Quel che possiamo fare subito

di Domenico Chirico, un appello per la Mezzaluna Rossa Kurda

a seguire un video-appello

Hevrin Khalaf – foto https://www.albawaba.com

Decine di morti, almeno 150 mila sfollati, giornalisti internazionali colpiti. I civili, come sempre, le prime e principali vittime di bombardamenti indiscriminati. Crimini contro l’umanità da parte dei turchi che attaccano, da martedì 8 ottobre, senza sosta la Siria del nord est.

Questo è il quadro di un attacco a lungo atteso dal governo turco. E le cui responsabilità sono innanzitutto degli americani, che hanno deciso di abbandonare il campo al nemico da un giorno all’altro. In realtà, le avvisaglie c’erano da tempo e l’esercito del Nord Est Siria (SDF) si stava mobilitando da alcuni giorni. I rischi si sentivano nell’aria. Le persone cominciavano ad aver paura.

I siriani vivono un conflitto senza sosta da 8 anni. Il Nord Est siriano si era ritagliato un suo spazio di libertà e coesione. In cui tutte le minoranze e maggioranze potevano vivere insieme. I kurdi, sicuramente, ma anche tutti gli altri gruppi che compongono il millenario mosaico di civiltà delle valli tra il Tigri e l’Eufrate. Certo non si poteva considerare l’eden, in un paese dove la violenza e la guerra erano all’ordine del giorno, dove migliaia di edifici scolastici semplicemente non esistono più o dove, nel nord est, degli 800 centri sanitari di base ne erano rimasti solo 80. E poi i kurdi si sono difesi dall’Isis/Daesh con l’aiuto internazionale. E hanno difeso noi da questa ennesima minaccia uscita fuori dai buchi neri della geopolitica. Sacrificando vite e speranze per poi essere ripagati con un repentino abbandono.

Ma i kurdi si trovano di fronte a potenze che hanno deciso di sovvertire il diritto internazionale e quello umanitario. Sono cavie della storia, che devono sperimentare la fine dell’ordine mondiale creato a Yalta nel 1945. Si può attaccare senza motivo reale. Si possono uccidere civili. Si possono condannare a morte 5 milioni di siriani con un tweet. I turchi, che hanno sostenuto l’Isis, stanno inviando le milizie siriane jihadiste loro alleate a liberare i miliziani catturati da kurdi nei mesi scorsi. E le loro famiglie. La comunità internazionale stava ancora nicchiando sull’opportunità di creare il tribunale internazionale chiesto a gran voce dai kurdi siriani. Si discuteva, ma intanto, ora, le persone possono cominciare a fuggire. La prepotenza è tale che l’ambasciatore italiano ad Ankara la settimana scorsa è stato chiamato dal governo turco per dare conto di come mai il Comune di Berceto, in Provincia di Parma, avesse dato la cittadinanza ad Ocalan. Come se a Berceto dovessero rendere conto al governo turco e non alla Costituzione democratica italiana.

Questa orribile tragedia ha degli esempi molto chiari. La Mezzaluna Rossa Kurda, la più grande Ong sanitaria del nord est siriano, ha visto in pochi giorni diversi attacchi ai suoi presidi sanitari e alle sue ambulanze. I suoi medici sono costretti a lavorare sotto le bombe.

L’attivista per i diritti umani Hevrin Khalaf è stata trucidata barbaramente. Il medico della Mezzaluna che l’ha vista per primo era disperato dal dolore. Chi scrive l’ha conosciuta come attivista impegnata a creare un sistema di cooperative a favore delle donne per evitare che in situazioni di conflitto fossero sempre escluse, anche dal mercato del lavoro. Era una donna indomita. E come tale ha pagato.

L’ultimo effetto scellerato di questo attacco e di questo abbandono internazionale è che le poche e coraggiose Ong straniere che operavano nel nord est siriano hanno dovuto evacuare lo staff espatriato. Lasciando i siriani ancora più soli a fronteggiare i “mostri”. Nonostante questo, ogni giorno, nei contatti con i medici, le operatrici e gli operatori della Mezzaluna rossa kurda, si può sentire forza e determinazione.

