«Educare (con) gli alieni» di Raffaele Mantegazza

Vi avviso: questa NON è fantascienza (*)

Il titolo parla di alieni e il sottotitolo «Manuale di pedagogia per l’anno 2219» rimanda a un futuro lontano. Però non fatevi ingannare: il nuovo libro di Raffaele Mantegazza – pubblicato da Castelvecchi: 62 pagine per 11,50 euri – non è fantascienza. Anche se sceglie di usare (con molti titoli: 53 se ho contato bene) “la mejo” fantascienza per ragionare sulla pedagogia di oggi e/o del prossimo febbraio e/o del vicinissimo ottobre 2020.

Dunque vedere altri orizzonti: vicini e più lontani, trovando nell’oggi immaginato il grimaldello per scardinare il domani ma anche registrando il peso, i limiti, le viltà che rendono la pedagogia “reale” – storicamente data, se preferite – così statica e pigra proprio nel momento storico del mutamento (nel bene e nel male) galoppante.

Buon 2219 dunque. Intanto il libro potete leggerlo come un “normale” buon testo di pedagogia oppure decidere di giocare con RM, cioè Raffaele Mantegazza, immaginando cosa stia accadendo dalle parti dell’educare/educarsi 60 anni dopo gli alieni: infatti il 22 maggio 2059 «in tutto il pianeta contemporaneamente gli alieni semplicemente comparvero» (non fate caso ai tempi: il futuro è sempre un po’ passato e viceversa). E più non vi dirò ma per la verità anche RM pochino ci narra di quegli alieni per dedicarsi subito a tutti gli altri strani esseri viventi del multiverso, compresi quei (spesso indecifrabili) bipedi terrestri che forse anche voi conoscete. Dirò solo che non ci furono vittime degli alieni… se non (simbolicamente e materialmente) l’antropocentrismo; ed era ora che morisse quello stupido vecchiaccio, vi pare?

Il libro mi ha entusiasmato e lo consiglio a tutte/i.

Per inciso: come si mescolano bene certi pittori oppure scrittori (ne dico 3: Hemingway, Shelley e Pasolini in testa) con “la mejo” fantascienza.

La struttura centrale del libro si intitola «La pedagogia e la crescita degli alieni e degli umani» e si articola in tre sezioni: nascita; infanzia e adolescenza; età adulta, vecchiaia, morte.

Subito ci ritroviamo nei guai (nei fecondi pasticci, se preferite). Perché se «l’educazione è una nuova origine»; se l’infanzia non è chiaro quando finisca; e se l’età adulta (maturità? O un “va là”?) è ben difficile da definire … come possiamo muoverci? «Abbiamo inventato almeno 5 categorie (preadolescenti, adolescenti, giovani adulti, tweens…) per una fascia d’età che occupa una decina di anni e poi ne abbiamo una sola (“adulto”) per il resto della vita fino alla vecchiaia». Eh già.

Quanto a “sesso, amore e x” (**) da mo’ siamo nei guai… o nei pasticci fecondi. «Già da tempo gli umani» scrive Mantegazza e io mi permetto di suggerire «alcuni umani» perché non mi pare, almeno nel qui presente 2019, una consapevolezza diffusissima… «Da tempo gli umani si erano accorti che i generi sono molti più di due ma la difficoltà a uscire da uno schema binario rigido non ci aveva mai del tutto abbandonato», salvo poi correre il rischio opposto: «Crediamo che anche le teorie che aumentano vertiginosamente i “generi” cadano nello stesso errore della teoria binaria maschio/femmina che contestano». Certo oggi – tempo standard terrestre 2019, come contano i cristiani – sia Eros che Thanatos «sono esclusi dai nostri processi formativi ed educativi». Gran guaio.

Credo di dovermi dare un limite, altrimenti questa “recessione” (recensione e riflessione) diventa stra-lunga. Accenno però che ci sono molti altri passaggi del libro assai stimolanti. La riflessione sul non auspicabile “dirsi tutto” nelle relazioni amicali o amorose e… educative. E subito dopo la questione delle «intelligenze multiple» (sì, Howard Gardner) che sta per essere ri-soffocata dalle nuove manie della misurabilità; e se pensate alle «prove Invalsi» certo c’è anche la “pessima scuola” renziana-taylorista-confindustrial-normalizzatrice-classista.

