Quanto ci servirebbe in Italia qualche Julius Church in più

A proposito di «fake news» invece di sentire i soliti bugiardi che si sdegnano per le bugie … comprate in edicola l’ultimo numero di «Julia»

«Abbiamo visite, un tizio da Washington» annuncia l’irascibile tenente Webb.

«Fbi?» chiede Julia Kendall.

«Cia» chiarisce Webb.

L’uomo della Cia è lì per occuparsi di una complessa vicenda (che non vi racconterò) dove gioca un ruolo di primo piano il «Contramal» ovvero «la droga del combattente». Preciso subito che nel mondo cosiddetto reale, quello dove abito con voi, il Contramal non esiste (correggetemi se sbaglio) con questo nome… ma di droghe simili ce ne sono a bizzeffe.

Avviso per chi di solito legge il fumetto Julia (*) ma questo mese ancora non lo ha “divorato”. Interrompete suuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuubito la lettura del post perché nelle righe successive svelerò un punto essenziale della trama.

Per sbrogliare la matassa Julia (che poco ama la Cia) dovrà cercare un esperto “non convenzionale” di politica estera, meglio di nemici degli Usa; le consigliano un tizio mai sentito, Julius Church. Potrebbe essere un “complottista” cioè un visionario oppure una persona “diversamente (e molto) informata”.

Quando i due si incontrano Julia chiede a Church: «Pensa davvero che ci sorveglino?».

Lui di rimando: «E lei pensa davvero di vivere in un Paese libero?».

Replica di Julia: «Beh, finora nessuno mi ha imposto nulla…».

E Church: «Non ce n’è bisogno. Il suo “pensiero libero” si basa sulle informazioni che le forniscono e non su quelle che le nascondono».

Domanda Julia: «Riguarda tutti i mezzi di comunicazione?».

Secco e netto Church: «Un numero sufficiente».

Potrei andare avanti, ma basta così.

Il mio grazie al duo Julia-Chiuch e al loro “papà” che è il dubbioso ma saggio Giancarlo Berardi da tempo affiancato dal co-sceneggiatore Maurizio Mantero.

PS UNO. Ah quando nell’ultimo numero di «Julia» intitolato «Allucinazioni» (è in edicola con i disegni di Antonio Marinetti: 130 pagine per 4 euri) vi chiederete – come è capitato a me- se il Daristan esista davvero o sia solo un Paese metaforico… vi annuncio che troverete su Wikipedia una spiegazione interessante: la parola “daristan” in curdo significa foresta; curioso vero?

PS DUE. Non saltate a pag 4 la posta: la lettera di Nico Caiazza e la risposta di Giancarlo Berardi meriterebbero un altro post.

(*) del quale in “bottega” spesso di parla; cfr almeno Julia: «in direzione ostinata e contraria» e Julia, ti amo

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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