“Continuiamo a vivere e lavorare come ogni giorno. Da stamattina abbiamo distribuito le ambulanze e i medici in base alle esigenze”. Poche parole, che però guardano al futuro. Anche quando la comunità internazionale ha deciso di toglierglielo. Ad oggi i governi, anche europei, hanno risposte deboli. Ma l’opinione pubblica ha capito. Ha capito che sta facendo la differenza. E nessuno vuole appoggiare questa follia, che ci riguarda in realtà tutti da vicino.

Lo testimoniano anche le mille iniziative pubbliche e il successo che sta avendo tra centinaia di persone la raccolta fondi popolare e militante lanciata dalla sede della Mezzaluna Rossa Kurda in Italia, https://bit.ly/2pioPOa. Partecipare, sostenere chi opera per salvare vite nel Nord est siriano e difenderci tutti insieme sono le azioni concrete che possiamo fare subito.

La Pace è un bene comune.

da qui

Aiutateci a diffondere questo video: molti dei nostri amici curdi e turchi che hanno preso parte al video o deciso di ricondividerlo stanno rischiando la loro libertà per queste semplici parole di pace.

https://www.facebook.com/martinafang.lu/videos/3079847558751906/

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

2 commenti

  • Solidarietà! La solidarietà cosciente e voluta, certo.
    Ma, car* compagn*, perché non mobilitarsi anche per la libertà della Catalogna?
    È calata la scure d’una repressione senza precedenti, che non risparmia nessuno.
    Perché essere così “unidimensionali”?

  • Kurdistan libero Kurdistan rosso Turchia fascista stato terrorista

    Non c’è pace per i popoli del medio/vicino oriente.

    Ancora una volta le popolazioni della regione vengono attaccate e bombardate da quello che possiamo chiamare un nuovo sviluppo della guerra imperialista e di conquista che non smette di mietere vittime e di creare profughi in quell’area così importante dal punto di vista geopolitico. E nuovamente vengono colpiti i curdi che tanto hanno dato e resistito.

    Il salto di qualità è ora dato dall’intervento diretto di una delle forze maggiori dell’area e ancora membro della Nato. La Turchia, che in questi anni ha sfiorato il conflitto utilizzando e manovrando con spregiudicatezza anche per il proprio tornaconto le pedine jihadiste, dall’8 ottobre è entrata a pieno titolo nello scontro e nella indiscriminata distruzione di popoli e territori.

    La motivazione addotta per l’intervento dell’esercito turco è una falsa e pretestuosa “lotta al terrorismo” (sic): in realtà, è il tentativo di annichilire un popolo che attraverso il suo esempio ha messo in campo una forza militare e ideale capace di fermare l’Isis e i suoi massacri e di creare al contempo una resistenza capace di difendere le minoranze e di porre come base di governo la giustizia sociale.

    La vera motivazione dell’invasione però la si ritrova in tutt’altro.

    Fds controlla infatti una importante fetta di territorio in Siria e la creazione, da parte dell’esercito turco, di una zona cuscinetto (applicando la prassi espansionistica tanto cara ai sionisti) ha evidentemente lo scopo, tra gli altri, di arrivare a controllare direttamente le vie commerciali che portano al petrolio.

    Una guerra utile per rafforzare il potere di Erdogan e ricompattare i suoi sostenitori, per evitare il pericolo di un rafforzamento politico dei curdi turchi e porsi quale nuovo protagonista anche in funzione anti Iran.

    Quello che sta accadendo, ancora una volta, è una pulizia e sostituzione etnica nel nord della Siria, utile al regime di Erdogan per potersi liberare dei milioni di profughi arrivati in Turchia, allocandovi altresì una popolazione fedele agli interessi del governo turco, al suo retroterra culturale e alle proprie mire geopolitiche.

