«Respiro»

db spiega perchè (re)-innamorarsi di Ted Chiang. A seguire uno strano quesito sulle fanta-trinità vecchie e nuove

Spilluzzicando qua e là. «Un gran mistero irrisolto: la memoria». Strane «epidemie cognitive» e il diffuso desiderio di poter toccare con mano che il libero arbitrio non funziona. «L’inaridimento del mondo naturale» che avanza. D’altro canto «le menti non sono erbacce che crescono da sé senza che nessuno se ne prenda cura».

Tempi a rovescio e storie dentro storie. Linguaggi. Scienza e filosofia. E naturalmente colpi di sena e qualche personaggio memorabile. Ecco a voi Ted Chiang ovvero la buona fantascienza: letteratura di idee.

«I suoni che una persona emetteva parlando erano lisci e ininterrotti come la pelle sulla zampa di una capra. Le parole però erano come le ossa sotto la carne». In «La verità del fatto, la verità della sensazione» – uno dei migliori racconti – siamo costretti a ragionare su come le storie, perfino le nostre private memorie, siano sempre rielaborate. La verità? In una delle lingue che Chiang ci propone esistono due parole diverse per significare il vero: «la prima… indica quello che è giusto, la seconda quello che è preciso». Sempre nello stesso racconto c’è una lunga riflessione: «di solito non la pensiamo in questi termini ma la scrittura è una tecnologia e ciò significa che una persona alfabetizzata è qualcuno i cui processi mentali sono tecnologicamente mediati». E poco dopo: «ognuno di noi, oggi, rispecchia una cultura orale privata. Riscriviamo il nostro passato in modo che assecondi le nostre esigenze e avvalori la storia che raccontiamo di noi stessi». Due vicende parallele che ci portano a fare i conti con noi stessi. La frase finale («E se pensi che non sia stato del tutto onesto, non esitare a dirmelo») è rivolta anche a chi legge, Mi era sembrata un po’ fredda ma poi ci ho ripensato: non era un calo di temperatura, era un brivido nell’animuccia.

Brividi a raffica in «L’angoscia è la vertigine della libertà»: non c’entrano con la vicenda ma io ho immaginato Einstein e sant’Agostino che giocano a biliardo, in un bar dove c’è qualcuno per cui «il piacere di raggirare la gente era un valida alternativa allo sballo». Tenderei a dire che è uno dei racconti più strippanti che abbia mai letto in una lunghetta vita.

Adesso togliete l’occhio dallo schermo, per favore: alzate la maglietta (o quel che è) e guardate al centro della pancia. Vedete l’ombelico? Tutto a posto: siete nate/i nel solito modo. L’ombelico – in greco «Omphalos» che è il titolo del racconto – è al centro di un corto circuito mentale moooooooolto interessante e scritto… quasi come una preghiera. Siamo in un mondo simile al nostro (Chicago si chiama all’incirca così, per esempio) dove però religione cristiana e scienza sono da sempre alleate; finchè un dubbio si insinua. Se contraddice la logica e l’esperienza allora è un paradosso, vero? «Amen».

Un altro paradosso, quello famoso detto «di Fermi», di solito viene riassunto così: «se la galassia pullula di civiltà sviluppate, dove sono tutte quante?». Nel racconto più insolito – «Il grande silenzio» – e uno dei più brevi, Chiang instilla il dubbio che gli alieni siano proprio accanto a noi (ma si stanno estinguendo) … sono dove meno ce lo aspettiamo; o se mi consentite un minimo di spoiler dove solamente la scienziata Irene Pepperberg aveva cercato. E qui Chiang torna sulla parola che dà il titolo all’antologia: «non è una coincidenza che la parola “aspirazione” indichi sia una speranza sia l’atto di respirare».

