Questo mio dubbioso Marte-dì

1: «Universi in fuga» di Sheffield; 2: «Migrare verso le stelle» con Feminò; 2 bis: rivistando; 3: una vera schifezza; 4: «Godbody» di Sturgeon

1: «Universi in fuga» ovvero «Resurgence»

Ancora l’universo Heritage di Charles Sheffield con gli Artefici e i loro misteri: «i fatti sono in numero esiguo» – per l’esattezza 9 come si legge nella paginetta introduttiva – a confronto con «una legione» di teorie; a pagina 104-105 vengono riassunte le principali, con il rischio di cadere nell’infodump [NOTA 1]. Ma la saga stavolta è al termine. A febbraio Urania ha mandato in edicola, ma anche ebook, «Universi in fuga» – prima parte, la seconda e conclusiva a marzo – nella traduzione di Fabio Feminò: 208 pagine per 6,50 euri. L’edizione originale intitolata «Resurgence» era del 2003, uscì a ridosso della morte di Sheffield. Come ho già scritto in “bottega” un paio di volte, il ciclo degli Artefici si muove tra l’avventuroso ben scritto e la sfi “hard” cioè con forte sfondo tecnologico. Tutti i libri di Sheffield sono ben scritti: godibili ma senza orgasmi. Anche stavolta un paio di frasi da appuntarsi. A esempio: «Nessuno era mai riuscito a definire il buonsenso, tanto meno creare un algoritmo funzionante per fornirlo». Oppure: «Non mi piace incatenare le implausibilità» che naturalmente qualche psicologo da edicola – esclusi i presenti – potrebbe prendere per una “excusatio non petita”. A ogni modo restiamo tutti nipotastri di Occam e del suo “rasoio” ma anche figliastri del barbiere di Bertrand Russell (entrambi citati qui, è ovvio). Cosa ancora? Se pensate che il titolo del paragrafo «E poi non rimase nessuno» sia un debito di Sheffield con Agatha Christie, secondo me avete dimenticato che all’origine «Galassia che vai» (ovvero “The Great Explosion”) di Eric Frank Russell era un racconto intitolato appunto “…And Then There Were None». Ma sapremo qualcosa in più sugli Artefici a marzo con «Universi in fuga – seconda parte»? Ho forti dubbi ma pazienza, è stato un leggere piacevole.

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2: un bel dossier sul volo interstellare

Il suddetto Urania offre anche quasi trenta pagine di Fabio Feminò, qui in veste divulgativa. «Migrare verso le stelle» (anche questo dossier è proposto in 2 parti, come il romanzo di Sheffield) è un eccellente riassunto per chi già “sa” e un’ottima introduzione per novelline/i. Citazioni a cascata da Arthur Clarke ma anche da David Brin, da sua santità Isaac Asimov e da Sheffield (toh), Konstantin Tciolkowskij – cioè il pioniere dell’astronautica russa – e il suo quasi gemello Robert H. Goddard, John Desmond Bernal con le sue «navi generazionali», Robert Heinlein con «Universo», Geoffrey A. Landis, Robert L. Forward, la coppia Carl Sagan e Iosif Samuilovič Šklovskij (ma in italiano lo trovate citato con stravaganti grafie), Lester Del Rey, Freeman Dyson, Ben Bova, lo sciopero a bordo dello Skylab e il cosmonauta russo che diede di matto, l’astronomo belga Maurice G. De San, «la vela» di Carl Wiley, i gemelli Benford, l’esperimento «Biosfera 2» e la «Spedizione perduta» del 1860, John Burdon Sanderson Haldane, il sorprendente «Aniara» di Harry Martinson (nel 1974 premio Nobel per la Letteratura ma capperi mi era sfuggito), Norman Spinrad, Paul Gilster [NOTA 2] e via continuando a saltellare tra scienza e fantascienza. Fra le tante chicche ecco almeno una citazione di Clarke: «Quindi se Dio obbedisce alle leggi che apparentemente lui stesso ha creato, in ogni momento può controllare solo un’infinitesima frazione dell’universo».

