Qualche riga da leggere: un augurio resiliente per il 2016

di Andrea Saibene

Yerka-lumacaVulcano

E il/la cittadino/a si guardò attorno e vide che le crisi del suo tempo erano ancora tutte lì’.
Il primo giorno del nuovo anno non le aveva portate via.

Poi, pensò al futuro più che incerto: al caos climatico, alla progressiva scarsità delle risorse, al declino economico e alla disoccupazione, alle guerre e alle migrazioni, alle violenze gratuite e all’inquinamento diffuso, alla corruzione, ecc., ecc..

No, non c’era molto da festeggiare.

Certo, lo sapeva, le cose si erano fatte davvero complicate ma era stanco che gli si dicesse che non c’era niente da fare, che il mondo andava così e basta.

Fu in un preciso istante che si mise in testa che avrebbe cambiato il suo “destino”.

Guardò in direzione di un futuro diverso e decise che:

avrebbe installato sul tetto i pannelli fotovoltaici o impiantato una microturbina eolica e/o avrebbe cambiato fornitore di energia elettrica e sarebbe diventato socio di una cooperativa che produce solo energia rinnovabile e sostenibile e che quell’energia l’avrebbe comprata assieme a tanti altri soci (www.enostra.it,  www.retenergie.it)

avrebbe tolto i suoi risparmi dalla banca a cui si era affidato e avrebbe aperto un conto in Banca Etica (www.bancaetica.it)

avrebbe scoperto che cos’è il microcredito e che cos’è una M.A.G.-Mutua di finanza autogestita- (www.magverona.it)

avrebbe ridotto (o abbandonato) l’uso della carne e delle altre proteine animali perché voleva fare qualcosa di buono per la sua salute e per diminuire il suo impatto sul pianeta

avrebbe acquistato prodotti alimentari/artigianali a filiera corta e avrebbe fatto parte di un Gruppo d’Acquisto Solidale (http://retegas.org)

avrebbe coltivato un piccolo orto (da solo o assieme ad altri, anche in città)

avrebbe diminuito i suoi acquisti presso la grande distribuzione, avrebbe ridotto l’uso della plastica  e generato meno rifiuti, avrebbe rinunciato a molti oggetti solo apparentemente utili e avrebbe sorriso di fronte alle lusinghe delle società multinazionali

avrebbe ridotto l’uso dell’automobile privilegiando i mezzi pubblici e la bicicletta

avrebbe compreso, riparato, autoprodotto, autorganizzato, risparmiato e non dissipato

avrebbe fatto parte di una comunità locale, impegnandosi in un progetto socialmente ed ecologicamente utile

avrebbe detto agli amministratori pubblici cosa non andava proponendo e realizzando soluzioni nuove

Ecc. Ecc. Ecc.

Insomma, nell’anno di grazia 2016, il/la cittadino/a, avrebbe avuto uno scatto d’orgoglio e avrebbe guardato con occhi nuovi se stesso/a, i suoi cari, i suoi amici e il mondo intero.

Perché voleva qualcosa di più che non fosse un bene materiale o un qualche posto nella società, un’approvazione formale o una menzogna della TV.

Perché aveva capito che senza un cambiamento la speranza si sarebbe affievolita e le crisi sarebbero peggiorate.

Perché di fronte alla schizofrenia del nostro tempo voleva riprendersi la sua anima, celebrare la natura, condividere una  visione, dare una possibilità alle nuove generazioni, fare la sua transizione e diventare resiliente.

Alla fine, si accorse che delle cose che avrebbe potuto fare già qualcuna la stava facendo e che per fare le altre avrebbe impiegato un pò di tempo (non troppo) ma ciò che era più importante era che finalmente si era rimesso/a in cammino, sapendo in che direzione andare, non da solo/a, ma assieme a tanti altri.

———————————————————————————-

Sé attendiamo i governi sarà troppo tardi. Se agiamo come individui sarà troppo poco

Ma se agiamo come comunità potrebbe essere sufficiente, appena in tempo.

Buon 2016

 

L’IMMAGINE DI UNA “LUMACA-VULCANO” – è di Jacek Yerka, in “bottega” molto amato –  mi sembra la più adatta per questi auguri di resistenza e resilienza (db)

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

4 commenti

  • bella! aggiungiamo anche http://www.mag6.it

  • Propositi condivisibili e progressisti ma per impedire che solo pochi idealisti aderiscano e magari poi si ritrovino soli in avanscoperta col cerino in mano, si potrebbe stilare un ‘contratto’ d’intenti con dentro elencati tutti i ‘suggerimenti’ sopra citati, da far sottoscrivere a più ‘affini’ possibili…Rischierebbe però di diventare una setta?…Chi venisse sorpreso a consumare bistecche e a guardare la partita su mediaset verrebbe sculisciato?…Comunque il disegno è ambizioso e andrebbe perseguito, anche perchè sotto sotto io sono un pò all’antica e ad Uto Ughi preferisco sempre Uto Pia…

  • Sergio Mambrini

    Un po’ tardi……ma come inizio va bene!
    Niente paura.
    Come diceva Renoir nel libro su suo padre, i sentieri in salita sono faticosi, ma portano in alto.
    Quelli in discesa sono più facili, ma spesso finiscono in una buca.

  • GinoDi Costanzo

    Qualcuno, molto tempo fa, definì il capitalismo “soggetto automatico”. Personalmente credo che bisogna ipotizzare una società che esca dalla forma valore, dalla forma merce e dalla forma denaro, per salvarci. Cosa difficilissima, nessuno c’è ancora riuscito, e comunque da soli non ci si riesce. Non penso che il capitalismo possa essere riformato, umanizzato: con provvedimenti che sono null’altro che manutenzione del “sistema capitalismo” non si va da nessuna parte, scusatemi. Il mio non è disfattismo o ipercriticismo nichilista e senza scopo. La ricerca del profitto non si arresta, anche se comportamenti personali più responsabili sono certamente auspicabili. Non c’è nulla di “etico” in una istituzione finanziaria, nulla. Comunque è importante porsi questi problemi, è da riflessioni come queste che può nascere qualche alternative, a patto che si comprenda che la crisi sistemica che stiamo vivendo non è congiunturale, ma è quella definitiva; che si comprenda che curare i sintomi non serve a nulla, se si ignora la malattia. O si cambia sistema, o noi ed il pianeta siamo persi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *