sacrosanto dei cancerogeni PFOA-C6O4-ADV, perciò abbiamo accolto tra le nostre file il ministro Andrea Costa col suo inequivocabile  preciso impegno: “Abbiamo stabilito di abbassare in Italia i limiti PFAS fino allo zero laboratoriale”. Perfino un prudentissimo direttore dell’Arpa -da noi avversatissimo come abituale negazionista/minimalista- si è trovato forzato ad indagini idrogeologiche ed epidemiologiche, per ciò infatti Alberto Maffiotti probabilmente sarà promoveatur ut amoveatur.

Non di solo PFOA e C6O4 si muore ad Alessandria.

Ma anche di ADV. Il nostro allarme sul pfas ADV fa data 2008 quando ne descrivemmo le pericolosità (assieme a Pfoa e C6O4) nell’ esposto alla Procura di Alessandria. Nessuno dei tre cancerogeni era ricercato dall’’Arpa: infatti furono omessi nel capo di imputazione del processo per avvelenamento doloso delle acque e omessa bonifica. Ora, decenni dopo, PfOA e C6O4 inesorabilmente affiorano  nelle acque superficiali- destinate al consumo umano già fino a 30-40 Km di distanza dalla Solvay di Spinetta Marengo. E l’ADV no. Perché? Perché l’Arpa continua a non cercarlo. Perché questa ennesima omissione? se lo chiede anche il Comitato Stop Solvay (clicca qui). Solvay, subendo la nostra campagna nazionale, annunciò finalmente l’eliminazione nel 2012 del Pfoa (sostituendolo con C6O4, ahimè, altrettanto cancerogeno) ma anche dell’ADV se ne fregarono tutti (a parte noi tramite altri esposti in Procura).  

 Il ministro Costa fissi limite zero allo scarico Pfas. O anteponga un dignitoso silenzio e si vergogni.

Polemiche contro i Cinquestelle  alla vigilia delle elezioni 2020 (Clicca qui.) Eppure sulla posizione del ministro Andrea Costa non dovrebbero esserci sospetti, infatti il suo impegno -limite zero-  è stato tassativo e chiaro: cliccalo qui testuale. E non dimentichi il ministro, aggiungiamo, che gli stessi limiti –zero– valgano anche per le emissioni in atmosfera. Altrimenti faremo campagna elettorale.

Il ministero dell’Ambiente se ne fotte degli impegni del suo titolare Andrea Costa?

Il quale ha preso solenne impegno di abbassare i limiti dei PFAS a ZERO. Invece riscontriamo tutt’altro nella bozza di proposta di regolamentazione che appare redatta sotto dettatura della Solvay. Infatti, come spiegano le Mamme NoPfas: clicca qui e video incazzato,  se passasse questa proposta ministeriale, i cancerogeni PFAS, che hanno effetti sulla salute a dosi bassissime, di nanogrammi/litro, potrebbero essere emessi superando qualunque soglia immaginabile. Addirittura per il C6O4, di cui Solvay pretenderebbe l’autorizzazione AIA dalla Provincia di Alessandria, nei primi due anni si potrebbero scaricare ben 7.000 nanogrammi/litro per poi “decrescere” fino a 500. Nella proposta i cittadini potranno essere esposti a concentrazioni di sostanze per-fluoroalchiliche fino a 19.530 nanogrammi/litro e per i decenni seguenti a 6.530 nanogrammi/litro. Altro che limite zero! Costa modifichi, oppure si dimetta.

Franca Carnevale, presidente Avis, che se ne fregò (insieme agli altri) del PFOA nel sangue.

Veleno nel sangue dei lavoratori. Che a loro volta lo trasmettono con le trasfusioni.