2 bis: rivistando

Il piacere di leggere in uno stesso libretto un bel romanzo di fantascienza e poi un po’ di utili “storie di scienza” mi fa tornare in mente quanto sarebbe bello avere avuto e magari avere in Italia una rivista di questo tipo. Ma per mille motivi non è il caso oggi di approfondire. Però mi sovviene ora nell’ordine che: A) qualche tentativo dalle parti di «Robot» era stato bene accolto; B) non ho rinnovato l’abbonamento alla nuova serie; C) oltretutto la rivista «Robot» compie 40 anni; D) sono uno sciagurato.

; 3: una vera schifezza

Uno dei dilemmi di questo mio Marte-dì era se parlarvi di un romanzo, dalle parti della fantascienza, davvero orribile: credo di averne letti pochi talmente scarni di idee e insieme pessimi per scrittura, con personaggi implausibili e stereotipi a gogò. Quasi un modello… negativo. Invece dell’autrice – statunitense doc – mi avevano detto bene: mah, le darò una seconda possibilità. Fedele però alla mia linea “ci sono tanti libri belli o quasi, allora perché sprecare spazio con quelli brutti” taccio il nome di questa tipa odiosissima che mi ha fatto perdere un sacco di tempo… sperando in un “guizzo” alla penultima pagina; invece nooooooooooo, neanche un minimo sussulto.

4: Sturgeon, quasi come Godot

«Se speri, se ami» è il titolo di uno dei tanti racconti (in realtà un “romanzo breve”) di Theodore Sturgeon: chi lo ha letto ricorderà che al centro della vicenda c’è l’idea che “se speri e se ami… quasi tutto diventa possibile” o almeno bisogna tentare. Così io spero – per amore – che prima o poi in Italia qualche editore pubblicherà i racconti inediti di Sturgeon, ritradurrà quelli “massacrati” da incomprensioni o censure, renderà disponibili quelli esauriti… Purtroppo è come quel famoso Godot: sembra sempre che stia per arrivare e invece no. Ma d’improvviso vengo a sapere da due articoli (bruttini per la verità su «Pagina 99» e su «Alias-il manifesto») che c’è un romanzo inedito di Sturgeon: «Godbody». Già tradotto in italiano: lo vendono on line e in pochissime librerie, a caro prezzo oltretutto. Voi direte: “ma db, per amore, sei corso a comprarlo?”. E io rispondo: “l’ho regalato a Rosalba per il suo compleanno e ora ne prenderò una copia per me, svenandomi quasi, ma sono t-e-r-r-o-r-i-z-z-a-t-i-s-s-i-m-o, anzi più… E se non è il grande Sturgeon che amo, che spero?». Per sapere come finisce questo tormento amoroso aspettate un Marte-dì o due.

[NOTA 1] cfr Leggere e scrivere fantascienza #6 – L’infodump e il post successivo (oggi) di Giulia Abbate

[NOTA 2] l’ho incontrato da poco in “bottega”; cfr Un sistema di “meta-leggi” regolerà le relazioni con gli alieni

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • NONONONO così non ci siamo… fuori il nome del romanzaccio della scrittrice misteriosa! Daidaidai! 🙂

  • Volevo scriverle da tempo, ma mi sono sempre dimenticato. Secondo lei, in “Universi in fuga” ci sarebbe la frase «Non mi piace incatenare le implausibilità». Spero che sia un errore fatto da lei, perché nell’originale avevo messo “concatenare”. Se qualche revisore (per modo di dire) di Urania ha scritto “incatenare”, che non ha senso, si tratterebbe di una svista gravissima, tale da protestare con la redazione.
    Immagino che abbia già visto il mio secondo articolo sugli alieni (saranno quattro).

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