Eccoci a «Respiro». Nelle note finali Chiang spiega che questa vicenda ha due eterogenee fonti: il racconto «La formica elettrica» di Philip Dick e un capitolo di «La mente nuova dell’imperatore» di Roger Penrose. Con un rovesciamento impressionante dell’atto più “banale” della nostra vita, appunto respirare. «L’aria, che altri chiamano argon, è stata a lungo considrata fonte di vita»; già, ma dove la prendiamo? E che rapporto c’è fra quello che abbiamo nei polmoni e «l’immenso respiro trattenuto» (forse quell’«Om» della cosmogonia indù) che è all’origine dell’universo? Un viaggio affascinante nei polmoni… altrui. Con alcuni pensieri di straniante attualità: fra le mascherine del corona virus e George Floyd che per 9 minuti invoca invano il diritto a liberamente respirare, cioè vivere.

Stimolante l’idea (ma purtroppo il finale è fiacco, anzi non c’è) per «Il brevetto della Tata Automatica di Dacey».

Il racconto d’apertura «Il mercante e il portale dell’alchimista» fa i conti da una parte con la macchina del tempo (e con il fisico Kip Thorne) e dall’altra con la logica narrativa de «Le mille e una notte». Rieccoci dalle parti del libero arbitrio e/o del passato immutabile. O per dirla con uno dei più bei personaggi del ibro: «coincidenze e intenzioni, signore, sono due facce dello stesso arazzo».

Nell’antologia anche il lungo, ipnotizzante e ormai famoso (se non sbaglio è già in tre antologie italiane di Chiang) «Il ciclo di vita degli oggetti-software». Per chi non lo conosce … neanche una parola sulla trama: fatevi catturare al buio da uno dei nostri possibili futuri.

In “bottega” vedi anche Fantascienza: Ted Chiang fra i grandi, Su «Il ciclo di vita degli oggetti… e Ted Chiang: 8 storie impossibili… ma anche Non è di alieni che stiamo parlando? (di Giulia Abbate). E casomai lo aveste dimenticato il film Arrival diretto nel 2016 da Denis Villeneuve è tratto dallo stupendo racconto omonimo di Ted Chiang.

 

Ted Chiang

«Respiro»

traduzione di Christian Pastore

Frassinelli (2019)

340 pagine per 18,50 euri

Le trinità invecchiano?

Strana domanda di una vecchia fanta-amica. «Dimmi una cosa Dibbì. Ci sono in giro nuove fanta-trinità? Voglio dire che – cercando tutt’altro – mi è capitato sott’occhio quanto avevi scritto con Erremme nell’introdurre Di futuri ce n’è tanti. E poi in bottega lo hai ridetto, ti cito: “è difficile spiegare perchè di tanti flirt e amori (letterari) solo pochi diventino le passioni di una vita. Potrei scrivere per settimane di Philip Dick, nonna Ursula e Thedore Sturgeon senza riuscire a dire perchè proprio loro tre … infinitamente più di tanti altri e tante altre che amo”. Voglio sapere se per te ci sono nuove passioni altrettanto travolgenti; che so una trinità con Robert Sawyer, Cory Doctorow e … dimmi tu. Se mi rispondi in pubblico va bene ma non farmi identificare. Dove lavoro ancora credono che la fantascienza sia una roba per dementi, il resto lo sai».