Dodici anni fa mi replicò: “Fai allarmismo, non c’è motivo di preoccuparsi”. Oggi la ritroviamo al centro delle cronache. Non entriamo nel merito del pasticciaccio brutto delle attuali accuse di bilanci taroccati. Mi basta ricopiare la pagina 27 del quarto volume de “ L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”. Leggiamo al titolo Non ci deve essere quell’acido nel sangue:

Fin dall’esposto del 2008 alla Procura abbiamo chiesto a tutti i livelli, dal ministro della salute in giù, controlli pubblici di PFOA nel sangue dei lavoratori e dei cittadini nonché dei prelievi sangue dei donatori. Investita dalla polemica, Franca Carnevale, presidente comunale Avis, replica su La Stampa che le contestazioni “non vanno rivolte a me, ma al responsabile del Centro Trasfusionale del nostro Ospedale” e comunque farei allarmismo perché “sa benissimo che il sangue dei dipendenti viene testato solo in Germania e quindi non vi è motivo di allarmarsi”. Non aspettavo altro per cannoneggiare:

Se fossimo in Lei saremmo invece preoccupati quale presidente comunale dell’AVIS (Associazione volontari italiani del sangue), tanto da estendere l’allarme anche alle altre AVIS non solo della provincia. Perché il modulo di autocertificazione che viene chiesto di sottoscrivere al donatore è intestato proprio all’AVIS di Alessandria. In tale modulo, fatto firmare dal Centro trasfusionale dell’Ospedale di Alessandria, ad esempio, non viene chiesto il luogo di lavoro presente o passato del donatore, tanto meno se la sua azienda è a rischio o ad alto rischio, ancor meno quali sostanze a rischio potrebbero essere nel suo sangue e che andrebbero verificate se presenti nel suo sangue. Il Centro trasfusionale di Alessandria, tramite il Suo modulo, non chiede non dico la documentazione (per quanto improbante) ma neppure l’autocertificazione che il sangue donato non contenga -tra le altre- PFOA, acido perfluorottanoico, sostanza che – la invitiamo a consultare il Blog http://alessandria.blogspot.com/ – è pericolosa e messa al bando nel mondo, perché tossica/ cancerogena/ mutagena/ teratogena secondo gli studi internazionali e come documentato alla Procura della Repubblica di Alessandria, pericolosa addirittura nell’acqua dei fiumi e nell’alimentazione ittica. Si figuri Lei nella trasfusione di sangue! Il PFOA è sostanza che non esiste in natura: la sua presenza nel sangue deve essere uguale a zero. Così non è: come attestato anche dai laboratori tedeschi, da Lei impropriamente citati. Che Lei, come presidente dell’AVIS, non fosse al corrente di quanto sopra, come invece lo sono sindaco/Asl/Arpa, è compatibile. Ma ora è anche Lei informata dei fatti . Quindi è Suo interesse intervenire. A loro volta le anonime dichiarazioni del Centro trasfusionale sul Piccolo ci hanno terrorizzato per la loro irresponsabilità. Nessuna analisi viene fatta di ricerca PFOA prima del prelievo e nessuna richiesta di documentazione attestante l’assenza di PFOA viene richiesta ai donatori: documentazione che peraltro neppure fornisce Solvay, e se anche lo facesse sarebbe con nessuna attendibilità considerando che è azienda privata e addirittura inquisita.

“A questo punto ri-scrivo urbi et orbi (orbi intesi anche come coloro che non vogliono vedere) con oggetto Sangue infetto da PFOA violazione della sicurezza trasfusionale chiedendo che “tutto il sangue dei donatori Solvay, occupati e pensionati, debba essere sottoposto ad esami specifici e certificato presso istituti di garanzia pubblica, ed infine respinto in presenza di PFOA”. Destinatari gli “spettabili”: ministro della salute Ferruccio Fazio, Eleonora Artesio assessore alla tutela della salute e sanità Regione Piemonte, Maria Grazia Morando assessore Provincia di Alessandria, tutti i sigg. Sindaci nella provincia di Alessandria, Gabrio Secco assessore Comune di Alessandria, Gian Paolo Zanetta direttore generale ASL AL, Gianfranco Ghiazza direttore sanitario ASL AL, Stefano Manfredi direttore amministrativo ASL AL, e i direttori degli ospedali provinciali Flavio Boraso Paolo Tofanini Simone Porretta Carlo Turba Nicola Giorgione Massimo Leporati, e Guaschino e Dallavalle responsabili Medicina Trasfusionale Ospedale di Alessandria, e tutti i direttivi Avis nazionali.”

P.S. Nel pasticciaccio brutto è coinvolto il vicepresidente Francesco Galeone, per noi già famigerato dipendente Solvay, delegato esecutivo Uil connivente in tutta la scandalosa faccenda Pfas.

La Bottega del Barbieri

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