Fondamentali mi sembrano le riflessioni sulla necessaria distinzione fra rischio e pericolo. Sulla perdita d’umanità che si cela nella colonizzazione (ma anche nel suo opposto). E sulle scelte da fare: «l’educatore non può permettersi il cinismo e il nichilismo, filosofie da ricchi, né la disperazione perchè il suo stesso ruolo lo porta ad accennare a un futuro qualitativamente diverso dal presente, un futuro che ciascuno può scegliere se messo in condizione di farlo»

Verso la fine RM, parafrasando una delle “regole” asimoviane sui robot, scrive: «ovviamente l’educatore non può far del male a un essere umano ma è possibile educare senza esporre al male?». Non so nel 2219 ma dalle parti del 1963 (quando io andavo a scuola) o del 2008 (parlo di mio figlio) ahimè molti educatori-educatrici hanno spesso fatto – inutilmente, a volte sadicamente, stupidamente – «del male» agli esseri umani loro affidati.

Dunque speriamo che gli alieni arrivino presto e ci costringano a ripensare tutto o quasi, a partire dal «corpo rimosso» (come scriveva Mario Lodi «i ragazzi sono educati dal collo in su»… e se vi pare un errore da poco avete sbagliato blog). E da quel terribile brivido, a pagina 53.

Nel frattempo come imparare a muoversi? Naturalmente sperimentando, muovendosi e cadendo. Uno dei grandi della fantascienza che Raffaele Mantegazza (veeeergogna perenne su di lui) qui non cita, cioè Theodore Sturgeon, in uno dei suoi romanzi più inquietanti e pedagogici ha scritto: «Hai mai visto l’immagine di un uomo che corre? O che cammina? E’ sbilanciato o lo sarebbe se rimanesse immobile come lo è quell’immagine. E’ in questo modo che tu vai da un luogo all’altro: cominciando a cadere» (dal romanzo «Venere più X»). Ovvio, però/perciò non scordiamocelo.

Mi fermo qui.

Viva i libri brevi se (come questo) capaci di sintesi. Però abbasso i libri brevi se subito ti assale la voglia di «ancora».

NOTERELLE CHE POTRESTE ANCHE SALTARE

Per correttezza devo dirvi che sono amico di Raffaele Mantegazza e con lui ho persino scritto un libro («Quando c’era il futuro»). Non mi sembra che ci sia un conflitto di interessi – se mai una convergenza di passioni – tale da sconsigliare che sia io il suo recensore. O uno dei recensori se altre/i si faranno avanti.

E sempre per “estrema” correttezza aggungo: qui in “bottega” ho bucato le rec di tre (addirittura tre) recenti libri di Mantegazza: «Narrare l’inizio: gravidanza, parto, nascita fra natura e culture», «Finire un po’ prima: riflessioni pedagogiche sul suicidio» e «Narrare la fine». Come mai? Semplicemente perchè mi sono sfuggiti… mannaggia a me (e pure a chi NON me li segnala) e al poco tempo.

(*) Quasi sempre in “bottega” la fantascienza viene postata il Marte-dì. E infatti ieri avevo avvisato il settore “martediano” – vedi Se il 22 maggio 2059 cade di Marte-dì (***) – che l’indomani ci sarebbe stato qualcosa di interessante; d’altronde cosa separa le 23.59 e 59 secondi di un giorno dalle 00 del successivo?

(**) rubo la definizione a Erremme Dibbì, cioè a un altro RM (Riccardo Mancini) in coppia con DB

(***) Comunque ho controllato: il 22 maggio 2059 cadrà, salvo riforme del calendario, di giovedì.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • GRAZIE COME SEMPRE lo ordino

  • Raffaele Mantegazza

    Troppo bbuono Dibbì!
    Sai che temevo la tua recensione sapendoti attento lettore e coltissimo amante della fantascienza. Grazie, metterò una buona parola se gli alieni fossero animati da cattive intenzioni

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