Quel cattivo (?) di Flaiano

Sull’ultimo numero di «Internazionale»,

Energu-salvaItalia

Giulia Zoli ha riproposto la famosa e sempre valida «Grammatica essenziale» di Ennio Flaiano (*).

Eccola, seguita da altre “cattiverie”.

Consigli a un giovane analfabeta che vuol darsi alla letteratura attratto dal numero dei premi letterari

Chi apre il periodo, lo chiuda.
È pericoloso sporgersi dal capitolo.
Cedete il condizionale alle persone anziane, alle donne e agli invalidi.
Lasciate l’avverbio dove vorreste trovarlo.
Chi tocca l’apostrofo muore.
Abolito l’articolo, non si accettano reclami.
La persona educata non sputa sul componimento.
Non usare l’esclamativo dopo le 22.
Non si risponde degli aggettivi incustoditi.
Per gli anacoluti, servirsi del cestino.
Tenere i soggetti al guinzaglio.
Non calpestare le metafore.
I punti di sospensione si pagano a parte.
Non usare le sdrucciole se la strada è bagnata.
Per le rime rivolgersi al portiere.
L’uso del dialetto è vietato ai minori di 16 anni.
È vietato servirsi del sonetto durante le fermate.
È vietato aprire le parentesi durante la corsa.
Nulla è dovuto al poeta per il recapito.

(in «L’uovo di Marx»)

Ne volete ancora? C’è solo l’imbarazzo delle scelte, chè Flaiano quanto a frasi memorabili era al livello di Twain, Wilde, Shaw o Kraus…

Sentite quest’altra

Non rispondere a inchieste, rifiutare interviste, non firmare manifesti, perché tutto viene utilizzato contro di te, in una società che è chiaramente contro la libertà dell’individuo e favorisce il malgoverno, la malavita, la mafia, la camorra, la partitocrazia, che ostacola la ricerca scientifica, la cultura, una sana vita universitaria, dominata dalla Burocrazia, dalla polizia, dalla ricerca della menzogna, dalla tribù, dagli stregoni della tribù, dagli arruffoni, dai meridionali scalatori, dai settentrionali discesisti, dai centrali centripeti, dalla Chiesa, dai servi, dai miserabili, dagli avidi di potere a qualsiasi livello, dai convertiti, dagli invertiti, dai reduci, dai mutilati, dagli elettrici, dagli studenti bocciati, dai pornografi, poligrafi, truffatori, mistificatori, autori ed editori. Rifiutarsi, ma senza specificare la ragione del tuo rifiuto, perché anche questa verrebbe distorta, annessa, utilizzata. Rispondere: no.
Non cedere alle lusinghe della televisione.
Non far crescere i capelli, perché questo segno estremo ti classifica e la tua azione può essere neutralizzata in base a questo segno.
Non cantare, perché le tue canzoni piacciono e vengono annesse.
Non preferire l’amore alla guerra, perché anche l’amore è un invito alla lotta.
Non preferire niente.
Non adunarti con quelli che la pensano come te, migliaia di no isolati sono più efficaci di milioni di no in gruppo. Ogni gruppo può essere colpito, annesso, utilizzato, strumentalizzato.
Alle urne metti la tua scheda bianca sulla quale avrai scritto: No. Sarà il modo segreto di contarci.
Un No deve salire dal profondo e spaventare quelli del Sì. I quali si chiederanno cosa non viene apprezzato del loro ottimismo.

Ma il meglio-peggio di sé Flaiano lo dà con le frasi secche.

I giovani hanno quasi tutti il coraggio delle opinioni altrui.

Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori.

L’insuccesso mi ha dato alla testa.
Se lei si spiega con un esempio non capisco più nulla.

 

Ed eccone tre (ne ha scritte molte ancora più perfide) sull’amore…

Nelle mie storie d’amore una volta il rimorso veniva dopo, adesso mi precede.
I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?
Amore? Forse col tempo, conoscendoci peggio.

(*) Eppure questo cinico, ghignante, cattivo Flaiano ha scritto anche un libro serissimo, indispensabile, drammatico: secondo me uno dei più coraggiosi della letteratura italiana del ‘900 e – per questo? – poco letto, ancor meno capito. Si intitola «Tempo di uccidere» ed entra, ma partendo da una storia privatissima, nel “cuore di tenebra” del nostro (cioè italiano) razzismo. Poi non volle più essere “serio” e visse di sberleffi. O forse, come teorizzava il regista Billy Wilder, decise che l’unica maniera per non farsi censurare e/o strumentalizzare e/o reprimere era fingere di scherzare usando i paradossi per alludere a ciò che “era meglio” non dire. Utile per chi ha buone orecchie ma forse troppo comodo? Chissà. La vignetta che avete visto in apertura è invece del “nostro” Energu, un altro cattivo o forse caaaaaaaaaativo che però va detto con la voce da Jerry Lewis: la differenza fra «cattivo» e «caaaaaaaaaativo» la fanno i giornalisti, spiegava Malcom X. Anche in questo aveva ragione. (db)

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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