Quando mi diedero il Nobel

   recensione di Ettore Majorana (*) a un libro di Pierfrancesco Prosperi

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Probabilmente state leggendo questo post per la firma che vi ha fatto sussultare. In effetti sono io, Ettore Majorana, uno dei più famosi “scomparsi” della storia. Sono vivo sì. Nonostante gli acciacchi – la vecchia battuta era «non ha un gran fisico per essere un grande fisico», invece eccomi qua – e l’età veneranda assai (ad agosto faccio 110 anni) sto benino. Sono a scrivere qui in “bottega” perché l’altro giorno il mio “giovane” amico db mi ha regalato «Majorana ha vinto il Nobel», un romanzo di Pierfrancesco Prosperi chiedendomi di leggerlo/recensirlo e l’idea ovviamente mi ha molto divertito.

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Prima di andare avanti una preghiera: non infastidite db per chiedergli dove mi trovo adesso e/o farvi spiegare il mistero della mia “scomparsa” (db non ne ha la più pallida idea e all’epoca neppure era nato). Se pure lui sapesse qualcosa e vi dicesse la verità… voi comunque non gli credereste. Succede molto spesso, lo ricorda anche Prosperi citando «Il berretto a sonagli» di Luigi Pirandello: «Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verità. Nessuno ci crede e tutti la prendono per pazzo»; db poi è bravissimo a enunciare verità fingendo di scherzare e a dir cazzate con faccia serissima. Si dice che io preferissi Shakespeare a Pirandello ma è vero solo in piccola parte. Comunque non voglio divagare – ah, l’età – e torno al romanzo di Prosperi.

Ero dunque con db a una mensa della Caritas – lontani dalle telecamere – a ragionare sulla freccia del tempo e altre questioncelle. Mentre arriva il decaffeinato, db tira fuori dalla sua sacca alla Eta Beta (sì, leggo fumetti, vi stupite?) un libro e con faccia da gatto del Cheshire (sì, Alice) mi porge «Majorana ha vinto il Nobel» di Pierfrancesco Prosperi. Per la cronaca sono 182 pagine (di cui 10 bianche alla fine: uno spreco) per 12 euri: l’editrice Meridiano Zero lo presenta così «Fantascienza, una storia ucronica in un 1945 alternativo». Quasi mi strozzo dal ridere.

«Leggilo e se ti va recensiscilo» mi fa db. E aggiunge mellifluo «ti pago con un Tupì»… che se non lo sapete è una roba del commercio equo: cioccolata, caffè e guaranà, un vero sballo. Ovviamente non potevo dire di no. Ed eccomi qua.

La prima considerazione ovviamente è che Prosperi è un coraggioso e/o un pazzo: dopo Leonardo Sciascia e altri 100… ancora a scrivere di Majorana? Oltre 80 anni di ipotesi, balle e fritti misti. E poi – non lo dico io, ma il coro – «La scomparsa di Majorana» è un capolavoro, farci i conti è impresa tosta. Infatti ‘sto Prosperi sceglie un’altra strada: l’ucronia. Il libro è divertente; db mi ha vietato di svelarvi la trama perciò farò solo qualche accenno. Belline le citazioni vere (di George Bernard Shaw, Anatole France, Oscar Wilde, Samuel Butler…) e anche alcune delle farlocche (sulla tv italiana del 1939 a esempio). Non banali le connessioni con Tunguska, il synfuel (ma nel romanzo lo chiamano synfluel) e la mezza leggenda sul fratello di Nobel. La canzoncina di Otto Hahn mi è piaciuta assai: certo che ricevere in un campo di prigionia la notizia di avere vinto il premio Nobel dev’essere strano. Mi è piaciuto il finale “senza finale” preceduto da un paio di notevoli colpi di scena. Insomma il libro si fa leggere: non ha lo spessore di Leonardo Sciascia – ma chi ce l’ha, scusate? – però è piacevole. Un po’ troppo avventuroso per i miei gusti (del resto so che Prosperi scrive anche fumetti) ma ben scritto. Quanto alla mia presunta misoginia, che nel romanzo viene paradossalmente contestata/confermata, non posso dirvi cosa ci sia di vero ma già che siamo in tema ribadisco che anche nella scienza dovete fare come diceva quel buffo investigatore, Poirot mi pare: «cherchez la femme»… Intendo dire che nella storia della scienza in molti passaggi importanti – compreso quel che accadde in via Panisperna – c’è qualche donna importante che viene cancellata per non urtare l’arroganza dei maschi.

Su un punto mi trovo d’accordo con db. Queste ucronie dove si immagina un Duce buono che ferma la guerra di Hitler, salva gli ebrei e fa grande l’Italia non hanno alcun fondamento storico e logico: la politica guerrafondaia di Mussolini, i suoi deliri nazionalisti, i deliri sull’Impero inevitabilmente avrebbero portato alla catastrofe. Ma questo ovviamente è un altro discorso. Mi fermo qui che sono affaticato.

Per “su populu sardu” devo aggiungere: povero Salto di Quirra, nel campionario degli orrori ti mancava solo quello che racconta – nella finzione – il realmente esistito senatore Orso Maria Corbino.

Come avrete capito, nel gran libro di Sciascia c’è molta verità – non posso dirvi quanta – però nel finale c’è un errore: infatti io sono ancora vivo e moderatamente felice pur se non ho vinto il Nobel. E adesso mi mangio il Tupì. 

      (*) Leggere da meeeeeesi le recensioni/narrazioni di Johnny Sheetmetal – se non sapete chi è guardate a esempio Meowrrrr – evidentemente mi sta influenzando, così eccomi anche io a usare il suo metodo. Già che ci sono ne approfitto per ribadire: Elena Ferrante non è Johnny Sheetmetal. A ognuno il suo. (db)

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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