    Erdogan è consapevole di poter sfruttare un frangente unico, una situazione geopolitica in continua evoluzione ma favorevole quantomeno nel breve periodo. La Turchia è ancora utile negli assetti geopolitici dell’area per quella NATO sempre più svuotata dal disimpegno americano e da equilibri multipolari con nuovi attori che disegnano contorni di alleanze inedite e lasciano spazi ai singoli nazionalismi; utile quale interlocutrice per la Russia (sempre più protagonista quale potenza mediatrice e che si sta schierando, anche militarmente, unitamente all’esercito di Assad) da cui ha recentemente acquistato, in barba all’allenza atlantica, un sofisticato sistema antimissile e da cui si approvvigiona, da decenni, di gas naturale; utile quale barriera ben remunerata nei confronti dei profughi in medio oriente per un’Unione Europea debole in chiave imperialista e sbeffeggiata dal “sultano”. Un’Unione imbelle, nel quale i paesi membri, Italia tra questi, chiacchiera di un sostegno al Rojava contestando la legittimità dell’aggressione turca, mentre un proprio contingente è presente in loco con una missione NATO a difesa “dal terrorismo” dell’ancora alleato turco, senza il coraggio politico di porre in atto delle reali ed incisive decisioni che potrebbero mettere in difficoltà la Turchia. Ma gli interessi economici delle borghesie nazionali e del capitalismo europeo sono innumerevoli e ben radicati nella penisola anatolica: dalle numerose società ivi delocalizzate ai numerosi crediti detenuti dalle banche europee nei confronti di aziende turche e agli scambi commerciali.

    In questo contesto il popolo curdo al momento si difende eroicamente e con determinazione all’attacco. I civili partecipano a questa battaglia impari ponendosi come scudi umani ma si contano già a migliaia le vittime e le persone in fuga. E’ innegabile che per sopravvivere ai tentativi di sterminio lo FDS aveva operate alleanze tattiche scomode ma ritenute necessarie dalla direzione della propria resistenza. Il “via libera” dato da Trump alle operazioni di invasione turca porta nuove difficoltà al popolo curdo. Un popolo che aveva resistito a Kobane contro Daesh riproponendo agli occhi e all’immaginario di molti la vittoria di Stalingrado contro i nazisti. E che nella precarietà del conflitto siriano era riuscito a sperimentare un modello di società alternativa, progressista e antagonista alla barbarie e alla frammentazione/balcanizzazione voluta pressoché da tutte le forze imperialiste in campo.

    E mentre l’esercito regolare siriano, in base ai nuovi assetti, arriva nel nord della Siria a contrastare quello che è comunque una ignobile invasione del territorio siriano, salvato e ricostruito dalle forze politiche curde, i combattenti dell’Isis e delle forze jihadiste riprendono vigore liberati dalle prigioni dall’amico e alleato Erdogan per contribuire alla costruzione di una nuova entità fascista basata sul fanatismo religioso.

    La popolazione della Siria del nord è consapevole che Assad, nuovo necessitato alleato, contrasterà l’aspirazione dei curdi di mantenere un proprio territorio in un’ottica di libertà e giustizia sociale. Anche contro tutto ciò le forze curde resistono. E insieme ai popoli della regione devono affrontare una nuova e pericolosa sfida.

    Resisteranno e ricominceranno perché sono i popoli e le loro lotte di emancipazione e resistenza a scrivere la storia.

    In questa chiave sono importanti le mobilitazioni a sostegno e in solidarietà al popolo curdo, che devono essere continue e ovunque ponendo contrasto al contempo alle mire imperialiste nella regione e, in particolare, alla reale organizzazione terroristica con un un nome chiaro: la NATO. Perché dobbiamo pensare a modelli di società nuovi e al rilancio dell’internazionalismo proletario, rivoluzionario e di classe, contro l’imperialismo e per la costruzione di una società di liberi e uguali basata sulla giustizia sociale e non sul profitto, reale movente delle guerre capitalistiche.

    A fianco del popolo Curdo che resiste!

    I compagni e le compagne del C.S.A. Vittoria

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