QUANDO SENTO

(roba del Pabuda)

 

quando sento pronunziare    

l’ammuffito neologismo

che suona ancora…

così: “buonismo”

all’improvviso

m’incattivisco:

le stanche orecchie

che tengo ai due lati

dell’esausto capoccione

sicuro troverebbero

 sollievo e un po’

di soddisfazione

se le mie mani,

alla svelta, si decidessero

a serrare

in una morsa asfissiante

la gola che ha dato fiato

a quella parola indecente.

quando sento

colare troppa merda

dalla radio sintonizzata

sulla rassegna stampa

il mio naso suggerirebbe

di mettere da parte –

almeno per qualche

stagione –

ogni residua convinzione

sull’intangibilità

della libertà di stampa

e d’espressione.

quando sento dire

“né di destra né di sinistra”

la mia sparuta ma combattiva

pattuglia

di neuroni giacobini

non abbisogna

di tirar fuori dagli archivi

il vago ricordo

di Guglielmo Giannini

per realizzare

in un nano-secondo

che da qualche parte

un ometto qualunque

sta rimestando nella fogna.

quando sento che

“a prescindere dal colore,

i parlamentari andrebbero

fatti tutti fuori”

so io chi appenderei

alla svelta a un albero.

quando qualcuno,

arricciando le labbra,

mi domanda:

“ma quel musicista è ebreo?

è negro? è zingaro?

asiatico?”

tirerei fuori dal baule verde

che ho in soffitta

il mio vecchio

ma ben oliato kalashnikov.

non vorrei, comunque, esagerare:

per il resto,

dite un po’ quel che vi pare…

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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