Quasi anonima amica che risponderti? A parte il terrificante finale (e lavori in un posto di eccellenza, vero?) io faccio molte dichiarazioni d’amore letterarie: oggi a Ted Chiang, qualche giorno fa a Nnedi Okorafor e a Murakami Hakuri – però quest’ultimo si muove nel fantastico, non nella fantascienza – e in un recente passato a Clelia Farris; se ci penso mi sa che conto fino a 8-10. Però per ora non ho nuove trinità nel mio privatissimo Pantheon. Ripeto quello che scrissi per Sawyer. Tante/i scrivono bene e tante/i (però meno) hanno anche idee degne di nota. Poche/i riescono a unire queste due qualità. Qualcuno/a ci riesce per un libro o due; invece pochissime/i ne sono capaci sempre o quasi. Ma dal mio punto di vista ancora non è tutto. C’è un fattore “x” che fa scattare in alcune persone (parlo per me, per Riccardo Mancini, per amiche o amici che ho conosciuto intimamente) quella sensazione di quasi estasi che contraddistingue solo certi amori. In letteratura qualcuna/o li chiama “capolavori” ma boh, forse, chissà, kisseneimporta. La trilogia Dick-LeGuin-Sturgeon resta salda per me. Sono diventato un conservatore? No, daaaaaai non dirmi così, non canticchiare irridendomi: “l’esagono no, non lo avevo considerato”. Anzi ti sfido: voglio le tue due trinità letterarie; tagliando con l’accetta: il fantastico da una parte e tutto il resto dall’altro. E voi lì che state sghignazzando cosa rispondereste? Osate triangolare, osate poffarbacco.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

3 commenti

  • Andrea ET Bernagozzi

    Chiacchiera tra amici: Ted Chiang è il mio candidato al Premio Nobel per la letteratura (lo erano anche James Ballard e Bob Dylan, quindi ho un 50% di tasso di successo). Aneddoto: lessi il racconto “Espirazione” (era stato pubblicato con questo titolo su Urania nel 2013) mentre ero in attesa in ambulatorio per un esame medico. Quando arriva il mio turno e mi chiamano, mancava poco che lo concludessi e lì per lì risposi “Un attimo!”, con il libro spalancato davanti, il tecnico dell’ecografia mi richiamò all’ordine in maniera, uhm, decisa, ma più che legittima vista la fila. Notazione pignola: il film “Arrival” è tratto dal racconto “Story Of Your Life”, in italiano “Storia della tua vita”, quindi non omonimo del film, a meno che nelle ultime edizioni italiane non abbiano cambiato il titolo per sfruttare il successo cinematografico. Fanta-trinità: per quanto mi riguarda il trio Robert Sawyer-Cory Doctorow-Ted Chiang è una proposta affascinante; potrebbe avere senso trovare una fanta-trinità per ciascun decennio. Concludo notando che quel fattore “x” suona anche come un implicito riferimento a “Venere più X” appunto di Theodore Sturgeon: il vero amore viene sempre a galla!

  • I miei candidati agli amori di carta e inchiostro sono tre, imprescindibili, straordinari, luminosi, così affascinanti da oscurare il sole dei soli. Nel fantastico John Irving, nella SF pura Robert Silverberg e nel Fantasy Tanith Lee. Di questi autori leggerei a prescindere qualunque cosa, non mi hanno mai deluso… Pura sperimentazione, puro talento… Grandiosi.

  • Caro Daniele,

    abbiamo proprio bisogno di una trinità? 

    Ieri ci ho pensato e così, a caldo, mi son venuti in mente Connie Willis, John Wyndham e Stanislav Lem.

    Poi ho sostituito Wyndham con Tanith Lee. Poi mi son detta: e Dick? Come faccio a lasciar fuori il mio schizzato preferito? Poi la stanza ha iniziato a riempirsi di gente: Calvino, Bulgakov, Damiano Malabaila, Silverberg (non sempre, non tutto), una confusione pazzesca. Ho offerto vino a tutti, per tenerli buoni, ma nel frattempo suonano alla porta e arriva altra gente, Nnedi Okorafor, Xia Jia, Paolo Bacigalupi (purtroppo poco tradotto da noi) S.B. Divya (autrice indiana che ti consiglio caldamente), Alya Whiteley (che ho scoperto grazie a te)… ecco, davanti a questa folla di autori e autrici che mi hanno rapito il cor… posso limitarmi a una trinità? 

    Leggo che va di moda il soggetto nomade. Beh, allora ho trovato la soluzione: pratico il nomadismo letterario.

    Torno sotto la tenda a leggere.

    P.s.

    A me Chiang sembra un ghiacciolo. Mi fa l’effetto di un ghiacciolo mangiato a zero gradi sulla banchisa.

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